Che vestito da ‘paesana’ è questo?” Mia sorella mi ha umiliata davanti a tutti. Il mio ‘regalo’ in risposta l’ha fatta scappare via…

**Diario di Luca**

Che cos’era quel vestito da “paesana”? Mia sorella mi ha umiliata davanti a tutti. Poi, il mio “regalo” in risposta l’ha fatta scappare…

Immaginate la scena. La mia sorellina, Giulia, è sempre stata una gran modaiola, magra come un chiodo, tutta elegante e impeccabile. Io, invece… io sono una donna normale. Un chilo in più qua, una rughetta là. La vita va avanti, che ci vuoi fare.

Ogni nostro incontro, però, si trasformava in una piccola tortura. Non lo faceva per cattiveria, diceva sempre che era per il mio bene. Si avvicinava, mi scrutava con quello sguardo da raggi X e partiva:

“Lucia, tesoro, questo vestito non ti gonfia un po’? Sembra qualcosa di nonna.”
“Lucia, quel taglio di capelli ti invecchia di dieci anni, sai?”
“Ragazze, guardate che rossetto! Nessuno lo usa più dal 2010!”

E tutto con un sorriso dolce, come se mi stesse facendo un favore. Dopo ogni sua “osservazione”, mi sentivo una secchiata di autostima in meno, e lo specchio diventava mio nemico per una settimana.

Fastidioso? Terribilmente! Non sono mai stata una top model, e avere mia sorella che continuava a colpirmi dove faceva più male non aiutava.

All’inizio cercavo di riderci sopra, cambiare discorso. Ma l’ultima goccia è stata il compleanno di nostra madre.

Mi ero preparata con cura: vestito nuovo, acconciatura perfetta, trucco curato. Mi sentivo una regina, davvero!

Eravamo tutti al ristorante, parenti, amici, tutti elegantissimi. Ecco che arriva Giulia, mi guarda dalla testa ai piedi e, con voce alta perché tutti sentissero, sbotta:

“Lucia, ma che vestito è? Sembri uscita da una sagra di paese! Potevi chiedere a me, ti avrei aiutato a scegliere qualcosa di decente!”

In quel momento, il terreno mi è mancato sotto i piedi. Mi ha umiliata davanti a tutti! E poi, che festa sarebbe stata dopo una cosa del genere?

A quel punto, qualcosa in me si è rotto. Basta farsi calpestare! Ho preso un bel respiro, sorriso smagliante e l’ho interrotta a metà frase.

“Giulietta!” ho detto allegramente. “Grazie di cuore per la tua premura! Sei davvero un’esperta nel trovare i difetti negli altri!”

Lei ha sorriso, convinta che la stessi elogiando. Ingenua.

“Visto che sei così competente,” ho continuato, sollevando una scatola che avevo preparato, “ho pensato di farti un regalo!”

Tutti si sono girati incuriositi. Lei ha scartato la scatola, sperando in profumi o cosmetici.

Ma dentro c’era un certificato stampato su carta pregiata: una seduta con uno psicologo, sul tema: “Come aumentare l’autostima senza sminuire gli altri”. E, naturalmente, l’ho letto ad alta voce, in modo che tutti sentissero.

“Ecco, sorellina!” ho aggiunto. “Ho pensato che ti sarebbe utile. Così imparerai a essere sicura di te senza dovermi smontare!”

La sua faccia è stata uno spettacolo: prima la confusione, poi la consapevolezza, e infine un rossore che le ha coperto le guance.

Nel silenzio della sala, uno zio ha scoppiato a ridere. Poi gli altri. Tutte le sue frecciatine velenose erano tornate indietro come un boomerang.

Il finale? Ha borbottato qualcosa, afferrato la borsa e se n’è andata di corsa.

Sì, poi ci siamo riconciliate. Siamo sorelle, dopo tutto.

Ma da quel giorno, non ha più toccato il mio aspetto con un dito. Ora parliamo solo del meteo. E sai una cosa? È meraviglioso.

Morale della storia: a volte, la migliore risposta è un regalo ben mirato. Meglio un’azione intelligente che mille parole di rabbia.

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