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— Ma sei matta, Lidia? Hai perso la testa in vecchiaia! I tuoi nipoti vanno già a scuola, quale matrimonio a sessant’anni? — Queste parole mi ha detto mia sorella quando le ho annunciato che mi sarei risposata. Ma che senso ha aspettare? Fra una settimana io e Antonio ci sposiamo, devo pur avvisarla. Lo so che non verrà alla cerimonia, abitiamo agli opposti d’Italia, e di certo non pensiamo a grandi festeggiamenti e brindisi a “Evviva gli sposi!” alla mia età. Faremo una cosa intima, solo io e lui. Potremmo anche non sposarci, ma Antonio ci tiene: lui è un vero gentiluomo, non vuole stare insieme senza un matrimonio. Dice sempre: “Che sono, un ragazzino? Voglio una relazione seria”. E per me lui è proprio come un ragazzo, anche se ha i capelli bianchi. Al lavoro lo stimano tutti, lo chiamano sempre per nome e cognome. Lì è diverso: serio, rigoroso, ma quando mi vede sembra ringiovanire di quarant’anni…
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Marmellata di Tarassaco L’inverno di quest’anno è stato dolce e nevoso, senza il solito freddo pungente. Ma ora che la bella stagione è arrivata nel nostro piccolo comune, la voglia di togliersi il cappotto e passeggiare tra foglie verdi e colori vivaci si fa sentire più che mai. Taide aspetta ogni primavera con trepidazione: osservando dalla finestra del suo terzo piano, nota come la città si rianima appena l’aria si fa mite, il mercato si riempie di colori e le persone escono vestite di giacche leggere, svegliate al mattino dal cinguettio degli uccelli prima che suoni la sveglia. “Che meraviglia la primavera, ma d’estate sarà ancora più bello…”, pensa tra sé. Da tempo Taide abita in questa palazzina a cinque piani, e oggi vive insieme alla nipotina Vera, che frequenta la quarta elementare. Un anno fa, i genitori di Vera sono partiti per una lunga missione di lavoro in Senegal – sono entrambi medici – lasciando la bambina in affidamento alla nonna. “Mamma, ti lasciamo Vera, mica possiamo portarla laggiù. Sappiamo che con te sarà in ottime mani,” le aveva detto la figlia. “Ma certo, sarà più allegro con lei qui, ormai in pensione non ho altro da fare. Andate tranquilli, io e la mia Verina ci arrangiamo…” Vera era felice: “Evviva nonna! Andremo spesso al parco, tanto mamma e papà non hanno mai tempo per me!” Dopo aver preparato la colazione e accompagnato la nipote a scuola, Taide si dedica alle faccende domestiche finché, senza accorgersene, arriva l’ora di fare la spesa prima che Vera rientri. Uscendo dall’androne, trova già due vicine sedute sulla panchina, ognuna con il proprio cuscino per affrontare il fresco della mattina. La signora Semenzina, una donna sola di età indefinita, mantiene gelosamente segreto l’anno della sua nascita e vive al primo piano, mentre Valentina, esuberante lettrice settantacinquenne piena di storie e contraria per natura alla silenziosa Semenzina, abita anch’essa nel palazzo. Appena il sole scalda e la neve si scioglie, quella panchina non resta mai vuota, sempre occupata da chi sa tutto di tutti; Semenzina e Valentina, le decane del cortile, sono le vere dirigenti della vita di quartiere. Anche Taide si unisce talvolta alla loro compagnia, condividendo opinioni su gossip, riviste e programmi televisivi: Semenzina, per esempio, adora parlare della sua pressione alta. “Ciao belle, siete già in servizio stamattina?”, saluta Taide sorridendo. “Certo Taide, qui si presidia o ci danno l’assenza. Vai di corsa al supermarket, vero?”, domanda Semenzina, alla vista della sporta. “Giusto, devo comprare un dolcetto a Vera per la sua bravura – ma ora scappo!” E Taide si allontana. La giornata prosegue tra i soliti ritmi, il pranzo e i compiti di Vera, poi un po’ di televisione. Più tardi: “Nonna, vado a danza!” annuncia Vera, ormai impegnata da sei anni in ballo, con successo nelle gare e manifestazioni locali, fonte di grande orgoglio per Taide. “Certo Verina, corri pure,” la nonna la saluta contenta, attendendo il suo ritorno sulla panchina davanti al portone. “Che fai, ti annoi?” chiede il vicino Egidio dal secondo piano, sedendosi accanto. “Ma che noia! Guarda che giornata! È primavera: cielo azzurro, uccelli che cantano, ovunque tarassaco e fiori gialli come piccoli soli.” A quel punto arriva Vera e si lancia