Ricordo ancora come, se qualcuno mi avesse detto un anno fa che i rari finesettimana che tanto desideravo si sarebbero trasformati in un lavoro fisico estenuante, al punto da far tremare ogni muscolo e far salire le lacrime agli occhi, non ci avrei creduto. Eppure, così è stato. Il responsabile di tutto è stata la suocera, la risoluta Giuliana Bianchi, che ha deciso: Visto che Marco e io abitiamo in un palazzo a otto piani a Milano, senza giardino, non avete impegni, siete liberi; potete venire quando voglio.
Marco e io siamo sposati da poco più di un anno. La nostra cerimonia è stata modesta i soldi non bastavano, e nella nostra città ogni centesimo conta. I miei genitori ci hanno aiutati a comprare un piccolo appartamento depoca, vecchio di decenni, non proprio in ottime condizioni. Abbiamo così iniziato dei lavori di ristrutturazione: la primavera scorsa abbiamo sostituito un rubinetto, poi le pareti, poi il pavimento della cucina. Il conto è sempre stato tirato, il tempo ancora meno.
I genitori di Marco però possiedono una cascina in campagna, tra le colline della Toscana, con un grande orto, galline, anatre, una capra e persino due mucche. Vivono in un sobborgo dove ancora molti coltivano la terra come una tradizione di famiglia. È stato il loro progetto, il loro modo di vita, e noi lo rispettiamo, ma non è qualcosa di cui desideriamo far parte.
Giuliana non la pensa così. Quando ha scoperto che viviamo al caldo, senza giardino né obblighi, ha iniziato a farci visita sotto il pretesto di un semplice passaggio. Poi, ogni sabato e domenica, ci ha dato istruzioni precise: Venite e aiutate!. Non per rilassarvi o per una pausa, ma per lavorare. Appena attraversavamo la porta di casa, ci porgeva scope, zappe o secchi, con un sorriso che non lasciava scampo al rifiuto.
Allinizio ho pensato: Va bene, qualche volta è un gesto di buona volontà. Marco cercava anche di arginare la madre: Abbiamo lavori da finire, poco tempo, lavori stressanti. Ma lostinazione di Giuliana non ha limiti. Vivete come re a Milano! Da me è tutto sulle mie spalle! non sentiva parlare di stanchezza. Che cosa avete di fare nel vostro piccolo appartamento? Vi ho cresciuti, ora tocca a voi restituire!
Io volevo essere una nuora buona, non scatenare litigi. Un giorno, mentre la zia mi porgeva un secchio dacqua e un panno, mi ha ordinato: Mentre preparo la minestra, tu pulisci tutto il pavimento, fino al capanno e ritorno indietro. Marco deve levigare le tavole, la stalla delle galline ha bisogno di riparazioni. Ho provato a declinare, dicendo che la settimana era stata dura, ma lei non ha ascoltato. Sembrava che fossi una brava a volontà di chi paga per il lavoro.
Domenica sera sentivo ogni muscolo a pezzi. Lunedì ho perso il lavoro: il capo, scioccato, non mi aveva mai visto malata prima. Ho mentito, dicendo di sentirmi male, dopo un rilassante finesettimana dalla suocera. Non cera gioia, né gratitudine, solo rabbia e delusione.
Il peggio è stato quando, nonostante avessimo più volte spiegato che avevamo altri impegni e la casa era ancora in costruzione, Giuliana chiamava ogni giorno: Quando venite? Il giardino non si ara da solo! Se rispondevamo che non era possibile, ci rispondeva: Che state ristrutturando, un castello?.
Le sue parole audaci mi hanno scioccata: Conto su di te, sei una donna. Devi imparare a mungere le mucche e a piantare verdure ti farà crescere. Sono rimasta in silenzio, ma dentro bruciava una rabbia che non potevo più contenere. Non avrei mai voluto vivere in campagna, né mungere mucche o spolverare il letame.
Marco mi ha sostenuto; anche lui era stanco di quelle richieste. Prima amava andare a trovarli, ora lo fa solo per dovere. Spesso ignora le chiamate, perché sono piene di recriminazioni. Io cercavo scuse, cercavo di rimandare.
Un giorno ho chiamato mia madre e le ho raccontato tutto. Ha capito subito: laiuto deve essere volontario, non una forza lavoro gratuita per una giovane coppia. Se ci lasciavamo sfruttare, la situazione sarebbe peggiorata.
Sono esausta, divisa tra la vita cittadina, il lavoro e i lavori di ristrutturazione, e le fatiche della campagna. Vorrei solo dormire fino a tardi, trascorrere un finesettimana con un libro o un film, non con una pala e della terra.
Marco propone di dare un ultimatum: o Giuliana smette di tormentarci, o interrompiamo i contatti. Sembra duro, ma abbiamo una vita, dei sogni, dei progetti. Non siamo dei braccianti a tempo indeterminato.
Chi dice è normale, i genitori hanno bisogno di aiuto non è daccordo con noi. Laiuto è una richiesta, non un ordine. È accettato con gratitudine, non con manipolazione. Cè sempre una scelta, non si può semplicemente imporre compiti.
Forse linverno farà rallentare lentusiasmo di Giuliana. E io, finalmente, potrò respirare, ricordando che il finesettimana è per riposare, non per il lavoro forzato. Ho imparato che i doveri non devono essere sopportati per obbligo, e che lamore non si compra con il sudore. Alcuni limiti li traccia solo chi li sente dentro; altrimenti li disegneranno gli altri al posto nostro.






