Diario di Ludovica Tre giorni prima che una vecchia cartolina gialla cambiasse la mia vita, mi trovavo
Quella notte, quando uscii in strada, non sapevo dove mi avrebbe portato il mio cammino. La mia valigia
Non capisci nemmeno la tua fortuna Cinquantamila euro? Caterina lesse la notifica sullo schermo del telefono
Tanto tempo fa, quandero ancora giovane sposa e la mia famiglia era al completo attorno a me, ci trovammo
Capodanno stava arrivando in fretta, implacabile come un treno lanciato a tutta velocità. Sentivo quellaccelerazione
Non capisci nemmeno la tua fortuna Cinquantamila euro? Caterina lesse la notifica sullo schermo del telefono
Echi nella notte Maria Grazia Bianchi fu ricoverata nel reparto di riabilitazione due settimane prima
Dimenticare del tutto non era possibile. Ogni giorno, Procolo rientrava dal lavoro a Milano con la metropolitana
Ecco, ti racconto una cosa che mi è successa laltro giorno. Un mio amico, Luca, è venuto a casa mia per
La prima volta che mi sono sposata a 55 anni Sono già passati cinque lunghi anni da quel giorno.
Ricordo, con una certa amarezza, quel pomeriggio destate quando Loredana, la nuora, giunse al nostro
Quando mi chiedono di dare unocchiata al gatto, prima che con letà si perda la testa, la prima cosa che
Mamma, sei davvero seria? Il ristorante La Pergola? Ma lo sai che una cena lì costa almeno duecento euro!
“Lasciamola qui, che muoia da sola!” dissero, abbandonando la nonna nella neve.
Giulietta, oggi passo da voi e ti aiuto con i bambini. Giulia teneva il telefono tra la spalla e lorecchio
Marmellata di tarassaco
La neve si è sciolta, quest’anno il gelo non si è fatto sentire, l’inverno è stato mite e abbondante di fiocchi. Ma ora basta, Taide sogna già di togliersi il cappotto e vedere le prime foglie verdi, il mosaico dei colori e sentire il risveglio della primavera. Nel piccolo comune della provincia emiliana, finalmente la bella stagione è arrivata.
Taide osserva tutto dalla finestra del terzo piano del suo condominio di cinque piani. Vive da tempo lì, ora con la nipotina Valeria, quarta elementare. Un anno fa i genitori di Vale sono partiti per l’Africa, medici in missione, e hanno affidato la figlia alla nonna.
“Mamma, ti lasciamo la nostra Valeria da custodire. Non possiamo portarla laggiù, ma con te sarà al sicuro – diceva la figlia di Taide.”
Da quando vive con la nipote, ogni mattina Taide la accompagna a scuola, le prepara colazione e la attende per il pranzo. Quando esce per fare la spesa, incontra sempre le due vicine di casa che occupano la panchina davanti al portone: la riservata Signora Semenzoni del primo piano e la solare Valentina di settantacinque anni, sempre pronta a raccontare storie dalla sua vita romana.
Le chiacchiere davanti al condominio sono una tradizione di quartiere: si discute delle ultime notizie, delle trasmissioni viste la sera prima in televisione, c’è chi parla di pressione alta, chi di ricette, e la panchina rimane occupata finché il sole non cala.
La primavera ridesta tutto: i rumori delle macchine, il mercato si anima, le persone colorano il paese con giacche leggere. Di pomeriggio, dopo i compiti e le lezioni di danza di Vale, Taide si siede in compagnia sulla panchina, a volte con il vicino signor Egidio del secondo piano, vedovo e padre di una figlia lontana, di cui si prendeva cura lavorando sempre troppo.
Col tempo Taide ed Egidio si ritrovano spesso insieme, passeggiano nel parco, leggono riviste sotto la grande pianta di tiglio. Finché la figlia di Egidio, Vera, torna dopo tanti anni, proponendogli di vendere la sua casa per trasferirsi da lei in città.
