Diventata serva
Quando Assunta annunciò che voleva sposarsi, suo figlio e la nuora rimasero talmente sbalorditi che non sapevano come reagire.
Siete sicuri di voler stravolgere la vita a questa età? domandò Lucia, guardando ansiosa il marito.
Mamma, perché devi fare queste cose allimprovviso? si agitava Raffaele. Capisco che sei stata sola per tanti anni e che ti sei dedicata interamente a me, ma ora pensare al matrimonio mi sembra davvero una follia.
Parlate così perché siete giovani, rispose Assunta con una calma che solo letà sa dare. Ho sessantatré anni, nessuno può sapere quanto mi resta da vivere. Ho il diritto di trascorrere i giorni che restano accanto a chi amo.
Almeno, non correre con il matrimonio, cercava di farla ragionare Raffaele. Conosci Edoardo da pochi mesi e già sei pronta a cambiare la tua vita.
Alla nostra età è bene non perdere tempo, rifletteva Assunta. E poi, cosa dovrei sapere ancora di lui? Lui ha sessantacinque anni, vive con la figlia, il marito e la nipotina in un appartamento di tre camere a Firenze, ha la sua pensione, una bella villetta in campagna.
Ma dove pensavi di andare a vivere? non capiva Raffaele. Noi stiamo già insieme, qui non cè proprio spazio per unaltra persona!
Non preoccupatevi, Edoardo non vuole invadere la nostra casa, e infatti mi trasferisco da lui, spiegava Assunta. Lì hanno una bella casa grande, con la figlia di Edoardo sono già in buoni rapporti, e ognuno sa come gestire le proprie cose. Non ci saranno tensioni.
A Raffaele questa decisione pesava, Lucia tentava di fargli accettare la scelta della madre:
Forse siamo solo egoisti, ragionava lei. Ci fa comodo che tua madre ci aiuti con Nicoletta, la nostra bambina. Ma ha il sacrosanto diritto di cercare una felicità tutta sua. Ora che ne ha loccasione, non dovremmo ostacolarla.
Va bene tutto, ma perché sposarsi? Non bastava vivere insieme? non riusciva a farsene una ragione Raffaele. Non mi va per nulla una sposa in bianco, la festa, i giochi matrimoniali.
Sarà che vengono da una generazione diversa, forse per loro il matrimonio è una certezza, li fa sentire più tranquilli, cercava di spiegare Lucia.
Alla fine Assunta sposò Edoardo, che aveva conosciuto per caso passeggiando per il mercato di Porta Romana. Presto si trasferì nella sua casa a Firenze. Allinizio tutto andava bene; la nuova famiglia la accolse, il marito le voleva bene e Assunta pensava di aver finalmente trovato la serenità che non aveva mai avuto. Si sentiva autorizzata a godere ogni giorno. Ma molto presto cominciarono a emergere le prime complicazioni della vita in comune.
Potresti preparare tu lo spezzatino per cena? chiese Isabella, la figlia di Edoardo. So che hai tanto tempo libero, io sono sommersa dal lavoro e non riesco mai a fare tutto.
Assunta colse subito la richiesta e si occupò della cucina. Ben presto però si trovò a dover comprare tutto il necessario, pulire la casa, lavare e stirare, e persino andare giù alla villetta in campagna da sola.
Ora che siamo sposati, la casa di campagna è affare nostro, aveva detto Edoardo. Isabella e suo marito non hanno tempo, la piccola è troppo piccola, dobbiamo occuparci io e te.
A lei non dispiaceva, anzi era felice di far parte di una bella famiglia solida, in cui laiuto reciproco era la regola. Dal primo matrimonio non aveva ricevuto nulla, il marito era sempre stato pigro e scaltro, e poi era scomparso quando Raffaele aveva solo dieci anni. Da allora erano passati ventanni, e nessuno aveva mai saputo nulla di lui. Ora tutto le appariva finalmente giusto, e la fatica era sopportabile perché cera affetto.
Mamma, ma come puoi lavorare ancora in campagna? cercava di convincere Raffaele. Dopo ogni volta, ti viene la pressione alta; ti serve davvero?
Certo che mi serve, e poi mi piace occuparmene, rispondeva la pensionata. Con Edoardo raccogliamo un bel raccolto, ce ne sarà per tutti, e vi porto tutto ciò che serve.
