Diventata una domestica: Quando Allevtina ha deciso di risposarsi, il figlio e la nuora sono rimasti…

Sai, ti devo raccontare cosa è successo a mia zia Alvina. Quando ha annunciato che si sarebbe sposata, sia mio cugino Riccardo che la moglie, Francesca, sono rimasti proprio spiazzati, non sapevano se essere felici o preoccuparsi.

Ma mamma, sei sicura di voler cambiare così tanto la tua vita a questa età? le ha chiesto Francesca, guardando Riccardo cercando appoggio.
Mamma, dai, ma che bisogno cera di queste decisioni così improvvise? sbuffava Riccardo nervoso. Capisco che hai vissuto tanto tempo da sola e hai dedicato la vita a crescermi, ma adesso sposarti mi sembra una pazzia.
Siete giovani, è normale che vediate le cose in modo diverso, rispondeva Alvina tranquillamente. Ho sessantatré anni e chi lo sa quanto tempo mi resta. Voglio viverlo accanto a chi amo, ne ho tutto il diritto.

Ma almeno aspettate un po prima di andare in comune, cercava di convincerla Riccardo. Conosci Stefano solo da un paio di mesi, mi sembra troppo presto per cambiare così tutto.
Eh, alla nostra età non si può mica perdere tempo, rispondeva lei filosoficamente. E poi che altro dovrei sapere? Lui ha due anni più di me, vive con la figlia e la sua famiglia in un appartamento grande alla periferia di Firenze, prende una buona pensione, ha una casetta in campagna.

E dove andrete a vivere? non capiva Riccardo. Qui siamo già stretti, unaltra persona non ci sta!
Non ti preoccupare troppo, Stefano non pretende niente dalla mia casa, vado io da lui, spiegava Alvina. E poi con sua figlia ci capiamo, sono tutti adulti, sarà tranquillo, niente litigi.

Riccardo era preoccupato, Francesca cercava di calmarlo e di fargli accettare la scelta della madre.
Forse siamo solo un po egoisti noi, ragionava Francesca. Comunque sì, ci fa comodo che tua mamma ci aiuti con Martina, la nipotina. Però ha tutto il diritto di rifarsi una vita. Se gliene capita loccasione, dobbiamo lasciarla fare.

Vabbè, ma proprio il matrimonio? Non bastava convivere? si lamentava Riccardo. Non ho voglia di vederla vestita di bianco né di fare le solite feste con giochi e balli
Si sa che la gente di una certa età è più tranquilla se mette tutto in regola, magari per loro è anche più sicuro, cercava di dare una logica Francesca.

Insomma, alla fine Alvina ha sposato Stefano, che aveva incontrato per caso in centro, e si è trasferita nella sua casa. Allinizio sembrava che tutto andasse a gonfie vele, la famiglia lha accolta, il marito era gentile, insomma, lei si sentiva finalmente felice e pensava: Chi lavrebbe mai detto, posso godermi la vita adesso. Solo che poi le cose sono cambiate.

Alvina, puoi preparare lo spezzatino per cena? ha chiesto sua nuova nuora, Elisa. Io proprio non riesco, oggi è una giornata incasinata al lavoro, tu hai più tempo libero di noi.
Alvina ha capito al volo e si è messa a cucinare, e poi anche a comprare la spesa, fare le pulizie, lavare e perfino ad occuparsi della casa in campagna.

Ormai siamo sposati, la casa in campagna è territorio comune, le diceva Stefano. La figlia e il genero non hanno mai tempo, la nipotina è piccola, ci dobbiamo pensare noi.
Alvina non si lamentava, le piaceva far parte di una famiglia numerosa dove tutti si aiutano. Con il primo marito era andata male: sempre pigro e furbo, poi pure sparito quando Riccardo aveva dieci anni. Da allora sono passati ventanni e nessuno ha saputo più niente di lui. Stavolta, invece, le sembrava tutto giusto, e quindi il lavoro non le pesava troppo.

Mamma, ma ti vedi a lavorare in campagna? le diceva Riccardo. Ogni volta che torni sei stanca morta, ti fa davvero bene?
Certo che mi fa bene, e poi ne sono contenta, rideva lei. Io e Stefano porteremo tanta roba, ve la dividiamo con piacere.

