Tutto cominciava come il più normale dei programmi per una vacanza estiva. Io e mia moglie, la nostra vecchia ma fidata Fiat Panda, più di mille chilometri da attraversare per raggiungere la Calabria, e quel dolce senso di libertà che solo viaggiando in auto puoi sentire. Da sempre amavamo i road trip proprio per la libertà del viaggio: fermarsi quando vuoi, deviare dai programmi, ascoltare la voce dellasfalto e quella delle cicale. Niente orari rigidi dei treni, né neonati che piangono dietro la parete di una cuccetta, né voli cancellati allimprovviso.
Ma questa volta avemmo la sfortuna di farci scappare qualche parola di troppo.
Durante una cena chiassosa con amici e conoscenti, seduti a un lungo tavolo di formica, tra bicchieri di vino e piatti di lasagne, tradivo la prudenza raccontando che fra due settimane saremmo partiti verso Sud. Con la nostra macchina, ovviamente.
Ah, ma proprio a metà mese? drizzò le orecchie la coppia seduta di fronte a noi.
Loro erano Lorenzo e Graziella. Non si può dire fossimo amici stretti: conoscenti, nulla di più, ci si vedeva ogni tanto per caso.
Sì, il quindici, risposi senza capire la trappola.
Ma anche noi! esclamò Lorenzo, lasciando la forchetta sul tavolo come a sottolineare la sua eccitazione. Stiamo pianificando le ferie dal sedici, volevamo prendere il treno ma ormai son rimasti solo i posti vicino ai bagni. Se ci portate con voi? Dividiamo la benzina e il viaggio è più allegro Siamo tranquilli, davvero, nessun problema.
Scambiai unocchiata con mia moglie. Era uno sguardo di puro terrore e diniego. Provai a balbettare che la macchina era davvero carica, che noi viaggiavamo con calma, pieni di pause.
Dai, abbiamo una valigia in due, insistette Lorenzo. E poi con quello che costa la benzina, ci guadagnate anche voi. Siamo quasi di famiglia, no?
Alla fine acconsentimmo, soprattutto per il discorso del risparmio e anche perché sapevamo benissimo di non essere capaci a dire di no in faccia. Quella tipica debolezza italiana che si paga cara.
Vuoi evitare guai? Non far finta di essere buono.
Ci accordammo per trovarci sotto casa alle cinque di mattina. Noi eravamo già fuori con le nostre borse, le copertine di pile, lacqua, qualche panino. Loro si presentarono con quaranta minuti di ritardo.
Il taxi era lento, disse Graziella, trascinando una valigia grande come unurna mortuaria e un paio di borse piene di focacce e arancini.
Avevamo detto: poche cose, sbottai.
Lo sai come sono le donne, si deve cambiare, rise Lorenzo.
Fu come giocare a Tetris col bagagliaio. Dopo nemmeno unora fu già linferno: ad un tratto Graziella sudava, e volevano il clima a palla, pochi minuti dopo Lorenzo rabbrividiva e si copriva col giubbotto. La mia musica era troppo noiosa, allora partirono le richieste di fermarsi: caffè, toilette, una sigaretta, una vista da fotografare.
Il viaggio che avevo pianificato nei minimi dettagli per evitare il traffico si dissolveva, diventando un continuo saltellare da un autogrill allaltro come una navetta.
La scena più surreale si svolse a una pompa di benzina sullautostrada.
Faccio il pieno, pago 110 euro, torno indietro mentre Lorenzo addenta un panino con la porchetta.
Allora, ci dividiamo ora? chiedo.
Figurati, facciamo i conti alla fine così evitiamo le rotture di scatole, risponde svogliato.
La cosa mi dava un po fastidio, ma Elena, mia moglie, sussurrò: Non discutere, arriveremo e vedrai che pagano. Così tacqui. Anche i pedaggi li pagai io: nessuno si preoccupò di chiedere quanto fossero.
A ogni sosta, briciole sulla tappezzeria, bottigliette di San Benedetto rotolavano sotto i sedili. Se provavo a dire qualcosa, ridevano: Tanto la pulisci, no?
