Sin da quando ero una bambina, i miei genitori mi ripetevano che nessuno aveva bisogno di me e che non servivo a nulla.
Si dice che i familiari siano le persone più vicine, in particolare le madri. In fondo, sono loro che hanno portato in grembo il figlio per nove mesi, hanno affrontato il parto, passato notti insonni e dato tutto per il bene del proprio bambino.
In parte è vero, ma non nel mio caso. Mia madre e io siamo sempre state due persone completamente diverse. Non abbiamo mai trovato un punto dincontro, mai avuto un dialogo vero. Non mi ha mai sostenuta, mai incoraggiata. Ogni volta che mi entusiasmavo per una nuova idea, lei spegneva subito quel fuoco con il suo pessimismo.
Secondo mia madre, ero una bambina sciocca e incapace, destinata a non combinare nulla nella vita. Non capivo perché mi trattasse così. Eppure, bastava che le servisse qualcosa, ed era sempre pronta a chiedere il mio aiuto. Proprio a me, la figlia inutile. Per fortuna, almeno mio padre mi voleva bene e mi sosteneva davvero.
Così ho deciso di lasciare il mio paese natale in Sicilia per trasferirmi a Roma, in cerca di una vita migliore e della mia felicità. Appena mia madre lha saputo, è andata su tutte le furie. Mi ha detto di tutto, il suo unico scopo era quello di tenere accanto un servitore tuttofare che le garantisse un po di reddito. Ma non mi sono lasciata schiacciare dal suo ricatto psicologico e ho fatto di testa mia.
Ed eccomi qui. Vivo nella capitale, ho un appartamento grande tutto mio, una mia azienda, due figli e un marito meraviglioso. Mia madre ripeteva che non sarei riuscita in nulla. Invece, ce lho fatta. E chiunque abbia la forza di non ascoltare certe parole e credere in sé stesso, può riuscirci!






