Come posso chiedervi di prendervi un tale peso? Persino mio padre e Tiziana non hanno voluto accettare di occuparsene – «Marina, figlia mia, ripensaci! Ma con chi ti vuoi sposare?» – gridava mamma aggiustandomi il velo. «Spiegami almeno perché Sergio non ti va bene?» – mi confusi del tutto vedendola piangere. «Ma come? Sua madre fa la commessa e abbaia a tutti. Suo padre non si sa nemmeno dove sia finito, in gioventù pensava solo a bere e divertirsi.» «E anche il nonno beveva e rincorreva la nonna per tutto il paese. E quindi?» «Tuo nonno però era stimato, era pure capogruppo.» «Alla nonna però non pesava meno. Ero piccola ma ricordo bene che lo temeva. Mamma, con Sergio andrà tutto bene, non bisogna giudicare le persone dai genitori.» «Aspetta che avrai figli, poi capirai!» – mi disse mamma con il cuore ferito, io sospirai. Sarà dura vivere se mamma non cambierà idea su Sergio. Eppure io e Sergio abbiamo fatto una festa di nozze allegra e ci siamo creati la nostra vita insieme. Per fortuna Sergio aveva una casa nel paese, ereditata dai nonni paterni, quei stessi genitori del “padre scomparso” e giramondo. Pian piano Sergio rinnovò la casa fino a trasformarla in una vera villetta moderna, come mi piace chiamare la nostra abitazione. Tutto comodo, si vive benissimo. Ma che meraviglioso marito ho, e mamma, perché allora parlava male di lui? Un anno dopo il matrimonio è nato il nostro Ivan, quattro anni dopo la sorellina Maria. Tuttavia, appena i bambini stavano male o ne combinavano una, ecco che arrivava mamma con il suo «Te l’avevo detto!», aggiungendo sempre: «Figli piccoli guai piccoli! Aspetta che crescono, vedrai che tempesta con questa eredità!». Cercavo di non dare peso alle critiche di mamma, ormai era abitudine. In fondo la figlia aveva agito contro la sua volontà, sposando senza il suo consenso. Mamma è fatta così, le piace che tutto vada come decide lei. Ma ormai ha accettato la mia scelta e, in fondo in fondo, è d’accordo che Sergio è d’oro da ogni lato. Solo che mai lo ammetterebbe. Vorrebbe dire che un tempo aveva torto! Impossibile! E quando parla dei nipoti, lo fa più per paura per loro, che sul serio: li ama moltissimo. Se capitasse un guaio, sarebbe la prima a buttarsi nel fiume, dopo essersi strappata tutti i capelli per aver detto certe cose. Però a volte anche io mi spaventavo di questi «grandi guai», inevitabili quando i figli crescono. I figli crescevano davvero. Ivan ha finito il liceo ed è pronto per la vita adulta, che inizierà in una delle università più prestigiose della città, a 143 km da casa. Per il mio cuore di mamma, quei 143 km sembravano la distanza tra la Terra e Mercurio, un abisso! Non ho dormito le prime quattro notti, solo pensando a Ivan! E se qualcuno lo trattasse male? Se oggi non ha mangiato bene? E se la città lo rovinasse, lui è così bravo! Prima Ivan viveva in un appartamento condiviso con altri ragazzi del paese. Ma il mio cuore non reggeva e convinse Sergio ad affittargli un bilocale in città. Ivan si responsabilizzò, decise di contribuire alle spese lavorando su internet, lui è così intelligente! Ogni weekend andavo in città, a vedere Ivan, ad aiutarlo. Sistemavo, cucinavo. Eppure l’appartamento era sempre pulito. A casa sua non aveva mai riordinato, amava il classico caos. Mangiare, poi, sempre pronto: polpette al vapore, stufato in coccio. Lo dicevo, un genio! Queste visite però infastidivano Sergio: «Marina! Basta tenere Ivan sotto la tua gonna! Non gli dai aria e nemmeno a me! Così me ne vado da te, magari dalla Lara la postina, sempre accogliente!» Scherzava, ma mi spaventò lo stesso! Come farei senza mio marito? Ha pure ragione, tocca lasciar libero Ivan. Ancora mi comportai da chioccia per un po’, poi imparai che mio figlio era adulto. Lo lasciai andare, ma finii per domandarmi se avevo fatto bene. Un giorno mi chiamarono dalla segreteria: Ivan saltava le lezioni, era quasi fuori corso! Impossibile! Proprio il mio Ivan? Presi due giorni di permesso e corsi in città. Nemmeno Sergio riuscì a fermarmi. Ivan non si aspettava la mia visita. E fosse solo che non aveva riordinato il monolocale… Non aveva nascosto la ragione dei suoi “tagli”. C’era una ragazza, Anna, dall’aspetto angelico. Fin qui nulla di strano: un ragazzo, una ragazza, era destino prima o poi… Ma oltre a lei, nell’appartamento c’era anche un bambino! Un maschietto di circa un anno. Capii subito: questa ragazza con il neonato, voleva incastrare Ivan e farsi sposare. Certo, sono una mamma moderna, al giorno d’oggi sono cose che capitano. Però! Ivan è troppo giovane, non pronto a mettere su famiglia e crescere figli che non sono suoi. Anna avrà al massimo 18 anni… quando avrà avuto tempo di partorire?! Dentro di me montava una tempesta, ma cercai di controllarmi. Salutai Anna, chiacchierai a quattrocchi con Ivan. «Ivan, sei innamorato sul serio?» – chiesi, forzando un sorriso. «Mamma, tantissimo,» rise anche Ivan. «E cosa farai con l’università?» – lo incalzai cauta. «Lo so che ho trascurato lo studio, ma è un periodo complicato. Non ti preoccupare, rimedio.» «Che periodo?» – insistetti. «Non posso dirlo, mamma, non è un mio segreto. Vi racconterò meglio quando tu e Anna vi conoscerete di più.» Non sapendo più che fare, presi tempo e tornai a casa. «È tutta colpa tua!» – accusai Sergio. «Dare la libertà a Ivan… guarda dove lo ha portato! E ora che facciamo?» «Ma che sarà mai?» – rispose lui. «Che c’è di male in un figlio gia pronto? Se Ivan lo vuole bene allora è parte della famiglia.» «E ti sta bene diventare nonno?» «Certo. Essere nonno lo sapevo fin da quando ho avuto figli.» «Ma non di un figlio “di altri”!» «Marina! Sembra che parlo con qualcun altro. Un bambino non può essere “estraneo”. Pensaci.» Andò a dormire separatamente, io restai a vagare nella stanza. Ero arrabbiata con tutti, con la vita stessa, con Anna, Ivan, e pure Sergio che li difendeva. Poi pian piano mi calmavo e capivo che Sergio aveva ragione. Un bambino non ha colpe. E forse nemmeno Anna, chissà cosa ha passato. Al mattino ero più serena, dopo aver pianto tanto, e corsi da Sergio nel divano. «Perdonami! Ho capito: vi amo troppo.» «Vieni qui, donna sciocca!» – sollevò