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Ecco la verità sulla tua futura moglie!” disse freddamente il padre, porgendo al figlio una chiavetta USB.
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Viviamo insieme io e la mia mamma. Mia mamma ha 86 anni. Così è andata: non mi sono mai sposata e non ho figli. La vita ha preso una strada strana. Adesso ho 57 anni. Ho appena festeggiato il compleanno. Lo abbiamo celebrato solo io e mia mamma. Non ho nessuno da invitare. Non ho amiche e né io né mia mamma abbiamo altri parenti. Viviamo insieme, sempre sostenendoci a vicenda. Mia mamma ha 86 anni. Non so cosa farò quando non ci sarà più. Ma per fortuna sta bene! Nonostante l’età avanzata e la salute che peggiora ogni anno, non si lascia abbattere. Va persino ancora a passeggiare da sola. Io sono già in pensione, ma continuo a lavorare, perché le nostre pensioni non ci bastano per vivere normalmente. Però non mi scoraggio e sono grata di avere la mia amata mamma. Dopotutto, c’è chi sta molto peggio. Qualcuno non ha una casa, né parenti, né soldi. Ma io e mia mamma viviamo tranquilli e sereni. La sera beviamo il tè, lavoriamo a maglia, guardiamo i nostri film e serie preferiti. Nei weekend preparo dolci e invitiamo i vicini. Ci raccontano dei loro parenti. Gioisco per la felicità di chi sta bene e prego che io e la mia mamma possiamo evitare i guai. Ecco la nostra vita. Vorrei che questo tempo durasse il più possibile per me e la mia mamma…
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Mio suocero è rimasto senza parole quando ha visto come viviamo
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Nove rose rosse… La suocera arriva per qualche ora, e il genero capisce subito: non ce la farà a reggere. Dice che va alle terme. Si prepara ed esce. Ma ad aspettarlo c’è un altro imprevisto: le terme sono chiuse per lavori. L’umore va a terra. Tornare a casa? Neanche a parlarne! Comincia a vagare per le strade, nei negozi non entra: “Non è roba da uomini”. Si siede triste su una panchina. All’improvviso vede una coppia, avranno quasi sessant’anni, ben vestiti, camminano piano tenendosi a braccetto, chiacchierano sottovoce. Li guarda pensieroso: “Loro hanno ancora qualcosa da dirsi. Io e mia moglie, insieme da quindici anni, abbiamo già discusso tutto. Di solito stiamo zitti”. A un certo punto i due si fermano, lui con dolcezza le sistema la sciarpa, poi riprendono a camminare. L’uomo pensa: “Guarda che amore che hanno saputo conservare. Noi invece non ci notiamo quasi più a vicenda da anni”. Sua moglie è piccolina, sempre indaffarata, categoria delle donne eternamente stanche: lavora in fabbrica, due figli, mille pensieri. In casa si agita di continuo, sempre alle prese con qualcosa, col vecchio grembiule, i capelli spettinati, avanti e indietro con stracci e mocio in mano. Ha dimenticato come si sorride, il viso sempre serio. Dal parrucchiere ci va di rado. L’uomo si siede e pensa: “Quanto ci siamo amati… Che fine ha fatto tutto?”. Prova a ritrovare quel sentimento, e ci riesce: riaffiora una lieve tenerezza. Una dolcezza scalda il cuore, viene voglia di fare qualcosa di bello. Non si può stare fermi: bisogna agire subito! Parte senza sapere bene perché; la risposta gli arriva quasi subito: si trova davanti a una fiorista, rischia addirittura di urtarsi contro. “Fiori? Se glieli porto, mi prenderà per scemo. Mi dirà che ho buttato via i soldi, meglio prendere le scarpe da ginnastica per Marisa, per la palestra”. Indeciso, quasi si allontana ma qualcosa lo spinge: Tanto vale… Entra. La commessa lo saluta per prima e lo guarda incuriosita. Fiori non ne comprava da quindici anni. “Prendo una rosa, dai.” Ma una vocina dentro lo sconsiglia: una rosa è niente! Allora si fa coraggio: “Nove rose rosse, grazie.” Quasi si spaventa della propria follia, ma ormai la decisione è presa. Uscendo dal negozio, si sente addosso gli sguardi giudicanti dei passanti. Chiama per sapere se la suocera se n’è andata. Sali le scale, un po’ in ansia… “Mi caccerà di casa insieme ai fiori. Se inizia a urlare, li butto subito nel sacco dell’immondizia.” Moglie indaffarata nella farina, mani ancora pulite. Si avvicina. Lei non sospetta nulla. Si ferma, il cuore che batte per l’emozione. Si gira, vede i fiori e resta senza fiato. – Maria, sono per te. Ne avevo voglia. Non ti arrabbierai? Lei li prende, li avvicina al viso, abbozza un sorriso incredulo. – Sono per te, Maria, solo per te. Li accarezza piano, e in quell’istante non esistono più la fabbrica, i problemi, i quindici anni vissuti insieme. Sussurra appena: “Grazie.” Il vaso con le nove rose rosse sulla tavola sembra illuminare tutta la stanza. Lei si ferma davanti allo specchio, si sistema i capelli con fare assorto. I tratti del volto si ammorbidiscono, le preoccupazioni si sciolgono in un velo di leggerezza. Lui le cinge la vita, in silenzio. Restano immobili, per un attimo solo.
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