— Di nuovo a leccarsi tutto! Massimo, porta via quel cane! Nastja guardava irritata Temka, che sal…

Ma di nuovo si lecca! Marco, porta via il cane!
Giulia guardava con stizza Argo, che saltellava confuso tra i piedi. Ma come avevano fatto a incappare in un pasticcione simile? Ci avevano pensato su tanto, tra mille raziocini, consulti con addestratori e mille discussioni. Erano ben consapevoli della responsabilità. Alla fine si erano decisi per un pastore tedesco: volevano un amico fedele, un guardiano, un difensore. Una specie di shampoo tre in uno. Peccato che fosse lui il primo ad aver bisogno di essere salvato dai gatti
È ancora piccolo. Vedrai quando cresce
Eh già. Non vedo lora che questo cavallone diventi adulto. Hai notato che mangia più di noi? Come pensi che lo manterremo? E per favore, smettila di sbattere i piedi come un mulo, che svegli la bambina! borbottava Giulia mentre raccoglieva le scarpe che Argo aveva sparpagliato.

Vivevano in via Garibaldi, al piano terra di un vecchio palazzo liberty, con le finestre basse quasi affondate nellasfalto. Il posto era bello, se non fosse stato per un dettaglio: le finestre davano su un angolo cieco del cortile, dove la sera si aggiravano ombre, si radunavano uomini a chiacchierare e a volte volavano pure botte.
Quasi tutta la giornata Giulia la passava da sola con la piccola Francesca appena nata. Marco usciva la mattina presto per andare a lavorare agli Uffizi e il tempo libero lo passava tra mercatini dellusato e bancarelle di libri antichi. Locchio da critico darte, come scherzava Giulia, era capace di scovare capolavori, libri rari e oggetti di valore nascosti nella massa. Marco era un collezionista appassionato. Quasi senza accorgersene, la casa si era riempita di quadri, e nella credenza anni 60 luccicavano piatti di ceramica di Faenza, statuette del primo Novecento e posateria dargento…
Giulia non si sentiva mai tranquilla da sola con tutto quel ben di Dio e una neonata da proteggere, soprattutto sapendo che in quel palazzo i furti non erano rari.

Giulia, secondo te porto fuori Argo adesso o dopo pranzo?
Come vuoi. Comunque non è affar mio di cane!
Appena sentì andiamo fuori, Argo scattò come una scheggia verso lingresso ha pure sbandato allangolo! afferrò il guinzaglio e corse indietro saltando fino al soffitto. Ma che cane, pareva un puledro! Lui voleva bene a tutti, giocava con chiunque, portava la palla a tutti, però, ai visitatori nemmeno si avvicinava. Unanima candida, una specie di simpaticone, ma lo avevano preso per sentirsi sicuri! Figuriamoci, lui ai gatti non ci pensava nemmeno: li vedeva e correva a portar loro la palla per giocare. Ovviamente, un paio di zampate sui baffi se le era già portate a casa. Altro che pastore tedesco, dovevano prendere un gatto per stare davvero tranquilli
Il giorno dopo sua moglie di nuovo da sola, perché Marco doveva andare a Venezia per la Biennale, e lei? Restare a guardia della ceramica con il cane scimunito a spasso? Come se avesse pochi pensieri…

Allalba Marco si alzò piano per non svegliarla. Ma come si fa senza far rumore? Giulia sentiva il bollitore fischiare in cucina, il guinzaglio che tintinnava, Marco che bisbigliava ad Argo di non piagnucolare e di non fare casino. Con quei suoni tranquilli si riassopì, e quando si svegliò con le urla della bimba, Marco era già sparito. La giornata iniziò come sempre, con la solita routine serena. Alla faccia della felicità, no? Le amiche la guardavano come fosse una martire: Giulia, ma ti sei sposata così giovane, con un uomo, una bimba, tutto il giorno tra pentole e figli… la casa ti sta risucchiando. Ma cosa cè di male nella quotidianità? Certo, non era tutto come sognava, la mancanza di spazi, di soldi e soprattutto quella passione di Marco che consumava ogni euro tra quadri e libri… E ora aveva portato pure ‘sto cane e toccherà a lei occuparsene. Ma Giulia sapeva che si ama tutto, pregi e difetti. Nessuno ti promette la perfezione. Quando lha capito, finalmente si è tranquillizzata: meglio godersi quello che si ha che piangere su ciò che manca.