le coperte, mi sdraiai accanto. Ci addormentammo abbracciati, finalmente felice. Beh, sarò nonna! Che male c’è? Il piccolo che ho visto da Ivan è meraviglioso… si chiama Michele. Ma nulla era semplice come pensavo. Tempo dopo Ivan ci avvisò che passava all’università serale e che voleva sposarsi con Anna. Stavolta, prima di reagire, ho ascoltato, e con Sergio sono andata a trovare i ragazzi. Ero sicura che insieme avremmo preso la scelta migliore, anche se il mio istinto voleva “spaccare tutto”, metaforicamente. Anna ci accoglie sulla porta, asciugandosi una lacrima: «Scusate, non vorrei che Ivan facesse questa scelta, ma è testardo. Lo sapete.» «Altro che testardo,» fece Sergio togliendosi le scarpe. «Ma non è sciocco. Se ha deciso così, dev’essere necessario. Calmati Anna, parliamone. Un po’ di tè per questi ospiti stanchi? Ho appena guidato 143 chilometri.» «Scusate…» – Anna si agitava. Sergio rotolò gli occhi per l’ennesimo “scusate”, lei sorrise. Capivo che Sergio aveva già accettato Anna, io sospirai rassegnata. Quando in tavola bruciava il profumo del tè, Sergio stava già mordendo il terzo biscotto fatto in casa (e so che Ivan non li prepara, quindi bravo Anna), ed entrò Ivan dopo la spesa. Con lo sguardo serio mise la roba sul tavolo. Ma nei suoi occhi vidi una fermezza nuova, maschile. Mi parve di non poter più dirgli niente, ormai adulto. «Allora, vi sposate?» – chiese Sergio. «Sì, non si discute,» rispose Ivan sicuro. «Va bene. Ma perché questa fretta? Aspettate un altro bambino?» «No, assolutamente!» – Anna scosse la testa e arrossì. Mi venne in mente una follia: forse fra loro non è neppure ancora “successo” nulla… irrazionale, ma… «Allora perché dovete sposarvi subito?» «Altrimenti Michele finisce in un istituto,» spiegò Anna a testa bassa. «Perché dovrebbero portarlo via?» – domandò Sergio duro. «Perché sua madre è deceduta…» – sussurrò Anna, le labbra tremavano. «Anna, non sei obbligata a raccontare niente!» – Ivan intervenne. «Mamma, papà, vi chiedo solo di accettare ciò che vi ho comunicato, il resto è una questione nostra!» «Aspetta Ivan,» lo fermò Anna. «Se ora siamo insieme, voi siete la mia famiglia. Non voglio nascondere nulla.» Tornò il silenzio. Io e Sergio ci scambiammo uno sguardo. «Anna, Michele non è tuo figlio?» – chiesi. «No! Michele è mio fratello, da parte di mamma. Padri diversi.» Avrei baciato tutti dalla gioia, ma mi trattenni. Anna continuò: «Mamma è mancata in carcere, aveva un problema cardiaco dalla nascita. Era già tanto che fosse sopravvissuta a lungo. La sua vita non è stata facile: aveva un carattere esplosivo.» Anna sorseggiò un po’ di tè, tirò un sospiro. Si vedeva che era difficile per lei, ma continuò, malgrado i nostri tentativi di fermarla. «La prima volta finì in carcere dopo una lite con papà: investì una vecchina sulle strisce, ne parlarono anche i giornali.» Quando arrestarono mamma, papà mi portò con sé, e vissi con lui e la nuova moglie, Tiziana, dolce e bravissima con me. Grazie a lei e papà ho avuto una bella vita, non giudico papà, era dura con mamma. Loro sono la mia vera famiglia. Anna si bloccò di nuovo. Notai che lei e Ivan si tenevano la mano sotto il tavolo: capii che non era ancora finita. «Tre anni fa mia mamma si innamorò, persa di testa, di Denis, dieci anni più giovane. Da loro nacque Michele. Io ero felice, andavo spesso là. Quando ero presente, mai litigate, ma i vicini hanno poi detto che sentivano spesso urli e piatti che volavano.» Un giorno mamma si arrabbiò, la gelosia verso Denis. In un momento di rabbia, mamma lo spinse, lui inciampò e cadde sul tavolino. Morì dopo due giorni. Mamma fu arrestata. Anna accelerò il racconto: «Mamma morì in cella prima del processo. Il cuore si fermò. Vi prego: non giudicate troppo duramente! Era come un colibrì, vivace, impossibile, ma io l’ho amata.» «Ora perdonaci tu, Anna,» disse Sergio. «Sei stata costretta a raccontare, ma hai ragione, ora siamo famiglia e ci aiutiamo.» Mi vergogno a dirlo, ma in quel momento volevo gridare: «Ivan, ripensaci! Non ci serve questa parentela! Criminali in famiglia mai!» Ma mi trattenni, ripensando a me in abito da sposa con mamma che piangeva, provando a dissuadermi da Sergio. Mi diedi una “sberla” mentale: «Marina, non giudicare dai genitori! Tu dovresti saperlo!» Quella autocritica fece il miracolo, pensai a qualcosa di pazzo, ma bellissimo. Guardai Sergio, lui sorrideva, aveva capito. E acconsentì con un cenno. Sergio, come a conferma, propose: «Che ne dite, ragazzi, se io e mamma chiediamo l’affido di Michele, e voi aspettate a sposarvi e finite gli studi?» «Come?» – Anna sorpresa. «Papà, basta!» – protestò Ivan. «Michele in paese starà benissimo, lo sai. Se vorrete, potrete sempre riprenderlo.» «Io e papà senza di te ci annoiamo, Ivan, ci prenderemo cura di Michele volentieri.» «Tua sorella ormai pensa più ai ragazzi che ai genitori…» «Anna,» le dissi, «decidi tu.» «Come posso affidarvi un peso così? Nemmeno papà e Tiziana lo hanno accettato…» Eppure, senza accorgerci, il vero protagonista si svegliò. Scivolò giù dal divano, trotterellò in cucina, già tendendo le manine verso Sergio. «Oh, che peso questa fatica!» – scherzò Sergio, sollevando Michele. «Sergio, in fondo te la cavi, sembri più papà che nonno!» – scherzai. «Vedrai stanotte chi è il nonno!» – mi minacciò, sorridendo. I ragazzi resistettero un po’, ma poi accettarono che Michele venisse con noi. L’affido fu persino semplice. L’assistente ci disse che oggi è comune per coppie come noi prendersi cura di bambini. I figli sono grandi, ma l’amore e la tenerezza ancora abbondano. Noi con Sergio ci siamo ringiovaniti accudendo Michele. Di notte, mentre mi alzavo per lui, ho pianto di felicità per questa fortuna inaspettata. Solo mamma continuava a brontolare su questa scelta, ma poi fu lei a innamorarsi di più di tutti di Michele, e lui di lei. «Oh, Marina! Che state combinando!» brontolava mamma, coccolando Michele. «E di chi sono questi occhietti che si chiudono, chi vuole dormire qui?!» Poi di nuovo: «Ma a cosa pensate, Marina! E chi si è sporcato questi ditini? Vediamo ora come ve la cavate! Dove sarà il mio Michele, dove si è nascosto?!»

