Come si riscaldano le anime

Il nodo, il nodo! ordinò Vittorio Romano, alzando il colletto della camicia candida.
Ricevuto dalla moglie Giulia, il cravattino stretto al dito, la fissò con sguardo severo:
Che cosa mi nascondi? Dammi quello che ti ho portato da Milano. Oggi ho una riunione con il generale.
Giulia trovò loggetto richiesto e glielo porse in silenzio.
E non è destino che lo leghi? brontolò Vittorio, alzando il mento, mentre lei intrecciava il nodo con il suo gesto abituale.
Nel riflesso dello specchio, luomo smise di sorridere, aggiustò il nodo e, con aria di superiorità, osservò la moglie come a dire: «Non sai farlo bene».
Togli le uova strapazzate, non le voglio. Versa il caffè e prepara un toast comandò dalla cucina, seduto al tavolo. Il caffè è freddo! Non riesci a fare nulla come si deve! la sua irritazione si insinuava in ogni parola.

Alla soglia della porta apparve la nipote Ginevra, appena arrivata con la madre per una settimana di visita. Appoggiata al davanzale, la bambina scrutava il nonno, valutando il suo comportamento con gli occhi di cinque anni di vita.
Vieni da me, Ginevra sussurrò Vittorio, allungando le mani. Sedendola in grembo, le parlò con voce dolce, quasi cantata. Desiderava che quel piccolino si aggrappasse a lui, risse, lo abbracciasse. Ma la risposta della bambina fu inaspettata:
Nonno, perché mi parli così? Solo le persone buone lo fanno.
Io non sono buono? chiese il nonno stupefatto.
No, non è così. Qui sei freddo toccò il petto di Vittorio con la sua mano piccola. Poi scese dal suo grembo, si avvicinò a Giulia e, affettuandosi, gli diede un bacio sulla guancia: «Buongiorno, nonna».

Confuso dal gesto della nipote, Vittorio non sentì subito il breve squillo dellauto; il tassista lo aspettava già allingresso. In fretta, si alzò dal tavolo, indossò il cappotto, le scarpe lucidate dal tramonto e, afferrando la valigetta, si diresse verso la porta:
Non aspettatevi a pranzo. Stasera potrei fare tardi lanciò di corsa.

Scendendo le scale, ascoltava i propri sensi. Tutto pareva come sempre: energia infinita, pronto a spostare montagne con le mani dei suoi collaboratori. Qualunque ordine della direzione lo eseguiva, senza esitazioni. Bastava dare un comando, fissare una scadenza e controllare il risultato. Non doveva curarsi di come i suoi dipendenti si destreggiassero il lavoro doveva essere fatto nei tempi stabiliti, anche se passavano le 24 ore in ufficio. I problemi dei sheriff indiani non lo toccavano!

Eppure qualcosa graffiava la sua anima. Le parole della nipote quello era il punto! Sentiva unamara offesa dal piccolo umano, dalla dolce Ginevra.
Che tu capisca, piccola grassa borbottò, superando i pianerottoli. Non sono rude, solo severo! Il mio lavoro non ammette debolezze, altrimenti si accalcerebbero addosso le catene, a casa o al servizio!

Tra il secondo e il terzo piano scorse un gattino di due mesi, rannicchiato sotto il termosifone, con gli occhi spaventati che scrutavano i passanti frettolosi.
Hanno sparso la febbre nel condominio. Se vedo il custode, gli dirò di cacciarlo! sbottò. Ma il custode non cera, nonostante la neve fresca della notte avesse avvolto marciapiedi e prati.
Pigrone! si irritò Vittorio, fermandosi allingresso in attesa di Vlad, il suo autista personale. Allufficio! ordinò brevemente al conducente, aggrottando le sopracciglia e perdendosi nei propri pensieri.

«Nessuno potrebbe dirmi così», rifletté. «Perché? Perché hanno paura. Ma la nipote non ha paura. Bravo! Con la bocca di un bambino Quindi ha detto la verità? È stata lei a rimproverarmi per il mio cuore di pietra».
Vittorio si sedette, cercando di difendersi con sé stesso, ma la risposta sembrava vuota.
Oggi la strada è scivolosa, ghiaccio disse improvvisamente a Vlad, che alzò uno sguardo sorpreso il capo raramente gli parlava così, con tono intimo.
Va bene, siamo sui pneumatici chiodati, ma per i pedoni non è dolce. E il freddo oggi è pungente.

