12 ottobre 2025
Oggi ho avuto la sensazione di rivivere ancora una volta lintera trama di quella giovanile confusione che mi ha accompagnato dal liceo fino a diventare una donna con tre matrimoni (ed un solo vero marito). Mi sono seduta al tavolino della cucina, con una tazza di caffè espresso, e ho iniziato a mettere ordine nei ricordi, come se fossero i fogli sparsi di un diario.
Al liceo di Milano, quando ero nella terza classe, già capivo cosa piacesse a Edoardo. Era così evidente che lui non faceva più nulla per nasconderlo. Dopo le lezioni, lui mi aspettava fuori dallaula, camminava al mio fianco come un cavaliere fedele, raccontava qualche storia e io scoppiavo a ridere ad alta voce. Il suo comportamento, però, rimaneva pur sempre quello di un amico.
I compagni di classe, allo stesso tempo, non perdevano occasione per prenderci in giro. Quando Edoardo non cera, mi chiedevano:
Ma perché vai da sola? Dovè la tua scorta?
Io scrollavo le spalle, ridevo e rispondevo:
Non lo so, non mi serve una guardia.
Edoardo, però, era innamorato perdutamente di me. Lo facevo girare a mio piacere: sedevamo insieme alle lezioni, mi aiutava con i compiti, era un eccellente studente, a differenza mia che lottavo per non arrivare al 6. Con la mia migliore amica, Giuliana, mi confidavo: Edoardo è un ragazzo onesto; farebbe un buon marito.
Giuliana, però, non era daccordo. «Gigliola, non mi convince quel tipo di Edoardo, è troppo timido e vive ancora con la madre. Non sarà altro che un semplice marito di fattoria. Io voglio passione, fuoco!» disse nella classe undicesima.
«Gigliola, credi davvero che Antonino possa diventare un vero marito? Non dovresti mostrare così apertamente al ragazzo che ti piace. In classe tutti lo sanno, anche Edoardo, che ti fissi di nascosto», mi rimproverò Giuliana.
«E da dove sai come comportarsi con i ragazzi? Non sei mai stata fidanzata, sei una timida! E perché dovrei nascondere qualcosa? Antonino lo sa già, e noi due ci scambiamo sguardi», replicai, un po irritata.
«Lo so perché leggo libri, guardo film e perché mia madre mi dice sempre di far correre il ragazzo dietro a me, non il contrario», concluse Giuliana.
Io e Giuliana eravamo amiche dinfanzia, senza segreti. Io ero più vivace, lei più riservata.
**Il primo amore scolastico**
Il giorno del ballo di fine anno, Antonino mi notò vestita in un abito elegante, snella quasi a dir poco eterea. Si avvicinò, mi prese per mano e mi condusse al centro della sala. Il nostro ballo attirò gli sguardi di tutti; Edoardo, invece, rimase in disparte, con unespressione malinconica, osservato da Giuliana.
Poi Antonino mi propose, quasi sottovoce:
Che ne dici di uscire insieme? Oggi ti guardo con occhi nuovi. Sei splendida, il tuo sorriso è radioso.
Sì, dissi subito, cercando di nascondere la gioia, ma erano le labbra a tradirmi: il cuore era in cielo.
Antonino aveva capito da tempo che io ero la sua ragazza, ma con tante altre ragazze intorno la scelta era difficile. Quella sera la classe intera fece festa fino allalba, poi io e Antonino passeggiammo fino a casa sua. Non pensai più a Edoardo, soprattutto perché lui tornò presto a casa: sua madre era ammalata e non poteva restare più a lungo.
Da quel momento cominciai a sognare una vita con Antonino, nonostante dovevo ancora continuare gli studi. Gli raccontai dei miei progetti futuri, lui ascoltava annuendo.
Antonino, io voglio iscrivermi al liceo scientifico, e tu? chiesi.
Io non intendo più studiare. Ho appena passato gli esami di maturità per il minimo, e ora mi arruolerò come autista al caserma, poi servirò nellesercito, rise, facendo spallucce.
Bene, ti aspetterò, non dubitare di questo, gli promisi, stringendomi a lui.
Non dubito. Dopo lesercito tornerò, ci sposeremo, mi assicurò, accarezzandomi la schiena.
Io gli dissi di non affrettarsi, di aspettare che tornassi, così avremmo potuto formalizzare il nostro legame. Antonino accettò, ma non sapevo che, alluscita dellultimo addio, si sarebbe rifugiato in unaltra ragazza, Annamaria, più spensierata. Dopo quella notte tornò a casa.
Io continuai ad aspettare Antonino in pensione, mentre Edoardo mi avvicinava più volte:
Gigliola, Antonino non è luomo giusto per te, credi davvero a lui? mi diceva, ma io ridevo, considerandolo solo un amico.
Edoardo era figlio unico; sua madre, ormai costretta al letto, dipendeva da lui. Svolgeva da assistente, talvolta chiedendo alla vicina, la signora Valeria, di lavare sua madre.