Ma figurati se posso lasciarvi un peso del genere sulle spalle! Persino mio padre e Tiziana non hanno accettato di prenderlo.

Marina, figlia mia, rinsavisci! Ma con chi ti vuoi sposare?! urlava mamma, aggiustandomi il velo sulla testa.

Spiegami almeno, cosè che non va bene in Sergio? ero già persa tra le sue lacrime.

Ma come? Sua madre lavora alla cassa, risponde sempre male a tutti. Suo padre è sparito chissà dove, e da giovane non faceva altro che andare in giro a bere e fare il farfallone.

Ma il nostro nonno pure si beveva la sua buona dose e rincorreva la nonna per tutto il paese. E allora?

Tuo nonno era rispettato, capofila di tutti, una figura!

Solo che alla nonna non bastava quella stima. Io ero piccola, ma ricordo ancora quanto lo temesse. Mamma, a noi con Sergio andrà bene. Non si può giudicare una persona dai genitori che ha.

Vedrai quando avrete i bambini! Capirai! disse mamma con rabbia, mentre io sospiravo.

Non sarà facile vivere se mamma continua a vedere Sergio così.

Alla fine, però, io e Sergio ci siamo fatti una bella festa di nozze e abbiamo cominciato la nostra vita insieme. Per fortuna Sergio aveva una casa in paese, quella che gli aveva lasciato il nonno da parte del padre.

Piano piano Sergio ha rimesso a nuovo la casa e in poco tempo è diventata una vera villetta moderna, come dico io. Con tutti i comfort, da starci felice. Che gran marito ho, e pensare alle cattiverie di mamma su di lui mi fa sorridere.

Dopo un anno dalla nozze è nato nostro figlio Giovanni, e quattro anni dopo la nostra bimba, Mariella. Però appena i bambini si ammalavano, oppure facevano qualche marachella, subito arrivava mamma con il suo: Te lavevo detto! E aggiungeva sempre: Bambini piccoli, guai piccoli! Crescono, vedrai che grattacapi, con questeredità!

Ci provavo a non darci peso, ormai era diventato solo un modo suo di brontolare. In fondo le avevo disobbedito, sposando Sergio contro il suo volere.

Mamma è così, vuole decidere sempre tutto. Ma ormai si era arresa, e nel fondo del suo cuore sapeva che il mio Sergio era oro da ogni lato.

Solo che non lo ammetterebbe mai. Dovrebbe confessare di aver sbagliato e non sarebbe mai capace! E quando parlava dei nipotini, lo faceva più per ansia che altro. In realtà li amava da impazzire e, se fosse successo qualcosa a loro, sarebbe stata la prima a buttarsi nel fiume dalla disperazione dopo aver strappato tutti i capelli per quelle parole.

