Chi ha dormito nel mio letto e l’ha tutta stropicciata… Racconto di una moglie tradita: la giovane amante di mio marito, quasi coetanea di mia figlia, il trasferimento nell’appartamento della nonna alla periferia di Milano dopo vent’anni di matrimonio andati in fumo, tazze e ciabatte contese, pianti e sorrisi, e la vita che ricomincia tra amicizie, esami di maturità e un cane nuovo.

Chi si era sdraiato sul mio letto e lo aveva stropicciato… Racconto.

Lamante di mio marito era poco più grande di nostra figlia guance paffute, occhi pieni di ingenuità, un piercing al naso (quando Giulia aveva chiesto di farselo, lui era andato su tutte le furie e le aveva imposto il divieto assoluto). Impossibile arrabbiarsi con una così guardando le gambe viola e nude della ragazza e la giacca troppo corta, a me, Anna, veniva voglia di dire con sarcasmo: «Se hai in mente di fare figli a quellimbecille, comprati un piumino e mettiti dei collant sotto i jeans». Naturalmente, non dissi nulla. Semplicemente consegnai a Martina le chiavi di casa, presi due borse con le ultime cose e andai verso la fermata dellautobus.

Anna Vincenzi, cosè quella cosa sotto il piano della cucina? gridò la ragazza dietro di me. Ci si mettono i piatti?

Non riuscii a trattenermi, e di rimando:

Di solito ci nascondevo i cadaveri delle amanti di Sergio, ma tu puoi approfittarne per lavare le stoviglie.

Senza aspettare risposta, senza nemmeno voltarmi a vedere il volto spaventato di Martina, scesi le scale con una piccola soddisfazione. Beh, ecco, ventanni di vita buttati nel secchio, pare.

La prima a scoprire dellamante di Sergio fu nostra figlia. Un mattino non era andata a scuola, sperando di trovare la casa vuota, e invece si era trovata davanti la giovane ninfa che sorseggiava cioccolata dalla sua tazza preferita. Anche perché la ragazza quasi non indossava nulla, mentre dal bagno si udivano gli spruzzi di suo padre. Giulia, sveglia comera, collegò subito tutto, mi chiamò e riferì:

Mamma, mi sa che papà ha lamante, e lei si è messa le mie ciabatte e beve dalla mia tazza!

Proprio come in una favola, sorrisi ricordando lagitazione di Giulia ma più che per il tradimento, era sconvolta che qualcuno avesse toccato le sue cose. Chi si era sdraiato sul mio letto e lo aveva stropicciato…

A differenza di mia figlia, io laffrontai con più leggerezza. Sì, certo, la mia autostima ne aveva preso un colpo: la ragazza era giovane e bella, io invece con qualche chilo in più, cellulite, e altri segni spiacevoli della donna di quarantanni. Però mi sentii liberata tutto quellaffanno notturno, i messaggi strani, gli orari impossibili, gli scontrini di caffetterie dove Sergio non mi portava mai… però non ero mai riuscita a coglierlo sul fatto. Era così abile che finivo pure per sentirmi in colpa se lo sospettavo.

È la prima volta, mentì Sergio, spudoratamente. Non lo so, è successo allimprovviso, come se fosse caduta una cometa.

La cometa era una giovane addetta dellalbergo dove Sergio aveva soggiornato in trasferta. Ventanni, nessuna dote particolare se non una faccia carina. Poco cervello, forse, visto che lasciò Firenze per inseguirlo a Milano, dove prese in affitto una stanza sporca con i risparmi. Quindi si vedevano a casa di Sergio lì potevano lavarsi, mettere a posto i vestiti. E io mi chiedevo: perché col mio bucato si attivava sempre il programma rapido invece della solita misti?

Lappartamento era di Sergio, ereditato dal padre prima che ci sposassimo. Quando avviai le procedure di divorzio, dovetti trasferirmi con Giulia nellappartamento ricevuto da mia nonna, in periferia. Giulia protestava: come farò ad andare a scuola?

Vivi con noi, tanto, propose Sergio, che si beccò subito unaltra dose di insulti. Almeno lei gli diceva chiaro cosa pensava.