Scambiò poche parole, ma unondata di calore si insinuò nel suo petto. Guardò fuori dal finestrino dellauto riscaldata, notando che il vento era gelido e la gente alla fermata tremava.
Vlad, guarda, è la nostra ragazza indicò una giovane donna alla fermata, quasi non più grande della sua stessa figlia Luna del reparto forniture.
Prendiamola, signore rispose Vlad accostandosi a Luna.
Luna, sali in macchina, prima che il freddo ti congeli le dita scherzò Vittorio, cercando un sorriso. Luna ricambiò il sorriso e si infilò sul sedile posteriore. Dal suo volto e dagli occhi scintillanti, lumore del nonno migliorò di un passo.
Cosa nascondi sotto il coperchio? chiese Vittorio.
Guardate estrasse da una tasca una piccola gattina. Sto alla fermata, ma corre da un lato allaltro, si strofina alle scarpe, piange. È gelata, poverina, nessuno la vede. Lho avvolta per scaldarla. Dopo il turno la porto a casa, sarà la nostra. E il figlio
Quanti anni ha tuo figlio?
Sette, entro la prima elementare. È già indipendente: va a scuola, fa i compiti, scalda il pranzo da solo.

Vittorio ricordò le volte in cui aveva fatto fare agli addetti forniture gli straordinari, senza reale necessità. «Il piccolo di Luna doveva stare solo». Un nodo di disagio lo stringeva.
Bene, Luna, salva il gatto gli diede il permesso. Oggi ti concedo il riposo, per il salvataggio e per il compleanno di tuo figlio. Organizza una festa. Spiegherò tutto al tuo capo. Vlad, gira, portiamo Luna a casa.
Oh, signor Romano, è così gentile! esclamò Luna. Anche voi amate i gatti?
I buoni devono amare i gatti? sorrise il capo.
Non sempre. Ma chi ama i gatti è sicuramente buono! affermò con sicurezza Luna.

Mentre si avvicinavano allufficio, Vittorio chiese al suo autista:
Hai una gatta?
Due rispose Vlad, ridendo due facce birichine.

La giornata lavorativa trascorse come al solito, al ritmo dei meeting, e solo a pranzo, con il suo vice, si concessero una conversazione più leggera:
Hai dei nipotini? chiese.
Due rispose il vice, occhi scintillanti dei piccoli fuorilegge!
Ti vogliono bene?
Certo! rise, accigliandosi. Quando arrivano in visita, non mi lasciano nemmeno un passo! Che avventure facciamo!
Hai una gatta a casa?
Come fare a non averla? rispose il vice, sorpreso. È la regina di casa!
Davvero? alzò le sopracciglia Vittorio.

La sera, lasciato lautista, risalì al suo piano. Tra il secondo e il terzo piano, accanto al termosifone, il gattino era di nuovo lì, avvolto in una coperta, con una ciotola di cibo e la lettiera.
Che gente! sospirò. Piccolo e nessuno se ne cura. Ora invernare qui, come un randagio? Vieni con me, avrai nannine e amiche.
Lo raccolse in braccio, lo strettò al petto e lo portò al suo ufficio. Il cucciolo si accoccolò fiducioso, facendo le fusa. Un calore dimenticato toccò il cuore del nonno.
Oh, nonno! esclamò Ginevra vedendo il gattino. Avevo chiesto alla nonna di prenderlo, ma ha detto che tu non avresti permesso.
Perché non lo permetto? Lo faccio volentieri sorrise, baciando Giulia sulla guancia. Basta lavarlo e dargli un nome.
Unora dopo, il gattino, chiamato Micio, era sulle ginocchia di Ginevra, mentre il nonno lo accarezzava. Ginevra si aggrappò al nonno, sorridendo radiosa:
Nonno, adesso qui non fa più freddo. sfiorò il suo petto. È caldo. Che rimanga così per sempre, va bene?
Ci sarà, piccola. Ora cè. Come può non esserci, con una gatta in casa?

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