Eppure a volte mi prendeva la paura di quei guai grossi che la vita porta con la crescita.

I figli, infatti, crescevano. Così Giovanni si è diplomato al liceo ed è partito per la sua vita adulta. Doveva iniziare in una delle università più quotate della città vicino a noi. Centoquarantatré chilometri, niente, diresti.

Ma per una mamma quel chilometraggio era la distanza tra la Terra e Mercurio. Lontano, insomma!

Per le prime quattro notti non ho chiuso occhio, pensavo sempre a lui. Chissà se qualcuno lo tratta male? Se ha mangiato? Se la città lo cambia Giovanni, dico io, è proprio un bravo ragazzo.

Allinizio stava in una stanza dellappartamento universitario riservato ai ragazzi di paese. Ma il mio cuore non reggeva, così ho convinto Sergio a prendergli un piccolo bilocale in città. Giovanni, serio comè, ha deciso che avrebbe pagato in parte di tasca sua, e si è messo a lavorare online. Lui è una piccola mente!

Ogni fine settimana facevo la spola in città. Volevo vedere come stava, dargli una mano, sistemare, cucinare. In realtà trovavo la sua casa sempre perfetta.

A casa sua non riordinava mai così, amava il disordine classico. E i pasti erano sempre pronti, polpettine, arrosti in casseruola Te lo dico: una mente sopraffina!

Ben presto questi miei viaggi hanno iniziato a irritare Sergio.

Marina! Basta tenere Giovanni attaccato alla gonna, lascia vivere anche lui. E tu non mi dai più tempo! Guarda che davvero me ne vado magari dalla nostra postina Laura, che saluta sempre tutti! Così capisci!

Scherzava, ma mi ha presa alla sprovvista! Come vivrei senza il mio Sergio se andasse da Laura? No, non esiste! E aveva ragione, era ora di lasciar andare Giovanni, lasciarlo crescere.

Ancora per un po sono stata la chioccia, poi ho imparato, piano piano, a accettare che era cresciuto. Gli ho dato la libertà, ho smesso di controllarlo e infatti, è stato un errore.

Un giorno mi chiamano dalla segreteria delluniversità: mio figlio stava saltando troppe lezioni, era quasi sulla porta dellespulsione! Cosa? Non si saranno mica sbagliati?! Il mio Giovanni? Impossibile! Mi sono precipitata in città dopo aver preso qualche giorno di ferie dal lavoro. Sergio stavolta non ha potuto fermarmi, a volte divento un vero carro armato!

Giovanni non si aspettava la mia visita. E meno male, se non fosse per la ragione dei suoi problemi avrebbe nascosto tutto.

E la ragione era una ragazza, Anna. Dolce, con la faccia da angelo.

Non sarebbe nulla. Una ragazza per Giovanni prima o poi doveva arrivare. Il problema è che con Anna in casa cera anche un bambino! Un maschietto di un anno.

Ho capito tutto subito. Questa ragazza con il piccolo in braccio voleva incastrare mio figlio e farsi sposare.

Vivo i tempi di oggi ed è normale che succedano queste cose, ma Giovanni non è ancora pronto per sposarsi, e nemmeno per prendersi cura di un bimbo che non è suo. E Anna, per come si presentava, avrà avuto diciotto anni, non di più. Quando avrà avuto il tempo di diventare mamma?!

Dentro ero in guerra, ma mi sono trattenuta. Ho salutato Anna con gentilezza, mi sono chiusa in cucina con Giovanni per parlare.

Giovanni, sei davvero innamorato? ho chiesto, storcendo il sorriso.

Tanto, mamma. anche lui ha sorriso.

E con gli studi, che pensi di fare? mi avvicinavo piano alla domanda che premeva.

Lo so che sono indietro, ma è solo un periodo, mamma. Sistemerò tutto.

Periodo? Ti va di spiegarmi?

Non posso, mamma, non è un mio segreto. Forse più avanti, quando conoscerete meglio Anna.

Ho capito che bisognava lasciar stare prima di rischiare di perderlo. Ho preso tempo, sono tornata a casa.

È tutta colpa tua! ho attaccato Sergio, volevi dargli libertà e guarda dove siamo arrivati! Ora che facciamo?

Ma cosè successo in fondo? risponde lui, sempre ottimista. Cosa cè che non va? Se Giovanni vuol bene al bambino, non sarà mica così male.

E sei pronto a diventare nonno?

Prima o poi, sì. Di chiunque sia il piccolo. Sai, ho sempre immaginato che sarebbe successo.

Ma non della figlia di altri!

Marina! Mi sembri una sconosciuta. Nessun bambino è figlio daltri, lo capirai.

È andato a dormire in salotto, e io ho passato la notte a fissare la stanza vuota. Prima ero arrabbiata con tutti. Con la vita, con Anna, con Giovanni, con Sergio, che stava dalla loro parte. Poi, piano, mi sono calmata. Ho capito che, come al solito, Sergio era quello che vedeva giusto.

Il bimbo non ha colpe. E Anna, poverina, forse nemmeno lei: la vita è complicata. Allalba, ero già a piangere per sentirmi una stupida, mi sono infilata accanto a Sergio sul divano.

Scusa, Sergio! Ho capito che ho sbagliato. Li amo tutti tanto!

Vieni qui, sciocca! ha sollevato il piumone, mi sono rannicchiata vicino.

Così ci siamo addormentati insieme, con un sorriso. E ora farò la nonna! E che male cè? Quel bimbo da Giovanni, è bellissimo! Si chiama Michele.

Ma non è stato tutto semplice come pensavo. Dopo un po, Giovanni ci dice che si iscrive al serale e lui e Anna vogliono sposarsi.

