Chi, se non io?

Caro diario,
oggi ho riflettuto su chi, se non io, può tenere in riga un quartiere intero.
Nel cortile di quel palazzo di cinque piani a San Giuliano, un borgo popolare di Milano, tutti conoscevano la nonna Lia Petroni. Piccola, snella, i capelli dargento raccolti in una crocchia stretta, si spostava con il bastone ma con una vivacità che faceva perdere di vista ai più giovani.

Lia viveva lì da quando il palazzo fu costruito; conosceva ogni inquilino e, a sua volta, veniva rispettata non tanto per letà, quanto per il suo linguaggio tagliente e la volontà di ferro. Quando qualcuno dei vicini aveva un guaio, la nonna Lia così la chiamavano gli abitanti era la prima a dare una mano; quando qualcuno infrangeva le regole, era la prima a far rispettare lordine.

Un giorno si trasferì una famiglia nuova: una giovane coppia con un figlio adolescente. Il ragazzo, Pasquale, trovò subito compagni di avventure e il cortile diventò un caos: lampadine rotte nelle scale, scritte oscene sui muri e, una volta, persino una vetrata del seminterrato fu infranta, dove la nonna, amante dei gatti, accudiva i suoi felini.

Pasquale non era solo un monello, era un monello con fantasia distorta. A volte tendeva una corda tra gli alberi per far cadere i ciclisti, altre volte nascondeva sorpese nelle sabbie dei giochi, provenienti dai cani dei vicini. I genitori sospiravano: È solo ladolescenza, ma la nonna Lia non ci credeva.

Ehi, Pasquale! lo chiamò una mattina, mentre cercava di legare una petarda alla panchina. Vieni qui.

Che vuoi? borbottò il ragazzo, avvicinandosi comunque.

Sei un ragazzino intelligente?

Beh Pasquale aggrottò le sopracciglia.

Perché ti vedo combinare guai da bambino. Un intelligente non si comporta così.

Lasciami in pace!

Non ti lascerò. Se non lo faccio io, chi ti dirà la verità?

Pasquale si contorse, ma tolse la petarda.

Il giorno dopo la nonna Lia lo beccò mentre dipingeva con uno spray una parola volgare sul muro del garage.

Oh, oh, oh esclamò. Un artista si è rivelato.

E allora? sorrise beffardo Pasquale. È bello!

Bello, sì, ma il proprietario del garage, il signor Nicola, sta per tornare dal lavoro. Se ti becca

Non me ne importa!

Va bene, ma ricorda: se il signor Nicola non ti punisce, sarò io.

Pasquale sbuffò, gettò lo spray e se ne andò.

Quella sera il signor Nicola, rosso di rabbia, sfrecciò per il cortile brandendo una cintura.

Chi lha fatto?!

Pasquale si nascose dietro langolo, ma la nonna Lia era già lì.

Allora, artista, scappi o ti presenti?

Mi ucciderà!

E tu pensavi che le marachelle fossero senza conseguenze?

Alla fine Pasquale dovette pulire il garage sotto la supervisione del signor Nicola e della nonna Lia.

Vedi? disse Lia quando il lavoro fu finito. Ora il garage è pulito e tu sei salvo. Le cose avrebbero potuto andare peggio.

Vattene via mormorò Pasquale, ma il tono arrogante era sparito.

Col tempo Pasquale continuò a combinare guai, ma con meno disperazione. Un giorno la nonna Lia lo vide mentre inseguiva i più piccoli.

Di nuovo per i tuoi giochi? chiese severa.

Sono loro a darmi fastidio!

Tu sei più grande, devi comportarti meglio.

E che devo fare con loro?

Non li rincorrere, ma insegnare loro qualcosa.

Pasquale la fissò.

Cosa?

Perché no? rifletté Lia. Potresti mostrargli come si gioca a calcio o a caccia al tesoro.

Sono troppo piccoli!

Prova tu.

Con riluttanza prese un pallone dalla casa. Dopo mezzora il cortile era pieno di risate: Pasquale stava insegnando ai bambini a tirare i rigori.

Da quel momento Pasquale cambiò. Non era diventato un santo, ma non era più il diavolettino da cui tutti fuggivano. Quando la nonna Lia si ruppe una mano, fu lui a portarle le buste della gastronomia.

Che succede, Pasquale? la stuzzicò Lia.

Solo così non litighiamo più, bisbigliò.

Tutti nel cortile sapevano che la nonna Lia poteva essere severa, ma era giusta, ed è per questo che tutti la ascoltavano. Perché, se non lei, chi?

Lestate passò. Pasquale non rincorreva più i più piccoli; ora loro lo seguivano, chiamandolo il più grande. Insegnava loro a piantare viti, a riparare le biciclette e persino a formare una società segreta con password e motto: Il vero uomo non fa il bullo, difende i deboli!.

Una volta, mentre era seduta sulla panchina, Lia osservò Pasquale intervenire in una rissa tra due ragazzini.

Carlo è debole! urlò uno. Picchialo!

Niente violenza, disse fermo Pasquale, posizionandosi tra loro. Risolviamolo onestamente.

Lia sorrise.

Allora, Pasquale, sei quasi un eroe per noi?

Dai, nonna, arrossì. Sono solo dei bambini sciocchi.

Sei già grande.

Pasquale ci pensò su.

Nonna, perché hai speso tanto tempo con me? Ero un vero scapestrato.

Perché ho visto in te un cuore.

Nessun altro lha visto?

Per gli altri era più facile sgridare. Io strizzò gli occhi. Ero come te da giovane.

Pasquale rimase a bocca aperta.

Davvero?

Sì, ma peggio. Mi portarono anche in squadra di polizia.

E allora?

Un vecchio mi disse: Sei sveglia, perché fai cose stupide? Fu così che decisi di cambiare.

Pasquale rise.

E ora devo anchio riflettere?

Hai già iniziato a riflettere. Lo vedo.

Si abbassò lo sguardo.

Nonna, e se se sbaglio di nuovo?

Non sei un fallimento. E se sbagli, correggi.

Da allora Pasquale divenne il punto di riferimento del cortile: aiutava gli anziani, riparava le altalene e convinceva gli amici a non sporcare. Quando la nonna Lia si ammalò di nuovo, lui le portava quotidianamente le medicine e le raccontava le novità del quartiere.

Sei proprio un vizioso, Pasquale, brontolava Lia, ma gli occhi le scintillavano.

È perché ti voglio bene, replicò lui.

Un giorno arrivò un nuovo ragazzino, altrettanto birichino come Pasquale un paio danni prima.

Ehi, ragazzo! lo chiamò Pasquale. Vieni qui!

Lia, seduta sulla panchina, sorrise piano.

Chi, se non lui?

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

five × four =

Chi, se non io?