Arrivammo a Tropea che era notte fonda, più esauriti dallesperienza onirica che dal viaggio vero e proprio.
Ma tanto tu saresti venuto lo stesso
La mattina dopo, in cucina, estrassi dalla borsa un taccuino pieno di conti.
Allora, dissi, benzina 350 euro, autostrada 80. In due fa 430. Vostro è 215 euro, semplicissimo.
Lorenzo andò di traverso col caffè, Graziella storse le labbra.
Ma scusa, così tanto? Sul serio? chiese lei.
E certo, risposi. Avevamo concordato tutto.
Lorenzo appoggiò la tazzina, improvvisando:
Oh, ma tu avresti speso gli stessi soldi anche senza di noi! Noi siamo solo dei passeggeri. Già che eri in viaggio
Ma abbiamo detto metà spese: ci siamo fermati 100 volte, la macchina era piena, mi sono adattato ai vostri ritmi. Era questo laccordo.
Ma dai, che fastidi fece Graziella. Era anche divertente! Potevi dirlo subito, piuttosto ci trovavamo un Bla Bla Car.
Mia moglie, ormai esausta, sbottò: Un altro vi avrebbe mollati a metà strada per tutte quelle briciole e lagne.
Senti, concluse Lorenzo, ti lasciamo un centinaio deuro, un gesto simbolico. Ma metà che hai speso lo avresti speso comunque, dai. Siamo tutti con le spese tirate.
Mi alzai.
Tieni i soldi. Considera un regalo. Ma per il ritorno, ci arrangiamo ognuno per conto proprio.
Dai su! protestò Lorenzo. Non abbiamo i biglietti! Dovevamo tornare insieme!
Laccordo era metà spese. Avete cambiato le regole voi. Buone vacanze.
Una vacanza separati e il ritorno nellassurda quiete
Per dieci giorni ancora incrociammo Lorenzo e Graziella solo di sfuggita nel paesino dove stavamo. Una volta al mare, si girarono dallaltra parte.
La sera prima della partenza arrivò un messaggio di Lorenzo: Vabbè, non fare storie. Facciamo 120 euro a testa, andata e ritorno. Saliamo con voi, ti prego, che Graziella non regge lautobus.
Non risposi.
Alba, valigie a posto, controllato lolio, partimmo avvolti da un silenzio celestiale, ognuno di noi nella sua bolla. Nemmeno il sole sulle colline calabresi si era ancora svegliato veramente.
Solo dopo, tramite amici comuni, venni a sapere chi ero diventato: quello che lascia la gente nella difficoltà in terra straniera per una manciata di euro. Lorenzo e Graziella avevano viaggiato tutta la notte, pagando uninfinità tra bus e cambi, e ora non perdevano occasione per sparlare di noi come veri traditori.
Ma in fondo, grazie a loro, abbiamo capito una grande verità onirica: quando qualcuno chiede sottovoce Ma fai un salto a Firenze? Ci dai un passaggio?, io sorrido e dico con fermezza: Mi dispiace, viaggiamo meglio da soli.E fu così che, da quella vacanza tormentata, nacque una nuova regola doro. Estate dopo estate, io ed Elena ci ripetemmo come un mantra: le avventure migliori si vivono in due, con il sedile vuoto pronto solo per i sogni da rincorrere, non per ospiti occasionali. Da allora, ogni volta che qualcuno tentava la fortuna con la fatidica domanda Cè posto in macchina? il ricordo di Lorenzo e Graziella faceva capolino come unantica barzelletta di famiglia. E sorridevamo, stringendoci la mano tra i sedili, certi che la libertà ha spesso un prezzo: saper dire di no, e godersi la strada solo con chi davvero condivide il viaggio, briciole comprese.
La vecchia Panda rimase fedele compagna di fughe, magari un po più silenziosa, ma finalmente piena solo delle nostre risate e della promessa, sussurrata sottovoce, di non lasciare mai più che qualche no ci rovinasse la leggerezza di una partenza allalba. E in quella leggerezza trovammo, ogni volta, il vero senso dellandare: non la meta, non i conti alla fine, ma la piccola, immensa gioia di essere padroni del proprio viaggio.