Vera, severa e distante, non accetta il rifiuto del padre e cerca l’alleanza di Taide, che però non cede e riceve in cambio accuse e chiacchiere velenose davanti a tutti. Quando finalmente Vera riparte, Taide si tiene alla larga da Egidio, ma lui, con in mano un mazzo di tarassaci e una corona appena intrecciata, la invita a ritrovare un sorriso.
“Ho preparato la marmellata di tarassaco, è buonissima e fa bene… e nei pomeriggi insieme la primavera torna a risplendere sotto la loro panchina di provincia.”
Marmellata di tarassaco: una storia di rinascita primaverile, amicizie ritrovate e panchine di paese, tra ricette, chiacchiere e nuove possibilità. Marmellata di tarassaco È finito l’inverno nevoso, questanno non ci sono stati quei geli tremendi
20 ottobre 2024 Oggi ho aperto gli occhi e ho sentito il silenzio di quellappartamento vuoto, il luogo
Non voleva, ma lo ha fatto
Vasilisa non sapeva fumare, ma era convinta che le aiutasse a calmare i nervi. Stava nel cortile della sua casa e osservava la strada del piccolo paese italiano, persa nei suoi pensieri cupi e agitati: la sua vita, ultimamente, si era riempita di serie preoccupazioni.
Viveva da sola nella casa della defunta nonna, con i genitori nel paese accanto, a sette chilometri di distanza. Aveva scelto la solitudine per provare l’autonomia, ormai aveva ventitré anni. Lavorava alle Poste.
Non riuscì a finire la sigaretta, la spense e la gettò via:
— Non mi piace fumare, come fa sempre Veronica, una dopo l’altra. È stata proprio lei a suggerirmelo, diceva che era rilassante, ma ne dubito… — pensava Vasilisa.
In quel momento, davanti casa passò Anton, il nuovo carabiniere trasferito dal vicino comune. Lo sapeva dai colleghi delle Poste. Guardò l’auto scomparire, poi rientrò in casa: stava per calare la sera, e lei aveva un compito difficile e rischioso…
Il giorno prima, all’ufficio postale non c’era molta gente, ma ogni tanto entrava qualche compaesano.
— Domani qui sarà un pienone, — disse Anna Federica, — oggi è la quiete prima della pensione.
Anna Federica era alla posta da una vita, tutti la conoscevano, e lei ripeteva sempre:
— Sono trent’anni che lavoro qui, non saprei nemmeno dove altro andare.
— Eh sì, zia Anna, — sorrideva la giovane Veronica, — mia mamma dice che senza di te non funzionerebbe niente. Sei il pilastro delle Poste.
— Ma dai, ognuno è sostituibile, appena vado in pensione…
— Salve, — entrò Marina, donna robusta di quarantadue anni. — Che caldo oggi! Sono qui perché la mia vicina, la signora Glafira, vuole rinnovare l’abbonamento alla rivista. Lei legge sempre. E domani mattina presto partiamo per il mare, addirittura in Turchia… Mi ha pregato perché la sua scadenza è vicina, e teme di restare senza. Fa tanta pena, non esce mai, così passa il tempo leggendo.
— Marina, non hai paura? Così lontano e pure in aereo, — domandò Anna Federica. — La Turchia è bellissima, vi scalderete al sole, — disse con tono da esperta.
— No, non ho paura. Il primo giorno metterò le foto su Instagram, ho comprato un costume nuovo, quindi seguiteci, — promise Marina prima di uscire.
— Chissà quanti soldi servono per andare in Turchia con tutta la famiglia… — sospirò Veronica.
— Eh, soldi ne hanno, il marito è agricoltore. — Anna Federica confermò.
Vasilisa non intervenne, osservava tutto dal computer. Pensava…
Dopo un po’ all’ufficio postale arrivò il carabiniere Anton:
— Buongiorno, dovrei avere un avviso qui, potete controllare? — chiese a Veronica, poi vide Vasilisa e si bloccò a fissarla.