Se ne stava in cameretta a dare la poppata a Francesca, che si addormentava sempre quando mangiava, lasciande Giulia lì ad aspettare che si svegliasse per continuare. Suonano il campanello, ma lei niente: non aspettava nessuno e a Milano nessuno si presenta senza avvisare prima. Quei momenti di pace del mattino… che dolcezza! In casa solo il ticchettio dellorologio del nonno e dalla finestra il sottofondo della città: il rumore dei tram, il borbottio delle auto, il fruscio delle scope sui marciapiedi, le voci di bambini E il cane? Era da un po che non si faceva vedere, strano. Va detto, Argo non aveva proprio le orecchie a sventola, anzi, erano belle dritte, il vero problema era il carattere: uno zuccone vero. Ora ci doveva convivere, dargli da mangiare, portarlo fuori, e a che pro? Facevano meglio a prendere un maltese!

Poi guardò la bimba, che, ciucciato come un polipetto, si era staccata e dormiva serena. Che amore che sei sussurrava Giulia sistemandola nella culla. Cresci forte cosa vuoi di più dalla vita?
Proprio allora sentì un rumore strano provenire dal salotto. Non era chiaro, qualcosa tra uno schianto e uno strido. Giulia tese lorecchio. Ancora. Il fiato sospeso, si tolse le pantofole e si avvicinò di soppiatto. La prima cosa che la colpì fu la schiena di Argo, nascosto dietro la tenda tra ingresso e soggiorno; rannicchiato sulle quattro zampe, teso come una corda, il cane guardava fisso verso il centro della stanza, lingua fuori.
Giulia seguì il suo sguardo e sentì il gelo scorrerle nelle vene: nella finestra aperta si infilava mezzo uomo. Una testa rasata, da delinquente, già con spalle e braccia ben dentro, che ansimando cercava di trascinare tutto il busto oltre il davanzale. Sembrava impossibile che stesse succedendo davvero. E adesso cosa fare? Urlare? Quello era ormai quasi tutto dentro! Ancora un secondo e…
Un grido la fece tornare in sé. Unombra nera si lanciò sulla finestra solo dopo capì che era Argo. Sulle zampe spiccò il volo e saltò diretto al collo del ladro! Aaaaah!!! urlò luomo con una voce rauca, spalancando gli occhi. Giulia uscì nel pianerottolo chiamando i vicini, e da lì in poi fu tutto meno pauroso. Arrivò gente, chiamarono la polizia. Tutti volevano aiutare, ma la loro sola presenza fu sollievo. Che avrebbe fatto da sola? Superato il terrore, si fece coraggio e andò verso il ladro: non sia mai che Argo gli mozzicasse la gola! Ma che bravura, il cane: lo teneva per il bavero, forte ma senza fargli male, neanche una goccia di sangue! Quando il malvivente muoveva un muscolo per liberarsi, Argo stringeva di più i denti. Se luomo si fermava, rilassava la presa. Da dove avesse imparato tutta quella professionalità, impossibile dirlo: da cucciolo giocherellone era diventato una specie di agente speciale. Aveva sentito il rumore, non aveva abbaiato, ma si era appostato dietro la tenda. Aspettò che il ladro fosse ben incastrato a metà, così da impedirgli via di fuga, e poi attaccò proprio dove doveva, senza far danni inutili. Da manuale: il nostro compito è bloccarlo, poi la giustizia fa il suo.
Persino i poliziotti più anziani non ricordavano un ladro tanto felice di essere arrestato. Luomo tremava come una foglia tra i denti di Argo e si consegnava volentieri; il cane invece, ormai nella parte, si gonfiava dorgoglio e non voleva mollare subito la presa, ci volle lufficiale a insistere per farlo rilasciare. Appena sentì il comando, Argo lasciò andare, si sedette sotto la finestra e guardò lufficiale con aria devota, come a dire sono qui, ordina pure!. Mancava solo che gli facesse pure il saluto militare.
Che fortuna che avete avuto col cane, commentò lufficiale mentre accarezzava energicamente il collo di Argo uno così lo vorremmo anche noi in pattuglia…

Marco tornò tardi la sera. Fece piano ad aprire la porta e rimase di stucco: primo, Argo comodamente sdraiato sul divano (che era proibito e mai permesso); secondo, il cane steso a pancia in su, in una posa da gran signore, quasi indecente, mentre Giulia gli grattava la pancia, lo accarezzava e praticamente lo baciava sulla testa. Sei la mia gioia, amore, puledrino mio! Cresci sano, che mamma e papà siano felici! E io che sono stata così ingiusta con te, davvero non te lo meriti
Questa storia me lha raccontata proprio Marco, ad una serata tra collezionisti a Venezia. Magari ve la racconterebbe meglio Argo stesso: di come abbia osservato, aspettato il momento giusto, e consegnato il ladro alla polizia. Era tanto tempo fa, ma la storia è rimasta viva nella memoria. E lo sentivo, Argo che grattava la porta del cuore, pronto a farsi ricordare Così ho pensato di raccontarla anche a te.

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