al collo della nonna gridando: “Bau, bau!” “Ma che birichina! Mi hai preso alla sprovvista, quasi mi fai morire di spavento!” ride Taide. “Ma non è ancora ora di discorsi seri,” scherza Egidio, battendo cordialmente la spalla della vicina. “Su, andiamo in casa, ti ho grattugiato la carota e preparato le polpette che ti piacciono tanto, devi aver fame dopo la danza!” invita amabilmente Taide la nipote. Anche Egidio si alza. “Parlavi di polpette e mi è venuta fame anche a me! Vado a cenare, ma dopo se vi va ci rivediamo sulla panchina o magari facciamo due passi.” “Non prometto, ho mille cose da fare… Vedremo.” Nonostante le tante occupazioni, quella sera Taide esce sulla panchina: Egidio già l’aspetta, stranamente senza le due vicine storiche. “Sono andate a mangiare da poco, Taide,” dice Egidio contento. Da quel giorno Taide e Egidio si incontrano spesso, passeggiano nel parco, leggono il giornale, discutono di ricette e attori, si confrontano sulle vicende del quartiere. La vita non è stata facile per Egidio: rimasto presto vedovo, ha cresciuto da solo la figlia Vera, lavorando anche su due fronti per non farle mancare nulla. Purtroppo, il tempo con lei era poco: la vedeva solo di sfuggita prima e dopo il lavoro. Vera, cresciuta, si è trasferita in città, ha avuto un figlio, ma dopo alcuni incontri saltuari, il rapporto si è spento. Dopo il divorzio, Vera è rimasta sola col figlio. “Taide, mia figlia arriva tra due giorni. Stamattina mi ha chiamato… Chissà come mai? Facciamo che stiamo in contatto dopo tanto tempo?” “Forse le manca la famiglia, a una certa età si è più sensibili…” azzarda Taide. “Mah… non so.” Vera arriva: sempre un po’ dura, sulle sue. Egidio teme una discussione, e infatti la figlia affronta subito il tema caldo. “Papà, dobbiamo vendere questa casa: tu vieni a vivere da me e con mio figlio, ci divertiamo di più tutti insieme,” ordina Vera, già decisa. Egidio si sente spaesato: non vuole lasciare la sua casa e non accetta di farsi trasferire come un ospite sotto lo sguardo burbero della figlia. Declina, dicendo di preferire la vita da solo. Ma Vera insiste. Scoperto che Egidio ha una particolare amicizia con Taide, decide di andare a trovarla. Si presenta gentile, si accomoda in cucina dove Taide prepara tè, caramelle e marmellata. “Parlami pure, Vera,” esorta calma Taide. “Vedo che siete molto intimi con mio padre,” inizia Vera. “Non potrebbe aiutarlo a convincerlo a vendere questa casa? Davvero, da solo non se ne fa nulla!” Taide resta esterrefatta dall’arroganza della figlia e risponde negativamente. Vera perde le staffe, sbraita, urla accuse e insulti: “Certo! Vuoi accapparrarti la casa per tua nipote, eh? Vi vedo lì a ridacchiare sulle panchine, a parlare di tarassaco e salute… Due vecchi innamorati, magari vi sposate? Lo dico subito: tu non avrai nulla da me, vecchia megera!” E sbattendo la porta se ne va. Taide, in imbarazzo, teme che i vicini abbiano sentito tutto. Fortuna che Vera, poco dopo, smette di farsi vedere. Da allora Taide evita accuratamente Egidio, ma la vita segue sempre il proprio corso. Un pomeriggio, tornando dal panettiere, vede Egidio seduto davanti al portone: tiene dei tarassachi gialli tra le mani, sta intrecciando una coroncina. “Taide, aspettami, fermiamoci un momento. Scusami per mia figlia… So che è venuta da te e ti ha detto cose spiacevoli. Abbiamo parlato, continuerò ad aiutare mio nipote, ma lei non può comportarsi così. Se n’è andata dicendo che non è più sua figlia… E io…” Si interrompe e le porge la coroncina di tarassaco. “Tienila. Ho anche fatto la marmellata di tarassaco: è buonissima e fa benissimo, devi provarla assolutamente! Ottima anche nell’insalata!” sorride Egidio. Da quel giorno, insieme preparano l’insalata, e Taide prende l’abitudine di bere il tè con la sua nuova marmellata preferita, condividendo cene, chiacchiere e serate al parco. “Ho l’ultimo numero del nostro giornale preferito, ci leggiamo qualcosa sotto la nostra vecchia pianta di tiglio?” propone Egidio. Taide ride, si siede accanto a lui: il tempo vola, le parole scorrono leggere e il resto del mondo svanisce. Insieme, si sentono finalmente felici. Marmellata di Tarassaco: una storia di primavera, amicizia e rinascita in un piccolo comune italiano
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