Fu nella giornata del matrimonio di Lidia, la postina del piccolo borgo di San Felice, che si svolse.
*La luce del sole filtrava attraverso le tende, ma il suo sguardo mi gelava il sangue.* “
Il marito mi paragonava sempre a sua madre, così gli ho detto di fare le valigie e tornare da lei Hai
Mio suocero rimase letteralmente senza parole quando vide in che condizioni vivevamo Io e mio marito
Ma dai, Giulia, davvero… Martina fissava il mio vecchio vestito di lino con quellespressione di
Caro diario, Oggi ho pensato molto a Michele, il mio amico di vecchia data. Lo conosco sin dai tempi
Mentre tornavamo a casa dal mercato con mia madre, fui io a vederlo per primo. Non era sotto la panchina
Diario di Carlo, 31 dicembre Ma dove hai messo i tovaglioli? Ti avevo chiesto quelli con il disegno argentato
Caro diario, Oggi la vicina Marta ha smesso di venire a casa della mia cara nonna, la signora Vittoria
Dopo queste parole devo ancora stare qui a fingere che tutto vada bene, a sorridere? No, festeggiate
Ciao, ti racconto cosa è successo laltro giorno a casa nostra a Roma, proprio nel nostro appartamento
Quando Lucia tirò la corda che chiudeva il sacco, la stoffa si allentò lentamente, frusciando piano.
Caro diario, Quando mi sono sposata, pensavo di essere la donna più felice del mondo. Francesco era un
Caro diario, oggi è stata una di quelle giornate che mi hanno ricordato quanto possa essere difficile
I Monti della Sorte
Marco, avvocato di trentacinque anni, detestava il Capodanno. Per lui non era una festa, ma una vera e propria maratona.
Frenesia, ricerca del “regalo perfetto” per colleghi che sopportava a malapena e, ovviamente, la cena aziendale. Quest’anno, lo studio per cui lavora ha deciso di fare le cose in grande e ha affittato un intero club fuori città.
Marco stava guidando la sua impeccabile auto nera, ascoltando un podcast sulle novità fiscali, e mentalmente ripassava il piano: restare un’ora, bere un bicchiere di spumante, scambiare due parole di circostanza con il capo e svignarsela di soppiatto verso casa.
Quando arriva, il club già pullula come un alveare sconvolto. Ovunque colleghi in abiti sgargianti che ridono troppo forte, creando l’atmosfera.
Marco prende il suo bicchiere, si piazza in disparte come una sentinella e osserva quella giostra di allegria artefatta. Si sente un alieno atterrato su un pianeta dove l’unica legge è: essere felici su comando.
***
Poi la nota. Una sconosciuta, non la più appariscente né la più rumorosa. Se ne stava vicino alla finestra, un po’ in disparte, a guardare la bufera di neve fuori.
Indossava un semplice vestito blu scuro e teneva in mano un bicchiere di succo. Non sembrava affatto triste o sola. Piuttosto, immersa nei propri pensieri.
Marco si accorse che lei aveva l’aspetto che lui sentiva dentro.
– Brutto tempo per tornare indietro, – fu tutto ciò che gli venne da dirle avvicinandosi.
Lei si voltò e gli sorrise. Un sorriso vero, non di circostanza.
– Ma che spettacolo là fuori! – replicò lei, indicando la finestra. – Quando la città è coperta dalla neve, sembra che tutti i problemi spariscano.
Marco rimase spiazzato. Non se l’aspettava.
– Marco, – si presentò.
– Elena, – rispose lei stringendogli la mano – della contabilità, credo ci siamo incrociati un paio di volte in ascensore.
Calarono in silenzio, ma era un silenzio confortevole, quasi rassicurante.
La bufera s’intensificava. Dagli altoparlanti annunciarono che le strade erano bloccate e che tutti dovevano restare fino al mattino seguente.
Nel salone si diffuse un misto di panico e delusione.
Marco pensò subito al suo piano andato in fumo.
– Allora, avvocato, pronto per una notte in branda? – ironizzò Elena.
– Il mio lavoro non mi ha preparato a questo, – rispose lui ridendo. – E lei?
– Ho sempre con me un buon caricabatterie e un libro. Sono pronta a tutto, – sussurrò Elena con un sorriso.
Quella sera, senza più scuse né maschere, iniziarono a parlare davvero.
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Emersero segreti mai raccontati: lei adorava i vecchi film in bianco e nero, lui li detestava ma promise di guardarne uno se lei gli avesse spiegato la magia. Lui sognava di mollare tutto e aprire una caffetteria, lei dipingeva in segreto ad acquarello senza aver mai mostrato i suoi quadri a nessuno.
Si ritrovarono in un angolo, ignorando la festa, a bere tè caldo dal termos portato da lei, non spumante.
Lei gli raccontò del suo gatto innamorato dei fiocchi di neve; lui della nonna che gli insegnava a fare il pan di zenzero.
Allo scoccare della mezzanotte, niente urla festose; solo uno sguardo.
– Buon anno, Marco, – sussurrò Elena.
– Buon anno, Elena, – rispose lui.
Quella notte dormirono non nelle camere lussuose, ma su due brandine preparate per gli “sommersi” dalla bufera, uno accanto all’altra, a chiacchierare sottovoce fino all’alba.
