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Moglie e suocero Carina faceva solo finta di voler conoscere i genitori di Davide. In fondo, cosa le importava davvero di loro? Non era certo con loro che avrebbe vissuto, e dal padre di lui, che pareva benestante, non c’era da aspettarsi altro che problemi e sospetti. Eppure, se hai deciso di sposarti, devi recitare la parte fino in fondo. Così Carina si era vestita semplice, per apparire come una ragazza dolce e a modo. L’incontro con i genitori dello sposo è sempre una prova difficile e piena di insidie nascoste; se poi sono anche persone intelligenti, diventa un vero esame di resistenza. Davide pensava dovesse essere rassicurata: – Non preoccuparti, Carina. Mio padre sembra burbero, ma in realtà è accomodante. Non ti diranno nulla di terribile, e ti adoreranno. Papà è un po’ particolare, ma mamma… è la prima allegrona, – la rincuorava davanti al portone di casa. Carina aveva solo sorriso, scostando una ciocca dai capelli. Papà burbero, mamma simpatica. Bel mix. Rise tra sé e sé. La casa non la impressionò. Ne aveva viste di più fastose. Furono accolti subito. Carina non era poi così agitata. Gente come tutta l’altra, pensava. Aveva già sentito parlare da Davide di Nina, la mamma: da anni casalinga, sempre in viaggio con le amiche, niente di speciale. Il padre, Valerio, forse poco espansivo, ma almeno riservato. Solo il nome le suonava fin troppo familiare… Li accolsero… E Carina si bloccò sulla soglia. Lì era la fine… La futura suocera le era del tutto sconosciuta, ma il futuro suocero lo riconobbe subito… Si erano già incontrati. Tre anni prima. Non spesso, ma di certo con reciproca convenienza. Nei bar, negli hotel, nei ristoranti. Naturalmente, né la moglie di Valerio né suo figlio ne sapevano nulla. Ecco la resa dei conti. Anche Valerio la riconobbe. Nei suoi occhi brillò qualcosa – forse sorpresa, forse un presagio di dispetti – ma restò in silenzio. Davide, ignaro, le presentò i genitori con entusiasmo. – Mamma, papà, vi presento Carina. La mia fidanzata. Prima non l’ho portata solo perché è così timida. Ops… Valerio le tese la mano. La stretta fu decisa, perfino dura. – È un piacere, Carina, – disse. E nella voce vibrò quella nota sottile… era rabbia? O forse minaccia? O… Carina cercava di non venir smascherata subito: – Il piacere è mio, dottor Valerio, – rispose, mascherando l’adrenalina che l’invase. Ma… niente. Valerio si limitò a offrirle la sedia a tavola con un sorriso forzato. Forse la rovina aspettava dopo… Ma non accadde nulla. Carina capì: lui non poteva raccontare nulla del passato per non smascherare anche sé stesso davanti alla moglie. Quando riprese fiato, la serata continuò serena. Nina raccontava aneddoti dell’infanzia di Davide, Valerio seguiva Carina facendo domande sul lavoro. Lui sapeva bene chi era lei. Ora lo stuzzicava con ironia sottile, ma non riusciva più a ferirla. Si concesse perfino qualche battuta, e Carina rise suo malgrado. In quei giochi di sguardi, le allusioni erano solo per loro due. Ad esempio, quando fissandola, commentò: – Sa, Carina, lei mi ricorda tanto una mia vecchia… collega. Anche lei, molto sveglia. Sapeva sempre come conquistare gli altri. Chiunque. Carina non perse il colpo: – Ognuno ha i suoi talenti, dottor Valerio. Davide, nella sua euforia d’innamorato, vedeva solo la donna dei suoi sogni, ignaro delle sfumature. E quello, forse, era il dettaglio più amaro. Quand’era il turno dei viaggi, Valerio la scrutò: – Io preferisco posti isolati, senza confusione. Per potermi fermare a