2 gennaio
È stato un inizio d’anno davvero insolito. Avrei voluto scrivere prima, ma a volte gli eventi mi travolgono e lascio scappare le giornate come granelli di sabbia.
Mamma di Ivan s’è ammalata proprio a ridosso di Capodanno, e la nostra idea di passare le feste in tranquillità nella casa di campagna a Orvieto con Rita e Michele è andata in fumo. Abbiamo accolto il nuovo anno in casa a Perugia, solo io e Ivan: niente festoni, solo calore familiare e una cena semplice.
Lo so, Rita e Michele ci sono rimasti male. Avremmo dovuto portare loro con noi a Orvieto, ma nessuno poteva immaginare che la signora Lucia, mamma di Ivan, si sarebbe ammalata così improvvisamente. Rita, infatti, mi ha chiamata il 2 gennaio, con la voce triste e un filo di rabbia: “Sai, Elena, questa volta abbiamo festeggiato accalcati nella nostra piccola casa a Foligno. E come se non bastasse, mia suocera è venuta da noi il 31 perché a casa sua si è rotto il riscaldamento! Ha annunciato che sarebbe rimasta fino alla fine delle feste. Non ce la faccio più, Elena! Se va avanti così, giuro, mi separo da Michele per colpa sua!”
Rispondo comprensiva, perché conosco il senso di oppressione che può dare una suocera invadente. E provo anche senso di colpa: “Rita, mi spiace. Se potessi aiutarti, lo farei con tutto il cuore…”
“Puoi aiutarci, invece,” insiste Rita. “Prestatemi le chiavi della vostra casa a Orvieto. Così almeno scappiamo da mia suocera, e lei si gode la casa senza di noi!”
Resto indecisa. Da un lato capisco la sua disperazione, dallaltro, la casa di campagna è ufficialmente di Ivan, anche se labbiamo sempre considerata nostra. Non so come prenderà la richiesta.
“Devo parlare con Ivan, non posso decidere da sola,” rispondo. Rita mi assicura che saranno prudente con tutto, ma io ribatto: “La strada sarà bloccata dalla neve, non abbiamo chiamato nessuno per pulirla.”
“Nessun problema, abbiamo un fuoristrada,” dice sicura. “E Michele ha esperienza con le caldaie, non verrà certo a rompere nulla. Se serve, aggiusteremo tutto noi.”
Alla fine mi convinco a parlare con Ivan. Esito, però i nostri amici vivono un momento complicato. Discutiamo un po e Ivan concede: “Se serve a salvar loro il matrimonio, diamogli le chiavi. Ma che si arrangino e non ci disturbino.”
Rita è elettrizzata. “Grazie, Elena! Vi aggiornerò su tutto,” promette, e parte. Tre ore dopo mi chiama: sono bloccati sulla strada verso Orvieto, la neve infuria e nemmeno il fuoristrada li aiuta. “Che facciamo?” chiede. Le consiglio di tornare indietro, ma Rita insiste: “Vicino c’è un paese. Ivan conosce un trattorista che pulisce la strada, giusto?”
Le passo il numero. Dopo mezzora mi richiama: “Non risponde, sarà che vede solo numeri conosciuti, chiama Ivan!” Convincere Ivan a telefonare non è stato semplice, ma alla fine il trattorista promette di arrivare.
Le telefonate di Rita si fanno sempre più pressanti mentre aspettano. Alla fine la strada viene pulita, ma resta da spalare davanti alla porta. Michele crea un piccolo sentiero e riescono ad aprire la casa.
Dentro, però, fa freddo: la caldaia non scalda abbastanza. Michele non la capisce, e Ivan, dal telefono, prova per due ore a spiegargli come funziona.
Poi cominciano le domande su tutto: “Dove tieni le pentole?” “C’è una griglia per il barbecue?” “Fa troppo freddo.” Alla fine, stremati, io e Ivan spegniamo i telefoni e ci godiamo mezza nottata di pace.
La mattina dopo, trovo una raffica di chiamate. Cosè successo? Richiamo subito Rita, che risponde agitata: “Cè stato un problema grave! Nella sauna si sentiva puzza di fumo, stavamo per finire arrosto!”
Ora mi sento in colpa, anche se non avevo pensato che andassero subito nella sauna. E lei mi rimprovera: “Potevi dirci che cera la ghiera sulla canna fumaria! E mancava il barbecue!”
“Tanto il nostro era rotto,” dico, stanca ormai. “Non sapevo servisse davvero”
“Dove facciamo le grigliate allora? Possiamo comprarne uno in paese, ma dovevamo saperlo prima!” Rita è esasperata.
Le dico: “Gestitevi voi il barbecue. Basta che non incendiate la casa.”
Dopo questa conversazione, Rita sembra capire che la mia pazienza sta finendo e smette per un po di chiamare.
Il giorno dopo, Ivan si domanda: “Non danno più segni di vita, magari va tutto bene?” Rita non risponde, ma mi scrive: “Va tutto ok.”
Ivan allora dice di lasciarli stare, che si arrangino e godiamoci la tranquillità.
Verso la fine delle feste, la signora Lucia sta meglio. Così propongo a Ivan: “Vai a Orvieto a recuperare le chiavi? Dai anche unocchiata alla casa e alla sauna.”
Ivan parte la mattina e torna verso sera, ma rientra nervoso e taciturno: non vuole raccontarmi nulla. Il giorno dopo, Rita mi invita da lei: “Vieni, devo parlarti.”
A casa sua mi consegna una lista scritta: “Ecco, abbiamo fatto i conti delle spese a casa vostra: trattorista, pala elettrica, barbecue, carbone, accendifuoco, griglia, tre lampadine e oli essenziali per la sauna. Le lasciamo a voi.”
Resto confusa: “E perché mi dai tutto questo?”
“Abbiamo deciso: dividiamo tutto a metà, così usate anche voi questi acquisti.”
Non posso credere alle mie orecchie. “Rita, la casa non è un albergo! Non avete dovuto comprare pala e barbecue, li avete presi per scelta vostra. Usate pure voi ciò che vi serve, ma non penso sia giusto dividere la spesa per la strada pulita, siete venuti di vostra iniziativa. Per le lampadine, ti do trenta euro, è giusto così.” Li invio subito su PostePay e me ne vado senza aggiungere altro.
Mi sento tradita. Per chiudere coi debiti, io e Ivan viaggiamo fino a Orvieto, raccogliamo tutte le cose di Rita e Michele, e le spediamo con un corriere al loro indirizzo.
Finalmente Lucia torna in forma e le nostre domeniche in campagna ricominciano. Rita e Michele invece non torneranno più. La nostra amicizia si è spezzata, e non penso che mi fiderò ancora a dare le chiavi di casa a nessuno.
Abbiamo fatto tanto per loro, cercando di aiutare quando potevamo. Ma sento solo che tutto è stato dato per scontato. Quanto sono vere le parole: “Un gesto gentile non viene sempre ripagato.”




