Cane: Un Compagno Fedele nella Vita Quotidiana

Il ragazzo aprì la porta di casa e varcò la soglia. Non disse la solita frase: Mamma, sono a casa!. Veronica rimase perplessa: il fischio dei stivali sul pavimento non si sentì, né il fruscio della giacca invernale, né il fruscio dei passi. Lui rimase immobile, quasi sospeso.

Luca, sei tu? Ho comprato le acciughe, le patate stanno cuocendo, presto ceneremo sentì la voce di Veronica da sotto.

Silenzio.

Luca?

Veronica afferrò un canovaccio per asciugarsi le mani ancora bagnate e si diresse verso lingresso. Il primo sguardo le fece capire che qualcosa non andava. Il figlio era curvo, con lo sguardo perso. Gli occhi di Luca, pieni di un dolore che le spezzò il cuore, si alzarono timidamente verso di lei.

Hai litigato? Ti hanno picchiato? lo afferrò per il colletto, fissandolo negli occhi.

Il ragazzo balbettò, trattenendo le lacrime.

Mmamma Mamma È

Parla, non aver paura!

Mamma, cè un cane in una discarica. È ferito. La discarica è una specie di buco sotto il palazzo. Volevo aiutarlo, ma ha ringhiato. Non riesce a rialzarsi e fa freddo fuori. La spazzatura gli è caduta addosso.

Veronica ansimò: Limportante è che tu stia bene. Ma poi la preoccupazione tornò.

Dove è? È vicino a casa nostra?

No, è in unaltra strada, verso la scuola. Andiamo? Ha bisogno di noi!

Hai chiesto aiuto a qualcuno?

Ho chiesto. Nessuno ha voluto, tutti li hanno respinti abbassò lo sguardo Luca.

Ascolta, Luca. È già tardi, è buio. Togliti la giacca, forse quel cane è solo stanco e vuole riposare.

No, non può alzarsi.

Ti sembra di vedere cose al buio. Aspettiamo fino a domani. Se sarà ancora lì, chiamiamo i Vigili del Fuoco o la Polizia. Va bene? Togli subito la giacca, le tue mani sono gelide!

Luca sfilò la giacca con riluttanza.

E se il cane congelasse prima di domani?

È solo un cane, Luca. Sono sicura che è randagio, abituato al freddo, ha la pelliccia. Non succederà nulla.

Con il cuore in subbuglio, Luca si spogliò e corse al bagno. Mentre lacqua calda batteva le sue mani gelate, non poteva smettere di immaginare il cane con gli occhi spaventati, il muso confuso che sbucava dal buco del tombino, la spazzatura che lo soffocava. Era un cane meticcio, con una macchia rossa sulle guance. Quanto tempo era rimasto lì? Perché non riusciva a rialzarsi? Ogni dettaglio lo faceva sentire più male, più nauseato.

Quella sera, dopo aver chiuso gli zaini, Luca e il suo amico Marco uscirono a giocare. Il freddo di Torino era pungente, la neve non si scioglieva. Non volevano tornare a casa e scivolavano sulle colline su slittini improvvisati, immaginandosi snowboardisti professionisti. Un impulso li spinse a deviare dal marciapiede, a percorrere un sentiero stretto ai piedi del palazzo. Lì, nella fessura del tombino, Luca scorse due occhi brillanti. Allinizio pensò fosse un gatto.

Fermati, è un cane! gridò Marco mentre Luca si avvicinava.

Tienimi per le zampe, devo tirarlo fuori!

Luca si mise in ginocchio vicino al tombino e allungò la mano, ma il cane ringhiò.

Lascia perdere, torniamo a casa disse Marco.

Cane, vieni qui! Vieni qui! implorò Luca, ma lanimale rimaneva immobile. Luca accese la torcia del cellulare e illuminò il buco: il cane era coperto di lividi, una grossa ferita appariva sulla zampa posteriore. Come si poteva lasciare un creatura così indifesa?

Per la mezzora successiva, Luca implorò i passanti, quasi in lacrime, chiedendo aiuto. Nessuno si fermava: giovani, adulti, pensionati. Anche Marco lo abbandonò, affamato e di fretta. Gli sconosciuti gli rispondevano:

Che ci fai? Lascialo, tornerà da solo quando vorrà.