— Non pensavo ci lavorassero ragazze così belle… ma sei molto triste…
Anna Federica notò lo sguardo di Anton.
— Ah, Vasilisa. Ha perso il fidanzato da poco.
— Capisco, — rispose Anton. Veronica gli disse che non era arrivato nulla per lui.
Tre settimane prima, il fidanzato di Vasilisa, Denis, era stato trovato morto nel capoluogo: lo avevano ucciso. Si vociferava fosse un giocatore d’azzardo che frequentava club clandestini, ma Vasilisa non ne sapeva nulla. La polizia non trovò i colpevoli, ma una sera si presentarono a casa sua due giovani del capoluogo. Vasilisa li aveva visti una volta con Denis.
— Il tuo ragazzo ci deve tanti soldi.
— Ma è morto… — rispose terrorizzata Vasilisa.
— Eh, ma i debiti restano. Ora devi pagare tu, — disse uno, Ale, chiedendo trecentomila euro.
— Dove li trovo?
— Sono affari tuoi. In paese ci sarà qualcuno benestante, riflettici.
— Non so chi siano i ricchi qui…
— Lavori alle Poste, sai tutto di tutti, — rispose Ale. — Ci servono i soldi. Fra due settimane torniamo. Se vai dai carabinieri, sei finita. Ecco queste chiavi universali: con queste apri qualunque porta, — disse bruscamente.
Appena se ne andarono, chiuse la porta in fretta. Il sangue pulsava nelle tempie, e la casa era avvolta nel silenzio della notte. Il giorno dopo, Vasilisa decise: durante la notte si sarebbe intrufolata a casa di Marina. Sapeva che erano partiti e che non c’erano cani a sorvegliare il cortile, solo il cancello. Riuscì a scavalcare la recinzione.
Non aveva idea di come entrare, ma come aveva detto Ale, aprì la serratura con la chiave universale. Il cuore le batteva, stava violando la legge, diventando come quei delinquenti che l’avevano costretta.
Cercò a lungo i soldi; nella stanza rischiarata dalla luce del lampione stradale, pensava:
— Mio Dio, cosa sto facendo? Voglio solo vivere… Denis, che hai fatto, ora sei sottoterra e io qui… costretta a delinquere per colpa tua!
Vasilisa avrebbe voluto chiamare i carabinieri, ma aveva troppa paura: Ale era spietato. Trovò solo quindicimila euro, un anello d’oro e un bracciale di Marina. Poi un laptop sul tavolo lo mise nella borsa.
Uscì in silenzio dalla casa di Marina, sollevando la borsa sulla spalla, guardandosi intorno; solo qualche cane abbaiava pigramente. Nessuno la vide. Tremava, impaurita.
A casa nascose la borsa nel vecchio baule della nonna, in dispensa, sotto le cianfrusaglie. Non dormì quella notte, tormentata dall’ansia. Al lavoro prese subito il mal di testa, e a mezzogiorno sgattaiolò verso la mensa del paese.
— Buongiorno, — disse Anton comparendole davanti. Lei trasalì. — Non avere paura, vado anch’io a mangiare.
— Buongiorno, — rispose piano, pensando febbrilmente, — mi ha scoperta? Mi aspettava?
— Proprio te stavo aspettando, — scherzò Anton.
Lei vide nei suoi occhi che scherzava, si tranquillizzò. Da quel giorno iniziarono a pranzare insieme; talvolta lui la aspettava anche dopo il lavoro e la accompagnava a casa, poi restava da lei.
La voce si sparse subito per il paese:
— Vasilisa si è presa il carabiniere, ci ha saputo fare, — sbottava Tamara. — Ad Anton piaceva mia figlia, ma lei si è fatta soffiare il posto… questa Vasilisa subito si è mossa.
— Ma dài, si vede che Anton è cotto di Vasilisa, è proprio innamorato.
E così era: amore vero, anche se alcuni paesani la criticavano.
— Ha perso da poco il fidanzato e già si è trovata un altro…
— Non può mica soffrire per tutta la vita, — dicevano altri.
