Il ristorante, dove Alessandro mi aveva invitato per il nostro secondo incontro, traboccava di una ricercata ostentazione: luci soffuse, camerieri che si muovevano tra i tavoli come ombre in smoking e il brusio elegante della Milano bene. Lui si integrava alla perfezione: completo sartoriale, orologio che gridava successo! e quellinconfondibile sorriso beato da uomo abituato a essere il centro del proprio universo.
Ordina pure tutto ciò che vuoi mi ha detto con nonchalance, senza degnare il menu di uno sguardo. Mi dà fastidio vedere una donna che si limita.
Sembrava appena uscito da una fiaba ambientata tra le nebbie di Monza: generoso principe in missione. Solo che, a ben guardare, il suo sguardo era più quello di un contabile in cerca di bilancio. Le sue storie sulle extutte interessate soltanto al portafogliomi suonavano come un monologo già recitato davanti a molti altri.
Ho scelto linsalata di anatra e un calice di prosecco. Alessandro invece si è lanciato nella grande degustazione: filetto, tartare, bottiglia di Barolo. Disquisiva di affari, lamentava la superficialità della gente, rifletteva sui valori e sulla connessione spirituale. Io ascoltavo, annuivo, ma mi sentivo come a un esame universitario, in attesa della domanda trabocchetto.
Il one-man-show
Quando il cameriere ha posato il conto in una cartellina nera da vera haute cuisine, Alessandro ha proseguito imperterrito: tra una lamentela sulla crisi morale e laltra, ha mosso la mano verso la tasca interna della giacca, poi verso laltra, infine sulle tasche dei pantaloni. Lespressione gli è cambiata: dalla sicurezza al finto smarrimento.
Mannaggia ha sospirato, fissandomi con occhi da protagonista di telenovela. Devo aver lasciato il portafoglio o in ufficio o nellaltra macchina.
Ha allargato le braccia, interpretando la parte del disarmato, ma di panico neanche lombra. Niente richieste al cameriere, niente telefonate per salvataggi digitali. Solo un sorrisetto rivolto a me.
Dai, che situazione assurda ha continuato, appoggiandosi allo schienale. Mi aiuti? Paghi tu ora, poi ti giro tutto. Oppure, la prossima volta ti offro io con tanto di interessi!
In quel momento era chiaro: nessuna casualità, nessuna sbadataggine. Era una prova studiata a tavolino, proprio come quelle di cui si vantava poco primaquelle storie che si leggono su qualche forum o si vedono in una fiction di Rai Uno.
La sua logica era degna di uno sketch comico: se la donna paga senza fiatare, è brava, docile, pronta a salvare il mondo; se invece si oppone, è solo unaltra materialista in caccia di euro. Di fronte a me non cera un business man, ma un manipolatore insicuro in cerca di conferme.
Nella sua testa, la vittoria era servita: in una cena milanese, la prospettiva di una relazione con un partito da copertina come lui doveva portarmi a pagare silenziosa, esibendo carta di credito.
Conti freddi
Ho aperto la borsa con molta calma. Alessandro si è rilassato, certo che il suo piano avesse funzionato.
Certo, nessun problema ho detto cordialmente, chiamando il cameriere.
Mi scusi, potrebbe dividere il conto? ho annunciato, chiara. Io pago il mio. Il signore qui si occupa della sua bistecca, Barolo e tiramisù.
La sua faccia ha perso ogni traccia di sorriso.
In che senso? ha sibilato, piegandosi verso di me. Non ho il portafoglio!
Lo capisco ho annuito, avvicinando il telefono al terminale. Però ci conosciamo appena. Pagare la mia parte è normale. La cena di un uomo che mi invita in un ristorante di lusso e ordina tutto il meglio scusa, non è affar mio. Sei adulto, sono sicura che trovi una soluzione.
Il cameriere è rimasto impietrito, guardando prima me e poi lui. Alessandro si è acceso come un pomodoro, la sua patina brillante scompariva a strati, lasciando emergere il cinismo.
Fai sul serio? ha sussurrato. Per qualche euro? Ho detto che ti restituisco tutto. Era solo per testarti!
E hai testato ho replicato, alzandomi dal tavolo. Io sono una persona che non si lascia manipolare.
Mentre mi avviavo alluscita, sentivo che mancava ancora il colpo di scena. Lui era rimasto seduto, con il conto non pagato, il portafoglio fantasma e la faccia tra il perplesso e il furioso.
Sono tornata, ho aperto il portamonete e ho tirato fuori qualche banconota stropicciata, e una manciata di spicci la classica roba che si trova sul fondo di una borsa italiana.
Ah, già ho aggiunto. Se il portafoglio è nellaltra macchina, immagino che per il taxi non hai nemmeno gli spicci?
Ho messo i soldi accanto al bicchiere di Barolo.
Questo è per il metro. Non ti preoccupare, milanese doc come te saprai cavartela. Consideralo il mio contributo alle tue ricerche sullanima femminile.
Qualche commensale ha girato la testa a vedere la scena. Alessandro sembrava aver ricevuto un ceffone con un guanto bianco.
Io sono uscita.
Quella sera mi è costata solo uninsalata e un calice di vino: prezzo modico per aver in tempo capito chi avevo di fronte, e avermi salvato anni di vita. Spero che lui abbia imparato qualcosa, anche se di solito certi soggetti non cambiano.
E voi, che avreste fatto al mio posto? Salvataggio a colpi di bonifico o posizione ferma e sincera?




