Casa sempre piena di ospiti indesiderati: tra partite di pallavolo, colazioni di zia Maria e parenti sconosciuti, la mia vita da neo-sposina nella campagna italiana

Ospiti indesiderati dappertutto

Ma questi cari amici non potrebbero vivere da qualche altra parte? chiese Manuela, guardando il marito. Le pensioni non mancano!

Dai, non sono venuti qui solo per stare tra i piedi! Hanno le loro difficoltà, risolvono e poi vanno via! rispose Riccardo, stringendosi nelle spalle.

Sì, però appena uno se ne va ne arriva subito un altro! E poi, ieri ho sentito che un certo Giovanni Niccolò, non so nemmeno chi sia, abita qui da già due anni!

Ma davvero, quanto potrà andare avanti così! sbottò Manuela. È inspiegabile!

Che succede? domandò Riccardo, ancora steso a letto, che si godeva la calma del mattino.

Succede che là sotto stanno per inziare le partite di pallavolo! indicò Manuela energicamente la finestra.

Che forte! Riccardo si stiracchiò, abbozzando un sorriso.

Sei serio? Manuela tirò le tende con uno scatto. Non dire che vuoi andare anche tu!

No, preferisco restare un po a letto ridacchiò lui. Consiglio anche a te!

Manuela si sedette sul bordo del materasso:

Spiegami chi è che organizza tornei di pallavolo allaperto a dicembre? Che poi, qui in Toscana fa freddo!

Ma dai, qui non nevica, non gela dalle nostre parti. È secco, si può anche giocare rispose Riccardo strofinandosi gli occhi.

Spaccheranno tutti i vetri, vedrai! ribatté Manuela. Non sono certo professionisti: il pallone volerà ovunque!

Se rompono i vetri, li cambieranno, minimizzò Riccardo stiracchiandosi di nuovo.

Manuela scosse la testa, dubbiosa. Voleva replicare ma dal piano di sotto si udì:

Cari, la colazione è pronta! Ho fatto le frittelle di ricotta! Più tardi vi coccolate, ora a tavola, finché sono calde!

Zia Maria è sempre la stessa! sorrise Riccardo.

Dovrebbe essere prerogativa della moglie preparare la colazione al marito! ribatté Manuela, facendo il broncio.

Puoi fare tu il caffè! rise Riccardo.

Cari! Che anche il caffè si fredda! gridò ancora la voce dal piano terra.

Vedi? Manuela indicò la porta, seccata. Aspetta un po, arriverà a sostituirmi anche nel letto, la zia Maria?

Non esagerare! rispose Riccardo, divertito. Il tuo posto nel letto è sempre tuo! Dai, andiamo a colazione, che davvero si fredda!

Manuela sospirò rassegnata e infilò una vestaglia.

Percorrendo il corridoio e arrivati in cucina, si accorsero che nessun altro era nei paraggi.

Incredibile brontolò Manuela, pensavo di non poter mai stare sola con mio marito fra queste mura!

Anche le sorprese succedono… Riccardo fece l’occhiolino. Almeno qui non ci si annoia mai! Facciamo colazione, poi si va a guardare la partita. Stasera il signor Stefano ha promesso la grigliata!

Odore di fumo, puzza e la cucina fuori controllo… mugugnò Manuela addentando una frittella.

Parliamo della dependance? rise Riccardo. Hanno già costruito una nuova! Migliore di prima, e tre volte più grande!

Sì, per ospitare ancora più gente! Manuela era evidentemente poco soddisfatta. Non mi ricordo nemmeno la metà dei nomi! Mi servirebbero le targhette, con tanto di grado di parentela per capire con chi ho a che fare!

Tanto ci perderemmo lo stesso! borbottò Riccardo. Inizierebbe con la moglie del fratello di tuo marito, poi chissà…

Manuela sospirò.

Solo a leggere il cartellino ci va mezzora…

Le parole lasciarono il posto al silenzio, le frittelle erano deliziose. Più tardi, di buon umore, Manuela chiese:

Riccardo, ancora a lungo andrà avanti così?

Cosa intendi? Riccardo comprese dove andava a parare, ma preferì chiedere.

Tutti questi ospiti! rispose Manuela. Sono favorevole allospitalità, ma qui si esagera! Ieri, per scrupolo, li ho contati: ho perso il conto già oltre il venti!

