Sin da quando ero una bambina, i miei genitori mi ripetevano che nessuno mi avrebbe voluto e che non valevo niente.
Si dice spesso che i componenti della famiglia siano le persone a noi più vicine, soprattutto le madri. Daltronde sono loro a portarci in grembo per nove mesi, a soffrire durante il parto, a vegliare su di noi notte dopo notte e a sacrificarsi completamente per il bene dei loro figli.
Un po è vero, ma non nel mio caso. Mia madre ed io siamo sempre state agli antipodi. Non siamo mai riuscite a capirci davvero. In nessuna occasione mi sono sentita appoggiata da lei. Ogni volta che mi entusiasmavo per qualcosa, sua madre era pronta a spegnere tutto il mio ardore con il suo pessimismo.
Ai suoi occhi ero solo una bambina sciocca e incapace, destinata a non concludere mai nulla di buono. Non ho mai saputo il motivo di questo suo atteggiamento. Ma bastava che avesse bisogno di qualcosa, ed ecco che veniva subito a cercare il mio aiuto. Sì, proprio io, la figlia buona a nulla. Fortunatamente mio padre, almeno lui, mi ha sempre voluto bene e sostenuto.
Così, ho deciso di lasciare il mio paese natale vicino Firenze e trasferirmi a Roma, nella speranza di costruire una vita migliore e trovare la mia felicità. Quando mia madre lo ha scoperto, è andata su tutte le furie, usando ogni parola possibile per scoraggiarmi: il suo unico scopo era tenersi accanto una figlia utile solo come una serva. Ma io non mi sono lasciata condizionare dai suoi giudizi e sono andata avanti per la mia strada.
E adesso eccomi qui. Vivo a Roma, ho un appartamento grande tutto mio, una piccola impresa che gestisco con successo, due figli meravigliosi e un marito che amo profondamente. Mia madre diceva che non sarei stata capace di fare nulla. E invece, ho potuto fare molto. Credetemi: tutti possono riuscirci, basta non farsi fermare dalle voci negative e iniziare a credere davvero in se stessi. In fin dei conti, la vera forza nasce dalla fiducia che abbiamo nei nostri sogni.






