Ci siamo incontrati durante una lezione di fisica quantistica allUniversità di Milano. Può sembrare noioso, ma proprio lì, tra formule e teorie sugli universi multipli, ho trovato unanima affine.
Lui sedeva dietro di me, e sentivo il suo sguardo: caldo, curioso. Alla fine della lezione Lorenzo, con un leggero balbettio, si è avvicinato e ha detto:
Scusi, ho perso la lezione precedente. Vedo che prende appunti con molta cura, la sua calligrafia è davvero bella. Potrei prendere il suo quaderno per un paio di giorni?
Certo, mi chiamo Chiara. Possiamo darci del tu? Lorenzo, vero? Giusto?
Lorenzo ha annuito silenzioso, e sembrava non accorgersi di quanto i miei discorsi lo avessero catturato.
Siamo andati al refettorio, e tra un caffè e una chiacchierata siamo sembrati conoscersi da una vita. Abbiamo parlato di libri, di professori, dellassurdità dellesistenza e di come dicembre profumi di autunno. Lorenzo si è rivelato un compagno di conversazione avvincente, ma anche un silenzio che riempiva meglio di qualsiasi parola. È diventato il mio migliore amico fin dal primo giorno.
Così, tre mesi dopo, mentre stava davanti alla mia finestra con un mazzo di tulipani delicati, mi ha chiesto di sposarlo. Ho detto sì. Sembrava la cosa più logica al mondo. Tutti intorno dicevano: «State fatti luno per laltra!». Credevamo di essere due metà dello stesso puzzle. Non avevamo previsto una cosa: tra noi mancava la scintilla, la follia, quellimpulso che fa pulsare il sangue e rapisce il respiro.
La notte del matrimonio è stata dolce. Abbiamo riso, fatto cadere lo spumante, chiacchierato fino allalba e poi ci siamo addormentati abbracciati come due bambini stanchi. Ma in quella notte ha preso forma per la prima volta un gelido pungolo di inquietudine. Era come stringere la persona più cara al mondo senza sentire quellelettricità, quel brivido di cui parlano i romanzi.
Abbiamo vissuto serenamente: cucinavamo insieme, andavamo al cinema, leggendo ad alta voce libri luno allaltro. Era caldo, accogliente e sicuro, come le pantofole più comode del mondo. Un giorno la mia amica Caterina, osservandoci, ha sospirato:
Siete come due sposi vecchi di trentanni.
Nel suo tono non cera ammirazione ma pietà. Quelle parole hanno trovato terreno fertile nella mia mente. Anchio cominciai a sentire che mi stavamo annegando in una palude silenziosa, e mi scoprivo a fissare sconosciuti nella metropolitana non perché fossero migliori di Lorenzo, ma perché mi guardavano in modo diverso.
Il momento della verità è arrivato sei mesi dopo. Eravamo in cucina, Lorenzo scintillante, a raccontare di un nuovo articolo scientifico. Guardavo il suo volto gentile, i suoi occhi curiosi, e allimprovviso una ondata di chiarezza gelida mi ha travolto: «Non amo questuomo. Non come dovrebbe amare un uomo».
Non era odio né irritazione, ma lamara consapevolezza di aver confuso la più solida amicizia con lamore. Quella notte non sono riuscita a dormire. Stavo accanto a lui, lo guardavo e mi sentivo un mostro. Come potevo ferire la persona più cara? Ma più terribile era condannare entrambi a una vita senza amore.
Al mattino, mentre preparava il caffè, gli ho confessato, guardando il tavolo perché non riuscivo a sostergli gli occhi:
Lorenzo, ascolta. Non posso più continuare così. Non ti amo più. Scusa, è stato un errore.
Lui è rimasto immobile con la caffettiera in mano.
Cosa cosa intendi? la sua voce ha tremato.
Voglio dire che noi non siamo marito e moglie. Siamo amici, amici molto intimi. E abbiamo ucciso quellamicizia indossandole le fedi.
Lorenzo ha posato la caffettiera, si è seduto e ha nascosto il volto tra le mani. Le sue spalle tremavano. Il mio cuore si spezzava. Avrei voluto abbracciarlo, ritirare le parole, ma sapevo che non era possibile. Sarebbe stata una crudeltà ancora più grande.
Ma perché? ha tirato fuori un sospiro. Che cosa ho fatto di sbagliato?
Niente! ho gridato, la voce si è incrinata. Hai fatto tutto alla perfezione! Sei la persona migliore della mia vita. Ma tra noi non cè passione, Lorenzo. Scusa. Non cè fuoco, cè solo una luce calda e sicura. A ventitré anni desidero anche il fuoco. E non voglio che tu bruci per tutta la vita in quella luce tranquilla per qualcuno che non la può apprezzare.
Il divorzio è stato rapido. Quel giorno il sole splendeva alto, il tempo era perfetto. Lorenzo appariva pallido, smarrito. Portava tutto dentro di sé, e a me andava ancora peggio. È chiaro chi fosse il vero colpevole.
