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Ho smesso di stirare le camicie a mio marito dopo che lui ha definito il mio impegno “una giornata passata a casa
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– Perché non apri la porta? – Non voglio! E non lo farò. Gli ospiti devono avvisare prima di venire e, soprattutto, non frugare nei cassetti, nel frigo e negli armadi. – Cioè non lo farai? Ma è mia madre! È venuta da me! – Bene, allora vai ad accoglierla! Ma non nella mia casa.
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Una pausa per il tè nell’ambulatorio di ecografia.
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«È ora che tu cresca», disse Anastasia a suo marito. La sua risposta la fece infuriare Cosa ne pens…
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Un giorno mi chiama una lontana zia e mi invita al matrimonio di sua figlia – la mia cugina di terzo grado, che avevo visto l’ultima volta quando aveva solo sei anni. A sei anni suoi, per intenderci. Non sono particolarmente affezionata alla famiglia, ma la scusa non ha funzionato: “Almeno una volta ogni vent’anni potremo vederci, guai a te se non vieni!”, mi ha tuonato la zia. Mi arriva quindi l’invito con colombi e roselline da parte di Svetlana e Anatolio, e mi viene pure ricordato un paio di giorni prima – niente da fare, devo andare. Pazienza, sabato andato, tanto che posso farci? Così, armata di bouquet, pessimo umore e la ferma intenzione di andarmene presto alla chetichella, arrivo al ristorante, mi piazzano in un tavolo pieno di giovani e allegri amici dello sposo che, già un po’ alticci, si mettono a fare complimenti: che zia straordinaria ha la sposa, che non sembro nemmeno una zia, e via dicendo finché – fra brindisi e risate – ci si butta a far baldoria. Ovviamente non ho riconosciuto la sposa: tanti anni, da topolina scura è diventata una bionda formosa, con tanto di décolleté. La preferivo topolina. Comunque l’atmosfera era abbastanza plumbea: una marea di zie arrabbiate con gli zii, sposo con aria da preda, sposa compiaciutissima della sua bellezza e del suo décolleté. Se non fosse stato per la compagnia, sembrava un funerale. Le zie, poi, fulminavano con lo sguardo. Arrivo in ritardo per il primo giro di brindisi, poi si parte col secondo. Tocca a me. Il presentatore, informato della mia parentela, annuncia trionfante: “Ora i nostri giovani sposi riceveranno gli auguri dalla loro giovane e bella zia!” Col cuore in mano attacco: “Cari Svetlana e Anatolio!” Se già prima il clima non era festoso, a queste parole calò un silenzio di tomba, e realizzai in quell’attimo che la mia zia non la vedevo proprio e che dubitavo fosse tanto cambiata da non riconoscerla. “La sposa si chiama Ludovica”, sibilò la zia di fronte a me, tutta in rosa. “E lo sposo è Oleg”. “Come Ludovica? Quale Oleg?” “C’è sempre chi si imbuca ai matrimoni per mangiare e bere gratis”, aggiunse la zia. “Ne hanno mandato uno anche per la leva militare, l’abbiamo cacciato a fatica. Gente senza vergogna”. E lì ho capito che di divertimento, a quel matrimonio, ce ne sarebbe stato eccome. Tutti gli invitati si sono irrigiditi, guardandomi minacciosi, pronti a balzare in piedi. Niente ancora maniche rimboccate, ma poco ci mancava. “Scusate, ma ho l’invito! Guardate qui: Svetlana e Anatolio, ristorante tal dei tali, sala banchetti”, ho esclamato (sì, proprio esclamato), sventolando l’invito incriminato. Mi ha salvata un cameriere: “Signora, c’è un’altra sala banchetti al secondo piano, forse deve andare lì?” “Sì, come no, gratis da una parte e dall’altra…”, ha sentenziato la zia in rosa. “E la gente così sfacciata si permette ancora di girare libera? Avventuriera!” “E la sfacciataggine, cara Irina, è una seconda fortuna”, ha rincarato la zia in verde, ancora più acida. Vorrei precisare che non sembro affatto una sbandata né una piccola truffatrice. Ma, come si suol dire, mai dire mai… Gli amici dello sposo hanno preso le mie difese, beccandosi dalla zia in lilla: “Guarda questa, già fa girare la testa agli uomini!” E la signora in rosa: “Così anche il marito della nostra contabile se l’è fatto portare via da una come lei. Basta voltarsi e ti tagliano la strada, furbe e velenose.” Non ho mai soffiato il marito a nessuno, ma in quel momento mi sono sentita una vera rovina-famiglie. Ho perfino dato un’occhiata ai mariti lì presenti – tanto, se mi danno dell’avventuriera per tante cose, una più una meno… Per fortuna il gentile cameriere è salito di sopra, ha recuperato mia zia, che ha valutato la situazione e giurato di conoscermi, strizzando però l’occhio in modo da far capire a tutti che forse ero sempre stata un po’… stramba. Mi hanno così “evacuata” nella sala giusta, dove mi aspettavano davvero la bellissima e mediterranea Svetlana e un non ricordo più quale Anatolio, e mi hanno offerto da bere di tutto e di più. Meno male che almeno il regalo non avevo fatto in tempo a consegnarlo. Ma a riportarmi a casa sono venuti gli amici dello sposo – quelli del primo matrimonio.
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