Chi può sapere dove svolterà il fiume del destino
Lultimo mese Matteo vagava per casa assorto nei suoi pensieri, quasi in silenzio accanto alla moglie, Donatella. Lei lo osservava come da un sogno lontano, sospesa tra preoccupazione e abitudine:
Sta male. Sì, sicuramente gli succede qualcosa pensava Donatella, e fra pochi giorni saranno quarantacinque primavere per lui, dovremmo festeggiare al ristorante come avevamo deciso. Bisogna prenderlo per mano e portarlo dal dottore. Ho pure unamica là. Analisi, controlli, tutte quelle cose…
Parlava dei suoi sospetti con la sua amica più fidata, Rosaria, che una sera, con voce roca da sogno, sbottò improvvisamente:
Il mio Marcello, quando sinnamorò di unaltra, pure lui sembrava malato, non parlava più disse Rosaria.
Ma va, cosa centra? Non puoi certo paragonare il tuo Marcello al mio Matteo replicò Donatella, scacciando via unombra.
In che cosa il tuo Matteo è migliore del mio Marcello, dovè la differenza?
Appunto, che non è migliore! Il tuo Marcello è uno sciupafemmine, sempre pronto a scherzare, a conquistare, a sorridere, no? Il mio Matteo invece due parole di seguito non riesce neanche a metterle insieme. Mi sono dovuta dichiarare io per prima, chiedendo di sposarmi. E se non mi fossi trasferita da lui a Milano, sarebbe ancora scapolo, scommetto.
Un anno prima Rosaria aveva beccato Marcello in dolce compagnia di unaltra donna. Donatella la consolava, le versava il vino buono di casa:
Lascialo perdere, pensa a te stessa! Taglia i ponti, affacciati al nuovo, fallo andare via, non piangere più per uno così.
Rosaria allora si era buttata a capofitto, come se la notte fosse una distesa di piazze illuminate a festa. Cacciò Marcello, andò per enoteche e trattorie, rideva con uomini, si tagliò i capelli cortissimi spiegando a tutti: Cambio look!, e Donatella la guardava piena di stupore, da qualche terrazzo celestiale. Lei aveva immaginato qualcosa di diverso: un corso di tango, qualche lezione di letteratura, sport magari, autoeducazione.
Eppure, dopo poco, Rosaria perdonò Marcello. Ma Donatella non riusciva a capirla.
Io, il mio Matteo, non lo perdonerei mai, pensava, la voce profonda e ovattata come in un teatro dinfanzia.
Lei e Matteo erano sposati da una vita, ventisei anni quasi, conoscevano ogni gesto e respiro, avevano cresciuto due figli maschi. Ormai era quasi tempo di accomodarsi, forse, in una lenta vecchiaia condivisa. Ma ancora lontani dallesser vecchi. Si preparava la festa per il compleanno di Matteo, aveva chiesto consigli ai parenti, avrebbe annunciato tutto a Matteo poco prima.
Si erano conosciuti in gita, alluniversità. Studiavano facoltà diverse, ma la sorte li aveva portati nella stessa città. Alla quarta estate universitaria, i due gruppi partirono per lAppennino: fu lì, dinanzi a un fuoco, che Donatella notò il taciturno Matteo. Pian piano si avvicinarono, lei prese a proteggere quel ragazzo imbranato, gli ricuciva le camicie strappate dai rami.
Matteo portava il suo zaino, che sembrava pieno di pietre di marmo di Carrara. Così si strinsero, da amici a qualcosa di più sottile e profondo. Donatella prese allora in mano la situazione: fu la prima a dichiararsi. Matteo un giorno sussurrò timidamente:
Donatella, credo di essermi innamorato anchio.
Allora dobbiamo vivere insieme: trasloco subito da te, presentiamo le carte al comune, sposiamoci!
E Matteo non obiettò. Portò le sue cose nella casa dove abitava Matteo con la nonna, la signora Teresa. Il padre di Matteo esultava: la nonna era sua madre, mentre la madre di Matteo da anni non voleva saperne della suocera. Matteo era andato a vivere con la nonna per assisterla, e ora era Donatella che si occupava di lei, come in una fiaba antica.
Mattee, che brava la tua Donatellina, diceva nonna Teresa, una donna di casa, laboriosa, tutto le riesce. Tienitela stretta. Quando vi sposate, faccio testamento: quella casa è tutta per voi. Tu, però, abbi cura di Donatella.
Si sposarono presto, poi la nonna li lasciò; i figli nacquero uno dietro laltro. Uno ora aveva ventitré anni, laltro ventuno. Donatella e Matteo avevano sempre vissuto serenamente, viaggi, vacanze in Italia e qualche volta in Grecia, sempre tutti e quattro insieme. Ma da un po’ di tempo Matteo era diventato un estraneo nelle sue stesse mura. E un giorno, come una raffica di vento fuori stagione, dichiarò:
Donatella, possiamo dire che la vita è volata e quasi mai abbiamo visto qualcosa di davvero bello.
Donatella reagiva quasi incantata:
Ma che dici, Matteo? Mai una vacanza saltata: il lago di Como, le passeggiate in Toscana, il mare in Sardegna, abbiamo perfino fatto il salto a Mykonos, cresciuto i figli, fra poco arriveranno i nipotini…
Non è quello che intendo, ribatté lui, e la guardò con uno sguardo irreale, che lei non seppe leggere.
Il pensiero di Donatella era già andato altrove.
Matteo, secondo te, dovremmo invitare Giovanni e Antonella per il tuo compleanno? Anche se ora vivono a Bologna…
Compleanno?… Matteo sembrò svegliarsi da un sogno freddo.
