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La Nuova Suocera… Un Nuovo Inizio
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Un bambino di 7 anni, a cui restavano poche settimane di vita, porge al suo ultimo sconosciuto una scatola con tutti i suoi risparmi chiedendo solo una cosa: portare via il suo cane. Ma quello che fa lo sconosciuto lascia tutti senza parole
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La suocera vuole tornare a trovarmi, ma ho detto di no. E non cambierò idea.
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Mamma, mi sposo! – annunciò allegramente il figlio. – Sono contenta – rispose senza entusiasmo la signora Sofia. – Ma’, che succede? – domandò sorpreso Vittorio. – Niente… Dove pensate di vivere? – chiese la madre, socchiudendo gli occhi. – Qui. Non sei contraria, vero? – rispose il figlio. – Tre camere, ci staremo tutti, no? – Ma ho scelta? – ribatté la madre. – Prendere casa in affitto sarebbe impossibile… – sospirò il figlio. – Chiaro, non ho scelta – disse Sofia con rassegnazione. – Mamma, oggi gli affitti sono alle stelle, ci resterebbe appena da mangiare! – disse Vittorio. – Ma non sarà per sempre, lavoreremo e metteremo da parte i soldi per comprarci una casa. Così ci riusciamo prima. Sofia scrollò le spalle. – Lo spero… – disse. – Va bene: entrate, restate quanto serve, ma ho due condizioni: bollette divise in tre e non farò la domestica. – Certo, mamma, come vuoi – accettò subito Vittorio. Gli sposi fecero una cerimonia semplice e iniziarono a vivere tutti insieme nel grande appartamento: Sofia, Vittorio e la nuora Irene. Dal primo giorno, con l’arrivo dei giovani, Sofia iniziò ad avere mille impegni: quando la coppia rientrava dal lavoro, la mamma non era mai a casa, le pentole vuote e tutto in disordine, così come lo avevano lasciato. – Mamma, dove sei stata? – domandava il figlio ogni sera. – Vedi, Vittorio, mi hanno chiamata dal Centro culturale a cantare nel Coro delle tradizioni, con la mia voce… lo sai! – Davvero? – si stupì il figlio. – Ma certo! Te l’ho detto mille volte. Ci sono tanti pensionati come me, cantiamo insieme. Che bello! Domani ci torno! – esclamò Sofia con pepe. – E domani ancora coro? – chiese il figlio. – No, domani serata letteraria: leggiamo il caro Leopardi – rispose Sofia. – Lo sai quanto amo le poesie. – Davvero? – di nuovo sorpreso il figlio. – Lo sai ma non ci fai caso! – lo rimproverò, bonaria, Sofia. La nuora osservava la scena in silenzio, senza commentare. Da quando il figlio si era sposato, Sofia sembrava rinata: frequentava tutti i circoli dei pensionati, alle vecchie amiche se ne aggiunsero di nuove che, allegre, venivano a trovarla e si fermavano a chiacchierare fino a tardi, a bere tè e sgranocchiare biscotti portati al volo, a giocare a tombola. Alternava passeggiate e serie TV che la assorbivano tanto da non accorgersi nemmeno di quando i ragazzi rincasavano. Ai lavori di casa Sofia non si avvicinava: lasciava ogni incombenza a nuora e figlio. I primi tempi la coppia non protestava, poi Irene iniziò a storcere il naso, più tardi i due bisbigliavano tra loro scontenti, e Vittorio cominciò a sospirare forte. Ma Sofia non ci badava, continuando la sua vita attiva. Un giorno rientrò a casa felicissima, canticchiando “Ciliegina ciliegina”. Entrò in cucina, dove i giovani mangiavano tristemente il minestrone, e annunciò con gioia: – Cari figli, potete congratularvi! Ho conosciuto un uomo fantastico e domani partiamo insieme per le terme! Non è una bella notizia? – Sì, certo – risposero all’unisono figlio e nuora. – E… è una cosa seria? – chiese cautamente il figlio, già temendo un nuovo arrivo in casa. – Ancora non so, magari dopo le terme capirò – disse Sofia, si servì il minestrone e lo mangiò con entusiasmo, poi si prese anche la seconda porzione. Dopo il viaggio Sofia tornò delusa: Aleksei non era all’altezza, si