15 aprile 2023 Diario di Alessandro
Ho conosciuto Ginevra durante una lezione di fisica quantistica allUniversità di Bologna. Sembra noioso, ma proprio lì, tra equazioni e ipotesi sugli universi paralleli, ho incontrato unanima affine.
Era seduta poco davanti a me, e ho percepito il suo sguardo: caldo, curioso. Alla fine della lezione, Luca, che era il professore, si avvicinò e, con un po di balbuzie, mi chiese:
Scusi, ho saltato la lezione precedente. Vedo che prende appunti meticolosi, la sua calligrafia è davvero buona. Potrei prendere il suo quaderno per un paio di giorni?
Nessun problema. Io mi chiamo Marco, ma puoi chiamarmi Marco. E tu sei? ho risposto.
Sono Ginevra. Piacere di conoscerti.
Il suo cenno di assenso fu silenzioso, ma subito la conversazione prese il volo.
Ci siamo diretti al refettorio e, sorseggiando un cappuccino, abbiamo parlato come se ci conoscessimo da una vita. Libri, professori, la strana assurdità dellesistenza, e quel profumo di dicembre che sa di autunno. Luca (mi riferivo a lui come Marco) era una di quelle persone con cui è piacevole parlare e altrettanto bello stare in silenzio; il silenzio riempiva meglio di mille parole. Da quel giorno è diventato il mio più caro amico.
Tre mesi dopo, con un mazzo di teneri tulipani, è comparso alla mia finestra e mi ha chiesto di sposarmi. Ho detto sì.
Sembrava la scelta più ovvia. Tutti intorno dicevano: Siete fatti luno per laltro!. E noi ci credavamo. Eravamo due pezzi di un puzzle che sembravano combaciare alla perfezione. Ma non avevamo la scintilla, il fuoco che fa battere il cuore più forte.
La nostra notte di nozze è stata dolce. Abbiamo riso, versato spumante, chiacchierato fino allalba e poi ci siamo addormentati abbracciati come due bambini stanchi. Quella notte, però, ho avvertito per la prima volta unombra di preoccupazione: era come stringere la persona più cara al mondo senza sentire quellelettricità descritta nei romanzi.
Abbiamo vissuto serenamente: cucinato insieme, andato al cinema, letto a voce alta i libri luno allaltro. Era caldo, accogliente e sicuro, come indossare le pantofole più comode. Un giorno la mia amica Katia, osservandoci, ha sospirato:
Siete come una coppia di anziani che ha vissuto insieme trentanni.
Il suo tono non trasudava ammirazione, ma pietà. Quelle parole hanno trovato terreno fertile nella mia mente. Sentivo di affondare in una palude silenziosa e mi capitava sempre più spesso a fissare sconosciuti sulla metropolitana, non perché fossero migliori di Ginevra, ma perché mi osservavano in modo diverso.
Il momento della verità è arrivato sei mesi dopo.
Eravamo in cucina; Ginevra, radiosa, mi parlava di un nuovo articolo scientifico. Ho guardato il suo volto gentile, gli occhi brillanti, e una onda gelida di chiarezza assoluta mi ha travolto: Non amo questa persona. Non come dovrei amare un uomo.
Non era odio né irritazione, ma la consapevolezza amara di aver confuso la più solida amicizia con lamore.
Quella notte non ho chiuso gli occhi. Giacevo accanto a lei, guardandola, sentendomi un mostro. Come potevo ferire la persona più importante per me? Ancora più terribile era condannare entrambi a una vita priva damore.
Al mattino, mentre preparava il caffè cantando tra sé, le ho confessato, guardando il tavolo, incapace di incontrare i suoi occhi:
Ginevra, non ce la faccio più. Non ti amo più. Scusa, è stato un errore.
Lei ha fermato la mano con la caffettiera, sorpresa.
Cosa intendi dire? ha balbettato.
Voglio dire che noi non siamo marito e moglie. Siamo amici. Amici molto stretti. E abbiamo ucciso quellamicizia indossando anelli.
Silenziosa, ha posato la caffettiera, si è seduta e ha nascosto il volto tra le mani. Le sue spalle tremavano. Il mio cuore si spezzava a pezzi. Avrei voluto abbracciarla, ritirare le parole, ma sapevo che non avrei potuto. Sarebbe stata unaltra crudeltà.
Ma perché? ha infine domandato, con voce rotta. Cosa ho fatto di sbagliato?
Niente! ho esclamato, la voce incrinata. Hai fatto tutto perfettamente! Sei la persona migliore della mia vita. Ma tra noi non cè passione, Ginevra. Mi dispiace. Non cè fuoco, solo una luce calda e costante. E a ventitré anni ho bisogno di fuoco. Non posso chiederti di bruciare per tutta la vita per qualcuno che non lo apprezza.
Il divorzio è stato rapido. Quel giorno il sole splendeva alto e il tempo era perfetto. Ginevra appariva pallida, smarrita. Portava tutto dentro di sé, e questo mi feriva ancora di più. È chiaro chi fosse il vero colpevole.
Non perdiamo i contatti, ti prego. Sei il mio migliore amico ho detto, trattenendo le lacrime.
