Credevo che mio marito pagasse il mantenimento alle sue tre figlie dal primo matrimonio. Ma non era così. Sono andata a conoscerle di persona.

Pensavo che mio marito stesse pagando il mantenimento alle sue tre figlie avute dal primo matrimonio. Ma la realtà era ben diversa. Sono andata a scoprirlo di persona.

Per mesi ho vissuto convinta che mio marito adempisse ai suoi doveri verso le sue bambine. Ogni volta che chiedevo delle sue tre figlie, mi rassicurava con tono tranquillo dicendo che inviava regolarmente la somma alla madre, che andava tutto bene. Eppure, unansia latente non mi abbandonava. Uninquietudine silenziosa si faceva sentire nel profondo di me. Così, ho deciso di vedere tutto con i miei occhi.

Era un martedì mattina di marzo, lui era già in ufficio da un po. Ho preso lindirizzo che avevo trovato in un vecchio documento della separazione e ho guidato fino al quartiere periferico dallaltra parte di Milano. La zona era tuttaltra rispetto alla nostra: palazzi grigi, supermercati vuoti, aria densa di fatica quotidiana. Ancora in macchina, ho percepito che latmosfera era tuttaltro che serena.

Ho suonato il campanello. Mi ha aperto una donna stanca, viso scavato dalle preoccupazioni la sua ex moglie, madre delle tre bambine.

Sì? mi ha chiesto, evidentemente sulle difensive.

Buongiorno. Sono la seconda moglie di tuo ex marito. Possiamo parlare un momento?

Il suo volto si è irrigidito. Poi ha sospirato e mi ha lasciata entrare. Lappartamento era pulito, ma scarno, quasi spoglio. Nessun oggetto superfluo, nessun segno di comfort. Si capiva che qui si tirava avanti con grande difficoltà.

Cosa vuoi? ha domandato serrando le braccia al petto.

Voglio solo la verità. Mio marito mi assicura che vi manda i soldi ogni mese ma voglio sentire da te come stanno le cose.

Un sorriso amaro, una risata quasi rabbiosa.

Soldi? Non vediamo neanche un euro da più di un anno. Campiamo solo con il mio stipendio da donna delle pulizie e qualche aiuto da mia madre. Il loro padre ci ha completamente lasciate a noi stesse.

Mi si è gelato il sangue. Proprio in quel momento è entrata una delle bambine, sette, forse otto anni. Il cuore mi si è stretto: volto minuto, capelli arruffati, maglietta con le maniche sdrucite e piccoli buchi.

Mamma, ho fame ha sussurrato.

Mi sono inumidita gli occhi senza accorgermene. Io vivevo in una casa grande, piena di ogni comodità, mentre queste bambine facevano i conti con gli spiccioli per il pane.

Le altre due dove sono? ho chiesto piano.

A scuola. Torneranno tra meno di unora.

Bene, ho detto decisa, alzandomi in piedi. Vai a prenderle. Andiamo tutti insieme a comprare quello che vi serve.

Cosa? Ma no, non posso accettare…

Non ti sto chiedendo il permesso lho interrotta calma ma ferma. Non è carità. È quello che spetterebbe alle tue figlie già da tempo.

Siamo andate tutti insieme al centro commerciale. Ho preso abiti, scarpe, giacche, zaini e materiale per la scuola alle tre bambine, guardando i loro volti accendersi di gioia mentre indossavano vestiti nuovi i loro sorrisi mi laceravano e guarivano nello stesso momento. Ho comprato anche alla madre ciò che le serviva davvero: vestiti essenziali, prodotti per capelli, quel poco che può restituire almeno un po di dignità.

Non so davvero come ringraziarti mi ha sussurrato lei, gli occhi lucidi.

Non devi ringraziarmi. Questo è solo linizio.

Quando sono rientrata la sera, mio marito stava guardando la partita in salotto, rilassato, come se non avesse tre figlie lasciate a vivere nelle privazioni.

Dove sei stata? mi ha chiesto senza nemmeno guardarmi.

Sono stata a conoscere le tue figlie. Quelle per cui sostieni di pagare il mantenimento.

È impallidito. Si è alzato di scatto dal divano.

Posso spiegare…

Non voglio spiegazioni lho freddato, sentendo montare dentro di me una rabbia gelida. Voglio che raccolga le sue cose. Subito.

Ma questa è casa mia!

No. Questa è casa MIA. Pagata da me, con i miei euro, la mia eredità. Ora devi andare via.

Ti prego, parliamone almeno…

Ti ho detto di preparare le tue cose. Se non lo fai tu, lo farò io.

Sono salita in camera, ho tirato fuori le sue valigie e ci ho sistemato i suoi vestiti in silenzio. Lui mi seguiva, implorava, ma ormai la decisione era presa. Quando ho finito, ho portato tutto sul vialetto e lho lasciato lì.

Domani chiamerò lavvocato gli ho detto dalla porta. Mi assicurerò che tu faccia il tuo dovere con le tue figlie, anche se dovrò pagarle io ogni singolo euro che hai negato loro.

Lui è rimasto tra le sue cose ammucchiate, piccolo e disperato.

Ho chiuso la porta dietro di me e mi sono appoggiata tremando. È stata, insieme, la decisione più dura e più facile della mia vita.

Ho fatto bene davvero a mandarlo via senza lasciargli dire la sua? O avrei dovuto dargli una possibilità in più?

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Credevo che mio marito pagasse il mantenimento alle sue tre figlie dal primo matrimonio. Ma non era così. Sono andata a conoscerle di persona.