Chissà dove porterà il fiume del destino
Da qualche tempo, lultimo mese in particolare, ho notato che Anna era cambiata: silenziosa, pensierosa, sembrava assorta nei suoi mondi. Io, Marco, di anni ne faccio quarantacinque tra poco e Anna, mia moglie, già medita sul come organizzare la festa con amici e parenti in un piccolo ristorante di Trastevere. Come suo solito, è lei a prendere in mano la situazione, a decidere ogni cosa.
La vedo che parla spesso sottovoce con la sua amica fidata, Paola. Un giorno ho sentito la mia Anna confidarsi con lei, tormentata:
Paolo mio, secondo me Marco ha qualcosa che non va, lo vedo giù Dovremmo andare dal mio amico dottore, fargli fare le analisi, tanto più che si avvicina il suo compleanno
Paola rideva, scherzando:
Oh, ma magari si è innamorato come fece il mio Sergio, quando perse la testa per unaltra. Perdeva peso dal turbamento!
Dai, non essere sciocca, Paola, non paragonare Marco al tuo Sergio ribatteva Anna.
E perché no? Credi il tuo Marco sia meglio del mio?
No, è solo diverso! Il tuo Sergio è un tipo affascinante, sempre a fare il belloccio, a chiacchierare con tutte. Il mio Marco invece non sa fare discorsi lunghi, e pensa che fui io a sfidarlo dichiarandomi per prima. E se non fossi stata io a trasferirmi da lui, probabilmente sarebbe ancora scapolo!
Lanno scorso Paola aveva beccato lo stesso Sergio con una sconosciuta. Anna le faceva coraggio:
Lascialo perdere, pensa a te stessa, ricomincia, e caccia via quellinfame.
Paola si era gettata in una rincorsa di novità: locali, aperitivi, capelli corti e filtri nuovi di gioventù. Cambio look diceva a tutti sorridendo ma io, da fuori, mi spaventavo: non era ciò che le avevo consigliato. Avrei preferito la ginnastica, un nuovo corso di ballo, o un libro nuovo da leggere.
Ma poi, alla fine, Paola aveva perdonato Sergio. Io, invece, so che non lavrei mai fatto, almeno così pensavo.
Io e Anna siamo sposati da ventisei anni, due figli ormai grandi ventitré e ventuno e la routine ben consolidata. Nella mia testa la vita era una lunga strada dritta verso una serena vecchiaia insieme. Si parlava del mio compleanno: Anna aveva già consultato i cugini, pensava a tutto lei.
Ci siamo conosciuti durante una gita universitaria tra le colline umbre; studiavamo in facoltà diverse, ma vivevamo nella stessa città, Roma. Fu Anna a notarmi per prima: ero timido e riservato. Lei prese il comando, mi curava, persino mi rammendava le camicie. Ed io, per ricambiare, le portavo lo zaino pesante nelle passeggiate tra i sentieri.
I sentimenti sono fioriti timidi, fino al giorno in cui Anna confessò il suo amore per prima. Seguì il mio timido Anchio, Anna, credo di essermi innamorato.
Se è così, allora stiamo insieme: porto le mie cose da te e andiamo a firmare in Comune! e io, senza oppormi, accettai.
Quando Anna si trasferì da me, vivevo con la nonna paterna, la dolce nonna Vittoria. Papà fu il più felice di tutti: finalmente aveva chi lo aiutasse con la mamma anziana. Mia madre, invece, non aveva mai sopportato la suocera e aveva lasciato il compito delle sue cure al nipote affettuoso. Ma ora, con Anna, la nonna era in ottime mani.
Marco, tua Annina è una benedizione diceva spesso nonna Vittoria. È una donna in gamba, le riesce tutto tra le mani: è proprio la moglie che ti ci vuole. Quando vi sposate, intestato la casa a voi due. Trattala bene!
Così ci siamo sposati. Poi la nonna se ne andò tranquilla, e noi vedemmo nascere i nostri due figli, uno dopo laltro. I nostri viaggi sempre insieme, in Valle dAosta, in Sicilia, qualche volta perfino allestero, sulle spiagge di Corfù o in Andalusia. La vita era regolare, ma ecco che ultimamente, non riesco più a riconoscermi.
Qualche giorno fa, seduti in cucina, ho preso coraggio:
Anna, sai a volte mi sembra di non aver vissuto davvero, che nella nostra vita ci siano mancate le cose belle.
Lei si è arrabbiata:
Ma cosa dici, Marco? Non abbiamo mai sprecato una vacanza, siamo stati ovunque, pure in Grecia e in Spagna! I figli sono cresciuti bene, stiamo arrivando ai nipoti!
Non è questo dicevo io, ma non sono riuscito a spiegare altro.
E lei già pensava ai dettagli del mio compleanno:
Marco, che ne dici se invitiamo anche Gianluca e Martina? So che vivono a Firenze, ma magari riescono a venire.
Per quale occasione? chiesi io.
