Carlo: Un Viaggio Attraverso Amore e Avventure in Italia

Mi chiamo Carlo. Sono un Labrador, un cucciolo da leccare che piacciono a tutti. A volte, però, mi scatta limpulso di mordicchiare: fate spazio, gente! E poi cè la padrona, la mia Fiorenza. La adoro, qualunque cosa faccia, qualsiasi strazio abbia. Niente di più da dire, lamore è lamore!

Fiorenza mi ha preso quando ero ancora un cucciolo di un mese; lei ne aveva 408, cioè circa 34anni, ma non vi serve la calcolatrice: ve lo dico io. Il giorno dopo, già sulla moquette del nostro bilocale di periferia a Bologna, sorseggiava il quarto bicchiere di vino rosso, mi accarezzava e piangeva:

Vai, carino, sei il mio cane, non mi tradirai mai. Dimmi, Carlo, che cosa cè che non va in me? Ho smesso di cucinare così male e ho iniziato dei corsi di cucina francese. Ora non ronza più.

Poi ha iniziato a lamentarsi dei miei vestiti: Sei un cane che sembra avvolto in un sacco di patate! Così ha rovinato lintero guardaroba, con laiuto della mamma e della nonna, che le hanno regalato un mucchio di vestiti. Dora in poi non mi guarda più. Ha anche accennato al sesso, dicendo che la nostra vita è noiosa, mentre al cinema le gente ha passione e professionalità. Che cinema! Io, due mesi, ho studiato su YouTube tutorial di… beh, di come fare lamore con i banane, quasi finisco in bancarotta. La nonna è intervenuta di nuovo, portandomi due secchi di mais. Tutto per lui. Ma lui è sparito, stronzo. Carlo, sei lunico per me. Non lasciarmi mai, va bene? mi ha chiesto. Ho guardato i suoi occhi rossi di lacrime e le ho leccato la guancia. Cosaltro potevo fare? Lho abbracciata, ci siamo addormentati. E colpevole era il vino rosso.

Le mie piscine sul pavimento crescevano proporzionalmente al mio peso. Fiorenza si prendeva cura di me, metteva tutta lenergia che aveva. Vedevo sulla TV un programma sui resort turche all inclusive. In quel periodo vivevo un vero allinclusive: pasti a volontà, il sabato avocadi, nessun dovere. Al mattino la accompagnavo al lavoro, poi mi facevo trovare pronto per il suo ritorno. Aspettavo (a dire il vero, facevo più sonnellini). Quando tornava, mi baciava e mi dava del macinato. Eravamo felici. Lamavo con tutto il cuore.

Poi un collega, Marco, comparve un giorno dopo il cinema. Bevve del vino rosso in cucina e si chiuse nella camera da letto. Sembrava esserle piaciuto. Se è felice, lo sono anchio, pensai. Ma la mattina dopo, per la prima volta da quando vivevamo insieme, dimenticò di darmi da mangiare. In risposta le scarpe di Marco scomparvero misteriosamente. Avrei voluto punirlo, ma la guardava con tanto amore che cambiai idea.

Marco era un tipo normale, portava la carne a casa. Le scarpe le nascondeva in frigo, strano, ma è così. Veniva a pranzo e talvolta passava la notte. Di sera Fiorenza non staccava il telefono, messaggiava con lui e si faceva più triste. Nei weekend la vedevo incollata allo schermo, il cellulare non suonava, il gatto le faceva la nanna. Una sera, mentre sorseggiava di nuovo vino rosso, mi accarezzò e disse:

Ah, Carlo, perché tutto è così complicato? È sposato, ma è un uomo buono e comprensivo. Ho pensato che potesse portarmi fortuna. Lho provato, sì. Seguo ogni suo like su Instagram, non riesco a staccarmene. Sono meglio di sua moglie, vero? Guarda il mio seno, è un dono del destino. Mostrare il mio seno al cane è un gesto di gratitudine. Le feste di Capodanno si avvicinano e torneremo a stare soli.

Piangeva piano. Che fine, Marco, pensai, sei il mio rivale parallelo. Lei mi strinse e io ringhiavo di rabbia.

Il giorno dopo Marco arrivò a pranzo in completo, ma quasi senza giacca. Appena entrò nella sua camera, io mi misisi al lavoro. Ogni sua lacrima avrebbero risposto con una zampa. Il completo si trasformò in manichini di tessuti, ma trovai due telefoni sul tavolo: il suo e quello di Fiorenza. Li rosiccii entrambi. Non cè bisogno di stare a fissare e piangere!

Marco uscì dal letto in accappatoio, non aveva più nulla da indossare e il telefono era sparito. Iniziò a darmi col comando del guinzaglio. Fiorenza urlò, cercando di proteggermi. Marco la spinse, mi afferrò e mi mise nel bagagliaio della sua auto. Pensai di essere destinato a finire in un inceneritore, ma lui mi portò in una clinica. Mi misero in una gabbia, mi iniettò qualcosa e mi addormentai. Quando aprii gli occhi, una signora con il volto stanco mi accarezzava attraverso le sbarre e parlava al telefono:

Che gente, comprano un cane, lo fanno divertire e basta. Portatelo, pagate mille euro, lo mettiamo a dormire, cara. Ti richiamerò.

Mi avvicinò, una mano accarezzava, laltra puntava la siringa. Capii subito. Povera Fiorenza, senza di me? Bau, bau, bau! Addio mondo.

Allimprovviso la porta si spalancò e la vedevo correre, tutta rossa di lacrime.

Fermati! No, non farlo! Ti ho trovato, ti ho trovato!

La signora sbuffò, ma non importava. Fiorenza mi prese e io le correi incontro.

Carlo, ho girato tutte le cliniche! Scusami, perdonami! Mi senti?

Dicono che i cani non piangono. Che casino. Io piansi una sola volta. Non dite a nessuno. Tornammo a casa e cadiamo addormentati.

***

Poi Fiorenza perse il lavoro, colpa di Marco. Sparì la carne dalla mia dieta, rimasi a base di porridge. Divenni un vegetariano passivo. Ma non si arrese. Iniziammo a correre al mattino. Io correvo, lei guardava gli alberi di betulla. Un paio di mesi più tardi, correva più veloce. Il vino rosso quasi non lo beveva più, solo quando la nonna le portava il mais e i vecchi vestiti.

Fiorenza decise di studiare, lidea che aveva da tempo: raccogliere fiori per composizioni. Io le suggerii di fare lo stesso, ma con la carne. Un bouquet di carne sarebbe stato il top. Ma se lei preferiva i fiori, allora anchio. Coprì il nostro bilocale di mazzi e disse:

Se nessuno mi regala fiori, li farò io e li darò agli altri.

Io capii il messaggio e, alla prossima corsa, portai una grande pianta di bardana. Fiorenza apprezzò il regalo, mi abbracciò e mi baciò.

Diventò commessa in un negozio di fiori, cosa che la rese felice e me ancora di più. Prima, il magazzino di fiori si spostò al suo posto di lavoro, trasformando il nostro bilocale in qualcosa di più accogliente, quasi una villa. Inoltre, la carne tornò nella mia ciotola.

Due anni dopo arrivò Sergio, un idraulico che doveva sistemare il frigo, e poi rimase. Sergio è un tipo simpatico, non la tratta male, anzi, la fa ridere sempre. Recentemente è arrivato anche un altro Sergio, più piccolo, quasi un cucciolo. Fiorenza mi ha chiesto di proteggerli e amarli. Fatto, perché sono un cane.

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