12 dicembre 2025
Oggi ho camminato lungo la Strada Provinciale 71, tra i campi di grano che si estendono verso le colline di Siena. Il vento freddo mi graffiava le guance, ma non ho lasciato che quel brivido mi fermasse. Ho spostato il cappello più in avanti, sistemato la schiena il più dritta possibile e ho tenuto la mia vecchia rete di vimini stretta in una mano, pronta a sollevare lauto che mi avrebbe portato al reparto di terapia di Firenze.
Non era la prima volta che percorressi quel tracciato. Da quando Benedetta è stata ricoverata al reparto di medicina interna, ho imparato a conoscere il cigolio della strada polverosa, lattesa interminabile, il ritmo lento dei passaggi dei camion. Ma oggi il mio cuore batteva più forte, come se avesse sentito un tamburo diverso.
Benedetta era più debole del solito quando la infermiera mi aveva informato del peggioramento. Mi hanno detto che era il momento di farle visita, di stare al suo fianco. Quando qualcuno ti dice sarebbe meglio venire, il terreno sotto i piedi sembra svanire.
Senza esitazione ho lasciato la casa, prendendo la rete in cui avevo messo una camicia pulita, un asciugamano, qualche mela e una bottiglia di mosto di ciliegie che Benedetta aveva preparato anni fa per me: Per quando sarò malata, Giovanni. Quella bottiglia era il suo modo di ricordarmi che non mi aveva dimenticato, che tutti i suoi piccoli gesti erano ancora lì, custoditi su uno scaffale.
Le auto passavano di tanto in tanto, ma nessuna si fermava. Alcuni mi guardavano come se fossi solo un albero secco sul ciglio della strada, altri erano immersi nei loro telefoni, altri ridevano e acceleravano verso vite che non lasciavano spazio a un vecchio con una rete.
Poi, unauto rallentò. Il mio cuore si strinse. È finita, pensai. Feci un passo avanti, stringendo la rete al petto. Il finestrino si abbassò e una giovane donna con un sorriso leggermente ironico mi guardò.
Che ci fai qui, nonno? Stai facendo il turista? A questa età dovresti stare a casa!
Il tono era scherzoso, ma il sarcasmo tagliava come una lama.
Aprii la bocca per rispondere: Non sto passeggiando, vado dalla mia moglie malata Ma il giovane automobilista già aveva alzato il parabrezza e spinto lacceleratore. Lauto si allontanò, lasciandomi solo con un velo di polvere e un silenzio pesante.
Per un attimo ho sentito il peso della strada colpirmi al petto. Ho guardato le mie mani nodose, le scarpe consumate, la rete logora.
Forse è così che devo apparire, come un uomo senza più nulla da fare sulla strada, pensai, stringendo la gola.
Poi mi sono ricordato gli occhi di Benedetta, il modo con cui mi cercava nel corridoio dellospedale, chiedendomi ogni volta: Sei arrivato? Sei qui? E nonostante le rughe, gli anni e le fatiche, nei suoi sguardi cera ancora quel giovane ragazzo che avevo incontrato alla festa del paese, tanto tempo fa.
Il nostro amore non contava i chilometri, né le rughe. Solo i battiti del cuore.
Sono rimasto fermo. Non me ne vado, Benedetta, ho pensato. Ti aspettavi me, come potevo non venire?
Il tempo scorreva lentamente. Le nuvole si addensavano sopra di noi, tingendo il cielo di un azzurro torbido. Il vento si faceva più forte. Ho stretto la giacca intorno al corpo, sentendo le ossa scricchiolare per il freddo e gli anni, ma non mi muovevo.
Qualche auto passava con i fari accesi, illuminando per un attimo il mio viso stanco, poi ritirava di nuovo il buio.
Ho ricordato tutti i momenti in cui era stata Benedetta a prendersi cura di me: quando, tornato stanco dal campo, trovava la tavola pronta, le mani profumate di pane appena sfornato; quando, malato, lei non dormiva la notte, preparandomi tisane e impacchi sulla fronte; quando mi rimproverava per non essermi preoccupato, e io ridevo: Tranquilla, vecchia, niente mi può abbattere.
