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“Non me ne vado in quel maledetto paesino per seppellire tua madre,” sbottò il marito. Ma quando sentì parlare del suo conto in banca, si presentò con dei fiori.
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La suocera non vedeva l’ora che il nonno se ne andasse: sognava quell’appartamento, ma l’anziano aveva in serbo un piano da anni
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La Canzone Che Non È Mai Arrivata In Radio
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Il ramo sotto i piedi si spezzò senza che Vanni se ne accorgesse: il mondo gli ruotò davanti agli occhi come un caleidoscopio colorato, poi si frantumò in milioni di stelle luminose che si raccolsero tutte in un punto, nella sua mano sinistra, appena sopra il gomito. — Ahi… — Vanni si afferrò il braccio ferito e urlò dal dolore. — Vanni! — la sua amica Sasy corse da lui e si inginocchiò davanti al ragazzo, — ti fa male? — No, cavolo, sto benissimo! — si lamentò lui, stringendo i denti. Sasy gli sfiorò delicatamente la spalla. — Lascia stare! — esplose lui all’improvviso, con uno sguardo furioso, — Mi fa male! Non toccarmi! Vanni si sentì doppiamente umiliato. Prima di tutto, evidentemente si era rotto un braccio: il prossimo mese sarebbe stato una noia mortale, tra il gesso e le prese in giro degli amici. Ma soprattutto, c’era finito da solo, arrampicandosi su quell’albero per mostrare a Sasy quanto fosse agile e coraggioso. Accettare la prima umiliazione magari era ancora possibile, ma la seconda gli bruciava troppo. Si era coperto di ridicolo davanti a quella ragazza che ora provava pure a compatirlo! Basta. Si alzò di scatto, tenendo il braccio a penzoloni, e si diresse deciso verso l’ospedale. — Dai Vanni, non ti abbattere! Andrà tutto bene, Vanni! — Sasy lo seguiva cercando di rincuorarlo. — Lasciami in pace — ringhiò lui sputando per terra con disprezzo. — Cosa vuoi che vada bene? Mi sono rotto il braccio, ci arrivi o no? Sei proprio scema! Vai a casa, mi hai rotto! E si allontanò, lasciando Sasy ferma sul marciapiede, con gli occhi enormi e verdi pieni di lacrime mentre sussurrava ancora: — Andrà tutto bene, Vanni… andrà tutto bene… *** —Ivan Vittorio, se entro ventiquattr’ore non vediamo il bonifico saremo molto, molto delusi. Ah, dimenticavo: domani danno ghiaccio sulle strade, quindi stia attento al volante. Sa com’è, gli incidenti succedono facilmente… Brutte cose che possono capitare a tutti. Buona giornata. La voce si interruppe. Ivan scagliò il telefono, si afferrò i capelli sprofondando sulla poltrona. — Dove li trovo io quei soldi? Era tutto previsto per il mese prossimo! Sospirando, riprese il telefono e compose un numero. — Olga Vassili, possiamo fare oggi il bonifico ai nostri partner per la fornitura dell’attrezzatura? — Ma… dottor Ivan… — Si può o no? — Sì, ma salta tutta la programmazione dei pagamenti… — E chissenefrega! Poi vedremo! Fate il bonifico oggi. — Va bene, ma poi ci saranno problemi con… Ivan riattaccò senza ascoltare e colpì con violenza il bracciolo. — Maledetti avvoltoi… Qualcosa di inaspettato e morbido gli sfiorò la spalla: sobbalzò, quasi saltando sulla poltrona. — Sasy, quante volte ti ho detto di non disturbarmi quando lavoro? Sua moglie Alessandra si avvicinò, sfiorando coi capelli la sua guancia. — Vanni, non ti agitare, dai. Andrà tutto bene. — Ma la vuoi finire con questo “Andrà tutto bene”? Lo capisci che domani potrebbero ammazzarmi? Ivan si alzò di scatto, afferrando Sasy per le braccia e allontanandola. — Cosa stai facendo? Preparavi la minestra? Vai, torna in cucina e lasciami in pace! Lei sospirò ed uscì. Sulla soglia si voltò, ripetè in un sussurro quelle tre parole. *** — Sai… ora sono qui, sdraiato, e penso alla nostra vita… Il vecchio aprì gli occhi e guardò la moglie invecchiata. Il suo viso, un tempo bello, era ora coperto da una rete di rughe; le spalle incurvate, la postura già persa. Lei non gli lasciava la mano, gli sistemò con delicatezza la flebo e sorrise. — Ogni volta che mi cacciavo nei guai, quando ero fra la vita e la morte, quando succedevano cose terribili… arrivavi tu e dicevi sempre la stessa frase. Non immagini quanto mi faceva arrabbiare. Avrei voluto strozzarti per quella tua ingenuità. — provò a sorridere e tossì a lungo. Quando si riprese proseguì: — Mi sono rotto ossa, mi hanno minacciato di uccidermi, ho perso tutto, sono finito in buchi da cui pochi sono risaliti, e tu sempre con lo stesso ritornello: “Andrà tutto bene”. E non hai mai mentito! Come facevi a saperlo sempre prima di me? — Ma che ne sapevo io, Vanni, — sospirò la donna. — Credevi che lo dicessi a te? Lo ripetevo per me stessa. Ti ho amato come una pazza, Vanni. Sei la mia vita. Quando stavi male mi si rivoltava l’anima. Ho pianto mari di lacrime, ho passato notti in bianco… E mi ripetevo: “Anche se dovesse cadere il mondo, se lui è vivo, allora andrà tutto bene”. Il vecchio chiuse un attimo gli occhi e strinse la mano di lei fra le sue. — Era così… E io ero pure arrabbiato con te! Perdonami, Sasy. Non l’ho mai capito… Una vita intera e non ho mai pensato a te. Scemo che sono. La donna sfiorò con una carezza la sua guancia e si chinò su di lui. — Vanni, non ti preoccupare… Indugiò a guardarlo negli occhi, poi posò piano la testa sul suo petto, accarezzando la sua mano che si andava raffreddando. — È ANDATO tutto bene, Vanni, è ANDATO tutto bene…
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