Ma ti rendi conto?! Senza nemmeno chiedere! Senza un consiglio! Ma come si fa?! Entri in casa daltri e ti comporti come se fossi la padrona! Zero rispetto! Mio Dio, ma cosa ho mai fatto per meritarmi questo? Le ho dedicato tutta la vita, e questa è la sua riconoscenza! Lei non mi vede nemmeno come una persona! Nina si asciugò una lacrima che le stava scendendo, la mia vita, vedi, non le va bene! Pensasse un po alla sua, invece! Sta lì, nel suo monolocale, convinta di aver trovato la felicità. Né un marito serio, né un vero lavoro: quellhome office poco chiaro. Come campa? E poi viene pure a insegnarmi la vita! Ma io ho già dimenticato le cose di cui lei ancora nemmeno inizia a parlare!»
Questo ultimo pensiero fece alzare di scatto Nina dalla poltrona. Andò in cucina, mise su il bollitore e si avvicinò alla finestra.
Guardando la distesa luminosa di Milano, con tutte quelle luci natalizie che brillavano, ricominciò a piangere:
«Tutti che si preparano per il Capodanno tranne me. Io, sola come un cane»
Il fischio del bollitore la riportò indietro dai pensieri. Nemmeno se nera accorta
Aveva ventanni quando sua madre, a 45, aveva avuto unaltra figlia. Allepoca, la cosa la lasciò di stucco: ma chi glielo faceva fare? Mamma, serafica, le aveva detto:
Non voglio che tu resti sola nella vita. Vedrai che bello, avere una sorella. Prima o poi lo capirai.
Anche adesso lo capisco aveva risposto Nina, ma senza troppa convinzione però sappi che io non voglio responsabilità. Ho la mia vita.
Ora non ce lhai più una tua vita! le aveva sorriso mamma.
Eh, aveva ragione. Dopo pochi anni la mamma era mancata, e il babbo era passato ancora prima. Tutta la responsabilità della piccola era finita su Nina, che, in tutto e per tutto, aveva fatto da madre a Martina. E per quasi dieci anni, Martina la chiamava davvero mamma.
Nina non si era mai sposata. Non era colpa della sorella: semplicemente, non aveva mai incontrato uno che le facesse davvero battere il cuore. E poi, a dirla tutta, non è che uscisse molto o avesse gran voglia di svagarsi: casa, lavoro, sorella, e così via
Era cresciuta in fretta, Nina, e tutta la sua vita era stata Martina: laveva allevata, istruita. Adesso Martina era grande, viveva per conto suo. Si stava per sposare.
Eppure era spesso da Nina: le due sorelle erano molto legate, anche se di età e di carattere diversissime.
Nina, per esempio, aveva la mania di non buttare via niente. La sua casa sembrava un museo delle cose vecchie: se uno guardava bene, trovava ancora la vestaglia che indossava dieci anni prima, quando era più snella, oppure le bollette pagate dei primi anni duemila.
In cucina cera una gran quantità di tazze sbrecciate, vecchie pentole smaltate, padelle senza manico. Nina non le usava più da anni, ma non le buttava: le dispiaceva, «magari un giorno servono».
Persino il minimo intervento di ristrutturazione in casa non lo faceva da secoli, ma mica perché non aveva soldi: è che tutto sommato, «la carta da parati tiene ancora».
Quella vita passata sempre a risparmiare su di sé, solo per sua sorella, laveva segnata.
Martina, invece, tuttaltra cosa: sorridente, piena di energie, in casa sua ci stava solo lo stretto necessario. Nessun deposito di robe vecchie! Solo quello che serve.
Aveva pure la sua regola: «Se in un anno non ho usato una cosa, vuol dire che è ora di salutarla!»
Perciò a casa di Martina tutto era luminoso e arioso: si respirava proprio meglio!
