Skip to content
Search for:
Блискавка
Батьки
Дiти
Рецепти
Стосунки
Disclaimer
Home
Nothing found
It seems we can’t find what you’re looking for. Perhaps searching can help.
Search for:
You may also like
Lui rifiuta di sposare la fidanzata incinta: la madre lo appoggia, ma il padre difende il futuro bambino.
0
393
Te lo ricorderò — «Maestra Maria Serena, qui proprio non riesco a fare il ricciolo», sussurrò tristemente il piccolo Temmi, alunno di seconda elementare, puntando il pennello verso la fogliolina verde del suo fiore che non voleva saperne di arricciarsi nel verso giusto. «Prova a premere meno, tesoro… Così, fai scorrere il pennello leggero come una piuma sul palmo della mano. Ecco! Perfetto! Non è solo un ricciolo, è un incanto!», sorrise l’anziana maestra. «Chi è la fortunata di questa bellezza che hai creato?» «Per la mamma!», rispose Temmi, il volto illuminato dal sorriso dopo aver domato la ribelle fogliolina, «Oggi è il suo compleanno! Questo è il mio regalo!». L’orgoglio nella voce del bambino cresceva dopo le lodi dell’insegnante. «Che fortuna la tua mamma, Tem. Aspetta, però, non chiudere subito l’album. Lascia asciugare i colori, così non si rovineranno. Una volta a casa, puoi staccare con cura questo foglio. Vedrai, le piacerà tantissimo!». La maestra gettò un ultimo sguardo alla testa china di Temmi sul foglio e, sorridendo ai suoi pensieri, tornò al banco. Un regalo per la mamma! Da quanto non ne riceveva uno così bello? Temmi ha decisamente talento nel disegno! Dovrei chiamare la mamma per proporle di iscrivere il piccolo alla scuola di belle arti. Un dono così non si deve sprecare. E magari chiederle anche, la mia ex alunna, se il regalo l’ha apprezzato? La stessa Maria Serena, davanti a quei fiori sbocciati su carta, faceva fatica a distogliere lo sguardo. Le pareva quasi di sentire il fruscio di quelle foglioline… Eh sì, tutto sua madre quel Temmi! Proprio come la sua Lalla ai tempi — anche lei, a quell’età, disegnava divinamente… ***** «Signora Maria Serena, sono Larisa, la mamma di Matteo Cotta», squillò il telefono la sera nell’appartamento della maestra, «Chiamo solo per avvisare che Matteo domani non verrà». «Buonasera Lalla! È successo qualcosa?», chiese Maria Serena incuriosita. «Altroché! Mi ha rovinato il compleanno! Adesso pure febbre e la guardia medica è appena andata via.» «Come, febbre? A scuola stava bene, il regalo per te lo portava…» «Quel pastrocchio?» «Pastrocchio? Ma no, Lalla! Ti ha fatto dei fiori stupendi! Volevo proprio chiamare per proporre la scuola artistica…» «Non so che fiori fossero, ma di certo non mi aspettavo una cartaccia macchiata!» «Cartaccia? Ma cosa stai dicendo?» — la maestra era sempre più confusa, ascoltando i racconti nervosi della giovane mamma circa il bimbo rientrato tutto infangato, un cucciolo bagnato e puzzolente trovato nella spazzatura, i libri rovinati, le macchie nell’album e la febbre salita a trenta nove… «Lo sai, Lalla, posso passare da voi un attimo? Abito qui vicino, non disturbo…» Qualche minuto dopo, ottenuto il consenso della sua ex alunna — e ora, guarda te il tempo, madre di un suo scolaro — Maria Serena prese dal cassetto l’album spesso di vecchie foto e disegni e uscì decisa. In cucina, dove Lalla la fece accomodare, regnava il caos. La mamma si mise a raccontare di ospiti scappati senza neppure assaggiare la torta, un medico severo, del bambino addormentato e accaldato, dell’album rovinato e del cucciolo riportato di nascosto alla discarica… E non si accorse di come, parola dopo parola, la maestra si rabbuiasse sempre più. Quando sentì la storia del cagnolino, Maria Serena diventò scura come una nuvola di tempesta. Accarezzando l’album distrutto e con voce calma iniziò a parlare… Di riccioli verdi, di fiori che sembravano vivi. Dell’impegno di Temmi e della sua generosità. Del coraggio di un bambino dalla grande anima, delle ingiustizie subite da creature indifese. E poi, prese Lalla per mano e la portò alla finestra: «La vedi quella buca là fuori? Lì non rischiava solo un cucciolo, ma anche Temmi. Eppure, in quel momento pensava forse ai suoi fiori, al suo regalo per te?» «Te lo ricordi, Lalla, com’eri tu nei lontani anni Novanta, piangente sulla panchina della scuola con il micino salvato dai bulli, mentre ti abbracciavamo tutti insieme? E quando tua madre, dopo averti sgridata, poi sì, ha tenuto quel batuffolo in casa…» «Te lo ricorderò! E il tuo Tigro, a cui non volevi dire addio! E il cane Toby, cresciuto con te fino all’università, e quel corvo con l’ala rotta che accudivi nell’aula degli animali…» Maria Serena estrasse dall’album una foto ingiallita con una bimba