Dieci anni da cuoca e tata nella casa del figlio, senza mai un grazie: la storia di una maestra in pensione che si è dedicata completamente alla famiglia, tra sacrifici silenziosi e voglia di libertà ritrovata

Per dieci anni ho fatto da cuoca per la famiglia di mio figlio, senza mai ricevere un ringraziamento.

Lucia Romano era insegnante e ha raggiunto la meritata pensione a cinquantacinque anni. Per dieci anni ha vissuto a casa di suo figlio, con la sua famiglia. Di recente ci siamo riviste e mi ha raccontato quanto sia felice di aver raggiunto ora la «seconda pensione» nella sua vita.

Ricordo bene quando, appena andata in pensione, aveva deciso di trasferirsi a casa del figlio nella periferia di Bologna. Il suo appartamento nel centro storico laveva chiuso a chiave, senza mai affittarlo. Chissà, forse temeva che qualcun altro le portasse via quel piccolo rifugio.

I rapporti con la nuora, Caterina, sono sempre stati tranquilli. Niente discussioni né litigi: riuscivano a dividersi la casa con serenità davvero rara. Secondo me, Lucia ha compiuto un vero miracolo. La loro convivenza è iniziata quando il nipotino Matteo aveva appena un anno. Lucia è rimasta con loro per dieci anni interi.

Quando Caterina è tornata a lavorare in una banca, tutta la gestione della casa è ricaduta sulle spalle della nonna. Userei proprio questa parola: «fatica». Soprattutto perché doveva occuparsi del bambino, e con una tale responsabilità sulle spalle non è da tutti, credetemi.

Dalla mattina alla sera, Lucia era tata, cuoca, donna delle pulizie. I giovani tornavano a casa verso le sette, e solo allora lei riusciva a riposarsi un po prima di ricominciare la solita routine il giorno successivo.

Poi Matteo ha iniziato la scuola. E qui in Italia, a quelletà, vuol dire prendere lautobus giù per il viale. Lucia lo accompagnava e andava a prenderlo ogni giorno, almeno fino alla quinta elementare. E la pulizia e le faccende domestiche continuavano come sempre.

Mi raccontava che la sera non riusciva neanche a guardare la televisione, dalla stanchezza si addormentava subito. Niente chiacchiere con le amiche, niente svago: nulla. Nei giorni di festa, i giovani uscivano a trovare gli amici. E con chi rimaneva il bambino? Sempre con la nonna.

Ora Matteo è vicino ai dieci anni. E forse Lucia avrebbe continuato per chissà quanti altri anni in quel ruolo. Se non fosse successo qualcosa che le ha cambiato la vita.

Un giorno, sentì Caterina dire sottovoce a suo marito: «Credo che tua mamma metta troppo detersivo quando fa il bucato, per questo il bucato profuma di chimico. Parlale tu con calma». Dieci anni a lavare vestiti, e mai una parola!

Lucia ha ingoiato il rospo, cercando di non offendersi troppo.

Poco dopo, Caterina le ha proposto di lasciare la stanza a Matteo, e di sistemarsi nel salotto. A quel punto Lucia ha capito che era davvero ora di andare. Ha raccolto le sue cose ed è tornata nel suo appartamento in centro. Ha rinfrescato casa, pulito tutto, ed è rinata.

La cosa curiosa? Il figlio e la nuora si sono risentiti perché se nè andata. Probabilmente pensavano che avrebbe vissuto con loro fino alla fine dei suoi giorni, lavorando senza mai lamentarsi. Ormai si erano abituati.

Fa male pensare che nessuno, in fondo, labbia davvero capita. Tutti davano per scontato che dovesse lavare, cucinare, pulire ogni giorno. Come se non si stancasse mai, come se non avesse una sua vita.

Ora si sentono offesi e non la cercano più. Ma Lucia è unottimista e spera che prima o poi tutto si sistemi.

Adesso si gode finalmente la sua libertà: può pensare a sé, svegliarsi quando vuole, senza obblighi. E cosa serve davvero per essere felici? Basta poco.

La gioia vera, finalmente, a sessantacinque anni. Vi ricordate quella canzone vecchia da balera? «La seconda giovinezza arriva per chi ha custodito la prima.»

Lei ha provato sulla sua pelle quel senso magico di liberazione. Il diritto di vivere per sé. Unautentica rinascita.

Sarà banale dirlo, ma questa è vera generosità.

Difficile che qualcuno lo capisca fino in fondo. Neppure i figli, forse. Perché ci si abitua subito a chi cucina, pulisce, mette la tavola e sistema i piatti. A chi ti fa trovare il bucato profumato e il bambino sempre accudito. A chi prepara la cena e aiuta nei compiti. A tutto questo ci si abitua davvero in fretta.

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