Come per quale? Ma per i tuoi quarantacinque anni! Si fa una bella cena!
Ah, non sapevo che lo avevi già deciso tu e mi ha guardato come se fossi una comparsa nella mia stessa vita.
Quella sera, tornato a casa prima del solito, la vidi seduta sul divano, sola, con lo sguardo fisso a terra, gli occhi asciutti ma lanima smossa.
Ciao, Anna dissi, sedendomi in cucina, senza neanche togliermi il giubbotto di pelle.
Amore, posalo e lavati le mani, mettiamo su qualcosa da mangiare mi rispose meccanica, col tono dabitudine.
Ma io rimasi in silenzio. Poi, senza guardarla, ho detto:
Anna, me ne vado. Ti prego, perdonami.
In che senso te ne vai? Sei impazzito? Dai, vieni a tavola, se stai male andiamo dal medico
La guardai negli occhi, chiaro e sereno:
Non sto male, non mi serve nessun medico. Anna, sono innamorato da due anni ho una relazione con una mia collega.
Perfetto, una ragazzina! scattò lei.
No, non è giovane, non è una top model. Solo una donna una vera donna.
E io chi sono, Marco? mi sorprese la domanda.
Tu? sospirai. Tu sei la mia comandante, Anna. Io sono come il tuo cagnolino al guinzaglio. Non posso fare nulla senza di te. Prendi tutte le decisioni, organizzi ogni cosa, scegli perfino i miei vestiti, le vacanze, come festeggiare, cosa mangiare. Non posso nemmeno andare allo stadio che non ne vale la pena, e io amo il calcio. Tutto gira intorno a ciò che preferisci tu. I soldi? Li affido tutti a te, mi lasci solo il resto per un caffè e le sigarette. Non posso sedermi al bar con i colleghi alla fine della giornata, nemmeno una birra, perché non ho mai nulla in tasca. Non ti sei mai chiesta quanto sia umiliante per un uomo tutto questo? Parlo piano, ma ti prego di sentirmi davvero.
Anna, ora quasi in ginocchio davanti a me, mi guardava negli occhi.
Marco, ma perché ora ti ribelli? Se vuoi uscire il venerdì coi tuoi amici, te li darò io i soldi, torneremo allo stadio insieme, potrai scegliere i vestiti. Dimmi tu
Ma io la fissavo ancora una volta con quello sguardo amaro:
Non hai capito, Anna. Non si tratta dei soldi o dei vestiti. Voglio vivere liberamente, respirare a pieni polmoni. Voglio scegliere la mia pizza, il mio tempo, il mio pub, stare di tanto in tanto da solo. Tu hai sempre deciso tutto per noi, e a me non resta che obbedire, senza provare neanche a protestare. Ho bisogno di riprendermi la mia vita. Tu sei il mio tutore, non la mia compagna.
E quella donna lì, Marco, è diversa da me? sussurrò Anna, la voce rotta.
Sì. Mi lascia corteggiarla, lascia che sia io ad occuparmi di lei. Mi permette di sentirmi un uomo, Anna, capisci? E mentre ne parlavo i miei occhi brillavano come da giovane.
Anna non mi aveva mai visto così. Sembravo rinato, ritornato ragazzo. Ebbe paura.
Ma non è giusto a questa età, che figura ci facciamo? Marco per un capriccio, distruggi la famiglia. E tutti gli altri cosa penseranno?
Quali altri, Anna? Quale famiglia ideale? ribattei stanco.
Anna, a quel punto, capì che non era più padrone di nulla. Pianse, lei che non piangeva mai.
Piangi, Anna? chiesi stupito.
Mi abbracciò, ma io, senza pietà, le tolsi le mani dalle mie spalle, presi una valigia e me ne andai. Anna restò sola e in silenzio.
Mai avrei pensato che il destino mi avrebbe trascinato così: da uomo sposato e famigliare a un uomo solo, che vede la vecchiaia davanti a sé.
Anna chiamò Paola, che arrivò subito per consolarla.
Anna, smettila! Siamo ancora giovani! Dai, ricordi quando tu mi convincevi a fare corsi E poi io alla fine li ho mollati, tanto Sergio è tornato pentito: aveva fatto solo una sciocchezza. Marco magari tornerà anche lui.
Ma io, mentre facevo la valigia, sapevo di no.
Dopo che Paola se ne fu andata, Anna rimase a fissare il vuoto. Chi avrebbe mai guidato, adesso? A chi avrebbe dato ordini, di chi si sarebbe occupata? Doveva abituarsi al nuovo silenzio. O forse, chissà, la vita avrebbe portato qualcosa di buono anche a lei. Davvero, chi può prevedere dove ci porterà il fiume del destino?
Oggi, mentre chiudo questa pagina del mio diario, sento che la libertà è una conquista che non si regala e che non si può vivere la vita rinunciando completamente a se stessi, nemmeno per amore. Bisogna trovare il coraggio di scegliere, anche se le acque si fanno agitate.