pensare, a leggere un buon libro. E lei, Carina, che tipo di luoghi predilige? L’aveva messa alla prova. – Mi piace la gente intorno, il rumore, la confusione, – rispose tranquilla, – anche se a volte troppe orecchie sono rischiose. Per un attimo, Nina scrutò Carina con attenzione, forse un dubbio le sfiorò la mente; ma poco dopo lo scacciò. Valerio lo sapeva bene: Carina non amava la solitudine, e ne conosceva il motivo. A fine serata, Valerio abbracciò Davide: – Figlio mio, tienila stretta. Lei… è speciale. Suonava insieme come un complimento e una presa in giro. Solo Carina, però, capiva davvero. Carina sentì che la temperatura era calata di colpo. “Speciale”. Proprio quella parola. *** Quella notte Carina non dormiva. Riviveva l’incontro e pensava a come gestire una situazione improvvisamente complicata. Sapeva che anche Valerio era sveglio. Lui, per la sorpresa. Lei, per tutto il resto. Si alzò in silenzio, mise felpa e uscì dalla stanza. Scese le scale facendo apposta un po’ di rumore, sperando che, se qualcuno era sveglio, l’avrebbe sentita. Andò in veranda, sicura che Valerio sarebbe apparso. Infatti arrivò. – Non riesci a dormire? – chiese avvicinandosi. – Il sonno non arriva, – rispose lei. C’era tensione, il profumo del suo dopobarba noto e pungente. Valerio la osservava. – Cosa vuoi da mio figlio, Carina? – chiese senza giri di parole, – So perfettamente cosa sai fare, chi sei davvero. So che hai avuto tanti uomini come me nella tua vita. E so che ti sono sempre interessati solo i soldi. Lo hai sempre dichiarato, anche se per metafore. Quindi, cosa vuoi da Davide? Se lui voleva evitare i ricordi, anche Carina non si sarebbe mostrata tenera. – Lo amo, dottor Valerio, – canticchiò, – Non ne ho il diritto? Non era convinto. – Amore, tu? Mi fai ridere. So chi sei. E dirò tutto a Davide. Dirò cosa facevi, chi sei davvero. Pensi che ti sposerà dopo? Carina gli si avvicinò a un soffio dal volto, occhi negli occhi. – Racconta pure, dottor Valerio, – sussurrò, lenta, – Ma allora dovrai raccontare anche a tua moglie il nostro segreto. – Sarebbe… – Non è ricatto. È parità. Se tu racconterai come ci siamo conosciuti, ci sarà da spiegare tutto. E sarò molto dettagliata. – Sono storie diverse… – Davvero? Diresti lo stesso a tua moglie? Valerio si irrigidì. Il tentativo di minacciarla era fallito. Aveva perso la partita. Erano legati alla stessa sorte. – Cosa vorresti dirle? – Tutto. Anche a Davide. Racconterò che marito hai saputo essere, a cosa ti trattenevi in ufficio la sera. Tanto, non avrò più nulla da perdere. Vuoi davvero salvare tuo figlio da me? Provaci. Scelta difficile. Impedire il matrimonio di Davide equivaleva a preparare il terreno per il proprio divorzio. – Non ne avrai il coraggio. – Io? E tu sì? Io no, se tu no. Ma se parli, parlo. E per te sarebbe la fine. Tua moglie ci tiene molto, alla lealtà. Carina ricordava bene le confessioni strappate a Valerio nelle sue ubriacature: che Nina non gli avrebbe perdonato nulla. E sapeva che non bluffava. – Va bene, – cedette lui, – Non dirò una parola. Ma neanche tu, chiaro? Dimentichiamoci tutto. Per quello, Carina non aveva più paura. Lui avrebbe perso più di lei. – Come vuoi, dottor Valerio. La mattina dopo lasciarono la casa dei genitori di Davide. Mentre la moglie di Valerio salutava Carina chiamandola già “figlia”, Valerio la fissava con astio. Sapeva che non avrebbe mai potuto mettere in guardia il figlio da quella donna, per paura di distruggere la propria vita. E Nina non sarebbe certo uscita dal matrimonio senza portarsi via metà di