Allinizio fu davvero scomodo nuove linee, nuovi negozi, ore di viaggio tra lavoro e scuola. Ma ci abituammo: io trovai un altro lavoro, Giulia si iscrisse a un istituto vicino, più comodo da raggiungere. Non cera tempo per la malinconia tra problemi domestici ed esami, non avevamo modo di lasciarci andare. E quando i guai finirono, la tristezza non aveva più senso.

Martina mi chiamò diverse volte chiedeva come impostare il forno per le crostate, dove mettere la pastiglia della lavastoviglie. Una volta venne persino di persona aveva trovato delle foto che servivano a Giulia per la maturità. Sergio non poteva (o non osava), io ero a letto con linfluenza, Giulia rifiutava di tornare lì diceva che le avrebbe fatto male, e doveva ancora prepararsi per lesame di informatica.

È proprio carino qui da voi, sussurrò indecisa Martina, osservando le vecchie carte da parati e le lampade fuori moda.

Io sorrisi soltanto già, carino, che altro si può dire? Lì, nellaltro appartamento, era moderno e funzionale, ci avevo messo ventanni. Pazienza, che ci si godano pure.

Proprio quellepisodio mi si ritorse contro un anno circa dopo quel giorno memorabile, una sera sentii la serratura della porta girare.

È per te? chiesi a Giulia.

Lei aprì gli occhi sbalordita.

Alla porta cera Martina: occhi gonfi di lacrime, mascara colato, ombretti brillanti a strisce sulle guance. In mano una borsa da palestra.

Cosè successo con Sergio? mi allarmai.

Eh, è successo! singhiozzò. Lho beccato con la segretaria! Volevo fargli una sorpresa, visto che tornava tardi da lavoro e…

Si rimise a piangere, rannicchiandosi con il volto tra le mani.

E da me cosa vuoi? chiesi, capendo dove mirava quella borsa piena.

Posso dormire qui stanotte? Non ho soldi. Domani prendo il treno per andare da mia mamma.

E con quali soldi parti, se non ne hai?

Speravo me li prestassi.

Non sapevo se ridere o piangere.

Ci pensò Giulia per me.

Fuori di qui! disse disgustata, aggiungendo qualche parola forte mai detta davanti a me.

Io la rimproverai con lo sguardo.

Vieni pure, Martina, sospirai. È notte, non ti posso mandare in strada.

Ma andò peggio.

Giulia era furiosa, dichiarò: o io, o lei. Io allargai le braccia decidi tu, sei maggiorenne, puoi anche andare da tuo padre.

Non ci penso! Vado da Laura!

Chiamai un taxi per Giulia, così dormì dallamica. Poi passai la notte a consolare Martina con tè e valeriana una ragazza che dopo un anno a Milano non aveva trovato amici, né lavoro, ma solo un nuovo piercing alla lingua. Le prestai i soldi, ovviamente cosa dovevo fare, tenerla in casa? Perfino laccompagnai alla stazione, per non perderla.

Martina ringraziava, chiedeva perdono, prometteva di cambiare di studiare, di non cercare più uomini sposati.

Mia mamma diceva che sono una scapestrata. E aveva ragione.

Non la salutai alla partenza, era superfluo. Con Giulia tornammo amiche subito, ma lei non riusciva a capire come aveva fatto sua madre a far entrare la rovina famiglie in casa nostra? Io le accarezzavo i capelli e sorridevo:

Crescendo, capirai.

Sergio chiamò dopo una settimana. Disse che aveva capito tutto, che aveva lasciato Martina e voleva tornare.

Finite le camicie pulite? gli chiesi, acidamente.

Eh già, sospirò. E poi lei non sa lavare, sono un anno che giro vestito da operaio.

Ovviamente non tornammo insieme. Né litigai, né feci la superiore. Ma con il cuore più leggero mi sentivo diversa, sorridevo di più. Presi un cane, passeggiavo la sera, mi ritrovai a chiacchierare con un vicino, dieci anni più grande di me e allora? Io non sono più una ragazzina. La vita seguì il suo corso.

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Chi ha dormito nel mio letto e l’ha tutta stropicciata… Racconto di una moglie tradita: la giovane amante di mio marito, quasi coetanea di mia figlia, il trasferimento nell’appartamento della nonna alla periferia di Milano dopo vent’anni di matrimonio andati in fumo, tazze e ciabatte contese, pianti e sorrisi, e la vita che ricomincia tra amicizie, esami di maturità e un cane nuovo.