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Non vedo l’ora di risposarmi! Alla desiderava ardentemente un matrimonio riuscito, dopo una delusione già vissuta. Aveva un figlio, Artemio, di vent’anni. …Tanto tempo fa, il marito fu colto in flagrante tradimento: Alla tornò un giorno prima da un viaggio di lavoro e trovò il marito mezzo spogliato che rifaceva in fretta il letto matrimoniale, mentre la migliore amica preparava il caffè in cucina… indossando la sua vestaglia! Una vera scena da manuale! Il divorzio fu immediato e l’amica traditrice cancellata per sempre da ogni contatto. Alla non volle nemmeno entrare nei dettagli scabrosi. C’era una colpa? Ci sarebbe stata anche la punizione. Mise l’uomo alla porta con tutte le sue cose e proibì al figlio di parlargli. Allora Alla non aveva ancora trent’anni. Da allora sono passati più di dieci anni. Alla ha ottenuto prima il dottorato, poi la libera docenza. A quarant’anni era ormai Professoressa Ordinaria di Filologia e dirigeva un dipartimento universitario. Stimata da colleghi e studenti, aveva trascorso dieci anni di solitudine femminile senza mai perdere la speranza di trovare un compagno degno. “È ancora presto per dedicarmi alla maglia e al ricamo,” pensava Alla. I pretendenti per la sua mano non mancavano, ma nessuno riusciva a conquistare veramente il suo cuore. Dopo il primo appuntamento un corteggiatore la chiese subito in sposa, si fece prestare dei soldi (“Siamo quasi una famiglia…”) e sparì. Un secondo cercava una madre per i suoi tre figli: era vedovo e la invitò direttamente a casa, chiedendole di preparare la cena per tutta la famiglia. Alla si prestò comunque, cucinò e sfamò i piccoli. Tornò a casa in lacrime: il cuore si stringeva per quei bambini… e per il padre, solo come un orfano. Ma sentiva che non avrebbe mai potuto assumersi il peso di una famiglia così numerosa. “Magari sono egoista…” si consolava. Con il passare degli anni, le possibilità si facevano sempre più rare. E proprio quando Alla aveva ormai perso le speranze e stava per voltare pagina su queste storie inconcludenti, sulla scena comparve Lui. …Uno studente algerino. Wahid aveva 28 anni. Un tempo aveva frequentato i suoi corsi all’università. Dopo la laurea era rimasto in città e aveva avviato una piccola attività. Un giorno Alla entrò in una stazione di servizio: Wahid ne era il proprietario. Si salutarono, ricordarono i tempi dell’università, risero insieme. Wahid le lasciò il suo biglietto da visita… non si sa mai! Così Alla cominciò ad andare regolarmente a fare il pieno da lui. E Wahid iniziò a corteggiarla: la invitava a cena fuori, a concerti di musica classica. Alla, però, si sentiva in imbarazzo e non credeva nelle sue intenzioni, rifiutando ogni invito. Ma Wahid non si arrendeva. Alla ricordava bene quanto fosse stato un ottimo studente: tenace, diligente, persino affascinante. Tutte le ragazze del dipartimento lo ammiravano mentre passava. Lui una volta le regalò una scatolina intagliata: dentro, un biglietto. Alla arrossì leggendolo, poi impallidì arrabbiandosi e strappò il messaggio in mille pezzi. C’era scritto: “Professoressa Alla! Vi amo!” Alla pensò subito a uno scherzo e restituì a Wahid la scatola scappando via. Il giorno dopo Wahid bussò alla porta del suo ufficio: – Professoressa, scusatemi. Non volevo offendervi. Mi piacete molto. Alla accettò le scuse: – Va bene Wahid, vai in aula; la lezione sta per cominciare. Fino alla laurea Wahid le fu distante, solo qualche sguardo di sfuggita. Ora la situazione si ripeteva e Alla era indecisa: accettare il corteggiamento o rifiutare? “Non sono più la sua professoressa. Siamo solo un uomo e una donna. Chi può dirlo?” pensava. Alla fine cedette al destino. …Iniziò una storia d’amore fugace. Il primo appuntamento con Wahid fu indimenticabile: lui la sorprendeva, era tenero, allegro, romantico. Nessuno l’aveva mai