Ma sì, il tuo, fra poco sono quarantacinque. Lo festeggiamo al ristorante, con amici e famiglia.
Davvero?… Io non ne sapevo nulla disse lui, come se il tempo si muovesse allindietro, e la guardava sempre più stranito.
Così Donatella, nel pomeriggio, ormai da ore sedeva sola sul divano, guardando il pavimento con occhi asciutti, sentendo il vuoto profondo come il suono di una campana.
Non avrei mai creduto che potesse succedere proprio a me, pensava, sperduta nel suo sogno.
Quel giorno Matteo tornò insolitamente presto dal lavoro. Donatella non se laspettava, da oltre un anno e mezzo faceva spesso tardi.
Ciao, disse lui appena varcata la soglia, fermandosi in cucina, ancora con la giacca di pelle addosso.
Ciao, togli il giubbotto, lavati le mani, a tavola che si mangia ripeté lei, con la sua voce di sempre.
Ma Matteo non si muoveva. Con la testa piegata, sussurrò:
Donatella, me ne vado. Mi dispiace davvero.
Come sarebbe, me ne vado? Dove vuoi andare? Dai, su, togli la giacca, non starai male?
Lui la guardò dritto negli occhi:
Sto benissimo, non centra il medico… Donatella, mi sono innamorato. Da due anni vedo una collega, Giulia dellufficio.
Ti sei trovato una ragazzina, eh? Donatella, di colpo, sentì che le parole uscivano senza controllo.
No, ha la mia età. Non è una bellezza, nemmeno, è una donna vera… semplicemente.
E io chi sarei, allora? domandò Donatella.
E tu?.. Lui scosse la testa, come a scacciare via una nuvola tu… tu sei la mia capo, e io il tuo cagnolino al guinzaglio. Non posso mai scegliere da solo. Decidi tutto tu: che maglione mettere, dove andare in ferie, cosa mangiare, come festeggiare qualsiasi cosa. Perfino il calcio! Tu non mi ci lasci mai andare: Non serve a nulla, dici tu. Ma a me piace il calcio.
Ma, Matteo… io lo faccio per te, per il tuo bene… provò a dire lei. Ma lui continuò:
Io ogni mese ti do tutto lo stipendio. Gestisci tu la carta, mi lasci i contanti giusti per il caffè e le sigarette. Non credi sia umiliante, per un uomo? Con i colleghi non posso mai uscire, niente birra dopo il lavoro… perché non ho mai un euro in tasca. Parlava con lo stesso tono pacato di sempre, ma il suo sguardo era lontano, perso in una piazza affollata di sogni.
Donatella si accovacciò accanto a lui, cercando i suoi occhi:
Ma, Matteo, noi siamo sempre stati così… Se vuoi, cambiamo! Ti darò i soldi ogni venerdì per laperitivo, andremo insieme allo stadio, farai shopping come vuoi…
E lui, con quello sguardo sospeso:
Donatella, non hai capito proprio niente, la voce ora strana, più forte. Voglio semplicemente vivere senza catene, scegliere da solo, respirare un po daria, anche sbagliare. Non sto mai senza di te, mai uno spazio mio, tutte le idee sempre le tue. Ma il fiume, Donatella, anche lui, a un certo punto svolta. E chi sono io? Un incapace sotto tutela?
Permette che qualcuno si occupi di lei, sì
E quella non è come me? domandò Donatella, la voce spezzata.
No. È una donna, tutto qui, e Donatella vide brillare i suoi occhi mentre la descriveva, con lei io posso essere uomo, posso portarle fiori, corteggiarla, posso… esistere.
In quel momento Matteo si risvegliò come se il sogno fosse il matrimonio stesso. Donatella capì che lamore di suo marito era reale, della stessa pasta di trentanni prima.
Ma non è giusto! pensava, A questa età! È uno scandalo, una pazzia… E però pronunciò solo: Matteo, per una cotta butti via tutto? E la famiglia? Cosa dirà la gente? Siamo un esempio!
Quale esempio, Donatella? Quale famiglia ideale?
Capì improvvisamente che lui si era ribellato, aveva scatenato una rivoluzione, e lei era impotente, come in sogno. Per la prima volta nella sua vita cominciò a piangere e non riusciva a fermarsi.
Stai piangendo, Donatella? Matteo la guardò incredulo.
Lei lo abbracciò, alla cieca. Ma Matteo, col cuore freddo, sollevò le sue braccia, entrò in camera, raccolse qualche vestito, prese la valigia e sparì, lasciandola in un silenzio irreale.
Chi lavrebbe mai detto? Da moglie rispettabile, mi ritrovo improvvisamente sola, sulla soglia della vecchiaia. Rimarrò sola per sempre? Donatella sentiva la voce di se stessa dissolversi nelleco della stanza.
Compose il numero di Rosaria, che presto arrivò e la prese tra le sue mani.
Ma Donatella, dai, guarda che siamo ancora giovani. Ricordi quando suggerivi quei corsi a me? Alla fine non sono serviti a niente. Marcello era solo una scappatella, ma mi ama ancora. Anche Matteo magari torna, anche se, nel cuore, Rosaria non ci credeva: Matteo era troppo diverso dal suo Marcello.
No, Rosaria. Il mio Matteo non tornerà mai più. Ha detto cose che non si dimenticano. Bisogna conoscerlo, lui.
Dopo che lamica fu uscita, Donatella rimase a fissare il vuoto. Non sapeva più chi accudire, chi comandare, a chi rivolgersi con le sue decisioni. Forse doveva imparare a vivere la solitudine. O forse, ancora, il fiume del destino le avrebbe riservato unaltra sponda, un nuovo inizio. Chi può sapere dove porterà la corrente?




