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Sono stata in questa relazione per cinque anni: due anni di matrimonio e tre anni di convivenza. Per quasi tutto il fidanzamento abbiamo vissuto una relazione a distanza, ci vedevamo ogni tre mesi e un anno soltanto due volte a causa del suo lavoro. All’epoca non mi sembrava un problema, anzi: ci mancavamo, piangevamo al telefono, ci amavamo attraverso messaggi e videochiamate. Mai una lite, nessuna gelosia, tanto rispetto e libertà: lui usciva con gli amici, io andavo alle feste e spesso mi consigliava anche su come vestirmi. Tutto sembrava perfetto. Un dicembre, sapendo che non ci saremmo visti né a Natale né a Capodanno, lui mi ha proposto di andare a vivere da lui a Milano. Ho lasciato il mio lavoro e mi sono trasferita. I primi mesi sono andati bene, ci siamo adattati uno all’altra e la seconda anno sembrava andare meglio che mai: una squadra affiatata, sempre insieme, come due sposi gioiosi. Ma al terzo anno qualcosa si è rotto: lui tornava a casa tardi, ha disattivato la condivisione della posizione, rientrava all’alba senza spiegazioni e le liti hanno cominciato a moltiplicarsi. Un giorno ho trovato il fondotinta e il rossetto sul colletto della sua camicia bianca. Alla mia richiesta di spiegazioni, mi ha detto che aveva cercato fuori quello che non trovava più in me, definendomi noiosa e ossessionata dalla casa. Avevo il cuore in frantumi. Per reagire sono tornata in palestra, dove ho conosciuto un altro uomo. C’è stato un invito, un momento in cui avrei potuto cedere: ma mi sono fermata, ho deciso di chiudere prima e non diventare ciò che lui era stato con me. Ho preparato le valigie, ho lasciato mio marito guardandolo negli occhi, senza spiegare altro. Sono andata dall’altro uomo solo per passare una notte diversa e il giorno dopo sono tornata nella mia città, a casa dei miei genitori. Due anni dopo vivo da sola, ho un nuovo lavoro e non mi pento di niente: ero sul punto di tradire, ma ho scelto di fermarmi in tempo, di lasciare prima, e non diventare ciò che lui aveva fatto a me.
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