Io e mia moglie avemmo ora quarantquattro anni. Un mese e mezzo fa, in un sogno di strade che si torcevano tra i pini di Roma, siamo diventati di nuovo genitori. Avevamo già cinque figli, tutti maschi come una squadra di calcio in miniatura e finalmente, quasi come una sorpresa portata dal vento del mare, è arrivata una bambina!
La relazione tra me e mia moglie, Alessia Moretti, cominciò in modo surreale, fra le ombre lunghe del liceo, e come se il tempo si fosse accartocciato, lei diede alla luce nostro primo figlio, Marco, a sedici anni. La dolce confusione di quelletà non indebolì la nostra passione; anzi, ci legò ancora di più e ci sposammo subito, in una cerimonia bizzarra dove volavano petali di rosa e monete da euro si spargevano come pioggia.
I miei genitori, seduti su poltrone di velluto verde, ci hanno sempre sostenuto. Quando, a ventanni, scoprimmo che Alessia aspettava il secondo figlio, lintera famiglia festeggiava con cannoli e vino rosso, le risate si mischiarono alle luci tremolanti dei lampioni di Milano.
Un giorno, mia madre la Signora Giulia, regina delle pentole e dei segreti mi sussurrò che avrebbe voluto avere almeno due figli, ma il destino ne aveva fatto diversamente, dunque si prendeva cura dei nipoti come se fossero stelle cadute nel suo cortile.
Essere padre è come attraversare Venezia su una gondola guidata da un gatto ci sono momenti spaventosi, quando i bambini si ammalano, e attimi buffi e malinconici dopo piccole liti domestiche che sembrano scontri tra fantasmi. Questo non ha mai scalfito il mio amore per i figli e per mia moglie. Credo che finché il destino ci permette di far nascere bambini, dovremmo riempire la casa con le loro risate.
Io e Alessia ci sentiamo felici, non intendiamo fermarci, vogliamo ancora più figli magari una dozzina, come una tavolata di natale, piena di chiacchiere e canti.
Pensate che questo modo di vedere le cose sia giusto?