Solo che Riccardo aveva qualche dubbio, anche perché in tutti quei mesi nessuno li aveva mai invitati a casa per presentazioni. Loro a Stefano lo avevano invitato a pranzo, lui aveva sempre promesso, ma poi niente, non trovava mai il tempo, la scusa era sempre pronta. Hanno lasciato perdere, accettando che i nuovi parenti non avevano voglia di stringere i rapporti. A loro bastava sapere che la mamma stava bene.

Inizialmente era stato davvero così, Alvina era felice, tutte le incombenze le piacevano. Ma poi, piano piano, il lavoro si è fatto pesante. Stefano appena arrivava in campagna si lamentava di mal di schiena o al cuore, e la buona Alvina si occupava di tutto: raccoglieva legna, rastrellava foglie, portava fuori limmondizia.

Di nuovo minestra? storceva il naso Marco, il genero di Stefano. Ieri abbiamo già mangiato questa, speravo qualcosa di diverso.
Non ho fatto in tempo a preparare altro, e nemmeno a fare la spesa oggi, si difendeva Alvina. Ho passato la giornata a lavare e rimettere tutte le tende, sono sfinita.
Sì, va bene, ma io non amo la minestra, sospirava il genero.
Domani la nostra cara Alvina ci farà una cena degna di re, interveniva subito Stefano.
E il giorno dopo davvero lei stava ore ai fornelli, e poi mezzora dopo aver servito, sparito tutto. E avanti così. Solo che i malumori di figlia e genero si facevano sempre più forti e Stefano dava sempre ragione a loro, facendo passare la moglie per quella che non faceva abbastanza.

Non sono una ragazzina, sono stanca pure io, non capisco perché devo fare tutto da sola, sbottò lei una volta.
Sei mia moglie, quindi devi prenderti cura della casa, le rispose Stefano.
Ma una moglie ha anche dei diritti, oltre ai doveri, pianse Alvina.

Poi si calmava, tornava a girare in punta di piedi e cercava di fare contenti tutti. Ma un giorno sbottò davvero. In quel momento Elisa e Marco stavano per uscire per una cena dai loro amici e volevano lasciare la piccola con Alvina.

La bambina può restare col nonno o venire con voi, perché io oggi vado a trovare mia nipotina, disse ferma.
E perché mai dovremmo adattarci ai tuoi programmi? scattò Elisa.
Non dovete, ovvio, ma nemmeno io sono obbligata, rispose lei. Oggi è il compleanno di Martina, ve lavevo detto martedì. Non solo avete ignorato la cosa, ora volete pure bloccarmi in casa.

Non si fa così, sbuffò Stefano, visibilmente contrariato. Così a Elisa saltano i programmi, tua nipotina è piccola, nulla di grave, la festeggerai domani.
Nulla di grave se ora andiamo tutti dai miei figli, oppure tu resti con la nipotina finché torno, replicò lei.

Lo sapevo che da questa storia non sarebbe venuto niente di buono, attaccò Elisa stizzita. Cucina male, pulisce malino, e pensa solo a sé.
Dopo tutto quello che ho fatto qui, anche tu pensi così? chiese Alvina al marito. Sii sincero: volevi una moglie o una domestica per tutti?
Stai facendo la vittima, ma la colpa è solo tua, si difendeva Stefano. Non far polemica dove non serve.
Ho chiesto solo una cosa, mi merito una risposta, non mollava lei.
Se inizi con questo tono, fai pure quel che ti pare. Ma qui casa mia funziona così. Stefano si gonfiava dorgoglio.
Allora mi licenzio, rispose Alvina, e andò a preparare le sue cose.

Mi riprendete la nonna pasticciona? chiedeva trascinando la valigia e il regalo per Martina. Sono stata un po in giro, sono tornata, non parlatemi, ditemi solo: posso restare?
Ma certo che sì, sono corsi subito Riccardo e Francesca. La tua stanza è qui e ci fa piacere che tu sia tornata.

Vi fa piacere davvero? voleva sentirselo dire.
E cosaltro dovrebbe provare una famiglia? sorrideva Francesca.

Così Alvina ha capito che non era la serva di nessuno. Sì, dava una mano in casa e con la nipotina, ma Riccardo e Francesca non hanno mai abusato, mai preso tutto per scontato. Lì era davvero solo mamma, nonna, suocera, parte della famiglia. Non domestica. Alvina è tornata per sempre, ha chiesto la separazione e ha cercato di non pensare troppo alla brutta esperienza vissuta.

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