Almeno trenta persone sempre in casa, e nessuno sembra intenzionato a tornare a casa propria! Non è questa la vita di coppia che avevo immaginato…

Beh, la vita di famiglia è pure questa! E poi, sono come nostra famiglia! ribatté Riccardo.

Famiglia dai rami tortuosi! brontolò Manuela. Neanche tuo fratello, dal quale hai ereditato questa fortuna, li riconoscerebbe come parenti! Forse di sua moglie…

Beh, nei termini ci sarebbero persino dei nomi, ma non li so! Comunque, sono persone simpatiche! concluse Riccardo.

Daccordo, ma non potrebbero vivere altrove? Pensioni, affittacamere, cè limbarazzo della scelta!

Sono qui per necessità, hanno storie difficili. Risolveranno e andranno via…

Subito dopo altri arriveranno! Tra laltro, ieri ho scoperto che Giovanni Niccolò, davvero non so chi sia, abita qui già da due anni! Lavora anche come ragioniere nel supermercato! E zia Maria, che ci imbocca le frittelle, pulisce tre case come domestica!

E allora? Riccardo sorrise. Si sono sistemati tutti!

Riccardo, se va avanti così, torno a Firenze! Il mio bilocale è sempre lì! Meglio vivere in due, che in questa tribù!

***

Manuela lo sapeva che stare con Riccardo era un po un rischio. Lui era più grande di dieci anni, e pure lei non era più una ragazzina: aveva venticinque anni quando si incontrarono.

E venne subito il dubbio:

Come mai Riccardo non si era mai sposato? Che problemi avrà?

Domanda che si poteva girare su di lei:

Anche Manuela a venticinque anni non si è sposata; cosa non va in lei?

Su se stessa Manuela aveva le idee chiare. Si era laureata architetto, ma con la laurea ci paghi poco il pane! Voleva esperienza e reputazione, e sognava una totale indipendenza per scegliere lei il proprio destino, non accontentarsi delle occasioni.

Prima lavorò in Comune, poi passò al privato, in una ditta di appalti. Più stimolante e ben pagato, seppure con contropartita: bisognava negoziare con committenze spesso incontentabili. Ma il lavoro era lavoro!

Con lo stesso ritmo anche Riccardo aveva vissuto, anzi peggio: il fratello Andrea aveva fondato una società subito dopo luniversità, appena sposato. E, per non passar la vita a lavorare, scaricò su Riccardo tutte le incombenze. E Riccardo appena terminata la leva.

Quindi diplomarsi alluniversità e gestire lazienda insieme.

Fu bravo Riccardo, e la ditta crebbe, anche se la vita privata era uneco lontana, e dopo la nascita del nipote Riccardo nemmeno sempre tornava a casa.

Fratello, pensi di lavorare mai tu invece? chiese Riccardo una volta ad Andrea.

Riccardo, sono deluso da tutto questo rispose Andrea, quasi scusandosi. Io voglio lavorare con le mani, turni regolari! La sera a casa dalla moglie e dal figlio disse sognante.

Ma pensi che ti basti lo stipendio per vivere? domandò Riccardo.

Con Alessia abbiamo deciso di trasferirci in Trentino… Andrea tirò fuori i documenti. Ho intestato a te azienda e tutto! Sei bravo, continua tu! Tieni pure una mia quota, mi mandi la mia parte.

Da lì, per Riccardo la vita cambiò.

A trentacinque anni, stabilità raggiunta, decise di pensare a metter su casa.

Con Manuela scattò subito lintesa e, dopo aver escluso ogni dubbio, si innamorarono davvero. Dopo sei mesi, che senso aveva aspettare? Si sposarono.

Abitavano nel bilocale di Manuela.

Ti amo, Riccardo, ma qui per me è tutto più comodo diceva Manuela imbarazzata. A piedi sono in studio in cinque minuti! E odio alzarmi la mattina!

Nessun problema, lui rispondeva con un sorriso. Mai avuto casa mia, sempre in affitto. Avrei anche potuto comprare, ma non sapevo cosa e dove.

Preferisco che scelga tu. Dove vuoi, comprerò.

Da ragazzina sognavo una villa in campagna confessò Manuela. Ma non so se mi permetteranno di lavorare da casa!

Nel nostro studio non è mai stato ben visto. Anche durante la pandemia ci obbligavano in presenza!

Metti giù le condizioni: o ti danno il telelavoro o vai dai concorrenti! sorrideva Riccardo. E se vuoi, fondiamo una nostra società, per fare concorrenza!

