Skip to content
Search for:
Блискавка
Батьки
Дiти
Рецепти
Стосунки
Disclaimer
Home
Nothing found
It seems we can’t find what you’re looking for. Perhaps searching can help.
Search for:
You may also like
«Sorella di Sangue? Grazie, Ma No!»
0
631
Я успадкувала квартиру моєї бабусі, і ми з чоловіком прийняли рішення переїхати туди. Однак реакція свекрухи була неймовірною. Вона вилила на мене потік прокльонів за те, що я нібито забрала у неї сина. Я не можу повірити в те, що вона зробила.
0
9.2k.
Senza preavviso: come l’amore si trasformò in amara delusione
0
276
Raisa Grigorievna, da dove vieni a pensare che debba mantenere tuo figlio? È mio marito, è un uomo, …
0
16
Il Gatto che Aspettò Fino alla Fine
0
29
All’alba mi ha ritrovato sullo stesso bordo del letto dove mi ero accasciata nella notte
0
425
TE LO RICORDERÒ — Signora Maria, qui il ricciolo non mi viene… — sussurrò tristemente il piccolo Tommaso, classe seconda, mentre indicava con il pennello una fogliolina verde ribelle che non voleva piegarsi come desiderava sul fiore che aveva disegnato. — Prova a premere meno, tesoro… Così, tieni il pennello leggero come una piuma sul palmo della mano. Ecco, bravo! Non è più un ricciolo, è proprio una meraviglia! — sorrise la maestra anziana. — Per chi hai disegnato questa bellezza? — Per la mamma! — rispose felice il bambino, riuscito finalmente con la foglia capricciosa. — Oggi è il suo compleanno! Questo è il mio regalo! — La voce di Tommaso suonò ancora più fiera dopo l’elogio della maestra. — Che mamma fortunata, Tommaso! Ma aspetta un attimo, non chiudere l’album proprio ora. Lascia asciugare i colori per non rovinarli. Quando arrivi a casa, poi, stacca con cura il foglio. Vedrai, la tua mamma sarà felicissima! La maestra diede un’ultima occhiata alla testolina scura chinata sul foglio e, sorridendo ai suoi pensieri, tornò alla cattedra. E che regalo, pensa! Da quanto tempo non ne vedeva uno così bello. Tommaso, indubbiamente, ha talento per il disegno! Dovrei proprio chiamare la mamma, proporle di iscrivere il ragazzo alla scuola d’arte. Non si può sprecare un dono così. E intanto chiederò anche all’ex-alunna come le è piaciuto il regalo? Maria non riusciva a staccare gli occhi dai fiori colorati che sembravano vibrare sul foglio… Quasi si aspettava che da un momento all’altro le foglie e i riccioli sussurrassero tra loro. Tommaso ha preso tutto dalla madre! Proprio così! Anche Larissa, alla sua età, disegnava una meraviglia… ***** — Maria, sono Larissa, la mamma di Tommaso Cattani, — risuonò la telefonata la sera, — La chiamo per avvisare che domani Tommaso non verrà, — la voce giovane della donna era dura e netta. — Ciao, Larissa! È successo qualcosa? — chiese Maria incuriosita. — Altroché se è successo! Mi ha rovinato tutto il compleanno il disgraziato! — sbottò la voce nell’apparecchio. — E adesso è a letto con la febbre, l’ambulanza è appena andata via. — Aspetta, Larissa, che febbre? Era uscito da scuola che stava bene, stava portando il regalo… — Parla di quelle macchie? — Quali macchie, dai, Larissa! Ti ha disegnato dei fiori meravigliosi! Volevo proprio chiamarti, consigliarti la scuola d’arte… — Non so che fiori fossero, ma di certo non mi aspettavo un mostro tutto infangato! — Mostro? Di cosa parli? — Maria era sempre più confusa, e, ascoltando per un attimo le spiegazioni interrotte dell’agitata donna, il suo volto si fece più cupo. — Senti, Larissa, ti dispiace se passo un attimo da voi? Tanto abito qui vicino… Pochi minuti dopo, ottenuto il consenso della sua ex-alunna — ora, che rapido passa il tempo, anche mamma di un suo alunno — Maria infilò nella borsa l’album spesso con le foto e i disegni sbiaditi del suo primo, lontanissimo, classe affidata, e uscì di casa. Nella cucina luminosa dove Larissa condusse l’ospite, regnava il caos. Dopo aver tolto la torta e messo i piatti sporchi nel lavello, la mamma di Tommaso cominciò a raccontare: Come Tommaso era arrivato tardi, zuppo di acqua e fango sulla giacca e sui pantaloni… Come aveva tirato fuori da sotto la maglietta un cucciolo tutto bagnato che puzzava di immondizia! Era saltato nella buca piena d’acqua per salvare il cagnolino che altri ragazzini avevano buttato là! E i libri rovinati, le macchie indelibili sull’album, la febbre che in un’ora era salita quasi a trentanove… Gli ospiti andati via senza nemmeno assaggiare la torta, il dottore dell’ambulanza che l’aveva rimproverata per non aver tenuto d’occhio il bambino… — E così l’ho riportato, il cagnolino, nella stessa discarica, mentre Tommaso dormiva. L’album? Sta