Cortile in Sintonia: Tutti sulla Stessa Onda

**Diario Personale**

Il cortile del mio condominio alla periferia di Milano si svegliava tra rumori e confusione, un microcosmo dove ognuno aveva il suo ruolo. Tra i palazzi di cemento con le facciate scrostate, la vita seguiva il solito ritmo: al mattino i genitori spingevano i passeggini lungo i marciapiedi, i pensionati passeggiavano lentamente con i cani al guinzaglio, mentre i ragazzi con gli zaini schivavano aiuole e bidoni della spazzatura. Dopo una pioggia recente, lasfalto luccicava ancora sotto il sole estivo. Nelle aiuole fiorivano gerani e petunie, mentre i bambini in magliette colorate giocavano a pallone o pedalavano sulle biciclette, lanciando occhiate ai grandi.

Davanti al portone si era già formata una piccola folla: chi cercava di infilarsi con una busta del latte, chi estraeva un passeggino dallangusto ingresso. E poi, lostacolo fisso degli ultimi mesi: i monopattini elettrici. Ce nerano almeno cinque, uno addirittura sdraiato di traverso sulla rampa, costringendo una mamma col bebè a fare slalom tra le ruote. Accanto a loro, la signora Maria Rossi batteva irritata il bastone sul selciato.

Ecco, di nuovo questi affari! Non si può passare!
È colpa dei giovani che li lasciano ovunque! ribatté un uomo sulla quarantina con una giacca sportiva.

Una ragazza sui venticinque anni alzò le spalle:
E dove dovremmo metterli? Non ci sono posti apposta.

I vicini brontolavano tra loro; qualcuno commentò sarcasticamente che presto al posto dei fiori ci sarebbero solo monopattini e bici. Ma nessuno si muoveva per risolvere la situazionetutti ormai abituati ai piccoli disagi della vita condominiale. Solo quando un genitore sfiorò per un pelo un monopattino col passeggino e borbottò qualche imprecazione, la tensione si fece più palpabile.

Nel cortile risuonava il solito vociare: anziani che discutevano di politica sulla panchina vicino alla sabbiera, ragazzi che litigavano sul derby di calcio. Gli uccelli cinguettavano tra i rami del tiglio in fondo al cortile, coperti dalle lamentele dei residenti.

Perché non li mettiamo più vicino al muro? Sarebbe meglio!
E se qualcuno deve ricaricarlo? Io ieri sono quasi inciampato!

Un ragazzo provò a spostare un monopattino verso i cespugli, ma questo cigolò e si rovesciò ai piedi di una donna con la spesa. Lei alzò le braccia al cielo:

Ma insomma! Non potrebbe qualcuno sistemare questa roba?

Quella sera, le discussioni scoppiavano come scintille. Bastava una lamentela per far emergere nuove opinioni. Alcuni difendevano i monopattini come simbolo del progresso, altri invocavano il rispetto delle vecchie regole.

La signora Maria Rossi era categorica:
Capisco che i tempi cambino Ma ci sono anche noi anziani! Vogliamo poter camminare in pace!

La giovane mamma Giulia replicò con tono più pacato:
Io ho un bambino piccolo A volte prendere il monopattino è più comodo dellautobus per andare alla clinica.

Qualcuno propose di chiamare lamministratore o addirittura i vigili, altri ridevano e suggerivano semplicemente più educazione.

Le lunghe serate estive prolungavano le chiacchiere davanti al portone. I genitori restavano con i bambini nel cortile, mescolando discussioni su novità e problemi quotidiani con le lamentele sui monopattini. A un certo punto, il vicino Marco intervenne:

Perché non ci riuniamo tutti? Parliamone una volta per tutte!

Qualcuno approvò; persino la signora Maria accettò, seppur a malincuore.

La sera dopo, un gruppo eterogeneo si radunò davanti al portone: studenti, pensionati, genitori con figli di ogni età. Alcuni erano preparatiuno con un taccuino per appunti (mai visto prima nel cortile), un altro con un metro, altri osservavano curiosi.

Le finestre del piano terra erano spalancate, lasciando entrare risate e voci dalla strada. Un venticello portava lodore dellerba appena tagliata.

La discussione iniziò animata:
Dobbiamo trovare un posto per questi monopattini!
Che lamministratore faccia una segnaletica!

Qualcuno propose di fare cartelli fai-da-te, altri temevano la burocrazia:
Poi ci metteranno mesi per approvarlo!

Lo studente Luca intervenì con pragmatismo:
Decidiamo noi dove metterli, poi chiediamo allamministratore di convalidare!

Dopo un breve dibattito, scelsero un angolo tra il bidone e il parcheggio bici, lontano da rampe e aiuole.

Giulia aggiunse:
È importante che le regole siano chiare a tutti, soprattutto ai bambini E che non ci siano più litigi!

La signora Maria annuì soddisfatta; alcuni ragazzi si offrirono di disegnare con i gessetti la nuova area parcheggio. Unaltra vicina promise di stampare un cartello con le regole. La conversazione fluiva, tra battute e un senso di partecipazione collettiva.

Il mattino dopo, il cortile era uguale a sempre, ma latmosfera era diversa. Sullangolo scelto, Marco, Luca e Giulia lavoravano insieme: Marco misurava con il metro, Luca sistemava un nastro adesivo arancione, Giulia preparava un cartello con scritto: «PARCHEGGIO MONOPATTINI. Non ostruire passaggi o rampe!»

La signora Maria osservava dalla finestra, senza intervenire. Sotto, un bambino cercava di abbellire il cartello con un disegno del sole e una faccina sorridente. Persino i ragazzi si avvicinarono per guardare.

Quando tutto fu pronto, i residenti si radunarono attorno alla nuova area. Marco attaccò il cartello a un paletto tra laiuola e il bidone. Alcune mamme approvarono:

Finalmente non dobbiamo più fare lo slalom!

Una ragazza sorrise:
Basta che tutti rispettino le regole

Nei giorni seguenti, il cambiamento si fece notare. I monopattini non intasavano più lingresso, la rampa era libera. Una sera, la signora Maria si avvicinò a Marco:

Grazie Prima mi arrabbiavo ogni giorno, ora respiro meglio qui.

Marco scherzò, ma si capiva che le sue parole lo rendevano felice. I ragazzi stessi ricordavano ai nuovi arrivati dove parcheggiare; qualcuno propose persino di mettere un lucchetto per sicurezza. Giulia rifletté adalta voce:

Per anni abbiamo vissuto nel caos, e ora ci siamo accordati Forse è solo linizio?

La signora Maria sorrise:
Linizio di qualcosa di buono!

Le serate nel cortile si animavano di chiacchiere e risate. Si parlava di altre piccole migliorienuove panchine, fiori da piantare. Senza rabbia, solo con la voglia di fare ancora meglio.

Una sera, la signora Maria si unì al gruppo di giovani genitori:

Vedi? Se si vuole, si può trovare un accordo

Giulia rise:
E soprattutto, nessuno deve litigare ogni mattina!

Tutti risero insieme, persino i più burberi. In quel momento, nel cortile regnava una rara armoniauna piccola vittoria sulla routine.

I lampioni si accesero sui cespugli; laria tiepida vibrava ancora dopo il tramonto. I vicini se ne andarono a rilento, riluttanti a lasciare quella sensazione di aver cambiato qualcosa, insieme.

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