Chi si è sdraiato sul mio letto e lha stropicciato Racconto.
Lamante di mio marito aveva poco più anni di nostra figlia guance paffute da bambina, occhi ingenui, un piercing al naso (quando nostra figlia aveva espresso il desiderio di farselo, lui si era arrabbiato tantissimo e glielo aveva vietato). Non ci si poteva arrabbiare con una così Anna guardava le gambe nude e livide di Martina, la giacchetta troppo corta e sentiva il desiderio di dirle acidamente: «Se hai intenzione di fare figli con quellidiota, comprati un piumino e mettiti i collant sotto i jeans». Ma ovviamente non disse nulla. Anna le diede semplicemente le chiavi, raccolse due borse con gli ultimi effetti personali e si avviò verso la fermata.
Signora Anna, che cosè quella cosa sotto il piano della cucina? gridò Martina dietro di lei. Si tengono lì i piatti?
Anna non riuscì a trattenersi e rispose di rimando:
Di solito ci nascondo i cadaveri delle amanti di Marco, ma tu puoi sciacquarci i piatti.
Senza aspettare risposta, né occuparsi della faccia spaventata di Martina, Anna, soddisfatta di sé, scese le scale. Ecco, tutto finito, ventanni di vita sprecati.
Fu la figlia a scoprire che Marco aveva unamante. Un pomeriggio saltò la scuola, tornò a casa pensando di trovarla vuota, e si imbatté in una giovane ninfa che sorseggiava cioccolata dalla sua tazza preferita. Visto che la ragazza era quasi svestita e in bagno cera il padre, la saggia Lucia fece due più due, chiamò Anna e le disse:
Mamma, penso che papà abbia unamante, e lei si è messa le mie ciabatte e beve dalla mia tazza!
Proprio come in una favola, pensò Anna, ricordando come allora Lucia fosse più adirata per la violazione dei suoi oggetti che non per il tradimento di suo padre. Chi si è sdraiato sul mio letto e lha stropicciato
Anna prese la cosa con molta più filosofia. Certo, lorgoglio ferito: la ragazza era giovane e bella, e lei invece con un po di chili di troppo e i segni delletà. Ma dopo anni di telefonate notturne, orari di lavoro impossibili, scontrini di bar in cui non la portava mai Anna provò sollievo. Marco era stato talmente abile che non era mai riuscita a coglierlo in flagrante, e sembrava quasi che fosse lei la colpevole quando lo sospettava.
È la prima volta, mentiva Marco. Non so, sarà stata una specie di eclissi, come una cometa caduta dal cielo.
La cometa era una dipendente dellhotel dove Marco aveva soggiornato per lavoro. Aveva ventanni e, a parte la faccia carina, nessuna qualità particolare nemmeno il cervello, visto che lo aveva seguito fino a Milano con i pochi soldi messi da parte, affittando una stanza malmessa. Ecco perché si incontravano nellappartamento di Marco: lì poteva lavarsi e stirare i suoi vestiti. Anna pensava: ecco perchè la lavatrice funzionava solo sul ciclo rapido invece del solito tessuti misti!
Quellappartamento era di Marco, laveva ereditato dal padre prima del matrimonio, e ora che Anna aveva deciso di chiedere il divorzio, si era dovuta trasferire con Lucia nel suo piccolo appartamento in periferia a Milano, lasciato dalla nonna. Lucia protestava come avrebbe fatto ad andare a scuola così lontano!
Vieni a vivere con noi, propose Marco, raccogliendo unaltra dose di insulti. Almeno la figlia era riuscita a dirgli tutto quello che pensava.
I primi tempi erano stati davvero faticosi nuove linee di autobus, nuovi negozi, unora per andare al lavoro o a scuola. Poi ci si abituò: Anna trovò un nuovo lavoro, Lucia si iscrisse al liceo, raggiungibile in metà tempo. Addio tristezza le faccende quotidiane e gli esami lasciavano poco spazio per i dolori, e quando le difficoltà passarono, non cera più voglia di piangere.
