Destino su un letto d’ospedale – “Signorina, prenda lei cura di quest’uomo! Io ho paura ad avvicinar…

DESTINO SU UN LETTO DOSPEDALE

Signora, prenda questi e si occupi lei di lui! Io ho anche paura ad avvicinarmi, figuriamoci a dargli da mangiare col cucchiaio la moglie di mio paziente ha lanciato con stizza la busta della spesa sul letto di suo marito, che stava male davvero.

Su, non si preoccupi così! Suo marito si riprenderà. Ora gli serve solo tanta cura. La aiuterò io a rimettere in piedi Edoardo le ho detto da infermiera, cercando di calmare ancora una volta la spaventata moglie del nostro paziente con la tubercolosi. Ormai era abitudine.

Edoardo è arrivato in ospedale in condizioni critiche, ma aveva ottime possibilità di farcela. E quando il paziente ci mette la voglia di vivere, quella è già metà della guarigione. Peccato che la moglie, Angela, di medicina non si fidasse per niente. Anzi, sembrava pronta ad abbandonare Edoardo ancora prima che ci provassimo.

Ti dirò che, tanti anni dopo, anche il figlio di Edoardo e Angela si è ammalato di tubercolosi, in forma aperta. E anche allora, Angela ha gettato la spugna subito e, metaforicamente, ha messo una croce sopra il suo Lorenzo. Eppure Lorenzo, contro ogni previsione, è guarito.

Edoardo, nonostante la diagnosi pesante, non si arrendeva mai: scherzava, rideva, faceva di tutto per poter lasciare il reparto il prima possibile. Vivevano in un paesino sperduto sui monti abruzzesi, senza veri ospedali; Angela veniva a trovarlo pochissimo. Mi faceva una gran pena quel giovane uomo, trasandato, abbandonato, con i vestiti malandati.

Edo, ti dispiace se ti porto due cose che ho a casa? Ho visto che non hai neanche le ciabatte, vai in giro con le scarpe. Accetti un pacchetto da parte mia? ho provato a scherzare un po, per tirargli su il morale.

Da te, Violetta, mangerei pure il veleno come se fosse medicina! Però davvero, non serve. Lascia solo che possa guarire, e poi vedremo Edoardo mi ha preso la mano con tanta dolcezza.

Mi sono liberata piano e sono uscita dalla stanza, col cuore che mi ballava in petto. Mi chiedevo: mi sono mica innamorata? Ma non volevo rovinare una famiglia. Sarebbe stato ingiusto, ingiusto davvero. Ma si sa, al cuore non si comanda

Così passavo sempre di più nella sua camera, ci fermavamo a parlare anche durante le lunghe notti di turno. I nostri discorsi erano profondi, sentiti, poi ci siamo ritrovati a darci del tu senza accorgercene.

Edoardo aveva anche un figlio di cinque anni.

Il mio Lorenzo è la fotocopia di sua madre, una bella donna. Sai, Violetta, ho amato Angela tantissimo. Le avrei messo il mondo ai piedi. Angela è una donna passionale, forte. Ma ama solo sé stessa. Niente da fare. Legoismo di mia moglie ti corrode peggio dellaceto. Tantè che ora stai qui tu a prendermi cura, tu che sei estranea sospirava Edoardo.

Però vivere dove vivete voi è un viaggio, non può venire sempre cercavo di scusare Angela.

Ma va, Violetta! Come si dice: amor di moglie, compra posto in prigione. Per andare dallamante, però, prende il treno anche per il Nord. Lo so fin troppo bene ha detto Edoardo, indispettito.

Buona notte, Edo. Non prendere decisioni di getto. Vedrai che si sistema tutto ho spento la luce e sono uscita, lasciando che le sue sofferenze, anche se non mortali, gli pesassero come unalluvione per una formica.

Dopo una settimana, sento casino nella sua stanza e corro.

Se ti rivedo qui sei finita, vattene! Edoardo urlava come un pazzo ad Angela, che è scappata a gambe levate.