Non perdiamo i contatti ho detto, trattenendo le lacrime. Per favore. Sei il mio migliore amico.
Lui mi ha guardato, e nei suoi occhi si è riflessa una profonda sofferenza. Ho rimpianto le mie parole. Lorenzo non poteva nemmeno immaginare lamicizia a quel punto.
Non lo so, Chiara ha risposto onestamente. Ho bisogno di tempo.
Lorenzo se ne è andato, e io sono rimasta sola, con la sensazione di aver distrutto con le mie mani il rapporto più bello della mia vita. Ma, sepolto sotto il peso del rimorso, ardeva un piccolo fuoco di speranza: la speranza che un giorno potremmo ridere di nuovo, ma solo come amici.
***
Quando il dolore si è placato, Lorenzo ha capito che avevo ragione. Non avremmo dovuto trasformare il nostro legame in una storia romantica. Dopo un po lorgoglio è svanito e abbiamo ricominciato a frequentarci. Non ha mai più cercato di riconquistarmi, non ha mai creato imbarazzo, non ha ricordato il matrimonio né provato gelosia, nonostante avessi molti pretendenti. È diventato la mia compagna di avventure.
Quando mi trovavo triste, potevo sempre chiamarlo o farle visita per piangere dopo una rottura. Sul piano sentimentale Lorenzo non aveva fortuna: era gradito dalle donne, giovane, istruito e affascinante, ma ogni nuovo incontro finiva presto, mancava qualcosa.
Tre anni dopo, in vacanza, mi ha conquistato un uomo di Napoli. Abbiamo trascorso due settimane meravigliose e, prima di separarci, Marco mi ha proposto matrimonio. Ho accettato.
Lorenzo ne è venuto a sapere da mio fratello. Era così deluso che ha rifiutato di incontrarmi prima della partenza:
No, Chiara, scusa, ho troppo lavoro ha risposto freddamente al mio invito a prendere un caffè insieme.
Al capostazione mio fratello ha raccontato che Lorenzo, segretamente, sperava di riconquistarmi, ma ora la sua vita stava per cambiare, con un matrimonio imminente e un trasferimento a Bologna.
Adesso il tuo ex dovrà davvero dimenticare questamore non corrisposto, sorellina ha detto, con un sorriso di addio.
***
Mio marito sostiene che lamicizia tra uomo e donna è impossibile. Io mi sono rapidamente annoiata di Lorenzo. Prima provavo colpa, pensando di aver ignorato i suoi sentimenti, poi ho capito che mi mancavano le sue conversazioni; nessuno aveva condiviso con me tante prove, nessuno mi conosceva così a fondo. In verità, non ho mai avuto unamica migliore di Lorenzo.
Tre anni dopo lo ho chiamato, invitandolo a casa per battezzare mio figlio. Lui, confuso, ha accettato senza fare domande.
Lo ho incontrato alla stazione da sola.
Non sei cambiata affatto.
Era una bugia, ma è stato piacevole sentirla.
Sei più maturo, più serio.
Sì, non ho dormito tutta la notte, ero agitato
Perdona se me ne sono andata senza parlarne, non sapevo come dirlo. Avevo paura. È stato davvero difficile allontanarmi da te.
Lui mi ha guardato sorpreso, e nei suoi occhi ho visto lo stesso sollievo che provavo io.
Va bene, ti perdono. Mi sono arrabbiato come un ragazzino ha sospirato, e con quel sospiro è svanita lultima tensione. Tutti questi anni ho sofferto, ma dovevamo solo parlare e restare amici.
Unora dopo era già a casa, dove Lorenzo ha incontrato mio marito e il loro energico figlio.
Tre giorni sono volati via.
Lorenzo ha trovato simpatico il robusto geologo Marco, e con Chiara hanno ricordato tutto, tranne gli eventi che hanno preceduto il suo addio. Non ha chiesto se era felice; lha capito dal suo sguardo sereno, dal modo in cui parlava del marito, dalla tranquillità materna. Quella felicità non lo ha ferito, anzi lo ha scaldato.
Spero che la prossima volta veniate a trovarci a casa nostra ha detto Lorenzo, senza alcuna falsità. Il fantasma di un amore non corrisposto è finalmente morto.
Chiara ha sorriso, i suoi occhi hanno brillato.
Certo. Prima troverò la persona giusta e allora le nostre famiglie potranno restare amiche.
Si sono abbracciati, un abbraccio forte ma fraterno, senza ombra di dolore. Lorenzo è salito sul treno, ha salutato con la mano dal finestrino e si è seduto al suo posto.
Il treno è partito.
Lorenzo ha osservato le luci della città che si allontanavano, non sentendo più il peso consueto. Al suo posto è comparsa una strana, nuova sensazione: leggerezza.
In questo viaggio ho capito che lamicizia autentica è un tesoro più prezioso dellamore forzato, e che il coraggio di ammettere la verità può liberare entrambi i cuori, regalando a ciascuno la possibilità di trovare la propria luce.