Stavolta mi sono fermata a pensare prima di reagire. Poi siamo partiti per la città nel weekend. Sapevo che con Sergio avrei affrontato tutto al meglio, senza errori. Perché, anche se mi dico di stare calma, la voglia di fare danni era forte, proprio da riempire la cantina di legna!

Anna ci ha accolti sulluscio, con una lacrima e poco coraggio:

Vi chiedo scusa… Non voglio che Giovanni faccia così, ma lui è testardo. Lo sapete meglio di me.

Testardo non basta… ha detto Sergio togliendosi le scarpe, ma nostro figlio non è uno stupido. Se ha deciso così, ci sarà un motivo. Anna, calmati, parliamo insieme.

Siamo andati in cucina. Giovanni non cera ancora.

È andato a prendere il latte, torna subito, scusate dice Anna.

Ma perché chiedi scusa? chiede Sergio, ancora non capiamo se ci sia qualcosa da perdonare. Intanto, ci dai il tè? Sto guidando da centosettantatré chilometri, ho sete.

Oh, scusate davvero si agita Anna.

Sergio, sentendola ancora scusarsi, alza gli occhi al cielo, e Anna sorride. Ho capito che Sergio aveva già accettato e mi sono arresa anchio.

Con il tè aromatico caldo tra le mani e Sergio che mangiava il terzo biscotto fatto in casa (e so che Giovanni non li aveva davvero fatti lui), ecco rientrare Giovanni.

Col muso lungo, metteva la spesa sul tavolo. Ma io ho notato nei suoi occhi una scintilla nuova, maschile. Non avevo più diritto di comandare questo uomo, mio figlio cresciuto.

Quindi volete sposarvi? ha chiesto Sergio, quando eravamo tutti seduti.

Sì, non cè altro da discutere ha risposto Giovanni con voce ferma.

Va bene. Ma posso sapere perché tanta fretta? Aspettate un altro bimbo?

No! Anna ha fatto no con la testa, diventando rossa.

Mi è venuta una strana idea in testa Non so, forse fra loro non è ancora successo davvero nulla. Era impossibile però

Quindi perché vi sposate così di corsa?

Altrimenti Michi lo portano in istituto ha risposto Anna sottovoce.

Perché? ha chiesto Sergio severo.

La sua mamma non cè più mormorava Anna, con le labbra tremanti.

Anna, non devi spiegare nulla! ha interrotto Giovanni. Mamma, papà, accettate quello che vi ho detto al telefono. Il resto sono nostre cose.

Giovanni, aspetta lo ferma Anna. Se ora siamo una famiglia, anche i tuoi e io dobbiamo esserlo. Non posso nascondere la mia vita.

Anna si è fermata, io e Sergio ci siamo scambiati uno sguardo.

Anna, Michi non è tuo figlio? ho chiesto io, piano.

No, oddio! È mio fratellino, abbiamo la stessa mamma, ma padri diversi.

In quel momento volevo abbracciare il mondo! Ma mi sono trattenuta. Anna ha ripreso:

Mia mamma è mancata in carcere, aveva un problema cardiaco alla nascita. Dicono che comunque ha vissuto tanto con quella malattia. La sua vita è stata complicata, aveva un carattere difficile, lo so e lo ammetto.

Anna ha bevuto un sorso di tè e sospirato. Era dura per lei, ma ha continuato a parlare, anche se Giovanni e noi cercavamo di interromperla per non farla soffrire.

La prima volta che è stata arrestata fu dopo aver litigato con mio papà, e investito per sbaglio una signora sulle strisce. Le hanno persino dedicato le colonne dei giornali.

Quando la portarono via, papà mi prese con sé. Anni dopo, mamma era ancora in carcere; papà si è risposato con Tiziana, persona gentile, e con lei mi sono trovata bene. Forse è proprio grazie a loro che ho avuto una vita serena. Li considero la mia vera famiglia.

Anna si è fermata di nuovo. Ho visto lei e Giovanni tenersi la mano sotto al tavolo e ho capito che la parte peggiore doveva ancora arrivare.

Tre anni fa, mia madre si era innamorata di Denis, più giovane di lei di dieci anni. È nato Michi. Io ero felice, lo andavo a trovare spesso. Davanti a me non ho mai visto liti. Ma in tribunale i vicini dicevano che sentivano sempre urla e vetri rotti.

Un giorno, da quanto ho capito, mamma e Denis hanno litigato. Mamma era gelosa di qualcuno, e durante la lite ha spinto Denis. Lui ha inciampato nel copridivano, è caduto e si è ferito gravemente. È morto due giorni dopo in ospedale, e mia mamma è stata arrestata.

Anna ha ripreso fiato e ha aggiunto dun fiato, come volesse liberarsi di tutto:

Mamma è mancata durante la custodia cautelare, ancora prima del processo. Il suo cuore si è fermato. Vi chiedo solo di non giudicarla troppo. Era come un colibrì, colorata, agitata, indomabile. Ma io lho amata sopra ogni cosa.

Adesso chiediamo scusa noi, Anna ha detto Sergio appena lei ha finito. Per averti costretto a rivivere tutto questo. Ma hai ragione, ora siamo una vera famiglia, dobbiamo aiutarci.

A dirla tutta, sentivo il desiderio di gridare: Figlio mio, non farti del male! Non voglio gente così Nessuno della nostra famiglia ha mai avuto guai con la giustizia!

Però ho fermato le parole, perché mi è tornata in mente la scena di me in abito da sposa, con mia mamma che piangeva e cercava di farmi cambiare idea su Sergio.

Mi sono detta: Non giudicare mai chi hai davanti per colpa dei suoi genitori. Proprio tu dovresti saperlo!

