Diario personale, 14 maggio
Mi chiamo Giulia e sono sposata con Marco. La nostra vita a Bologna non è mai stata facile dal punto di vista economico, ma cerchiamo sempre di andare avanti con dignità. Sia io che Marco abbiamo un lavoro, ma gli stipendi, tra tasse e spese varie, non ci permettono grandi sogni. Abbiamo una bambina di quattro anni, Ilaria, e chiunque abbia figli sa bene quanto sia diventato costoso crescerli oggigiorno in Italia. Ogni centesimo conta, e spesso sono costretta a inventarmi soluzioni per riuscire ad arrivare a fine mese.
In questa situazione precaria, Marco ha preso la decisione, senza consultarmi, di aiutare sua madre pagando parte dellaffitto del suo appartamento a Modena. Noi stentiamo a tirare avanti, e regaliamo soldi alla suocera. Per giunta, mia suocera, la signora Caterina, sta benissimo di salute e potrebbe tranquillamente trovare un lavoretto part-time: magari in libreria, che le piacciono tanto i libri. Io stessa vorrei poter lavorare di più, ma ovviamente, con una bimba piccola che esce dallasilo alle tre del pomeriggio, qualcuno deve occuparsi di lei. Ogni volta che ho chiesto a Caterina se potesse prendere Ilaria anche solo per due pomeriggi a settimana, ha sempre declinato, inventando scuse legate alla stanchezza o a un misterioso mal di schiena. Eppure, la vedo ogni giorno camminare dritta, senza nessun problema.
Un giorno però, ho scoperto che Caterina era partita per una vacanza sul Lago di Gardanon proprio un posto economico! Lho saputo direttamente da Marco, che mi ha detto, quasi con leggerezza, che dovrei attraversare tutta Bologna per annaffiare le sue piante mentre lei si godeva la villeggiatura. Sono rimasta senza parole. Anche perché, anziché perdere tempo dietro ai suoi fiori, avrei potuto magari cercare qualche lavoretto extra di baby-sitting o ripetizioni e portare a casa qualche euro in più.
Ma quello che mi ha davvero lasciata di stucco è stato altro. Da un po’ di tempo a questa parte, Caterina sembra condurre uno stile di vita quasi da signora bene: borsette di pelle costose, vestiti da boutique in via DAzeglio E mi sono chiesta come facesse. Marco continuava a lamentarsi di come la povera mamma non riuscisse nemmeno a pagare il canone, e invece la signora si concede certi lussi. Ho persino pensato che avesse trovato un amico di famiglia che la mantenesse.
Poi, laltro giorno, ho notato che Marco portava sempre la stessa borsa a tracolla, visibilmente pesante. Quando si è chiuso in bagno e la borsa è rimasta appoggiata al tavolo, la curiosità ha avuto la meglio: lho aperta e dentro cera attrezzatura informatica. Ho riconosciuto un vecchio laptop, che sapevo appartenere alla mia collega Paola.
Il giorno dopo, a lavoro, Paola mi ha raccontato che Marco si era offerto di riparare dei computer per arrotondare. Ecco da dove spuntavano quei soldi extra! Quando lho affrontato e gli ho chiesto apertamente se tutto quello che guadagnava con quei lavori andava a sua madre, lui ha ammesso, con candore disarmante, che sì, tutto finiva nelle tasche di Caterina.
Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Io e Ilaria siamo costrette a rammendare più e più volte le calze, a comprare vestitini al mercato dellusato mentre lui spedisce la madre nelle spa e nei negozi di Via Farini.
Gli ho chiesto: “E io e tua figlia? Non contiamo niente?”
Lui, glaciale: “Sono i miei soldi, li spendo come voglio.”
Così, senza troppi indugi, ho deciso che sarebbe stato meglio se andasse a vivere con la sua adorata madre. Se davvero la sua unica famiglia è lei, che stia pure lì. Forse è la soluzione più giusta anche per Ilaria.






