Diventata governante
Oggi ho ripensato a quando mi sono rimessa in gioco, a sessantatré anni suonati, decidendo di sposarmi. Quando ho raccontato a mio figlio Marco e a sua moglie Sabrina la novità, sono rimasti di stucco, incapaci di capire se fosse uno scherzo oppure no.
Siete sicuri di voler scombussolare tutto, proprio adesso? ha chiesto Sabrina, lanciando occhiate tese a Marco.
Mamma, ma perché questi colpi di testa a questa età? Marco era chiaramente nervoso. Capisco che hai passato tanti anni da sola e mi hai cresciuto praticamente da sola ma pensare di sposarti ora mi sembra una pazzia.
È che parlate da giovani, gli ho replicato con calma. Ho sessantatré anni. Chi può sapere quanto tempo mi resta? Però ho il diritto di stare accanto a chi amo, finché posso.
Almeno non affrettatevi col matrimonio, ha tentato di ragionare Marco. Conosci Stefano da due mesi appena e già vuoi stravolgere tutto.
Alla nostra età non si perde tempo, ho pensato a voce alta. In fondo, che altro devo sapere? Ha due anni più di me, vive con la figlia Valentina e la sua famiglia in un trilocale a Bologna, ha una buona pensione ed una casa fuori città.
E dove andreste a vivere? non capiva Marco. Qui siamo già stretti, figurati con uno in più…
Tranquillizzatevi, ho spiegato, Stefano non vuole entrare nei vostri spazi. Mi trasferisco da lui. La casa è grande, con Valentina ho trovato subito sintonia, sono tutti adulti, non ci saranno tensioni.
Marco era preoccupato, ma Sabrina lo incoraggiava a mettersi nei miei panni.
Forse siamo egoisti, rifletteva lei. Sì, certo, ci fa comodo avere tua mamma qui che ci aiuta, che sta spesso con Martina, ma ha diritto anche lei a pensare a se stessa. Non dovremmo ostacolare questa occasione.
Ma se almeno conviveste, invece di sposarvi subito? insisteva Marco. Non vorrei vederti vestita di bianco con la marcia nuziale in sottofondo!
Sono della vecchia scuola, forse così si sentono tranquilli, cercava di giustificare Sabrina.
Così, ho sposato Stefano, conosciuto per caso in piazza Maggiore, e mi sono trasferita nella sua casa. I primi tempi sono stati piacevoli: sono stata accolta, mio marito mi ha trattato bene, e ho davvero creduto che avrei potuto finalmente godere di un po di felicità in questa fase della vita.
Poi però, sono emerse le prime spie della convivenza.
Potresti preparare il brasato stasera? mi ha chiesto Valentina. Con il lavoro sono in crisi, non riesco mai a far nulla e tu hai tanto tempo libero
Ho capito lantifona e mi sono fatta carico della cucina. Da lì, è stato un attimo: spesa, pulizie, bucato, perfino andare a sistemare la casa in campagna.
Da sposati la casa fuori città è affare nostro, aveva detto Stefano. Valentina e suo marito non ci vanno mai, la nipotina è piccola, tocca a noi.
Non ho mai fatto storie. In fondo mi piaceva sentirmi parte di una famiglia numerosa e solidale, dove ci si aiuta. Il mio primo marito, invece, era pigro e furbo: quando Marco aveva dieci anni, se nera andato senza lasciare traccia, e da allora non abbiamo più saputo nulla. Quei ventanni da sola mi hanno insegnato a non dare nulla per scontato.
Qui, almeno allinizio, aiutare non mi pesava, non ero stanca né frustrata… almeno finché le richieste hanno iniziato a sommarsi. In campagna, Stefano appena arrivava cominciava a lamentarsi per il mal di schiena o si sdraiava dicendo che gli faceva male il petto. Io, premurosa, lo mettevo a riposo e mi occupavo di tutto: trasportavo rami, raccoglievo foglie, portavo la spazzatura al cassonetto.
Ancora minestrone? storceva il naso Matteo, marito di Valentina. Ieri labbiamo mangiato, pensavo ovviassi con qualcosa di diverso.
Non ho fatto la spesa, mi sono dovuta occupare di lavare e rimettere le tende; sono sfinita e mi gira la testa mi giustificavo.
Sì, capisco, ma proprio non mi piace il minestrone, spostava la sua ciotola.
Domani Alessia ci preparerà una cena da urlo, prometteva Stefano.
Il giorno dopo, infatti, ho passato tutta la giornata ai fornelli e la cena è stata divorata in mezzora. Dopo, pulivo per ore e il copione si ripeteva allinfinito. Valentina e Matteo ormai trovavano da ridire su tutto e Stefano, invece di difendermi, dava ragione a loro e quasi mi colpevolizzava.
Ma non sono una ragazzina, mi stanco; non capisco perché devo fare tutto da sola, ho osato dire.
Sei mia moglie, tocca a te tenere la casa in ordine, ricordava Stefano.
E come moglie dovrei anche avere dei diritti, non solo doveri, mi sono ritrovata a piangere.
Poi mi rimettevo in sesto e tornavo a girare per la casa, cercando di accontentare tutti e mantenere unatmosfera serena. Ma un giorno la situazione è precipitata. Valentina e Matteo erano invitati da amici e volevano lasciare la loro bambina con me.
Ma oggi passo il pomeriggio dalla mia nipotina, ho tentato di spiegare. Portate la bimba con voi, o resti con nonno; io ho già avvisato che per il compleanno della piccola sarei uscita.
E noi dovremmo adattarci ai tuoi programmi? sbottò Valentina.
Ovviamente no, ma nemmeno io vi devo tutto, ho risposto. Ve lho detto martedì. Non solo nessuno ha fatto caso al compleanno di mia nipote, ma ora devo pure rinunciare a vederla per stare qui.
Non è giusto, si arrabbiò Stefano. Valentina aveva dei programmi, e tua nipote è ancora piccola, puoi festeggiarla domani.
Puoi anche venire con me da Marco, o restare tu con la bimba finché non torno, ribattei decisa.
Lo sapevo che questa storia del matrimonio non sarebbe finita bene, tagliò corto Valentina. Cucina mediocre, pulizie fatte male, pensa solo a se stessa.
Davvero pensi così dopo tutto quello che ho fatto? chiesi a Stefano. Sii sincero: volevi una moglie o solo una governante pronta ad assecondare ogni vostro capriccio?
Sei tu che mi metti in cattiva luce, diceva Stefano, nervoso. Non creare storie dal nulla.
Voglio solo una risposta chiara, non mollavo.
Fai come credi, ma qui certe cose non si accettano, si impuntava Stefano.
Allora mi licenzio! ho detto raccogliendo in fretta le mie poche cose.
Mi riaffidate la vostra nonna scapestrata? ho chiesto a Marco e Sabrina, caricando la borsa e il regalo per mia nipote. Sono tornata, non ho più voglia di raccontare nulla, ditemi solo: mi accogliete?
Certo, mamma, si sono affrettati a dirmi Marco e Sabrina. La tua stanza è pronta, ti aspettavamo!
Contenti davvero? ho chiesto, desiderosa di sentire conforto.
E perché non dovremmo esserlo? ha sorriso Sabrina.
Finalmente mi sono sentita semplicemente mamma, non una serva. Qui aiuto volentieri, sto con mia nipote quando mi va, ma nessuno si approfitta né mi impone fatica. Sono tornata a casa da chi mi vuole davvero, ho chiesto il divorzio e cerco solo di non pensare più a come sono stata trattata. La mia famiglia mi ha ridato me stessa.






