Cresciuta in un paesino della campagna piemontese, Caterina era una ragazza molto normale, senza doti particolari, con una madre che diciamolo senza mezzi termini non avea mai nutrito cine știe che speranze per il suo futuro. Mamma Giovanna ripeteva sempre: Dopo la scuola andrai a fare la lattiera o magari la commessa. Per te, qui in paese, non cè altro, cara mia.
Eppure, Caterina riuscì a sorprendere tutti quanti, sfidando le aspettative di famiglia. Dopo la terza media (che a sentire la mamma doveva essere già fin troppo), rimase incinta di un ragazzo di un anno più grande di lei, un certo Andrea che abitava due vie più in là. Seguì consiglio degli adulti (che parevano registi de La famiglia di Ettore Scola) e i genitori dei due ragazzi, dopo una lunga riunione con tanto di caffè e amaretti, decisero che il nipotino sarebbe cresciuto dalla nonna paterna. Daltronde, Caterina proprio non si sentiva pronta per fare la mamma e la sua mamma non era in grado di darle una mano neppure con un euro di quelli vecchi.
Dopo il parto, la vita di Caterina prese una svolta mica da poco: lasciò il suo paesello per trasferirsi a Torino e iscriversi allAccademia di Belle Arti. Pareva avesse finalmente scoperto un certo talento tra pennelli e colori, e soprattutto una gran voglia di vivere. A Torino la vita aveva ben altro sapore: durante il fine settimana si scatenava in pista da ballo, si godeva il cinema dessai e i negozi alla moda robe ben lontane dalla fatica del campo, il tirare su lacqua dal pozzo e accendere la stufa con la legna umida.
Caterina si disse: Qui resto. E fece proprio bene, visto che con i suoi quadri riusciva pure a mettere insieme qualche centinaio di euro al mese roba seria, rispetto ai lavori di paese.
Poi, allultimo anno di Accademia, bum! Di nuovo incinta. Stavolta pensò seriamente di non tenerselo il bambino ma alla fine partorì il suo secondo maschietto, Tommaso. Il suo fidanzato di allora, Riccardo, con tanto senso pratico le trovò una stanza nel seminterrato dei suoi, ma con un neonato e gli studi, era una vita tutta in salita. Decise quindi di mandare momentaneamente il piccolo da nonna Giovanna in paese, almeno finché non si fosse laureata.
Purtroppo, dopo un po la mamma le venne a mancare e Caterina dovette riprendersi Tommaso e portarselo con sé in città, armandosi di pazienza e caffè.
Passarono gli anni e la salute di Caterina andò sempre peggiorando. Mentre le forze la lasciavano, il pensiero le tornava spesso al suo primogenito, Marco, che ormai era cresciuto benone in un altro paese lì vicino beato lui, che aveva trovato fortuna altrove! Così lei iniziò a tempestarlo di messaggi, chiedendo soldi per le medicine e qualche piatto caldo, tra una lagna e laltra. Il povero Marco, vinto dai sensi di colpa, le propose di trasferirsi nella sua città così avrebbe potuto aiutarla senza impazzire ogni mese con bonifici e telefonate.
Quando Caterina era già pronta con le valigie per la nuova vita, è spuntato fuori Riccardo. Le chiese di lasciare Tommaso con lui dicendo che, a questo punto, avrebbe provato a fare il padre sul serio. Allinizio Caterina sghignazzò tra sé e sé (figurati se quello è capace), ma alla fine accettò: chi era lei, daltronde, per rovinare una storia che, almeno sulla carta, prometteva bene?