in grembiule bianco stretta a un gattino, sorridendo tra i compagni. Accanto, il disegno che la stessa bimba fece anni prima: lei, mano nella mano con la mamma e il micino nell’altra. «Te lo ricorderò, la bontà che nel tuo cuore sbocciava piena di colori…» Più severa, la maestra concluse: «Se fosse per me, bacerei sia Temmi sia quel cucciolo! E le macchie colorate le incornicerei. Perché non c’è regalo migliore per una madre che crescere un figlio con il cuore!» Non si accorse che con ogni parola il volto di Lalla si faceva sempre più preoccupato, lo sguardo fisso alla porta della camera del piccolo, le mani strette sull’album sciagurato… «Signora Maria Serena, la prego, resti solo cinque minuti con Temmi. Solo cinque!» Con lo sguardo attento della maestra, Lalla afferrò al volo il cappotto e uscì di corsa verso la discarica. Cercava, chiamava, sotto la pioggia frugava tra le cassette e i sacchi. E ogni tanto guardava verso casa… L’avrebbe mai perdonata? ***** «Temmi, chi è quel musetto tra i tuoi fiori? Il tuo amico Dico?», chiese la maestra. «Proprio lui, signora Maria Serena! Lo riconosce?» «Certo! Guarda, c’ha ancora la chiazza bianca a stella sulla zampa! Come mi ricordo io e tua madre a pulirgli quelle zampette!», rise la maestra. «Ora io gliele lavo tutti i giorni! La mamma dice: hai un amico, devi averne cura! Ci ha comprato pure una vaschetta apposta!» «Hai proprio una brava mamma. Starai disegnando un altro regalo per lei?» «Sì! Lo metterò in cornice. Quella incorniciata con le macchie la fa sempre sorridere… Ma come si fa a sorridere alle macchie?», chiese Temmi. «Macchie?», la maestra sorrise, «Se sono fatte col cuore, anche le macchie fanno sorridere. E come te la cavi alla scuola d’arte?» «Alla grande! Presto farò un ritratto della mamma! Nel frattempo…», Temmi prese un foglio dallo zaino, «Questo è per lei, dalla mamma che ora disegna anche lei». Maria Serena aprì il foglio e sorrise dolcemente: su di esso brillava, come un arcobaleno, il piccolo Temmi accanto al cane nero, felice; a destra, una minuscola bimba in vecchia divisa stringeva un micino; a sinistra, dalla cattedra ricoperta di libri, sorrideva lei stessa, con occhi saggi e vivi. In ogni tratto, in ogni dettaglio, sentiva un’infinita, tacita fierezza materna. E nel più piccolo angolo del disegno, tra fiori e riccioli verdi, una parola sola: «Ricordo».
0
15
Un Errore Terribile
0
124
Vittorio arrivò in macchina in un paesino quando, all’improvviso, notò una ragazza ferma sul ciglio della strada. Era ormai tardi e non c’era anima viva nei dintorni, solo loro due. Si fermò. – Mi dà un passaggio?
0
33
La Casa sull’AlberoMentre il tramonto colorava il cielo di arancio, una voce misteriosa sussurrò dal ramo più alto, invitando i protagonisti a scoprire il segreto custodito lì.
0
12
Dicono che con l’età diventi invisibile… Che non conti più, che sei un peso. Lo dicono con una freddezza che fa male — come se smettere di essere notata fosse nel contratto dell’invecchiare. Come se dovessi accettare di stare in disparte… diventare un altro oggetto nella stanza — silenziosa, immobile, fuori dai piedi. Ma io non sono nata per gli angoli. Non chiederò mai il permesso di esistere. Non abbasserò la voce per non disturbare. Non sono venuta al mondo per diventare l’ombra di me stessa, né per rimpicciolirmi e far sentire gli altri a loro agio. No, signori. A questa età — quando molti aspettano che mi spenga… io scelgo di bruciare. Non mi scuso per le mie rughe. Ne vado fiera. Ognuna è una firma della vita — che ho amato, che ho riso, che ho pianto, che ho vissuto. Rifiuto di smettere di essere donna solo perché non rientro più nei filtri, o perché le mie ossa non sopportano i tacchi. Io resto desiderio. Resto creatività. Resto libertà. E se questo dà fastidio… tanto meglio. Non mi vergogno dei miei capelli bianchi. Mi vergognerei solo se non avessi vissuto abbastanza da meritarli. Io non mi spengo. Non mi arrendo. Non scendo dal palcoscenico. Ancora sogno. Ancora rido a voce alta. Ancora ballo — come posso. Ancora grido al cielo che ho tanto da dire. Non sono un ricordo. Sono presenza. Sono un fuoco lento. Sono un’anima viva. Donna con cicatrici — che non ha più bisogno di stampelle emotive. Donna che non aspetta lo sguardo altrui per sapere di essere forte. Quindi non chiamatemi “poverina”. Non ignoratemi perché sono anziana. Chiamatemi coraggiosa. Chiamatemi forza. Chiamatemi col mio nome — a voce alta, col bicchiere alzato. Chiamatemi Milka. E che sia chiaro: sono ancora qui… in piedi, con l’anima che brucia.
0
17
Meglio del Vero Affetto Familiare
0
398
Mamma, lo zio Alessandro non mi vuole bene.
0
51