Quante volte aveva provato a convincere Nina:
Dai, facciamo un po di ordine qui, sistemiamo, buttiamo quello che non serve più. Un piccolo restyling!
Io non butto via niente e casa mia va benissimo così, e non voglio nessun lavoro.
Ma come no? Guarda il tuo ingresso! Quella tappezzeria ha letà di mia nonna, mette tristezza solo a vederla. E tutto questo ciarpame ti succhia lenergia, lo capisci? Rischi di star male! insisteva Martina.
Ma Nina niente, si chiudeva a riccio.
Allora Martina prese la decisione: glielo faceva lei il regalo di Capodanno! Scelse proprio lingresso, perché lì non cerano tante cose da spostare.
Una settimana prima di San Silvestro, mentre Nina era via per il turno lungo in ospedale (aveva quei turni strani), Martina e il suo fidanzato Leo andarono a casa della sorella (avevano scambiato le chiavi anni fa), staccarono tutta la vecchia carta da parati e ne misero una nuova: niente più pareti scure e tristi, ma un bel verde salvia con disegni dorati.
Rimisero tutto a posto su questo Martina aveva avuto rispetto, non osava toccare le cose della sorella e uscirono.
Nina, ignara di tutto, tornò a casa e si spaventò: pensava di aver sbagliato piano! Controllò il numero sulla porta. Tutto ok
Rientrò.
E capì.
Martina!
Ma come aveva osato?!
Nina prese il telefono e la chiamò, tirandole addosso parole dure. Poi le attaccò il telefono in faccia.
Dopo mezzora, Martina si presentò di persona.
Ma chi te lha chiesto?! la investì subito Nina.
Ninetta, volevo solo farti una sorpresa. Guarda che bel risultato! Lingresso è luminoso, ordinato, sembra tutto più grande, cercava di spiegare Martina.
Non ti permettere più di mettere mano a casa mia! Nina proprio non si calmava.
Le parole taglienti cadevano addosso a Martina come grandine.
Alla fine, la sorella cedette:
Basta. Fai quello che vuoi, resta nella tua discarica. Col cavolo che metto più piede qui!
La verità fa male, eh?! Scappi?
Mi dispiace per te, mormorò Martina con gli occhi lucidi, e se ne andò
E da allora, silenzio. È passato quasi un settimana. Mai una lite era durata così tanto tra loro. E adesso sta anche arrivando Capodanno Ma davvero lo passeranno da sole?
Nina si sedette su una sedia nellingresso.
«Però a ben guardare, è davvero più spazioso» pensava, e si immaginò Martina e Leo mentre lavoravano per lei, attenti a non fare una grinza, cercando di sorprendere proprio lei «E io che mi sono arrabbiata così? È tutto più bello, più chiaro, più allegro. Forse lei ha proprio ragione»
Allimprovviso le squilla il cellulare.
Ninetta la voce di Martina è impastata dalle lacrime, scusami. Non volevo offenderti, davvero. Volevo solo farti felice
Ma che dici, amore mio, arrabbiata? Ma va! Non hai nulla da farti perdonare, la carta da parati è bellissima, avevi ragione tu. E dopo le feste, ci mettiamo insieme a fare ordine! Se per te va bene
Ma certo che va bene! Ti aiuto con gioia! E oggi? È il trentuno Non posso pensare di passare Capodanno senza di te
Nemmeno io
Allora sbrigati a vestirti, Martina si riprende, e la voce si fa allegra, qui è già tutto pronto: lalberello vero, le lucine, le candele, e pure il panettone. Tutto come piace a te! E non preoccuparti di nulla: non osare uscire a far la spesa, giuro, ho già preparato tutto io perché ero sicura che, alla fine, ci saremmo riabbracciate. Dai, vestiti con calma. Leo passa a prenderti tra poco.
Nina andò ancora una volta alla finestra. Stavolta guardava la città illuminata sotto unaltra luce. E pensava: «Grazie, mamma per avermi dato una sorella».