Che è successo? gli ho chiesto stupita.

Edoardo si è voltato contro il muro, tremava sotto le coperte. Ho dovuto calmarlo con una puntura.

Passa un altro mese. Angela non si è più fatta vedere.

Edo, vuoi che chiami tua moglie? chiedo sottovoce.

Lascia stare, Violetta. Ci separiamo mi ha detto con calma.

Per la malattia? Dai, sei in ripresa! ero sbalordita.

Ti ricordi quando lho cacciata? Era venuta solo per dirmi che aveva un altro. Che doveva vivere a casa nostra, tanto a me andava male, e lei voleva un uomo a metter mano in casa. Che squallore Edo si è fermato.

Che schifo! non ho saputo dire altro.

Ma non era finita: poco dopo Angela è tornata con laltro uomo. Edo non poteva vederlo, ma io lo spiavo dalla finestra: era lì giù che la aspettava fumando una sigaretta dopo laltra, teso. Angela dopo unora è corsa da lui, gli ha dato un bacio sulla guancia e sono spariti insieme.

Edo, domani ti dimettono gli ho detto.

Violetta, volevo chiederti… ma no, lascia stare era impacciato.

Edo, se quello che vuoi sapere è se possiamo avere una possibilità, la risposta è sì mi sono buttata.

Allora si è aperto:

Violetta, non ho una casa dove tornare. Posso stare da te? Con Angela è tutto finito per davvero, si risposa.

Edo, io ho una bambina. Se accetti anche lei, allora saremo una bella famiglia ho voluto essere chiara.

Per me va benissimo. La amerò come fosse figlia mia mi ha guardato con una tenerezza che mi ha sciolto il cuore, come una neve sul termosifone.

Sono già passati tanti inverni e tante estati.

Io e Edo abbiamo avuto altri due figli insieme. Siamo riusciti a costruirci un piccolo nido felice. Lorenzo, il figlio di Edo, viene spesso a trovarci con la sua famiglia. La mia figlia maggiore ora vive allestero. E, tra noi, con suo padre non cè mai stato un vero matrimonio mi sono solo fidata troppo presto di un ragazzo che mi aveva promesso la luna, ma poi la luna si è spenta. Però non mi pento di niente.

Quanto ad Angela, si è sposata più di una volta, ha avuto un altro figlio da uno che era di passaggio per lavoro. Questo ragazzo purtroppo soffriva di problemi mentali. Angela gli ha sempre dato pochissimo affetto, era fredda, se ne disinteressava. Lui è cresciuto da solo, senza mai disturbare la madre. Quando Angela se ne è andata, il figlio è stato affidato a una struttura.

Ora io ed Edoardo siamo due vecchietti, ma ci amiamo più di quando eravamo giovani. Passeggiamo ancora insieme, ci godiamo ogni giornata, ogni sguardo, ogni respiroA volte, mentre ci stringiamo la mano guardando il tramonto dalla veranda, penso a quel letto dospedale dove tutto è cominciato. La vita non ci ha mai regalato niente, ma forse proprio nelle corsie dove si sente lodore pungente della paura e della speranza, si capisce cosa conta davvero.

Edoardo mi sorride ancora con gli occhi pieni di gratitudine, e io sento che tutte le ansie, le fatiche, i dolori, avevano senso solo per portarci qui, a questa pace conquistata giorno dopo giorno. I nostri figli ridono in cucina, il profumo del pane appena sfornato riempie la casa.

Ho imparato che le famiglie si scelgono, che a volte le promesse fatte con il cuore malato valgono più di quelle pronunciate sotto laltare. E ogni mattina, quando mi sveglio e sento Edoardo respirare piano al mio fianco, mi ricordo che ci sono destini che cambiano su un letto dospedale ma che il vero miracolo è avere ancora qualcuno da amare, e un cuore che non smette mai di sperare.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

thirteen − six =

Destino su un letto d’ospedale – “Signorina, prenda lei cura di quest’uomo! Io ho paura ad avvicinar…