tutto. Pure Davide difficilmente lo avrebbe mai perdonato. In seguito Carina e Davide tornarono a casa dei suoi per due settimane di vacanza. Valerio cercava di evitarla, ma un giorno, rimasto solo, la curiosità fu più forte di lui. Frugò nella borsa di Carina tra trucchi, agendine, e trovò un test di gravidanza con due linee nette. – Pensavo che il peggio fosse tuo matrimonio con… No, questa sì che è una catastrofe! – rimise il test nella borsa, non riuscendo a chiuderla in tempo. Carina lo colse sul fatto. – Che male educato frugare tra le cose degli altri, – disse sarcastica, ma non sembrava davvero turbata. Valerio non negò: – Sei incinta di Davide? Carina si avvicinò, prese la borsa dalle sue mani e lo guardò fisso. – Sembra che abbiate appena rovinato la sorpresa, dottor Valerio. Valerio era furioso. Ora Carina era davvero incatenata a suo figlio e lui non poteva più ribaltare la situazione senza rovinarsi del tutto. *** Passarono nove mesi… e poi altri sei. Davide e Carina crescevano la piccola Alice. Valerio evitava di vederli. Non considerava Alice sua nipote. Carina lo metteva in agitazione. Temeva la sua freddezza verso Davide e il passato che l’ombra portava. E poi di nuovo. Nina preparava la valigia per andare a trovare Davide e Carina. – Vieni anche tu, Valerio? – No, mal di testa. – Ancora? Sta diventando preoccupante. – Solo stanchezza. Vai senza di me. Valerio, come sempre, diede la colpa a mille acciacchi. Non riusciva a sopportare di vedere Carina. Ma non riusciva neanche a confessare tutta la verità. Fu una serata noiosa, tra pensieri ossessivi. Lessere. Sfogliò un libro. Si accorse che Nina tardava. Era già notte, il telefono spento. Chiamò Davide. – Davide, tutto bene? Tua madre è partita? Non è rientrata. – Papà, sei l’ultimo con cui vorrei parlare adesso! E riattaccò. Valerio era pronto a partire quando vide arrivare Carina in macchina. Pensava che quell’incontro lo avrebbe fatto impazzire. – Che ci fai qui? – gridò, – Che succede? Carina era calma. Si versò un bicchiere di vino. – Disastro totale. – Quale disastro? – Il nostro. Davide ha trovato vecchie foto di noi due su un sito di quel locale, “L’Oasi”, ricordi? Era una festa di quattro anni fa. Davide voleva prenotare per l’anniversario e guardando le foto ci ha trovati. Il fotografo le ha pubblicate tutte. Ora Davide è furioso, tua moglie vuole chiedere il divorzio. E io, come speravi, forse divorzierò da tuo figlio. Valerio la fissava senza parole, mentre nella mente scorrevano a ritroso gli eventi. Quel sito, la festa… Gli era parso allora che sarebbe tutto finito male ma nessuno avrebbe potuto immaginare una simile coincidenza! Si sedette a terra esausto. – E perché sei venuta qui? – Avevo bisogno di scappare, – sorrise Carina, – A casa è il caos, Alice è con la tata. Vino? Gli offrì il suo vino preferito. Sedettero in veranda. Solo le cicale rompevano il silenzio. – È tutta colpa tua, – disse lui. Carina annuì fissando il bicchiere. – Vero. – Sei insopportabile. – Questo è. – Non ti dispiace neanche per Davide. – Per lui sì, ma per me di più. – Ami solo te stessa. – Non lo nego. Lui le prese il viso tra le mani, costringendola a guardarlo. – Sai bene che io non ti ho mai amata, – sussurrò. – Lo so, ci credo volentieri. *** La mattina dopo, quando Nina arrivò per tentare una riconciliazione, trovò Carina e Valerio ancora insieme, addormentati. – Chi c’è? – disse Carina, svegliandosi. – Sono io, – rispose Nina osservando la scena della sua vita che andava in frantumi. 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