Quando metterò mia madre in piedi, avrò più tempo per me, confessava a chiunque, studiando al college locale di Milano.
**Delusione e disincanto**
Il tempo passò, Antonino tornò dallesercito. Dopo le lezioni corsi subito da lui, ma arrivai a casa sua e lo trovai tra le braccia di unaltra ragazza, che rideva. Il cuore mi si stracciò; corsi fuori, senza vedere più la strada.
Mia madre, sempre saggia, mi disse:
Figlia, ti ho sempre detto che Antonino non era per te, e Edoardo te lo confermava. Sei testarda, ti sei convinta che solo Antonino valesse qualcosa.
Scoprii poi che Annamaria aspettava un bambino e che presto si sarebbero sposati. Decisi di andare da Edoardo e propormi di sposarmi, quasi per vendetta. Forse anche lui sospettava qualcosa.
Due anni dopo vivevo con Edoardo, tranquilli, senza litigare. La madre di Edoardo morì, così rimasi a vivere nella sua casa. Sentivo ancora il suo amore profondo, ma mancava qualcosa di più del rispetto, una passione che non riuscivo a trovare. Mi chiusi in me stessa, come in un guscio.
Un giorno, tornando dal mercato, incrociai Antonino. Mi salutò e mi chiese perdono. Io, forzata, risposi:
Ti ho già perdonato. Ora le nostre strade sono diverse. Addio, devo andare.
Lui, più maturo, cercò di convincermi:
Ti amo, solo te. Annamaria e il bambino non sono miei. Ti ho mentito, ma è vero.
Io, incredula, gli credetti. Chiusi di nuovo la porta al mio passato.
**Il ritorno di Edoardo**
Il caos interiore mi travolse. Non pensavo a nulla se non a Antonino. Confessai tutto a Edoardo:
Ho incontrato Antonino, ha chiesto il divorzio. Lo amo ancora.
Gigliola, che cosa fai?, protestò sua madre, Ti pentirai mille volte. Edoardo ti ama davvero, Antonino è un illusione.
Edoardo ribadì lo stesso: Non credere a lui, ti ha già tradita una volta.
Io, cieca dallamore, mi avviai verso Antonino. Per un po sembrò che la felicità fosse nelle sue braccia; tornava a casa ubriaco, con il rossetto di unaltra donna sul colletto. Una mattina lo trovai con un’impronta di rossetto sconosciuta e, dopo una discussione, mi bastò.
Decisi di ritirare la pratica di divorzio. Antonino non mi cercò più; rimasi sola, a vivere con mia madre.
Spesso, di notte, mi chiedei:
Perché ho ferito Edoardo? Quale destino è questo?
Alla fine, però, capii che la colpa era tutta mia, che avevo chiuso la porta al vero amore. Il giorno in cui vidi Edoardo sulla soglia di casa, mi avvicinai, lo guardai negli occhi e lui mi disse:
Forse è stato bene che tutto questo accadesse. Ora sai chi ti ama davvero.
Mi buttai tra le sue braccia e, con gratitudine, gli dissi: Grazie, amore mio, ora ho capito tutto.
Ci risposammo unaltra volta, questa volta per davvero. Nacque nostro figlio, Gabriele; la nostra vita trovò una pace che non avevo mai conosciuto.
**Unombra inattesa**
Quando Gabriele aveva cinque anni, tornando dal nido, una vicina mi avvicinò:
Gigliola, non hai notato che Edoardo ti tradisce?
Il mio cuore saltò un battito. La donna mi raccontò di aver visto Edoardo con una bambina, la figlia di una certa Veronica, presso la casa di questultima. Mi sentii tradita, ma decisi di andare a controllare.
Edoardo, vedendomi, rimase pallido, ma alla fine confessò tutto. Aveva aiutato la moglie del suo amico Igor, morta in un incidente, e la figlia della donna, Alina, era rimasta sola. Quando la madre di Alina si ammalò di tumore, lui si era offerto di prendersi cura della piccola. Non era stato un tradimento di cuore, ma un gesto di solidarietà.
Il peso di quelle parole mi schiacciò, ma accettai la verità. Decidemmo di ricominciare, di vivere tutti e tre insieme, poi di nuovo, di nuovo, di nuovo.
Due anni dopo, dopo aver superato mille alti e bassi, concludemmo il nostro terzo matrimonio, quello definitivo. Alina fu adottata, e i tre bambini crebbero come fratelli e sorelle, formando una famiglia unita.
Ora, guardando i miei nipoti, mi sento grata al destino che, nonostante le sue crudeltà, mi ha regalato un amore autentico, una casa piena di risate e una vita ricca di ricordi. Ho sposato tre volte, ma sempre lo stesso uomo: Edoardo. In Italia si dice Chi non risica non rosica, ma io ho rischiato ogni volta, e alla fine ho trovato la felicità.
Con affetto,
Gigliola.