Il suo sguardo tradiva un dolore profondo, e mi sono pentito delle parole. Ginevra non poteva immaginare una riconciliazione.
Non so, Alessandro ha risposto sinceramente. Ho bisogno di tempo.
Se ne è andata, lasciandomi solo, consapevole di aver distrutto con le mie mani una delle relazioni più belle della mia vita. Però, sotto il cumulo di colpa e rimpianto, ardeva una piccola fiamma di speranza: che un giorno avremmo potuto ridere ancora insieme, come amici.
***
Quando il dolore si è placato, Ginevra ha capito che avevo ragione: non avremmo dovuto trasformare la nostra amicizia in qualcosa di romantico. Col tempo lorgoglio è svanito e abbiamo ricominciato a frequentarci. Non ha mai più cercato di riconquistarmi, non mi ha mai messo in imbarazzo, non ha più menzionato il matrimonio, né ha provato gelosia, anche quando mi approcciavano molte pretendenti. Anzi, è diventata la mia confidente più fedele.
Quando mi trovavo triste, potevo sempre chiamarla o farla venire a sfogarmi dopo unaltra delusione amorosa. Il suo lato sentimentale, però, non era dei migliori. Era attraente per le donne giovane, istruito, affascinante ma ogni nuovo incontro finiva presto, perché mancava qualcosa.
Ovviamente continuava a volermi bene e faceva di tutto per rimanere presente nella mia vita, anche se solo come spettatore. Lho realizzato molto più tardi.
Tre anni dopo, in vacanza, ho incontrato un uomo di Napoli. Abbiamo trascorso due settimane meravigliose e, prima della partenza, mi ha proposto di sposarsi. Naturalmente ho accettato.
Ginevra ha saputo della notizia da mio fratello. È rimasta talmente sconvolta da rifiutare di incontrarmi prima della partenza:
No, Alessandro, scusa, ho troppi impegni ha risposto freddamente quando le ho chiesto di fare due chiacchiere.
Al binario, mio fratello mi ha confidato che Ginevra, da tempo, sperava segretamente di riconquistarmi. E ora, improvvisamente, un nuovo matrimonio e un trasferimento a Firenze.
Ora il tuo ex dovrà davvero dimenticare questo amore non corrisposto, sorellina ha detto, salutandomi.
***
Mio marito, daltro canto, sostiene che non esista amicizia tra uomini e donne. Io, però, mi sono presto annoiata di Ginevra. Allinizio provavo senso di colpa, pensando di non aver visto i suoi sentimenti, di essere egoista. Poi ho capito che sentivo la mancanza delle nostre conversazioni, che nessuno aveva mai attraversato con me così tante prove e mi conoscesse così a fondo. In sintesi, non ho mai avuto unamica migliore di Ginevra.
Tre anni dopo lultimo contatto, lho chiamata e lho invitata a casa: Vieni a far battezzare mio figlio. È rimasta talmente sorpresa da accettare subito, senza fare domande.
Lho incontrata alla stazione da sola.
Non sei cambiata per niente.
Era unaffermazione falsa, ma comunque gradita.
Sei diventata più seria, più matura.
Eh, non ho dormito tutta la notte per lansia
Scusami per aver partito senza parlare bene con te ho detto piano. Non sapevo come dirlo. Avevo paura. È stato davvero difficile lasciarti.
Mi ha guardato sorpreso e nei suoi occhi ho visto lo stesso sollievo che provavo io.
Ti perdono. Sono stato arrabbiato come un ragazzino ha esalato, e con quel respiro è svanita lultima tensione. Tutti questi anni mi sono tormentato, ma avremmo dovuto semplicemente parlare e restare amici.
Unora dopo eravamo a casa sua, dove Ginevra ha conosciuto il marito di Elisa e il loro vivace bambino.
Tre giorni sono volati via.
Ginevra ha fatto amicizia con il robusto imprenditore di petrolio, Sergio, e insieme a Elisa hanno ricordato ogni cosa, eccetto i momenti che precedettero la sua partenza. Non le ha chiesto se fosse felice; ha visto la serenità nei suoi occhi, nella sua voce, nella sua tranquillità materna. Quella felicità non lo feriva, anzi lo scaldava.
Spero che la prossima volta verrete a trovarci ha detto Ginevra, salendo sul treno, senza alcuna falsità. Il fantasma di un amore non corrisposto è finalmente morto.
Elisa ha sorriso, i suoi occhi hanno brillato.
Certo. Prima troviamo la persona giusta, e poi le nostre famiglie saranno felici insieme.
Ci siamo abbracciati, forte, amichevolmente, senza ombra di vecchia sofferenza. Ginevra è salita sul vagone, ha salutato dalla finestra e si è seduta al suo posto.
Il treno è partito.
Guardava le luci della città allontanarsi e non sentiva più quel peso consueto. Al suo posto cera una strana, nuova sensazione: leggerezza.
**Lezione personale:** a volte è più saggio custodire unamicizia pura che trasformarla in un amore forzato; il vero affetto non si spezza quando cambia forma, anzi, si rafforza.