Al mattino, con le strade ormai libere, uscirono. Il mondo era bianco, pulito, silenzioso. Il sole accecante si rifletteva sui cumuli di neve.
– E adesso? – chiese Marco.
– Prendo l’autobus. Vado a casa.
– …Posso accompagnarla in macchina.
Elena lo guardò e nei suoi occhi brillava un sorriso.
– E se ti dicessi che mi piace questo mondo ovattato e vorrei andare a piedi fino alla fermata?
Marco capì che quella serata non era stata un caso.
Era l’inizio di qualcosa di nuovo, e soprattutto, vero.
– Allora verrò con te, – disse sicuro.
E si incamminarono nella neve fresca, insieme, nel primo giorno dell’anno nuovo, lasciando dietro di loro impronte che conducevano verso un futuro sconosciuto e luminoso.
Quasi da crederci… Cumuli del destino Riccardo, avvocato di trentacinque anni, aveva sempre detestato il Capodanno.
Qualche giorno fa sono passato da mia zia per consegnarle dei documenti. Di solito ci vediamo solo a
Zio, porta via la mia sorellina. Non ha mangiato nulla da giorni esclamò il piccolo, la voce spezzata
«Parto per le vacanze, non ho intenzione di fare da babysitter a nessuno!». La suocera mi ha lasciata
Non ti sei meritata Dopo il divorzio, ero sicuro che non avrei più saputo fidarmi di nessuno raccontavo
Quella mattina mi trovò sullo stesso bordo del letto dove mi ero addormentata la sera prima.
«Dovevate ristrutturarmi la casa, non andare in vacanza!»
Mia suocera ci rimprovera perché siamo andati in ferie invece di pagarle la ristrutturazione. Il suo appartamento è bello e in ordine – il restyling è solo un suo capriccio. Secondo lei dovremmo essere noi a finanziare, anche se potrebbe benissimo farlo da sola.
Io e mio marito siamo molto parsimoniosi. Stiamo ancora pagando il mutuo e cresciamo due figli adolescenti. In tutti gli anni di matrimonio, questa è stata la prima estate in cui siamo partiti.
Prima potevamo solo passare le ferie in campagna o in un bungalow al lago. I nostri figli non avevano mai visto niente, così abbiamo deciso di prenotare una vacanza in Italia. Ci siamo dovuti stringere la cinghia, ma ne è valsa la pena.
Mia suocera, appena sposati, disse che non avrebbe mai fatto da babysitter ai nipoti. L’ho accettato e non le ho mai chiesto niente. Così tutte le vacanze e i weekend i bambini sono sempre stati con i miei genitori, perché io e mio marito lavoriamo. Non l’ho mai giudicata: capisco che crescere due figli è già tanto. Ora è in pensione e ha tutto il diritto di riposarsi.
Si è iscritta in piscina, va in gita, frequenta mostre. Insomma, vive una vita molto attiva ancora oggi. L’unico problema era sempre quello: i soldi. Tutti i suoi sfizi dovevano essere pagati dai figli, anche a scapito della nostra famiglia. Dimenticava mutuo, figli, spese – per mamma bisognava sempre trovare il modo.
In più ogni weekend dava incarichi a mio marito: aiutami, aggiusta qui e là. Quest’anno ha perso davvero la misura – voleva rifare il look all’appartamento. Tutti abbiamo dei desideri, ma non sempre si possono realizzare, no? Senza contare che solo cinque anni fa la casa era già stata ristrutturata, tutto ancora nuovo e perfetto.
Mia suocera non sapeva che saremmo partiti per l’Italia. In realtà non volevamo dirglielo, volevamo solo chiudere casa e partire. Così abbiamo fatto.
Ma mentre eravamo via, è passata da noi. Non trovando nessuno, ha chiamato mio marito, che le ha detto che eravamo in Italia. Ha riattaccato e al nostro ritorno ci ha aspettato una vera e propria tempesta.
«Potevate avvisarmi. E poi, dove avete trovato i soldi? Dovevate ristrutturarmi la casa, non andare in vacanza!»
Di solito mio marito abbozza e non contraddice mai sua madre, ma stavolta no. Le ha ricordato che i nostri soldi non la riguardano.
Da allora, mia suocera non ci parla più. Nemmeno con i nipoti. In compenso parenti vari ci telefonano per dirci che siamo delle persone orribili. Io e mio marito non ci sentiamo in colpa. E i miei genitori ci appoggiano. Bisogna viaggiare finché si è giovani, soprattutto se i suoceri pretendono soldi per un capriccio e non per necessità. Dovevate farmi il restauro, invece di andare in vacanza! Mia suocera ce lha con noi perché siamo andati
Ecco il menu, prepara tutto entro le cinque, non devo stare io in cucina al mio cinquantesimo compleanno
Mamma, Luna mi ha di nuovo rosicchiato la matita! Giulia entrò di corsa in cucina con il mozzicone di
Ti vedo, non scappare. Cosa fai nel nostro androne? Il gatto la fissò con aria colpevole, mentre silenziosamente
Mi sono svegliato di soprassalto, spaventato dal gemito della mamma. Mi sono avvicinato al suo letto