Ma Raffaele aveva qualche sospetto: in mesi di convivenza, nessuno di loro era stato invitato a vedere la nuova casa, nemmeno per conoscerli. Loro avevano invitato Edoardo, che prometteva sempre ma non trovava mai tempo. Alla fine, avevano smesso di insistere, capendo che la nuova parentela non era interessata a legami stretti. Lunico desiderio era sapere che la madre fosse felice.
E allinizio era così: Assunta trovava gioia nelle faccende quotidiane. Ma gli impegni aumentavano sempre di più. Edoardo appena arrivato in campagna si lamentava dei dolori e si stendeva a riposare, mentre lei si occupava di tutto: portava i rami, rastrellava le foglie, buttava limmondizia nella buca.
Di nuovo minestrone? storceva il naso Antonio, il genero di Edoardo. Lo abbiamo mangiato ieri, pensavo che oggi ci fosse qualcosaltro.
Non ho avuto tempo di cucinare altro, né di andare a fare la spesa, si giustificava Assunta. Ho appena finito di lavare tutte le tende e rimetterle a posto, sono esausta e mi gira la testa.
Capisco, ma il minestrone non mi piace, spostava il piatto Antonio.
Domani la nostra Assunta ci farà un pranzo degno di un ristorante, interveniva subito Edoardo.
E davvero il giorno seguente Assunta rimase in cucina tutta la giornata. Spesso la cena veniva divorata in mezzora e lei rimaneva a pulire fino a tardi. E così ogni giorno. Ma le critiche di Isabella e Antonio continuavano per ogni minima cosa, e Edoardo si schierava con loro, lasciandola colpevole.
Ma non sono più una ragazzina, anchio mi stanco e non vedo perché devo fare tutto da sola! protestò una sera.
Sei mia moglie, devi badare alla casa, le ricordava Edoardo.
E come moglie dovrei avere anche dei diritti, non solo doveri, si commosse Assunta tra le lacrime.
Poi si calmava e continuava a cercare di accontentare tutti, mantenendo la pace. Ma un giorno perse davvero la pazienza. Isabella e Antonio dovevano uscire con amici e volevano lasciare la bambina con Assunta.
Oggi portate la piccola dal nonno o portatela con voi, perché io vado dalla mia nipotina, disse con decisione.
E perché mai dovremmo adattarci alle tue esigenze? sbottò Isabella.
Non dovete certo, ma nemmeno io sono obbligata a farvi da balia, ricordò Assunta. Oggi la mia Nicoletta compie gli anni, ve lavevo detto già da martedì. Non solo nessuno ci ha pensato, ma ora volete anche costringermi a restare qui.
Ma non si fa così, davvero Edoardo arrossì dallo sdegno. Isabella ha dei programmi, e tua nipote è ancora piccola, può aspettare che tu la vada a trovare domani.
Può aspettare anche che andiamo tutti noi dai miei figli, replicò con fermezza Assunta, o almeno rimani tu con la tua nipotina finché torno io.
E lo dicevo che da questo matrimonio non sarebbe venuto niente di buono, ribatté Isabella. Cucina male, non si occupa bene della casa, e pensa solo a se stessa.
Dopo tutto quello che ho fatto qui, pensi davvero così? chiese Assunta al marito. Sii sincero, cercavi una moglie o una domestica pronta a soddisfare ogni capriccio?
Non hai ragione e cerchi di far passare me per colpevole, sospirava Edoardo. Non creiamo drammi inutili.
Ho fatto solo una domanda, ho il diritto di ricevere una risposta, non si arrese lei.
Se la pensi così, fai come preferisci, ma a casa mia questo atteggiamento non si ammette, rispose con freddezza Edoardo.
Allora mi licenzio, disse Assunta, e si mise a raccogliere le sue cose.
Mi riprendete questa nonna confusionaria? trascinava la valigia e il regalo per la nipotina. Sono andata a sposarmi e sono tornata indietro, non chiedetemi nulla, ditemi solo: mi riaccettate?
Ma certo! le corsero incontro Raffaele e Lucia. La tua stanza ti aspetta, siamo felici che tu sia tornata.
Siete felici davvero? desiderava sentirlo Assunta.
Perché mai non dovremmo esserlo, tra gente di famiglia? non capiva Lucia.
Assunta capì finalmente che non era una serva. Sì, aiutava in casa e si occupava della nipotina, ma suo figlio e Lucia non abusavano mai della sua bontà, non prendevano mai il suo aiuto per scontato. Qui era semplicemente madre, nonna, suocera e parte della famiglia, non una domestica. Assunta rimase per sempre a casa sua, chiese il divorzio con serenità, e cercò per quanto possibile di non pensare alla storia vissuta.






