DIMENTICA MI PER SEMPRE

“Dimentica che sei stata una madre, sussurrò, la voce rotta come se lavessi troncata, la mia stessa figlia Ginevra.

Tutto si era avviato a passo di corsa. Mi spezzava il cuore per la figlia e per lex marito.
Ci consideravano una famiglia rispettabile: amore, comprensione, sostegno. In un batter docchio crollò tutto.

Ginevra aveva appena quindici anni, quelletà fragile. E papà se ne andò con unaltra donna! Come potevo accettare, capire? Ginevra scivolò giù per una discesa senza fine: compagnie losche, ragazzi sospetti, alcol a non finire

Anchio ero persa. Cosa fare con il marito tornato? Cacciarlo via o perdonarlo? Perdonare, ma poi vivere sospettando di tutto Non cerano risposte.

Il mio Luca sapeva amare. Ci conoscevamo fin dai banchi di scuola. Era galante, capace di stupire, di far battere il cuore. Mi innamorai di lui perdutamente; non considerai nessun altro. Luca, e solo Luca!
Mamma e papà approvarono la scelta: Non troverai un genero migliore. Organizzammo un matrimonio da favola, da ricordare per tutta la vita.

Poi arrivò la routine. Luca voleva sempre renderla più dolce. Un giorno rientrai dal lavoro e trovai il nostro letto coperto di petali di rosa. Perché questa bellezza? gli sussurrai, baciandogli la guancia.
Ricordi, Ginevra? Il giorno in cui mi sono seduto accanto a te in classe e ci siamo avvicinati rise Luca.
Oh, Dio! Non inventare! lo scoccai, ma dentro di me cantava una gioia. Ricordava i piccoli momenti della vita. Così è il mio uomo, doro

Tornò da una trasferta con una valanga di creme per il viso.
Ginevra, mi hanno consigliato ogni vasetto, ogni tubo. Adesso ti racconterò tutto. Metti da parte le pentole, voglio una moglie curata, non una cuoca mi mise sul divano, accanto a sé.

Il tempo passava e Luca rimaneva tenero, premuroso, attento. Ero fiera di lui; Ginevra lo adorava. Avevamo unattività familiare che andava a gonfie vele; non ci mancava nulla. Vivevamo e sorridevamo.

Poi fu necessario trasferirci in unaltra città, nella capitale. Lasciammo tutto alle spalle e partimmo verso nuove opportunità. Il business continuò a crescere, a espandersi. Conobbi una giovane imprenditrice, Sofia, che aveva una sua ditta. Stringemmo una partnership se avessi saputo come sarebbe finita, non avrei nemmeno voltato lo sguardo a quella donna.

In quel periodo, Luca e io decidemmo di ampliare la famiglia, pianificando un secondo figlio. Innocenti

Un giorno Ginevra tornò da scuola e chiese cauta:
Mamma, papà è davvero in trasferta?
Certamente, ci sono altri scenari? risposi, ignara.
Vittoria lha vista al supermercio. Forse ha sbagliato Ginevra si ritirò nella sua stanza.

Vittoria era lamica di Ginevra, frequentissima a casa nostra. La chiamai.
Pronta, Vittoria? Hai incrociato lo zio Luca al supermercato? le chiesi, cercando di mascherare lansia.
Sì, zio Luca era con una ragazza. Si abbracciavano e ridevano a gran voce mi raccontò Vittoria, con colori vividi.
Il mio Luca, a proposito, era al quinto giorno di assenza.

Aspettai. Tre giorni dopo Luca tornò, stanco ma sorridente.
Come è andata la trasferta? cercai di sondare.
Bene rispose brevemente.
Allora esplosi: So tutto, Luca! Non cè stata trasferta! Hai mentito!
Luca tentò di difendersi: Da dove lo sai, Ginevra?
Mi gettai contro di lui: Ci sono testimoni della tua menzogna!
Luca, cercando di stemperare, mi disse: Manda a cena il marito dal viaggio, poi smettila di arrabbiarti.

Volevo credere fosse uno scherzo, un fraintendimento. Ma la verità mi colpiva come un pugno. Avevo trascurato luomo che amavo. Un silenzio teso, unincomprensione sospesa tra noi. Ginevra intuiva il turbamento nella famiglia; i bambini sentono subito i cambiamenti nei genitori.

Non volevo interrogare Luca, scavare nei suoi panni sporchi. Lasciammo che le cose andassero come dovevano. Luca non avrebbe lasciato la famiglia, sapendo che era incinta. Ma limpensabile accadde: lambulanza mi portò in ospedale. Uscii senza il bambino. Un aborto, attribuito dallo stuco al forte stress. Mi sentii come un filo elettrico scoperto.

Le mani di Luca si slegarono. Si avvicinò presto a quella donna daffari, più audace persino. Rimasi sola con Ginevra. Piangevamo, il mondo ci sembrava crollare. Se non fosse stato per Ginevra, avrei potuto lasciare tutto. Ma pensare a lei sola, a spezzare unanima bambina, mi fermò. La figlia, vedendo il mio dolore, si avvicinò, e ci stringemmo più forte che mai in quel periodo difficile.

Il tempo riprese il suo corso. Due anni dopo lex marito tornò. Non riuscivo a guardarlo; era diventato disgustoso. Luca aveva inflitto troppa sofferenza a me e a Ginevra, un dolore che non si perdona. Lo accolsi ancora in casa, ma solo per Ginevra. Tutto svanì come sabbia nel vento.

Stavamo lì, in silenzio, come estranei.
Come va, Ginevra? chiese Luca, stupido.
E a te cosa ti importa? Che ti è venuto in mente di noi? Ti sei rattristito? replicai con sarcasmo.
Ginevra è a casa? cercava di aggrapparsi al figlio.

Ginevra, con riluttanza, uscì dalla sua stanza, incrociò il padre e lo guardò con disprezzo.
Papà, perdonami, per favore! implorò Luca, pietoso.
Dimentica che sei stato padre! sibilai, tornando nella sua camera.
Luca se ne andò.

Amici comuni mi svelarono che la nuova fiamma di Luca gli aveva strappato limpresa, lasciandolo a secco. Per questo tornava a bussare, sperando forse in una clemenza impossibile.

Passarono tre anni. Ginevra studiava alluniversità, io lavoravo in una grande azienda. Viviamo in pace, senza passioni né tormenti, come in un mare calmo. Mi ritrovai a sognare un futuro sereno: far sposare Ginevra con un bravo ragazzo, attendere la pensione, comprare un cucciolo di gatto o di cane e coccolarlo. Avevo trentasette anni, ma il desiderio di felicità era ancora vivo.

Il destino mi sorrise. Delegazioni turche venivano spesso nella nostra azienda. Uno di loro, Fatih, mi regalò attenzioni indecifrabili: complimenti a non finire, corteggiamenti, persino erba verde sotto i piedi. Mi persi in quel fascino; era un turco elegante, colto e bellissimo. Ci sposammo.

Fatih conquistò i miei genitori. Allinizio la suocera e il suocero furono scioccati da un genero straniero, ma Fatih li colmò di piatti turchi, scherzi sapienti, inviti ad Ankara, e i genitori benedissero il nostro matrimonio. Il benestare di Ginevra era fondamentale: dovevo trasferirmi in Turchia con il marito. Ginevra, vedendo la madre felice e innamorata, acconsentì.
Mamma e Fatih, siate felici per sempre!

Con il tempo, Ginevra perdonò il padre errante e lo invitò persino al suo matrimonio.

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