lasciarono, ma commentò subito che era comunque piena di energie e la vita continuava, tra circoli, passeggiate e pomeriggi in compagnia. Alla fine, quando i giovani rientrarono e trovarono casa in disordine e il frigorifero vuoto, la nuora sbottò, sbattendo la porta del frigo irritata: – Signora Sofia! Non potrebbe occuparsi anche delle faccende domestiche? In casa regna il caos! Il frigo è vuoto! Perché dobbiamo fare tutto noi? – Ma perché siete così nervosi? – domandò Sofia stupita. – Se viveste da soli, chi pulirebbe al vostro posto? – Ma lei c’è! – ribatté Irene. – Io non sono la vostra cameriera, ho già servito abbastanza, ora basta! E l’ho detto subito a Vittorio che non sarei la domestica. Se non gliel’ha detto, non è colpa mia. – Ma pensavo fosse uno scherzo – ammise Vittorio confuso. – Quindi volete vivere bene e che io sistemi tutto e cucini? No! Ho detto che non lo faccio, non lo farò! E se non va, potete vivere per conto vostro! – replicò Sofia, andandosene in camera. L’indomani, come nulla fosse, canticchiando “O mia bela Madunina”, si mise la camicetta bella, si passò il rossetto e si avviò al Centro culturale: il Coro delle tradizioni l’aspettava…
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Якби я знала, як сестра прийме мене, то ніколи б не приїхала до неї в гості
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Mia madre vuole sfrattarci dalla sua casa: come può farci questo?
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Un errore fortunato… Sono cresciuto in una famiglia senza padre: mi hanno cresciuto la mamma e la nonna. Già all’asilo sentivo il bisogno di un papà. E alle elementari, quanta invidia provavo per i miei coetanei che camminavano fieri mano nella mano con i loro papà forti e alti, giocavano e correvano in bici e in auto. Mi feriva di più vedere i papà che abbracciavano e baciavano i propri figli, li prendevano in braccio e ridevano insieme… Guardando tutto questo da fuori pensavo: “Quanta felicità…”. Il mio papà l’ho visto solo in una vecchia foto: anche lì sorrideva, come tutti gli altri papà… ma non a me. La mamma mi diceva che era un esploratore al Polo Nord: talmente lontano che non poteva venire. Era partito, lavorava lì, ma almeno mandava sempre i regali per il compleanno. In terza elementare, però, scoprii con grande delusione che papà non era mai stato un esploratore… Per caso sentii mia madre confessare alla nonna che non poteva più mentirmi e fingere regali da parte di un padre che ci aveva abbandonati. “Aldo ama tantissimo le feste – sono gli unici giorni in cui sente il sostegno, anche misterioso, di qualcuno di caro.” Così, prima del compleanno, dissi loro che non volevo più regali “da papà” inesistente. “Mi basta che prepariate la mia torta preferita, la ‘Millefoglie’!” La nostra era una vita modesta, campavamo con gli stipendi di mamma e nonna. Da studente facevo il facchino alla stazione e nei negozi. Un giorno un amico, Stefano, mi propose di sostituirlo come Babbo Natale nelle case e nei nidi. Rinunciai ai nidi – lì era troppo impegnativo, spettacoli veri e propri! Ma accettai le visite private negli appartamenti. Stefano mi diede un quaderno di filastrocche, indovinelli e gli indirizzi. Mi preparai, tremavo dalla paura, ma la prima volta andò sorprendentemente bene! Stanco ma contentissimo, mi resi conto che avevo guadagnato più in una sera che in mesi di lavoro. Continuai a fare Babbo Natale ogni dicembre, e d’estate lavoravo nelle squadre universitarie. La vita sentimentale, durante gli studi, era un po’ scarsa – c’era poco tempo. Le ragazze, certo, c’erano, ma niente di serio. “Quando finirò l’università, troverò un lavoro, una casa… allora sarà il momento della famiglia!” Laureato, lavoravo come ingegnere (non ancora capo!) e decisi di comprarmi un’auto usata. In famiglia c’era una situazione stabile ma i soldi non bastavano, così ripresi il lavoro