conquistata così. La differenza d’età non pesava affatto. Alla tornava ragazzina, Wahid era un uomo maturo. Alla italianizzò il nome di Wahid in Vadim; lui non si offendeva, e la chiamava a sua volta Alia. Alla era al settimo cielo, si sentiva finalmente desiderata. Fu un amore che bruciava. Ma Wahid non le propose mai di sposarlo. Aveva in mente di tornare in Algeria, e non voleva ribellarsi alla famiglia che già gli aveva trovato una sposa, una certa Khadija di 17 anni, di buona famiglia. Alla non avrebbe mai lasciato l’Italia, né il figlio né la madre. La famiglia di Wahid non avrebbe mai accettato una “vecchia” sposa straniera. “Meglio il pane secco della propria terra che le torte altrui,” pensava Alla. Così decise di regalare a Wahid tutto l’amore e la tenerezza che aveva dentro, anche se fosse stata l’ultima cosa. “Quanto ancora mi resta di felicità? Quello che viene lo vivrò fino in fondo!” raccontava alla mamma. La madre era contraria: – Alluccia! Perché proprio uno straniero? Non ti bastano i nostri ‘Vadimi’? Non vi darò mai la mia benedizione! Tuo marito ancora ti corteggia. Non lo hai notato? Dovresti perdonarlo! Skày, tuo figlio è legatissimo a lui! – piangeva la madre. – Ma mamma, Dima mi ha tradita! Hai dimenticato? – ribatteva Alla. – Santo cielo! Si è pentito cento volte! E poi, hai la tua parte di colpa. Tutta presa dal tuo lavoro, hai trascurato tuo marito. E si sa, un uomo lasciato solo… chiunque può portartelo via, – insisteva la madre. – E tu allora, mamma, perché non hai perdonato papà? Anche lui si era pentito… – ribatteva Alla. – Eh, bella mia, che paragone! Tuo padre se n’è andato quando ancora non eri nata, ha avuto tre figli fuori casa e poi è tornato a vedere te. Ma che avrei dovuto fare? Portarmi a casa pure i suoi figli? No! Invece Dima è qui, da dieci anni. Sta solo aspettando che lo chiami… e anche Artemio gli vuole bene – concluse la mamma. – Mamma, non ho intenzione di sposare Wahid. Sono troppo vecchia per lui. Aspetterò che sia lui a lasciarmi. Poi, si vedrà… – disse Alla malinconica. – Eh, figlia mia… anche la vecchia cavalla ama il fieno dolce… – sospirò la mamma. …Dopo tre anni Wahid salutò Alla: “Resterò in contatto con te, amore mio,” fu tutto ciò che disse. Alla era preparata all’inevitabile, ma fu amarissimo lasciarlo andare a Khadija. Wahid come ultimo dono le regalò la scatola intagliata, con dentro un anello speciale, due angioletti che tenevano un cuore di diamante. – Lascio il mio cuore a te, Alia, – la baciò appassionatamente. E volò via verso l’Algeria. …Un anno dopo, Wahid le mandò la foto del suo matrimonio e la dedica: “Mia moglie Khadija.” Un anno dopo ancora, la foto della seconda sposa: “Mia seconda moglie, Maryam.” Wahid spiegava ad Alla che in Algeria la poligamia è legale. Alla osservava questi “resoconti” di vita con distacco: “Cosa ne sapete voi, giovani colombe, del vero amore?” Le faceva solo un po’ di tenerezza lo sguardo triste dello sposo. Forse, in fondo, ancora la amava… ma si sa, anche l’amore invecchia quando ne arriva uno nuovo. …La favola era finita, la pagina voltata. Nel frattempo anche il figlio di Alla si era sposato e le aveva portato una nuora in casa. Quando nacque la nipotina, Alla chiese di chiamarla Alia. Voleva che la memoria di quell’amore restasse per sempre nel cuore. Alla perdonò (forse solo ebbe pietà) anche l’ex marito. Il passato era perdonato. Dima cercò il contatto tramite la suocera, che riuscì a convincere Alla a riaccoglierlo: – Ha capito i suoi errori. E poi, chi di noi è senza peccato? Il peccato non cammina nei boschi ma tra la gente. Non tutti sanno resistere alle tentazioni. …Alla e Dima ora vivono insieme, e cercano di non separarsi più. E poi Alla ha finalmente fatto un corso di maglia… e ora sferruzza calzini con motivi arabi per la sua amata nipotina Alia.
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