– Ci fermeremo da te per un po’, visto che non abbiamo soldi per affittare un appartamento tutto nostro! – Mi ha detto la mia amica.

Staremo da te un po, non possiamo permetterci un appartamento! mi ha detto la mia amica, la sua voce uneco di un corridoio senza fine.

Sono una donna di sessantacinque primavere, ma il mio corpo sembra ancora un treno in corsa. Ricordo con un misto di gioia e malinconia i giorni della giovinezza, quando le vacanze si potevano prendere dove si voleva: una gita al litorale di Rimini, un campeggio tra gli ulivi della Maremma, una crociera sul Tevere con la barca che scivolava come un sogno. Tutto a pochi euro, quasi a portata di mano.

Quel tempo è ormai un velo di nebbia.

Fin da piccola ho amato incontrare gente: sulla spiaggia di Tropea, al teatro dellOpera di Verona, nei caffè di Napoli. Alcuni di loro sono rimasti amici per anni.

Una notte, in un sogno di marmo e luce, ho incontrato Ginevra. Condividevamo una stanza in un piccolo albergo di Positano durante le vacanze estive. Ci siamo salutate come amiche, poi i mesi sono volati via. Di tanto in tanto ci scambiavamo lettere e biglietti di auguri per le festività. Poi, un giorno, è arrivato un telegramma senza firma:

Alle tre e trenta del mattino arriva il treno. Aspettami alla stazione!

Non capivo chi potesse aver scritto quelle parole. Ovviamente non avevamo preso quel treno con i nostri mariti. Ma alle quattro del mattino, un bussare improvviso ha squarciato la porta del nostro appartamento a Trastevere. Aprii e rimasi paralizzata, come se il tempo si fosse fermato. Sulla soglia cerano Ginevra, due adolescenti Chiara e Livia una nonna, Maria, e un uomo, Alessandro. Portavano una montagna di bagagli. Io e Antonio eravamo immobili, ipnotizzati. Poi lasciammo entrare gli ospiti sconosciuti, e Ginevra mi chiese:

Perché non sei partita con noi? Ti ho mandato il telegramma! E poi, una corsa in taxi costa!

Scusa, non sapevo chi lavesse inviato risposi.

Ho il tuo indirizzo, eccomi qui.

Pensavo che ci saremmo scritti solo lettere!

Ginevra mi raccontò che una delle ragazze aveva appena finito il liceo e voleva iscriversi alluniversità di Bologna; il resto della famiglia era venuto a sostenerla.

Vivremo con te! Non abbiamo soldi per laffitto! E tu abiti vicino al centro!

Rimasi senza parole. Non eravamo nemmeno parenti. Come avrei potuto ospitare quella gente, nutrirla tre volte al giorno, mentre loro portavano solo qualche biscotto e non cucinavano? Dovetti servire tutti loro, come una regina di un regno immaginario.

Dopo tre giorni di unalba che non cambiava, chiesi a Ginevra e ai suoi parenti di andarsene, ovunque volessero. Scattò uno scandalo da sogno: piatti che si infrangevano in volo, urla isteriche che echeggiavano nei corridoi di marmo.

Rimasi attonita dal loro comportamento. Quando se ne andarono, portarono via il mio accappatoio, qualche asciugamano e, con un trucco di magia, anche una grande pentola di cavolo che era sparita come nebbia. Non so come labbiano rubata, ma la pentola si era dissolta nel nulla.

Così terminò la nostra amicizia. Grazie al cielo! Non lho più sentita, né lho più vista. Ora, quando incontro persone, mantengo gli occhi più aperti, come in un sogno che non vuole più trasformarsi in incubo.

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– Ci fermeremo da te per un po’, visto che non abbiamo soldi per affittare un appartamento tutto nostro! – Mi ha detto la mia amica.