di Babbo Natale. Mamma tirò fuori il vecchio costume, lo riempì di brillantini e la barba finta era così reale che mi copriva bene il viso. Mi dissi: “Adesso, Aldo, dovresti avere i tuoi figli – sempre ad animare quelli degli altri!” “Ci penserò… Intanto augurami buona fortuna, mamma!” Pochi giorni prima di Capodanno pubblicai un annuncio sul giornale locale: ricevetti quindici richieste. Dopo sei case, lessi il prossimo indirizzo: “Via delle Rose 6, interno 19”. La zona era periferica e poco illuminata. Salgo le scale, suono, apre un bambino di circa sei anni. – Io nella foresta vivo in una casetta di legno… – attacco la solita battuta. Ma lui mi blocca: – Noi non abbiamo chiamato Babbo Natale! – Ma io vengo dai bimbi bravi anche senza invito! – replico, ma sono un po’ spiazzato. – La mamma e il papà dove sono? – La mamma è dalla nonna Teresa, a fare una puntura. Torna presto. – Come ti chiami? – Aldo. “Che coincidenza!” penso tra me e me, ma ovviamente non glielo dico. – Aldo, dov’è il vostro albero? – Nella mia stanza. Mi prende per mano, mi porta nella sua cameretta, semplice come tutta la casa. Sul tavolino, invece dell’albero, c’è solo un rametto di pino in un vaso, decorato di piccoli giochi e lucine colorate. Vicino, due fotografie: di un uomo e di una donna. Mi avvicino… e resto pietrificato. Nella foto ci sono io! Non è possibile… Guardo meglio: a sinistra la mia foto da studente con la giacca a vento; a destra una ragazza – Elena Cardone. Mi viene da chiedere: – Chi sono? – Questa è mamma. – Tua? – Sì. – Si chiama… Elena? – Ma sì! Come fai a sapere tutto, sei davvero Babbo Natale! – E lui chi è? – indico la mia foto, già consapevole che Aldo è mio figlio. – È papà! È un vero esploratore! Vive su una grande lastra di ghiaccio! Mamma dice che è partito quando ero piccolissimo, quindi non l’ho mai visto… Ma manda sempre regali per il compleanno e Capodanno. E quest’anno, Babbo Natale lo porterà sotto il cuscino! Mi sento colpito al cuore, ricordando mio padre “esploratore”… Tutte le mamme mandano i papà “in spedizione” quando non ci sono davvero? Ero anche io nell’elenco di quei papà assenti. Mi si stringe il cuore: mi torna in mente il mio breve, intenso amore con Elena… Ci eravamo scambiati i numeri, ma non l’ho richiamata subito, e poco dopo mi hanno rubato il cellulare. Spesso la pensavo, ma la vita universitaria mi portò altrove. E lei viveva lì, nel mio stesso città, e aveva cresciuto nostro figlio, mettendo la mia foto accanto alla sua. Stavo per confessare la verità ad Aldo, quando la porta si apre ed entra Elena: – Tesoro, scusa il ritardo: la nonna Teresa ha avuto un malore, è dovuta andare in ospedale. Vede me, rimane di sasso: – Ma noi non abbiamo chiamato Babbo Natale! Le lacrime mi scendono dal viso: tolgo cappello e barba, via anche le sopracciglia finte… – Aldo?! – Elena sbalordita crolla su una sedia e scoppia in un pianto liberatorio – così forte che persino Aldo si spaventa. Ma vedendo il figlio, Elena si riprende. Io racconto che sono ‘volato dal Polo Nord’ vestito da Babbo Natale per fare il regalo a lui e alla mamma. Aldo è al settimo cielo: ride, recita poesie, canta con noi, ci tiene stretti le mani, come temendo che io possa di nuovo sparire. Non chiede neanche del regalo: tanto sa che Babbo Natale lo lascerà sotto il cuscino. Aldo dorme, e io e Elena parliamo fino all’alba, come se gli anni di distanza non fossero mai passati. La mattina corro a comprare un altro regalo e scopro che ho sbagliato indirizzo: ero finito al 6A invece che al 6, per via della poca luce. Ma in realtà, era la casa giusta. “Che errore fortunato e destinato dal destino…” Ora siamo in tre! Siamo felici. E la mamma e la nonna non si stancano mai di coccolare il piccolo Aldo Aldovisi!
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Lèlia. Un Mondo Interiore.
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