Quella riflessione mi ha portato una pazza, ma bellissima idea. Ho guardato Sergio e lui sorrideva. Aveva capito! E dunque era daccordo!

Come se avesse letto i miei pensieri, Sergio ha detto:

Che ne dite di questo? Marina e io prendiamo noi la tutela di Michi, e voi continuate a studiare e aspettate a sposarvi.

Come? chiede Anna.

Papà, smettila! si arrabbia Giovanni.

Michi starà bene in paese, lo sai, Giovanni, che bellinfanzia hai avuto. Se vorrete, sarete sempre liberi di prenderlo con voi.

A me e mamma manca Giovanni, con piacere ci prenderemmo cura di Michi!

Tua sorella ormai pensa ai ragazzi e poco a noi genitori.

Anna, lho guardata negli occhi, tocca solo a te decidere.

Ma come posso affidarvi una responsabilità così grande? Nemmeno mio padre e Tiziana hanno voluto prenderlo.

Non ce ne siamo neanche accorti che il piccolo, il vero artefice della situazione, si era svegliato. Si è trascinato giù dal divano e, invece di andare dalla madre o da Giovanni, ha allungato le braccia verso Sergio.

Ah, che fatica, ha detto Sergio ridendo, sollevando Michi.

Guarda, Sergio, che tu assomigli più a un papà che a un nonno! ho scherzato.

Ora smetti, mi ha minacciata con un pugnetto scherzoso e, chinandosi allorecchio, mi ha sussurrato, questa notte ti faccio vedere il nonno!

I ragazzi si sono opposti ancora un po, poi hanno accettato la nostra proposta di prendere Michi con noi. Sul lato burocratico, stranamente, non abbiamo avuto problemi.

La signora che ci ha aiutato ci ha detto che ormai è sempre più frequente che famiglie come la nostra prendano con sé dei bimbi. I figli ormai grandi e ancora tanta voglia di dare amore e cure. Noi avevamo davvero un mondo di energie da donare, e con Michi ci sentivamo persino più giovani!

Quante lacrime di gioia ho versato di notte, pensando a questo piccolo miracolo entrato nelle nostre vite.

Mamma, invece, come al solito ci sgridava: brontolava, brontolava, ma ha finito col diventare la più innamorata di Michi, e lui di lei.

Marina! Ma ti rendi conto di quello che fai?! urlava, e poi si rivolgeva a Michi con mille moine, Chi è che chiude quegli occhietti, chi è che vuole dormire!?

E ancora:

Ma dove avete la testa, Marina! E questi ditini sporchi a chi appartengono?! Non so come farete… Dove sarà il mio Michi, dove si è nascosto?