Prima provo a parlarne! disse Manuela.

Una villa fuori in campagna io ce lho già aggiunse Riccardo. Però…

Lunica raccomandazione di Andrea prima di partire:

Riccardo, la famiglia di Alessia ogni tanto potrebbe capitare, se devono sistemare delle cose… Non negar loro ospitalità! Sono bravi, ma non lasciarti mettere i piedi in testa!

Ma che devo fare, mandarli in albergo? sbottò Riccardo.

Ah già! Ho comprato una villa lanno scorso, ma non ci siamo mai stati! Ho fatto passaggio di proprietà anche per quella! Andrea agitò una mano ed emigrò in Trentino.

Però ci vivono già certi parenti alla lontana della moglie di mio fratello. Ma è enorme, e cè anche una dependance. Non penso daremo fastidio luno allaltro!

Quando Manuela traslocò nella villa di Riccardo, non immaginava minimamente quanti ospiti ci fossero. Fu accolta da una folla festante e un po si spaventò.

Tutti sorridenti, disponibili, protesi ad aiutare in ogni cosa.

Nel primo mese sentì mille storie tristi: chi divorziato, chi fuggito da marito violento, chi lasciava la città perché cacciato dai figli, chi aspettava una ristrutturazione, chi truffato, chi venuto per studiare o soltanto per bisogno.

Gli ospiti variavano da tutti i tipi, età, estrazioni. Perfino un professore universitario cera che, lasciato dalla giovane studentessa, aspettava un cambio di alloggio.

Latmosfera era comunque affabile, laffetto vero, ma la folla spesso metteva a dura prova la pazienza di Manuela, che doveva anche lavorare e gestire clienti complicati.

Un giorno, Pietro DAmato, passando di lì, ascoltò la sua videochiamata, poi sollevò Manuela dalla webcam del portatile e parlò lui stesso:

Con tutto il rispetto, le sue critiche dimostrano poca lungimiranza, e nessuna competenza! La ragazza ha lavorato benissimo! Se insisterà e la casa le crollerà in testa, non se la prenda!

Il cliente alla fine accettò il lavoro, e Manuela, chiuso il pc, chiese a Pietro come facesse a saperne così tanto.

Carina, ho fatto larchitetto per trentasei anni! rispose lui ridendo. Se hai bisogno, passa pure, scambiamo idee!

Quanto fosse preziosa la sua consulenza, Manuela lo scoprì nei mesi. Eppure, la confusione costante le pesava tanto.

***

Amore, se davvero non ce la fai, torniamo a Firenze, disse Riccardo una sera. Ma forse non hai capito tutto sui nostri ospiti.

E cosa mi è sfuggito? domandò Manuela.

Tu ti sei lamentata perché la dependance era bruciata. Ma ora cè una nuova! Secondo te, quanto è costata?

Molto, suppongo… rispose Manuela, incerta.

Zero! fece Riccardo mimando il cerchio con le dita. Hanno fatto tutto loro! Pagato e costruito la nuova casa degli ospiti!

Manuela sgranò gli occhi.

Pagano pure tutte le bollette; ci fanno la spesa anche per noi! Si occupano di tutto, cucinano, puliscono, riparano i guasti! In pratica, viviamo in questa casa alle loro spese!

Cè chi lavora, chi si arrangia, ma i consigli e i servizi che ci danno valgono oro! Un ingegnere, un contabile, tre avvocati, lelettricista, il professore di biologia!

E pure larchitetto, aggiunse Manuela, pensando agli insegnamenti di Pietro DAmato.

Guarda, io da poco ho raddoppiato i profitti della società solo grazie ai suggerimenti degli ospiti! Dovrei quasi assumerli!

E il bello? aggiunse Riccardo, ridendo ancora. Nessuno vuole niente in cambio! Vivono qui, è come una strana grande famiglia!

Proprio quando disse così, un pallone volò dalla finestra, sbriciolandola. Subito dopo, arrivò Luigi, trafelato:

Sandro sta già andando a Firenze a prendere il vetro nuovo! Tranquilli! In due ore tutto sarà più bello di prima! E… scusate! afferrò il pallone e sparì.

E così che va… sorrise Riccardo.

Forse mi abituerò… si arrese Manuela, titubante.

Ma dopo un mese, anche lei cominciò a sentirsi parte di quellenorme, rumorosa, chiassosa, ma affettuosa famiglia.

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