Allalba, Luca si svegliò molto prima del solito, trovando la madre pronta a uscire per il lavoro al nido. Veronica doveva essere al servizio entro le sette.

Controlla, vedrai che è uscito da solo. Hai dormito poco, ti preoccupi per nulla disse, ma Luca sentiva il peso di quella promessa.

Ricordò il vecchio angolo sotto le scale, dove un anno prima aveva trovato quattro gattini in una scatola, li aveva curati e affidati a una famiglia. A casa loro vivevano due gatti e un cane, e Luca non aveva mai lasciato un animale abbandonato senza un gesto di aiuto. Un pomeriggio aveva seppellito un piccione morto sotto un albero del parco, aveva sempre aiutato le nonne con la spesa, aveva fermato gli anziani in attraversamento. Quella determinazione lo spinse a correre verso il tombino, sperando che il cane fosse riuscito a liberarsi. Ma il cane era ancora lì, immobile, il freddo lo avvolgeva.

Luca chiamò la madre, singhiozzando.

Mamma, ti mando un video. Dobbiamo fare qualcosa, non possiamo lasciarlo così.

Veronica pensò subito ai Vigili del Fuoco. Li chiamò, ma le risposte furono fredde: Non è di nostra competenza, provate con i servizi di gestione rifiuti. Anche lì nessuno rispose. Luca, a ogni pausa, richiamava, chiedendo notizie, senza risposta.

Verso mezzogiorno Veronica telefonò a una sua amica, Natasha.

Non so più cosa fare disse, alzando la voce.

Lamica suggerì di contattare un canile. Trovò il rifugio Casa di Elena e chiamò i volontari, che accorsero subito allindirizzo. Luca, uscito dalla scuola, attese con il cuore in gola, sperando che almeno un uomo avesse un briciolo di compassione.

È lì! esclamò quando i volontari arrivarono.

Una giovane si tuffò nel tombino con una coperta, gli altri la sostennero per i piedi. Il cane gemette, incapace di abbaiare. Era incollato al ferro, il freddo gli aveva gelato laddome, come se avesse urinato sul ghiaccio.

Poverino, guarda che scheletro disse uno dei volontari accarezzandogli la testa, è solo pelle.

Lo avvolsero nella coperta, lo posero sul terreno per farlo respirare. Luca girava nervosamente intorno, chiedendosi cosa sarebbe successo dopo.

Guarda, eroe, grazie a te siamo riusciti a salvarlo! disse il volontario.

Non è nulla. Che fine farà? Ha ferite, forse è stata attaccata da altri cani.

Lo porteremo al centro veterinario, cureremo le ferite.

Il cane, gravemente ferito e intirizzito, fu trasportato in un rifugio. Luca e Veronica, temendo di non poter gestire un altro animale, decisero di prenderlo in affido temporaneo. I giornali parlarono dellimpresa di Luca, i giornalisti lo intervistarono, ma il ragazzo non si sentì un eroe.

È solo quello che fa una persona con la coscienza disse non cè nulla di eroico in me. È triste vedere quanto siano diventati indifferenti; bastano piccoli atti di bontà per cambiare tutto. Vorrei che il mondo fosse più gentile.

Il giornalista gli chiese cosa cambierebbe.

Vorrei che le persone fossero più compassionevoli.

Gli fu chiesto quale fosse il suo sogno.

Voglio diventare cinofilo, aiutare cani e anziani. Voglio essere volontario, anche se sono ancora piccolo, voglio dare una mano a chi è solo.

Come sta adesso Jack?

Labbiamo chiamato Jack, adesso è nostro. Vieni, ragazzo, mostriamogli qualche trucco!

Jack, un cane grosso e peloso, corse verso Luca al suo richiamo.

Siediti, Jack! Stendi! Striscia, bravo! Luca ordinò, e il cane obbedì.

Luca era un ragazzo dal cuore ferito, perché chi ha un cuore ferito non trova mai pace. Finché esisteranno sofferenze, indifferenza e crudeltà, ci saranno anime come la sua, pronte a tendere la mano. Spero che sempre più cuori siano feriti, perché così crescerà la gentilezza. E quando arriverà quel giorno, il bene regnerà sulla terra, e saremo tutti amati e protetti. Per ora, vi abbraccio, cari, vi voglio bene.

Nella foto: Luca Bianchi di Torino e il suo cane Jack.

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