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Come posso chiedervi di prendervi un tale peso? Persino mio padre e Tiziana non hanno voluto accettare di occuparsene – «Marina, figlia mia, ripensaci! Ma con chi ti vuoi sposare?» – gridava mamma aggiustandomi il velo. «Spiegami almeno perché Sergio non ti va bene?» – mi confusi del tutto vedendola piangere. «Ma come? Sua madre fa la commessa e abbaia a tutti. Suo padre non si sa nemmeno dove sia finito, in gioventù pensava solo a bere e divertirsi.» «E anche il nonno beveva e rincorreva la nonna per tutto il paese. E quindi?» «Tuo nonno però era stimato, era pure capogruppo.» «Alla nonna però non pesava meno. Ero piccola ma ricordo bene che lo temeva. Mamma, con Sergio andrà tutto bene, non bisogna giudicare le persone dai genitori.» «Aspetta che avrai figli, poi capirai!» – mi disse mamma con il cuore ferito, io sospirai. Sarà dura vivere se mamma non cambierà idea su Sergio. Eppure io e Sergio abbiamo fatto una festa di nozze allegra e ci siamo creati la nostra vita insieme. Per fortuna Sergio aveva una casa nel paese, ereditata dai nonni paterni, quei stessi genitori del “padre scomparso” e giramondo. Pian piano Sergio rinnovò la casa fino a trasformarla in una vera villetta moderna, come mi piace chiamare la nostra abitazione. Tutto comodo, si vive benissimo. Ma che meraviglioso marito ho, e mamma, perché allora parlava male di lui? Un anno dopo il matrimonio è nato il nostro Ivan, quattro anni dopo la sorellina Maria. Tuttavia, appena i bambini stavano male o ne combinavano una, ecco che arrivava mamma con il suo «Te l’avevo detto!», aggiungendo sempre: «Figli piccoli guai piccoli! Aspetta che crescono, vedrai che tempesta con questa eredità!». Cercavo di non dare peso alle critiche di mamma, ormai era abitudine. In fondo la figlia aveva agito contro la sua volontà, sposando senza il suo consenso. Mamma è fatta così, le piace che tutto vada come decide lei. Ma ormai ha accettato la mia scelta e, in fondo in fondo, è d’accordo che Sergio è d’oro da ogni lato. Solo che mai lo ammetterebbe. Vorrebbe dire che un tempo aveva torto! Impossibile! E quando parla dei nipoti, lo fa più per paura per loro, che sul serio: li ama moltissimo. Se capitasse un guaio, sarebbe la prima a buttarsi nel fiume, dopo essersi strappata tutti i capelli per aver detto certe cose. Però a volte anche io mi spaventavo di questi «grandi guai», inevitabili quando i figli crescono. I figli crescevano davvero. Ivan ha finito il liceo ed è pronto per la vita adulta, che inizierà in una delle università più prestigiose della città, a 143 km da casa. Per il mio cuore di mamma, quei 143 km sembravano la distanza tra la Terra e Mercurio, un abisso! Non ho dormito le prime quattro notti, solo pensando a Ivan! E se qualcuno lo trattasse male? Se oggi non ha mangiato bene? E se la città lo rovinasse, lui è così bravo! Prima Ivan viveva in un appartamento condiviso con altri ragazzi del paese. Ma il mio cuore non reggeva e convinse Sergio ad affittargli un bilocale in città. Ivan si responsabilizzò, decise di contribuire alle spese lavorando su internet, lui è così intelligente! Ogni weekend andavo in città, a vedere Ivan, ad aiutarlo. Sistemavo, cucinavo. Eppure l’appartamento era sempre pulito. A casa sua non aveva mai riordinato, amava il classico caos. Mangiare, poi, sempre pronto: polpette al vapore, stufato in coccio. Lo dicevo, un genio! Queste visite però infastidivano Sergio: «Marina! Basta tenere Ivan sotto la tua gonna! Non gli dai aria e nemmeno a me! Così me ne vado da te, magari dalla Lara la postina, sempre accogliente!» Scherzava, ma mi spaventò lo stesso! Come farei senza mio marito? Ha pure ragione, tocca lasciar libero Ivan. Ancora mi comportai da chioccia per un po’, poi imparai che mio figlio era adulto. Lo lasciai andare, ma finii per domandarmi se avevo fatto bene. Un giorno mi chiamarono dalla segreteria: Ivan saltava le lezioni, era quasi fuori corso! Impossibile! Proprio il mio Ivan? Presi due giorni di permesso e corsi in città. Nemmeno Sergio riuscì a fermarmi. Ivan non si aspettava la mia visita. E fosse solo che non aveva riordinato il monolocale… Non aveva nascosto la ragione dei suoi “tagli”. C’era una ragazza, Anna, dall’aspetto angelico. Fin qui nulla di strano: un ragazzo, una ragazza, era destino prima o poi… Ma oltre a lei, nell’appartamento c’era anche un bambino! Un maschietto di circa un anno. Capii subito: questa ragazza con il neonato, voleva incastrare Ivan e farsi sposare. Certo, sono una mamma moderna, al giorno d’oggi sono cose che capitano. Però! Ivan è troppo giovane, non pronto a mettere su famiglia e crescere figli che non sono suoi. Anna avrà al massimo 18 anni… quando avrà avuto tempo di partorire?! Dentro di me montava una tempesta, ma cercai di controllarmi. Salutai Anna, chiacchierai a quattrocchi con Ivan. «Ivan, sei innamorato sul serio?» – chiesi, forzando un sorriso. «Mamma, tantissimo,» rise anche Ivan. «E cosa farai con l’università?» – lo incalzai cauta. «Lo so che ho trascurato lo studio, ma è un periodo complicato. Non ti preoccupare, rimedio.» «Che periodo?» – insistetti. «Non posso dirlo, mamma, non è un mio segreto. Vi racconterò meglio quando tu e Anna vi conoscerete di più.» Non sapendo più che fare, presi tempo e tornai a casa. «È tutta colpa tua!» – accusai Sergio. «Dare la libertà a Ivan… guarda dove lo ha portato! E ora che facciamo?» «Ma che sarà mai?» – rispose lui. «Che c’è di male in un figlio gia pronto? Se Ivan lo vuole bene allora è parte della famiglia.» «E ti sta bene diventare nonno?» «Certo. Essere nonno lo sapevo fin da quando ho avuto figli.» «Ma non di un figlio “di altri”!» «Marina! Sembra che parlo con qualcun altro. Un bambino non può essere “estraneo”. Pensaci.» Andò a dormire separatamente, io restai a vagare nella stanza. Ero arrabbiata con tutti, con la vita stessa, con Anna, Ivan, e pure Sergio che li difendeva. Poi pian piano mi calmavo e capivo che Sergio aveva ragione. Un bambino non ha colpe. E forse nemmeno Anna, chissà cosa ha passato. Al mattino ero più serena, dopo aver pianto tanto, e corsi da Sergio nel divano. «Perdonami! Ho capito: vi amo troppo.» «Vieni