Martina telefonò ad Anna alcune volte chiedeva con che modalità cuocere la crostata e dove inserire la pastiglia nella lavastoviglie. Un giorno si presentò di persona: aveva portato delle foto dimenticate, che servivano urgentemente per il diploma. Marco non poteva (o aveva paura), Anna era bloccata dallinfluenza, Lucia si rifiutava di tornare nel vecchio appartamento: quella casa aveva ormai una brutta energia e le rischiava di distrarsi per lesame dinformatica.
È carino qui da voi, disse timida Martina, osservando le tappezzerie sbiadite e i vecchi lampadari.
Anna sorrise amara: carino, sì, dopo ventanni di lavoro per renderlo moderno e accogliente. Beh, ora lo godono altri.
Proprio quellepisodio però si rivelò decisivo circa un anno dopo, di sera, si sentì la chiave girare nella serratura.
Aspetti qualcuno? domandò Anna a Lucia.
Lei sgranò gli occhi.
Sulla porta cera Martina in lacrime, con mascara colato e brillanti ombretti a strisce sulle guance. Una sacca da palestra in mano.
È successo qualcosa a Marco? domandò Anna preoccupata.
È successo! singhiozzò Martina. Lho beccato con la segretaria! Volevo fargli una sorpresa, visto che lavorava fino a tardi e
Si mise a piangere di nuovo, nascondendo il viso tra le mani come una ragazzina.
E cosa vorresti da me? chiese Anna, guardando quella sacca gonfia e capendo dove voleva arrivare.
Posso dormire da voi? Non ho più soldi. Domani prendo il treno per tornare da mia madre.
E con che soldi pensavi di partire?
Pensavo che me li prestaste voi.
Anna non sapeva se ridere o piangere.
Ci pensò Lucia per lei.
Sparisci da qui! le disse con disprezzo, aggiungendo qualche colorito insulto che non aveva mai espronunciato davanti ad Anna.
Anna la rimproverò con uno sguardo.
Vieni dentro, Martina, disse. È tardi, non ti lascio fuori.
E da lì fu anche peggio.
Lucia, furiosa, dichiarò: o io o lei. Anna allargò le braccia sei maggiorenne, decidi tu. Se vuoi, vai da tuo padre.
Non mi serve vostro padre! Vado da Natalie!
Così Anna chiamò un taxi per la figlia che passò la notte da unamica, mentre Anna consolava con tè e valeriana lamante sfortunata, che dopo un anno a Milano non aveva trovato né amici né lavoro, solo un altro piercing sulla lingua. Anna le prestò i soldi cosa poteva fare? Non avrebbe mai accettato di ospitarla. La accompagnò persino in stazione.
Martina la ringraziò mille volte, chiese scusa e prometteva di cambiare vita di studiare, di non frequentare mai più uomini sposati.
Mamma aveva sempre ragione nel dirmi che sono inconcludente.
Anna non la accompagnò al treno erano gesti di troppo. Con Lucia tornò la pace subito, anche se la figlia non capiva: come poteva la mamma aver accolto quella rovinafamiglie? Anna le accarezzava i capelli, sorrideva e diceva:
Quando crescerai, capirai.
Marco telefonò dopo una settimana. Disse che aveva riflettuto, aveva lasciato Martina e voleva tornare a essere felice insieme.
Finite le camicie pulite? ironizzò Anna.
Eh, sì sospirò lex marito. Comunque, lei non sa nemmeno farle, è da un anno che indosso roba sporca.
Naturalmente, Anna non tornò indietro. Né fu vendicativa. Ma dovette ammettere che dopo quella storia lumore era cambiato: la testa e il cuore leggerissimi, sorrideva più spesso. Adottò un cane, lo portava a passeggio ogni sera. Conobbe il simpatico vicino e chissà, anche se lui era dieci anni più grande. La vita ricominciò a scorrere, diversa ma sua.
A volte gli amori finiscono e sembra ingiusto, sembra che ci portino via ciò che è nostro. Ma poi capisci che ritrovare leggerezza e sorriso è inevitabile, se si sceglie di lasciare aperta la porta al futuro.