ancora asciugando sul termosifone. Ormai non resta traccia dei fiori, solo macchie d’acqua! — concluse stizzita Larissa. E non si accorgeva la mamma di Tommaso che ad ogni parola, ogni frase che saliva di tono, Maria si faceva sempre più seria. Soprattutto quando ascoltò la sorte del cucciolo, il suo volto divenne una nuvola nera. Guardò Larissa severamente, accarezzò delicatamente l’album scivolato dal calorifero, poi iniziò a parlare con voce quieta… Dei riccioli verdi, dei fiori che sembravano vivi… Del coraggio e dell’impegno di un bambino capace di non sopportare le ingiustizie; dei teppisti capaci di gettare una creaturina indifesa in una buca. Poi si alzò, prese Larissa per mano e la condusse alla finestra: — Eccola, la buca — indicò — lì non solo il cagnolino poteva affogare, ma anche Tommaso. E tu pensi che in quel momento lui ci abbia pensato? Forse pensava ai fiori disegnati, quelli che aveva paura persino di respirare per non rovinare il regalo? O forse hai dimenticato tu, Larissa, quando nei lontani anni Novanta, piangevi sulla panchina fuori dalla scuola stringendo un gattino randagio strappato ai bulli? Lo coccolavamo tutti insieme e aspettavamo tua madre! Non volevi tornare a casa, arrabbiata coi tuoi che avevano buttato quel “gomitolo di pulci” fuori dalla porta… Per fortuna poi ci avevi ripensato! Te lo ricorderò io! Anche il tuo Tigro, col quale non volevi separarti! E Mufasa, il cane trovato per strada che ti ha seguito fino all’università, e la cornacchia con l’ala rotta che hai curato nell’angolo degli animali… Maria tirò fuori dall’album ingiallito una grande foto dove una ragazzina in grembiule bianco stringeva a sé un piccolo gatto guardando i suoi compagni con un sorriso, e continuò con voce dolce ma ferma: — Ti ricorderò la gentilezza che, nel tuo cuore, nonostante tutto, fioriva con i mille colori… Dopo la fotografia dall’album cadde un disegno infantile, i colori ormai spenti: una bambina che teneva con una mano un micetto spelacchiato e con l’altra si aggrappava alla mano della mamma. — Se fosse per me, — la voce della maestra si fece più decisa, — bacerei forte sia il cucciolo sia Tommaso! E quelle macchie colorate le metterei in cornice! Non esiste regalo migliore per una madre che crescere un figlio con un cuore umano! E la maestra non notava nemmeno come, parola dopo parola, il volto di Larissa mutava. Come lanciava sguardi preoccupati verso la porta chiusa della stanza di Tommaso. Come stringeva tra le dita impallidite il famigerato album… — Maria! Mi raccomando, resta con Tommaso solo qualche minuto. Torno subito! — disse Larissa con urgenza, infilò il cappotto e scappò fuori. Senza badare alla strada, corse fino alla discarica in fondo, e, con i piedi bagnati, chiamava e rovistava tra le scatole sporche e sacchetti, gettando ogni tanto occhiate in direzione di casa… Mi perdonerà? ***** — Tommaso, chi è che si è infilato tra i fiori? Sicuro che è il tuo amico Dikuccio? — Proprio lui, signora Maria! Lo riconosce? — Come no! Guarda che zampina a stella bianca! Mi ricordo quando io e tua mamma dovevamo lavargliela tutte le volte! — rise la maestra. — Adesso gliele lavo io ogni giorno! — disse con orgoglio Tommaso. — La mamma dice: “Se vuoi un amico, devi prendertene cura!” Ci ha comprato perfino una bacinella solo per lui! — Hai proprio una bella mamma. E ora le stai preparando un altro regalo? — Sì! Voglio metterlo in cornice. Lei ne ha una stampata con delle macchie, eppure ci sorride sempre. Ma si può sorridere a delle macchie, signora Maria? — Le macchie? Mah, magari si può… se arrivano dal cuore. Ma dimmi, come va a scuola d’arte? — Va benissimo! Presto riuscirò a disegnare il ritratto della mamma! Sarà contenta! Ma intanto… — Tommaso tirò fuori dal suo zaino un foglio ripiegato — Questo è per lei, anche la mamma disegna ora. Maria aprì il foglio e strinse affettuosamente la spalla del bambino. Lì, tra mille colori, brillava un Tommaso sorridente, la mano sulla testa di un meticcio nero che lo guardava con adorazione. Alla loro destra, una bimba bionda in vecchia divisa scolastica stringeva un piccolo gatto. E a sinistra, dietro la cattedra piena di libri, con un sorriso pieno di saggezza, c’era lei — Maria. In ogni tratto di quel disegno sentiva, nascosta, una smisurata, silenziosa fierezza materna. Maria asciugò una lacrima e infine sorrise: in un angolo, scritto tra i fiori e i morbidi riccioli verdi, c’era una sola parola: “Ricordo”.
0
26
Fuori da casa mia! – disse mamma con calma — Fuori, — disse con assoluta tranquillità la madre. Ari…
0
495