LORCHIDEA È DAVVERO COLPEVOLE?
Paolina, porta via questa orchidea o la butto, Caterina sollevò con noncuranza il vaso trasparente con il fiore dal davanzale e me lo porse.
Ma grazie, cara! Però, dimmi, cosa non ti piace di questa orchidea? chiesi sorpresa. Sul suo davanzale vi erano ancora tre orchidee magnifiche, curate e rigogliose.
Questo fiore lhanno regalato a mio figlio il giorno del suo matrimonio. E tu sai comè andata a finire Caterina sospirò profondamente.
So solo che tuo Enrico ha divorziato prima ancora che passasse un anno. Non ti chiedo il motivo. Immagino sia stato qualcosa di importante. Enrico adorava davvero Tiziana, non volevo riaprire ferite nel cuore della mia amica.
Un giorno ti racconterò, Paolina, perché si sono lasciati. Ma ora mi fa ancora troppo male, Caterina abbassò lo sguardo, trattenendo le lacrime.
Portai a casa la povera e abbandonata orchidea. Mio marito la osservò con compassione:
Ma perché ti sei presa questa piantina malconcia? Non vedi quanta poca vita rimane in lei? Persino io me ne accorgo. Non perderci tempo.
Voglio provare a rimetterla in sesto, offrirle il mio affetto e la mia cura. Vedrai che la farò rifiorire e ti piacerà anche a te, desideravo donare nuova vita a quel fiore inaridito.
Lui mi rivolse uno sguardo complice e sorrise:
Daltronde, chi dice mai di no allamore?
Passò una settimana, e squillò il telefono. Era Caterina.
Paolina, posso venire a trovarti? Non riesco più a tenermi tutto dentro. Ho bisogno di raccontarti tutta la storia del matrimonio fallito di Enrico.
Caterina, vieni pure quando vuoi, ti aspetto, non potevo rifiutare. Caterina mi era stata vicina durante il mio doloroso divorzio con il primo marito, e poi ancora durante i problemi col secondo compagno… La nostra amicizia era ormai di lunga data.
Caterina arrivò dopo unora. Si sistemò comoda in cucina. Con un bicchiere di vino rosso, una tazzina di caffè e qualche quadratino di cioccolato fondente iniziò il racconto della sua vita.
Non avrei mai detto che la mia ex nuora sarebbe stata capace di tanto. Enrico e Tiziana sono stati insieme sette anni. Mio figlio lha corteggiata a lungo. Per lei aveva lasciato lAntonella. Ah, quanto mi piaceva Antonella! Era così dolce e di casa, quasi fosse stata una figlia per me. Poi però arrivò la bella e affascinante Tiziana. Enrico perse la testa, la seguiva come unape attratta dal fiore più profumato. Lamava alla follia. Antonella fu subito dimenticata.
Non nego che Tiziana era di una bellezza da modella. Ad Enrico piaceva vedere i suoi amici ammirarla, e anche i passanti si giravano incantati. Mi meravigliava però che in sette anni non avessero mai avuto un figlio. Pensavo che Enrico volesse fare tutto per bene, prima il matrimonio e poi i bambini. Lui non amava confidarsi, e noi genitori non ci immischiavamo troppo.
Un giorno Enrico ci mise davanti al fatto compiuto:
Mamma, papà, mi sposo con Tiziana. Abbiamo già fatto domanda in Comune. Farò una festa da ricordare e non baderò a spese.
Io e mio marito eravamo felici. Finalmente Enrico, che aveva ormai trentanni, avrebbe avuto la sua famiglia ufficiale.
Paolina, dovetti rimandare la data del matrimonio due volte. Una volta si ammalò Enrico, unaltra restai bloccata fuori città per lavoro. Mi sembrava quasi un cattivo presagio, ma non dissi nulla a mio figlio. Era così felice che non volevo rovinargli lumore. Anzi, Enrico voleva anche sposarsi in chiesa, ma pure lì ci furono intoppi: il Parroco Don Salvatore era tornato nella sua terra natale per lungo tempo. Ed Enrico voleva assolutamente che fosse lui a benedirlo. Insomma, Paolina, non filava tutto liscio. I segnali arrivavano da ogni parte
Alla fine ci fu un ricevimento rumoroso, con tanta allegria. Ecco, guarda questa foto. Vedi che bella orchidea le hanno regalato? Allora era splendida, rigogliosa. Le foglie dritte come soldatini. Adesso sono rimaste solo foglioline molli.
Enrico e Tiziana si prepararono per il viaggio di nozze, dovevano andare a Parigi. Ma ecco che succede: Tiziana venne bloccata in aeroporto, non le permisero di uscire dallItalia per una vecchia multa mai pagata. Enrico non diede peso a tutte queste sfortune, continuava a sognare la sua famiglia felice.
Ma poi Enrico si ammalò gravemente. Finì in ospedale, e la situazione era davvero seria, i medici sembravano arrendersi.
Tiziana lo assistette per la prima settimana, poi disse semplicemente:
Scusami, ma non posso stare con un marito malato. Ho chiesto il divorzio.
