Cara suocera, la invito al nostro divorzio!
Quando mio figlio aprì la porta del suo appartamento a Milano, Anna Romano, varcando la soglia, chiese con voce tremante:
— Sei solo?
— Sì… — rispose Matteo, sorpreso.
— E dov’è Beatrice?! Se n’è già andata? È finita? — La voce della suocera vibrava di agitazione.
— Mamma, ma di cosa parli? — Matteo alzò le spalle, senza capire.
— Allora sono arrivata tardi… — Anna sospirò profondamente, entrò in salotto e si sedette sul bordo del divano, come se temesse di prendere troppo spazio. — Troppo tardi…
— Mamma, cosa succede? — Matteo si irrigidì, sentendosi afferrare dall’ansia.
— E tu vuoi dirmi che va tutto bene?! — Lo fissò con sospetto, come se nascondesse un segreto terribile.
— C’è qualcosa che non va? — Matteo era confuso, non capiva dove volesse arrivare.
— Figlio, spiegami subito questa follia! — Anna frugò nella borsa, tirò fuori un biglietto con una rosa appassita e glielo consegnò con decisione. — L’ho trovato nella cassetta delle lettere stamattina. Un invito al vostro divorzio!
Matteo prese il biglietto, lesse la calligrafia ordinaria: «Cara suocera, la invito al nostro divorzio! Sua nuora, Beatrice». Rimase immobile, incredulo.
— Mamma, credi davvero sia serio? — tentò di mascherare la confusione.
— E vuoi dire che me lo sono scritto da sola?! — Anna alzò le braccia, la voce rotta dall’indignazione.
— No, è solo che… Beatrice? Davvero?
— Chi è Beatrice?
— Tua nuora…
— Matteo, basta tergiversare! Parla chiaro! Siete già al divorzio? Non avete nemmeno un anno di matrimonio! Dov’è adesso?
— Mamma, calmati, va tutto bene. Beatrice è al lavoro… credo. Stamattina era tutto normale. Dev’essere uno scherzo. Forse per la minestra…
— Uno scherzo? Per la minestra?! — Anna lo guardò come se avesse perso il senno. — Scherzare così per una minestra?!
— Sì, proprio per quella, — Matteo si grattò la nuca, imbarazzato. — Ieri l’ha fatta per la prima volta. Le ho detto che… non era perfetta. Non come la tua.
— E poi? — la suocera strizzò gli occhi, intuendo il seguito.
— Si è arrabbiata, voleva buttarla. Poi ha detto che non avrebbe più cucinato finché non l’avessi finita. Io, per scherzo, ho detto che avrei chiesto il divorzio se avesse smesso. Era una battuta…
— Una battuta?! Le hai detto “divorzio” per scherzo?! — Anna balzò in piedi, gli occhi carichi di furia.
— Poi le ho spiegato che scherzavo, ma ormai…
— Eccoti lì, tutto tuo padre! — Si diresse verso la cucina. — Dov’è questa minestra? Portala qui!
— Perché? — Matteo la seguì, perplesso.
— La mangeremo. Hai capito?
— Mamma, non è buona…
— Ti faccio vedere io se non è buona! In cucina, subito!
Anna trovò la pentola, la mise sul fuoco, accese il gas.
— Vieni qui! — La sua voce era un ordine da generale in battaglia.
— Mamma, ma… — tentò di protestare, ma si bloccò davanti al suo sguardo severo.
— E poi, dammi le chiavi di casa!
— Perché? — rimase immobile.
— Adesso!
Matteo, a testa bassa, gliele consegnò. Lei le infilò nella tasca della sua vecchia giacca.
— A tavola! — ordinò, versando la minestra in due piatti.
Prese il cucchiaio e iniziò a mangiare, fissandolo. Matteo, riluttante, la imitò.
— E questa la chiami non buona? — Anna alzò un sopracciglio, finendo la porzione. — È una minestra normale!
— La tua è meglio… — borbottò lui, giocherellando col cucchiaio.
— Io ho trent’anni di esperienza! Tua moglie sta imparando! Mangia, prima che si freddi!
Per cinque minuti regnò un silenzio di tomba, rotto solo dal tintinnio delle posate. Quando Matteo finì, tese la mano:
— Mamma, ho finito. Dammi le chiavi.
— No, — sorrise furba. — Prima fai i compiti.
— Quali compiti? — sgranò gli occhi.
— Quelli. Vedi quel libro sullo scaffale? “Ricette per la famiglia”. Domenica io e tuo padre veniamo a cena. E tu, caro mio, preparerai tre piatti da quel libro!
— Io?! — quasi si strozzò. — Ma ho una moglie!
— No, no. Beatrice al massimo taglierà la cipolla. Il resto tocca a te. E io lodE mentre Anna usciva dalla porta, sentì già il profumo del ragù che Matteo avrebbe imparato a preparare, sorridendo tra sé e sé all’idea di quel pranzo domenicale che, in fondo, non era solo una lezione di cucina ma di vita.





