Il suo nome era Lorenzo. Nelle foto appariva come un uomo italiano ordinario sui trentacinque anni, curato, senza dettagli appariscenti. Nel suo profilo c’erano pensieri sull’autoconsapevolezza, la crescita personale e il desiderio di trovare una vera anima viva. Già a quel punto era il caso di essere cauta: lesperienza mi aveva insegnato che più un uomo parla di vera donna, più spesso cerca solo la soluzione più comoda, una che non chieda e non pretenda nulla.
Abbiamo chattato per qualche giorno. Lorenzo si comportava educatamente, anche se a volte si notavano sfumature strane. Soprattutto, amava riflettere sul fatto che, secondo lui, le donne moderne sono rovinate dai soldi.
Vogliono solo ristoranti, viaggi alle Maldive e cellulari, scriveva. Nessuna vuole guardare nellanima, passeggiare e parlare in modo semplice.
Io, come una persona educata, annuivo mentalmente, ovvio e con delicatezza portavo la conversazione su altri temi. Del resto, ognuno ha le proprie cicatrici. Forse una ex moglie lo ha lasciato senza casa o senza illusioni chi può sapere. Cerco di non giudicare prima del tempo.
E a un certo punto propone di incontrarci. Il problema era uno: fuori cera un inverno feroce. Non un inverno qualsiasi, ma uno vero con meno venti gradi sul termometro e tutti i meno venticinque percepiti grazie al vento. I meteorologi avevano messo unallerta arancione, la Protezione Civile mandava messaggi consigliando di uscire solo se strettamente necessario.
Vediamoci al parco, scrive Lorenzo. Facciamo una passeggiata, respiriamo aria pura, conosciamoci senza fronzoli.
Lorenzo, gli rispondo, fuori ci sono meno venti gradi, diventeremo statue di ghiaccio in dieci minuti. Magari prendiamo un caffè in un bar?
La sua risposta non si fa aspettare.
Nei bar non ci vado, ci stanno soltanto donne mantenute che pretendono di essere invitate, mentre io cerco una compagna di vita che sia pronta a tutto con me, fuoco e acqua e anche gelo. Se per te è fondamentale che io spenda venti euro, allora non siamo fatti luno per laltra.
La curiosità ha preso il sopravvento. Volevo proprio osservare questo paladino della purezza delle relazioni, per il quale una tazza di americano è sintomo di schiavitù economica.
Va bene, scrivo. Il parco sia, alle 19 davanti allingresso principale.
La preparazione ha richiesto diversi minuti. Ho tirato fuori dallarmadio la termica, un maglione caldo e, per finire, la tuta da sci. Ai piedi ho messo gli scarponi con la suola spessa e calze di lana, in testa il berretto con paraorecchi.
Allo specchio vedevo una persona pronta a passare linverno sul ghiaccio.
Bene, Lorenzo, preparati, ho strizzato locchio al mio riflesso e mi sono immersa nel buio gelato.
Alle 19 in punto ero davanti al parco. Il freddo mi ha subito pizzicato le guance le uniche rimaste scoperte. La neve scricchiolava sotto i piedi, intorno nessuno: la gente sensata, incluse le mantenute citate, aveva scelto il tepore.
Lorenzo mi aspettava allingresso. Con un cappotto autunnale addosso. Si muoveva da un piede allaltro, saltellava e soffia disperatamente sulle mani. Il naso era già viola e le orecchie accese come tizzoni.
Mi sono avvicinata.
Ciao, ho detto a voce bassissima dal mio sciarpone.
Lui mi ha guardata, chiaramente aspettandosi una fata fragile in calze sottili, pronta a tremare al vento e dargli loccasione di sentirsi un eroe. Invece si è ritrovato davanti una persona che sembrava più un soccorritore in spedizione.
Ciao, ha battuto i denti. Direi che… ti sei preparata davvero.
Lhai detto tu: pronta a tutto! Ho deciso di iniziare col freddo. Allora, passeggiamo e respiriamo aria fresca?
Quindici minuti di gloria
Abbiamo iniziato a camminare lungo il viale. Quella passeggiata è sicuramente tra le più strane della mia vita.
Che ne pensi di questo freddo? ho chiesto con tono leggero.
È rinvigorente, ha risposto a fatica. Il suo viso si muoveva appena, lavoravano solo le labbra, sempre più blu. Amo linverno, mette alla prova le persone.
Concordo, ho annuito. A proposito, raccontami meglio la tua teoria sulle mantenute: perché il caffè sarebbe segno di interesse materiale?
Parlare gli costava visibilmente il gelo bruciava la gola ma la convinzione richiede sacrifici.
Perché la voce tremava, la relazione deve nascere dallinteresse reciproco, non dal portafoglio. Se una donna non sa semplicemente passeggiare e pretende subito di essere invitata, vuol dire che è solo una consumatrice.
E se una donna semplicemente non vuole prendersi una polmonite? ho controbattuto, aggiustando il cappuccio.
Sono scuse, ha replicato con tono secco. Subito dopo ha tirato su col naso in modo rumoroso. Se uno tiene davvero, cerca la soluzione, bisogna vestirsi più caldo.
E infatti mi sono vestita, ho allargato le braccia mostrando la mia silhouette da sciatrice. Ma tu, mi sa che non sei così pronto. Sicuro che non hai freddo?
Sto bene! ha ribattuto, ma tremava così tanto che si notava anche nella penombra.
Passati dieci minuti, siamo arrivati alla piazza centrale del parco. Cera un chiosco del caffè chiuso. Lorenzo lha guardato con una tristezza degna di un protagonista tragico.
Forse possiamo tornare indietro? ha proposto. Il vento si è alzato.
Ma dai! ho finto entusiasmo. Abbiamo appena iniziato. Volevi scoprire lanima. Parliamo di letteratura. Ti piace Jack London? Ha scritto un racconto magnifico, Costruire un fuoco, dove un uomo muore congelato perché sottovaluta il freddo.
Lo sguardo che mi ha lanciato era tutto fuorché spirituale.
Senti, devo andare, mi ha interrotto. Mi è venuto in mente ho delle urgenze.
Quali urgenze? Avevamo programmato la serata.
Di lavoro. Ho ricordato che devo inviare un report.
Alle otto di sera, di venerdì?
Sì! ha quasi urlato.
Si è voltato di colpo ed è quasi scappato verso luscita. Io lho seguito, godendomi il momento: il mio survivor ha retto esattamente quindici minuti.
Alla metro non ha nemmeno salutato è sparito nel tepore del sottosuolo. Spero almeno abbia riscaldato non solo mani e piedi, ma pure le convinzioni. Anche se dubito.
Io sono tornata a casa, ho preparato un tè caldo e ho cancellato la chat con Lorenzo. Non mi è dispiaciuto il tempo speso. Quei quindici minuti sono stati un vaccino perfetto contro il senso di colpa e mi hanno ricordato che prendersi cura di sé non rende una donna una mantenuta.