Vasilisa era angosciata: stava arrivando il giorno in cui sarebbero tornati a cercare i soldi. Temendo che trovassero Anton lì, voleva confessargli tutto; finalmente si decise:
— Anton, devo dirti una cosa… — iniziò, ma lui sorrise.
— Lo so, anch’io ti amo…
— No, non è questo…
Anton la ascoltò serio, incredulo che lei, così fragile e bella, avesse potuto fare una cosa simile. Ma la capiva, quei tipi l’avevano terrorizzata.
— Cosa… Vasilisa! Devi pagare per questo. Dov’è la refurtiva? Ma sei ingenua, dovevi venire subito da me…
Lei gli consegnò la borsa. Lui cercò di rassicurarla. Due giorni dopo, tardissimo, bussarono: Vasilisa aprì tremando. Ale era lì con l’amico, pretendevano i soldi.
— Non ho trovato tutti i soldi, ma qualcosa penserò… datemi ancora tempo…
Ale le strinse forte la spalla.
— Ancora tempo? O ci dai soldi, o adesso ti… — le strappò la maglietta. In quel momento, alle sue spalle, il complice cadde a terra, poi anche Ale. Già Anton aveva messo le manette, il collega carabiniere immobilizzava l’altro.
— È finita, — disse Anton, — ora pagheranno. Domattina vieni in caserma, dobbiamo chiarire tutto.
Vasilisa confessò tutto ai carabinieri. Marina, tornata dalle ferie con la famiglia, ricevette indietro ogni cosa. Anton chiese al maresciallo di non divulgare il nome di Vasilisa. Alla fine tutto si risolse: nessuno avrebbe potuto immaginare che quella ragazza tanto timida avesse osato tanto. Tutti pensarono che fossero stati Ale e il complice, gli stessi che avevano ucciso Denis. Furono condannati.
Anton chiese Vasilisa in sposa, fecero una bellissima festa di nozze. L’amore di Anton lavò via tutti i peccati di Vasilisa e guarì le sue ferite. Ora insieme crescono la piccola Olga. Non voleva, ma lo fece Nonostante non sapesse fumare bene, Mariangela era convinta che la sigaretta la
Per volontà del luccio Ginevra Bianchi, fino al pensionamento, era una pescatrice incallita.
Unanno era passato da quando il suo unico figlio, Alessandro, era morto. Il funerale era stato un evento
Sul serio vuoi passare il sabato a rovistare fra le cianfrusaglie nel garage? Tutto il sabato?
Ogni amore ha la sua forma
Annalisa uscì di casa senza giacca, rabbrividendo subito per il vento tagliente che le penetrava sotto il maglione leggero. Attraversò il cortile, poi il cancello, e rimase ferma a guardarsi intorno senza accorgersi delle lacrime che le scivolavano sul viso.
— Anna, perché piangi? — La voce la scosse: era Michele, il ragazzino del piano di sopra, qualche anno più grande e sempre coi capelli spettinati sulla nuca.
— Non sto piangendo, è solo… — mentì Annalisa.
Michele le porse tre caramelle trovate in tasca. — Tieni, ma non dirlo a nessuno, altrimenti arrivano tutti. E ora vai a casa — ordinò severo, e lei obbedì.
— Grazie… ma non ho fame, è solo che… — sussurrò Annalisa.
Ma Michele aveva già capito, fece un cenno e se ne andò. In paese tutti sapevano che il papà di Annalisa, Andrea, beveva. Andava spesso al piccolo negozio dell’angolo, chiedendo credito finché la signora Valentina, tra mille rimproveri, glielo concedeva ancora.
— Ma come fai a non farti licenziare dal lavoro, Andrea? — borbottava lei, vedendolo sparire di nuovo col vino.
Annalisa aveva appena nove anni, tornata da scuola di corsa prima del previsto: la maestra era ammalata e faceva freddo per essere fine settembre, le foglie gialle ruotavano spinte dal vento. Le sue scarpe vecchie prendevano acqua e la giacca era ormai troppo sottile.