Immagina, Paolina, cosa ha provato mio figlio, senza poter neanche muoversi dal letto. Eppure le rispose calmo:
Ti capisco, Tiziana. Non ti ostacolerò.
Così divorziarono.
Ma poi mio figlio guarì. Grazie ad un bravissimo medico, Pietro Bogdanini, Enrico si ristabilì in sei mesi. Pietro ci divenne amico, e aveva una dolce figlia di ventanni, Maria. Allinizio, Enrico la guardava con sufficienza:
Ma mamma, è così minuta, neanche tanto carina.
Dai, Enrico, guardala meglio. La bellezza passa, la bontà resta. Lacqua si beve anche dalle mani, purché sia fresca. Tu hai già avuto una moglie da copertina Meglio bere lacqua in allegria che il vino nella tristezza.
Enrico non riusciva a dimenticare Tiziana, il suo tradimento gli aveva segnato il cuore. Ma Maria si era innamorata follemente, lo chiamava sempre, lo seguiva ovunque. Così abbiamo provato a farli avvicinare, portandoli in gita fuori città. Enrico però non sorrideva, non rideva col nostro gruppo, nulla sembrava coinvolgerlo. Maria non si perdeva una sua occhiata, ma lui non la guardava mai.
Disse mio marito:
Abbiamo sbagliato. Enrico pensa ancora a Tiziana, è come se avesse una spina nel cuore.
Passarono tre, quattro mesi. Un giorno, suonano alla porta. Era Enrico, con quellorchidea tra le mani:
Ecco, mamma, ti porto ciò che resta della felicità passata. Fanne quel che vuoi. Io non voglio più questa pianta.
Presi lorchidea con riluttanza e finii per odiarla. Come se fosse lei la colpevole di tutte le sventure di mio figlio. La nascosi sul fondo del terrazzo, senza nemmeno curarla.
Poco tempo dopo incontrai una vicina:
Caterina, ho visto tuo figlio Enrico con una ragazza Sembra una fata piccina accanto a quella ex moglie statuaria.
Non ci credevo: vuoi vedere che è proprio Maria?
Ho una sorpresa, mamma: io e Maria ci siamo sposati Enrico teneva la mano della sua giovane e fragile moglie con tenerezza.
Io e mio marito ci guardammo:
Ma la festa? E gli invitati?
Nessun bisogno di tutto quel clamore. Abbiamo firmato in Comune in silenzio, Don Salvatore ci ha benedetti in chiesa. Io e Maria siamo una cosa sola, da oggi e per sempre.
Lo presi da parte:
Ma, Enrico, ami davvero questa ragazza? Non la farai soffrire? Non è che lhai sposata solo per dimenticare Tiziana?
No, mamma, ormai Tiziana fa parte del passato da quel giorno non la chiamò più per nome. E riguardo lamore beh, con Maria il mio mondo si abbraccia col suo, in tutto e per tutto.
Ecco la storia, Paolina.
Caterina si era sfogata completamente.
Dopo questa lunga chiacchierata, non ci vedemmo più per quasi due anni: la vita, gli impegni, le corse quotidiane…
Ma lorchidea rifiorì, si riprese e sbocciò ancora più bella. I fiori davvero sanno ringraziare per la cura che ricevono.
Mi rincontrai con Caterina proprio in ospedale:
Ciao, amica mia! Che ci fai qui?
Maria ha appena avuto due gemellini. Oggi la dimettono, sorrideva.
Lì vicino cerano Enrico e il marito di Caterina, in attesa dei bimbi. Enrico stringeva in mano un mazzo di rose rosse.
Alluscita, comparve Maria: stanca ma raggiante. Dietro di lei linfermiera portava con dolcezza due piccoli fagottini addormentati.
Poco dopo, uscì anche mia figlia con la nipotina appena nata.
Ora, Tiziana implorerebbe Enrico di perdonarla e di ricominciare.
Una tazza rotta si può incollare, ma non ci bevi più come primaSorridemmo, io e Caterina, osservando quelle nuove vite che illuminavano il corridoio dospedale. Lorchidea, che ora troneggiava sul mio davanzale, risplendeva come non aveva mai fatto. Nelle sue radici fragili e nei suoi steli rifioriti riconoscevo la forza di chi è stato trascurato, malinterpretato, eppure alla fine trova la propria primavera.
Caterina mi prese la mano con un gesto leggero:
Vedi, Paolina, alla fine le sfortune non sono mai colpa dei fiori. Siamo noi a dare a ognuno il significato che desideriamo, ma la vita segue la sua strada, sorprendente, anche quando sembra piegarsi.
In quel momento, guardando le nostre famiglie intrecciate, sentii che tutto aveva trovato un senso nuovo. Le vecchie ferite si sciolgono, i rimpianti si affievoliscono; ciò che resta è la possibilità che qualcosa, prima inaridito, possa rifiorire meravigliosamente, se solo trova le mani giuste.
Da allora, ogni volta che qualcuno mi chiede se le orchidee portano davvero sfortuna, io sorrido e rispondo: dipende da come le amie, soprattutto, se sai lasciare spazio al sole e al perdono.