qui, donna sciocca!» – sollevò le coperte, mi sdraiai accanto. Ci addormentammo abbracciati, finalmente felice. Beh, sarò nonna! Che male c’è? Il piccolo che ho visto da Ivan è meraviglioso… si chiama Michele. Ma nulla era semplice come pensavo. Tempo dopo Ivan ci avvisò che passava all’università serale e che voleva sposarsi con Anna. Stavolta, prima di reagire, ho ascoltato, e con Sergio sono andata a trovare i ragazzi. Ero sicura che insieme avremmo preso la scelta migliore, anche se il mio istinto voleva “spaccare tutto”, metaforicamente. Anna ci accoglie sulla porta, asciugandosi una lacrima: «Scusate, non vorrei che Ivan facesse questa scelta, ma è testardo. Lo sapete.» «Altro che testardo,» fece Sergio togliendosi le scarpe. «Ma non è sciocco. Se ha deciso così, dev’essere necessario. Calmati Anna, parliamone. Un po’ di tè per questi ospiti stanchi? Ho appena guidato 143 chilometri.» «Scusate…» – Anna si agitava. Sergio rotolò gli occhi per l’ennesimo “scusate”, lei sorrise. Capivo che Sergio aveva già accettato Anna, io sospirai rassegnata. Quando in tavola bruciava il profumo del tè, Sergio stava già mordendo il terzo biscotto fatto in casa (e so che Ivan non li prepara, quindi bravo Anna), ed entrò Ivan dopo la spesa. Con lo sguardo serio mise la roba sul tavolo. Ma nei suoi occhi vidi una fermezza nuova, maschile. Mi parve di non poter più dirgli niente, ormai adulto. «Allora, vi sposate?» – chiese Sergio. «Sì, non si discute,» rispose Ivan sicuro. «Va bene. Ma perché questa fretta? Aspettate un altro bambino?» «No, assolutamente!» – Anna scosse la testa e arrossì. Mi venne in mente una follia: forse fra loro non è neppure ancora “successo” nulla… irrazionale, ma… «Allora perché dovete sposarvi subito?» «Altrimenti Michele finisce in un istituto,» spiegò Anna a testa bassa. «Perché dovrebbero portarlo via?» – domandò Sergio duro. «Perché sua madre è deceduta…» – sussurrò Anna, le labbra tremavano. «Anna, non sei obbligata a raccontare niente!» – Ivan intervenne. «Mamma, papà, vi chiedo solo di accettare ciò che vi ho comunicato, il resto è una questione nostra!» «Aspetta Ivan,» lo fermò Anna. «Se ora siamo insieme, voi siete la mia famiglia. Non voglio nascondere nulla.» Tornò il silenzio. Io e Sergio ci scambiammo uno sguardo. «Anna, Michele non è tuo figlio?» – chiesi. «No! Michele è mio fratello, da parte di mamma. Padri diversi.» Avrei baciato tutti dalla gioia, ma mi trattenni. Anna continuò: «Mamma è mancata in carcere, aveva un problema cardiaco dalla nascita. Era già tanto che fosse sopravvissuta a lungo. La sua vita non è stata facile: aveva un carattere esplosivo.» Anna sorseggiò un po’ di tè, tirò un sospiro. Si vedeva che era difficile per lei, ma continuò, malgrado i nostri tentativi di fermarla. «La prima volta finì in carcere dopo una lite con papà: investì una vecchina sulle strisce, ne parlarono anche i giornali.» Quando arrestarono mamma, papà mi portò con sé, e vissi con lui e la nuova moglie, Tiziana, dolce e bravissima con me. Grazie a lei e papà ho avuto una bella vita, non giudico papà, era dura con mamma. Loro sono la mia vera famiglia. Anna si bloccò di nuovo. Notai che lei e Ivan si tenevano la mano sotto il tavolo: capii che non era ancora finita. «Tre anni fa mia mamma si innamorò, persa di testa, di Denis, dieci anni più giovane. Da loro nacque Michele. Io ero felice, andavo spesso là. Quando ero presente, mai litigate, ma i vicini hanno poi detto che sentivano spesso urli e piatti che volavano.» Un giorno mamma si arrabbiò, la gelosia verso Denis. In un momento di rabbia, mamma lo spinse, lui inciampò e cadde sul tavolino. Morì dopo due giorni. Mamma fu arrestata. Anna accelerò il racconto: «Mamma morì in cella prima del processo. Il cuore si fermò. Vi prego: non giudicate troppo duramente! Era come un colibrì, vivace, impossibile, ma io l’ho amata.» «Ora perdonaci tu, Anna,» disse Sergio. «Sei stata costretta a raccontare, ma hai ragione, ora siamo famiglia e ci aiutiamo.» Mi vergogno a dirlo, ma in quel momento volevo gridare: «Ivan, ripensaci! Non ci serve questa parentela! Criminali in famiglia mai!» Ma mi trattenni, ripensando a me in abito da sposa con mamma che piangeva, provando a dissuadermi da Sergio. Mi diedi una “sberla” mentale: «Marina, non giudicare dai genitori! Tu dovresti saperlo!» Quella autocritica fece il miracolo, pensai a qualcosa di pazzo, ma bellissimo. Guardai Sergio, lui sorrideva, aveva capito. E acconsentì con un cenno. Sergio, come a conferma, propose: «Che ne dite, ragazzi, se io e mamma chiediamo l’affido di Michele, e voi aspettate a sposarvi e finite gli studi?» «Come?» – Anna sorpresa. «Papà, basta!» – protestò Ivan. «Michele in paese starà benissimo, lo sai. Se vorrete, potrete sempre riprenderlo.» «Io e papà senza di te ci annoiamo, Ivan, ci prenderemo cura di Michele volentieri.» «Tua sorella ormai pensa più ai ragazzi che ai genitori…» «Anna,» le dissi, «decidi tu.» «Come posso affidarvi un peso così? Nemmeno papà e Tiziana lo hanno accettato…» Eppure, senza accorgerci, il vero protagonista si svegliò. Scivolò giù dal divano, trotterellò in cucina, già tendendo le manine verso Sergio. «Oh, che peso questa fatica!» – scherzò Sergio, sollevando Michele. «Sergio, in fondo te la cavi, sembri più papà che nonno!» – scherzai. «Vedrai stanotte chi è il nonno!» – mi minacciò, sorridendo. I ragazzi resistettero un po’, ma poi accettarono che Michele venisse con noi. L’affido fu persino semplice. L’assistente ci disse che oggi è comune per coppie come noi prendersi cura di bambini. I figli sono grandi, ma l’amore e la tenerezza ancora abbondano. Noi con Sergio ci siamo ringiovaniti accudendo Michele. Di notte, mentre mi alzavo per lui, ho pianto di felicità per questa fortuna inaspettata. Solo mamma continuava a brontolare su questa scelta, ma poi fu lei a innamorarsi di più di tutti di Michele, e lui di lei. «Oh, Marina! Che state combinando!» brontolava mamma, coccolando Michele. «E di chi sono questi occhietti che si chiudono, chi vuole dormire qui?!» Poi di nuovo: «Ma a cosa pensate, Marina! E chi si è sporcato questi ditini? Vediamo ora come ve la cavate! Dove sarà il mio Michele, dove si è nascosto?!»