Il padre dormiva ancora vestito sul divano, due bottiglie vuote in cucina, il frigo completamente deserto. Annalisa mangiò in fretta le caramelle di Michele e si sedette a fare compiti, anche se la mente vagava oltre il vetro della finestra, persa tra il vento e i ricordi: un tempo il giardino era pieno di vita, curato con amore dalla mamma, ma ora il verde era solo un ricordo e persino il vecchio melo era secco da quando il papà aveva venduto prematuramente tutti i frutti.
Il papà, Andrea, non era sempre stato così. Ridevano, camminavano insieme nelle pinete a cercare funghi, guardavano i cartoni la sera mentre la mamma cucinava i suoi famosi dolci. Non erano solo frittelle: una volta la mamma le aveva insegnato a fare le brioches a forma di cuore, le “brioches magiche”, diceva che per ogni desiderio sussurrato assaporandole, l’amore prendeva forma.
— Vedi Annalisa, ogni amore ha la sua forma…
Poi la mamma era caduta malata e non era più tornata dall’ospedale, lasciando Andrea nel dolore e una casa improvvisamente vuota, pure di pane.
Nei fine settimana Annalisa andava a piedi nel vecchio frutteto oltre il paese, quello del nonno Egidio, morto anni prima ma i cui alberi continuavano a regalare mele e pere. Annalisa raccoglieva solo la frutta caduta, ripetendosi che non era rubare.
Un giorno, nel frutteto incontrò una donna col cappotto, sorpresa di trovarla lì.
— Sono Annalisa… non rubo, prendo solo quello che trovo per terra…
La donna le sorrise, era la nipote del nonno Egidio, appena trasferita. — Vieni su, ti preparo una minestra e ti do una brioche — disse presentandosi come Anna Maria, e Annalisa si fidò subito.
Entrarono in una cucina calda, dove il profumo di minestre e brioches a cuore le riportò il sorriso. Anna Maria capì tutto senza altre parole. Da quel giorno, si presero cura l’una dell’altra, e poco per volta Anna Maria portò ordine e calore anche nella casa disordinata di Annalisa.
Col tempo, Anna Maria e Andrea si innamorarono: la casa rifiorì. Ora Annalisa andava a scuola con le trecce ben fatte, un cappotto nuovo e gli stivaletti rosa: “Hai visto?” diceva ai compagni, “adesso ho un’altra mamma, la zia Anna”.
Anno dopo anno, la famiglia diventò più forte. Annalisa, ormai studentessa universitaria, quando tornava a casa gridava: — Mamma, sono tornata! — e ad abbracciarla correva Anna Maria, poi anche Andrea, sereno e finalmente sorridente.
Ogni amore ha la sua forma. Diario di Giulia Ogni amore ha la sua forma Oggi sono uscita in cortile senza nemmeno pensare di mettere
Ricordo ancora quella cucina di Milano, dove la nuvola di cipolle tagliate aveva quasi avvolto lintera stanza.
Il silenzio di Capodanno Novembre era denso di una pioggia perpetua, grigia come la polvere dei sogni
Io e mio marito siamo arrivati in campagna a conoscere i suoi genitori. La mamma di Vasco, con le mani sui fianchi come una matriarca davanti al samovar, è uscita sul portico e ha esclamato: “Oh, Vasino! E non ci hai nemmeno avvisati… Eh, vedo che non sei arrivato da solo!”. Vasco mi ha stretto forte e ha detto: “Mamma, ti presento mia moglie, Valentina”. “La montagna”, cinta da un grembiule con le balze, mi si è avvicinata a braccia aperte: “Benvenuta, nuoretta mia!” E mi ha baciata tre volte, come vuole la tradizione. Dalla cucina di Claudia Petronilla arrivava un profumo intenso di aglio e pane appena sfornato… Io e mio marito arriviamo proprio oggi in campagna, nelle colline dellEmilia-Romagna, per conoscere i