Come la suocera di nostro figlio ce lo ha portato via: da quando si è sposato non ci visita più, viv…

Da quando nostro figlio ha sposato quella ragazza, sembra che sia scomparso dalla nostra vita, inghiottito da un vortice strano di presenze e assenze. Ora trascorre ogni minuto al fianco della suocera, la signora Marilena, che ogni giorno inventa nuove urgenze con la velocità di un mago che estrae conigli dal cilindro. Stento a capire come abbia resistito tutti quegli anni prima che sua figlia si sposasse con Federico, il nostro ragazzo.

Federico è sposato da ormai più di due anni. Dopo il matrimonio, i ragazzi si sono trasferiti in un piccolo appartamento a Milano, quello che noi abbiamo comprato per lui quando ha iniziato luniversità presso la Statale. Labbiamo sempre sostenuto, dalla sua infanzia fino ad ora, guidandolo con dolcezza, lasciandolo però vivere da solo molto presto, vista la comodità di essere vicino al lavoro nella zona di Porta Romana.

Non ho mai avuto niente contro Ludovica, nostra nuora, ma ammetto che mi era subito parsa una ragazza troppo immatura per una vita insieme, anche se Federico ha solo due anni più di lei. Ludovica si comporta spesso come una bimba capricciosa, perennemente in cerca di attenzioni. Mi domandavo spesso come Federico, così generoso e premuroso, avrebbe superato il tempo accanto a una moglie-bambina.

Dopo aver conosciuto Ludovica e la madre, la signora Marilena, ho capito tutto. Marilena, sebbene abbia la mia stessa età, si invola in una leggerezza quasi surreale, trattenuta in un limbo senza età. Ditemi: non avete mai incontrato certe donne a cui gli anni scivolano addosso come acqua sulla pietra e che riescono a comportarsi da ragazzine persino quando sono già state al centro di sei matrimoni falliti? Lei vive in una dimensione tutta sua, mai invadente, ma anche totalmente disconnessa dalla realtà. I nostri scambi si riducevano a qualche augurio formale per il matrimonio dei figli, nientaltro.

I primi campanelli d’allarme sono arrivati prima delle nozze stesse. Ludovica trascinava Federico a casa della madre per riparare ogni cosa: una perdita nel rubinetto, la spina da cambiare, una mensola che sera staccata e giaceva, dolente, in cucina. Allinizio non ci ho badato: in casa loro non cè un uomo e magari un aiuto serviva davvero.

Col tempo, però, la casa di Marilena pareva diventare un cantiere surreale dove tutto si rompeva senza sosta: sciacquoni impazziti, pentole col buco, maniglie che sparivano nel nulla. Federico si dimenticava sempre più spesso di noi, giustificandosi: Stasera siamo dalla mamma di Ludovica, cè qualcosa che non va con la caldaia. E ogni festa, Natale, Pasqua, persino Ferragosto, si teneva nel salotto di Marilena, mentre noi restavamo qui in tre: io, mio marito e la vecchia zia Carmela.

Si è infranta davvero la normalità quando Federico ha iniziato a rifiutare ogni nostra richiesta di aiuto, anche la più semplice. Una sera abbiamo comprato finalmente un nuovo frigorifero: gli avevamo chiesto una mano per portarcelo a casa. Lui sembrava disponibile, ma poi ha chiamato: Non posso, mamma, devo andare da Marilena, la lavatrice perde acqua dappertutto!

Quando mio marito lo ha chiamato, ha sentito Ludovica dire sottovoce: Non potevano assumere dei traslocatori, i tuoi genitori? E Federico è poi arrivato, ma di pessimo umore, sbuffando come un treno a vapore. Papà, non potevi chiamare dei facchini? Ora devo farlo io!

E io mi chiedevo in silenzio: Perché la suocera non chiama mai un tecnico? Forse nel suo mondo da sogno gli artigiani non esistono? Federico assicurava che la mamma di Ludovica si fida solo di noi, lì ormai tutti fanno i furbi e la fregano sui lavori.

Alla fine, mio marito Giuseppe, stanco e triste, ha sbottato: Forse la signora Marilena non distingue un giravite da un cucchiaio, ma quanto a guidare le pecore in mezzo al prato direi che è imbattibile! Federico si è arrabbiato tantissimo, ha sbattuto la porta e se nè andato via. Io sono rimasta zitta, convinta che Giuseppe avesse ragione; lo sentivo ingoiato dal rancore di vedere suo figlio usato come tuttofare, dimenticato da chi avrebbe dovuto amarlo più di tutti.

Da quel sabato, Federico non rivolge più parola a suo padre. Anche Giuseppe ha deciso di non cedere: Io la mano non gliela tendo se non fa lui il primo passo. E intanto io sono come una mozzarella schiacciata tra due fette di pane: da una parte capisco mio marito, ma dallaltra sento che avrebbe potuto usare parole più dolci. Ora Federico è chiuso nel suo silenzio, e io non so che fare per riunirli.

Entrambi restano fermi, orgogliosi come i leoni nelle favole antiche: nessuno cerca laltro, nessuno perdona. Ma intanto laggiù, in quel salotto di via Garibaldi, la suocera siede serena tra gli scaffali traballanti, a bere caffè e contare le lucertole che salgono sul muro, come se di tutto questo non le importasse nulla, come se si trovasse in un sogno strano che non finirà mai.

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