Ora era lei a lottare, e io, con tutta la fragilità della mia età, volevo solo esserle vicino, tenere la sua mano. Non avevo medicine, né lauree, né forza. Avevo solo amore. E a volte lamore è lunico rimedio che possiamo offrire.
Quando quasi era notte, finalmente unauto si è fermata. I fari mi hanno accecato per un momento. La portiera si è aperta e una figura in camice bianco, con una giacca sopra, è scesa.
Signor Giovanni?
La voce mi era familiare.
Sì ho risposto, incerto.
Il dottor Bianchi, il medico che seguiva Benedetta, mi guardava con un misto di stupore e tristezza.
Cosa ci fai qui al freddo?
Vado da Benedetta oggi nessuno mi ha portato e non ho più pazienza
Il dottore ha sospirato profondamente. Laveva visto tante volte nei corridoi dellospedale, con la sua rete di vimini, seduto tranquillo su una sedia, gli occhi fissi sulla porta del reparto. Lo aveva osservato stringere le mani quando la condizione di Benedetta peggiorava, e illuminarsi quando linfermiera gli diceva oggi sta meglio un po.
Salite, per favore. Non vi lascio qui.
Mi ha preso la rete con rispetto, come fosse il bagaglio più prezioso, e mi ha aperto la porta dellauto.
Sono rimasto fermo per un attimo, incredulo.
Su di me?
Su di lei, signor Giovanni. Anchio vado allospedale. Vi porto io.
Quando sono salito, il calore dellauto mi ha avvolto come un abbraccio. Per la prima volta quel giorno, le lacrime mi sono scivolate silenziose, guardando fuori dal finestrino.
Il dottor Bianchi non ha chiesto perché non avessi preso lautobus, né perché fossi rimasto fuori al gelo. Sapeva che certe domande feriscono più del freddo.
Dottore
Sì?
Voglio che sappiate che Benedetta parla spesso di voi. Dice che avete mani buone
Il dottore ha sorriso appena.
Ha un cuore grande, per questo vede il bene ovunque.
Il resto del viaggio è stato silenzioso. Stringevo la rete al petto e, di tanto in tanto, mi asciugavo gli occhi con il bordo della giacca. Pensavo che, forse, Dio non mi avesse abbandonato. Che, tra tutte le auto che sono passate senza vedermi, quella su cui stavo ora era guidata da chi aveva cura di Benedetta.
Allospedale, quando ho varcato il lungo corridoio luminoso, con la rete in mano e passi lenti, ho sentito di non essere più solo un vecchio sgangherato sul ciglio della strada. Ero un marito che mantenesse la promessa: Verrò da te, a qualunque costo.
Benedetta mi ha visto subito. I suoi occhi stanchi si sono illuminati, come quando mi attendeva al ritorno dal campo.
Sei arrivato ha sussurrato.
Sono qui, amore come potrei non venire?
Le ho posto la rete ai piedi e ho tirato fuori il barattolo di mosto di ciliegie che avevo custodito per anni.
Ti ho portato il mosto di ciliegie, quello che hai preparato per quando sarò malata. Ora sei tu quella malata, ma ci curiamo insieme.
Ha sorriso debolmente, e una lacrima le è brillata allangolo degli occhi. Non era di dolore, ma di gratitudine.
In quel momento il freddo sulla strada, i rifiuti, le parole taglienti del giovane automobilista non avevano più importanza.
Ho compreso, allora, che il mondo è pieno di persone che passano accanto a te senza guardarti, ma basta anche una sola buona anima per farti sentire che Dio non ti ha lasciato sul ciglio della via.
E il nostro amore non si è affidato al passaggio di auto. Ha trovato la sua strada, tra il gelo, la stanchezza, il tempo. È arrivato sempre dove doveva: al letto dospedale, nello sguardo di Benedetta, nel suo cuore che ancora batte per me.
La prossima volta che incontri un anziano con la mano tesa sulla strada, ricorda che potresti essere tu o i tuoi genitori. Sii lauto che si ferma, non quella che solleva la polvere.
Il vero viaggio non è quello fuori dalla finestra, ma quello che facciamo dentro il cuore.




