Dodici anni dopo: la disperata ricerca di un figlio scomparso, una madre in lacrime in uno studio te…

Dodici anni dopo

La prego, aiutatemi a ritrovare mio figlio! sussurrava la donna quasi singhiozzando, le lacrime già pronte a traboccare. Non chiedo nientaltro dalla vita!

Ginevra si sedette sul divano accanto al presentatore, le mani esili intrecciate in un gesto teatrale. Si era appositamente vestita in modo dimesso, niente trucco vistoso e occhi cerchiati di stanchezza, il viso pallido dopo una notte insonne trascorsa a ripassare ogni dettaglio. Era limmagine stessa della madre sofferente, decisa a catturare i cuori del pubblico e suscitare pietà.

Il mio più grande desiderio sarebbe riconciliarmi con mio figlio, disse piano, scegliendo le parole una dopo laltra, Ho provato di tutto! Sono andata dai carabinieri, sperando potessero aiutarmi Ma non hanno nemmeno voluto prendere la denuncia! Hanno risposto che Lorenzo è ormai maggiorenne, che è partito da tanti anni. Se prima non mi interessavo alla sua sorte, perché venire ora

Il presentatore la guardava con unaria leggermente inclinata. In realtà, credere a Ginevra non gli riusciva del tutto. Si sentiva una stranezza, unombra di semplice quotidianità dietro la tragedia raccontata da quella donna. Sapeva che per anni lei stessa aveva troncato i ponti con il figlio, e ora si ripresentava dal nulla ma le storie di figli scomparsi, lontani, facevano volare lAuditel.

Quindi la vostra lite ha portato alla rottura totale? chiese calmo, lanciando occhiate agli spettatori. Cera chi scuoteva la testa incredulo, altri invece già si commuovevano visibilmente per la povera madre.

Ginevra annuì e nuove lacrime le brillarono negli occhi. Cercò di calmarsi, prendendo un respiro profondo per trovare la forza di continuare.

Sì. È cominciato tutto dodici anni fa. Mio figlio si è innamorato davvero, follemente. Ha deciso senza esitazioni di sposarsi. Comprendevo i suoi sentimenti, ma quella ragazza proprio non mi piaceva, la voce si fece flebile, vedevo dove tutto questo lavrebbe portato! Fumava, beveva, passava le serate in posti ambigui. E il peggio era che trascinava anche il mio Lorenzo in tutto ciò!

Si fermò un attimo, rivivendo mentalmente quella stagione sorda e urlante della sua vita. Il presentatore seppe aspettare in silenzio, lasciando che la tensione scenica crescesse.

Ho tentato di parlargli, avvertirlo, spiegargli che quella non era la strada giusta. Ma nulla. Per lui io ero solo la madre che non voleva vedere il figlio diventare adulto. Una sera, lui ha colpito il tavolo con il pugno e ha gridato: Me ne vado!

A quel punto Ginevra abbozzò un singhiozzo e il conduttore prontamente le porse un fazzoletto, che lei accettò con gratitudine, tamponando con cura le lacrime, attenta a non rovinare il trucco. Raccolse lentamente il coraggio per proseguire:

Andò via. Prese tutto mentre io ero al lavoro. Svanito, senza parole, senza spiegazioni. Cambiò numero, tagliò i rapporti con amici, parenti, tutti! Per colpa di quella ragazza

La sua voce tremò, le palpebre si serrarono per trattenere emozioni vere o presunte.

Scusatemi, mi è difficile, sussurrò distinguendo il fazzoletto ormai stropicciato tra le dita.

Abbandonò il capo, una ciocca scura a nascondere metà del volto: tutto studiato, così il pubblico avrebbe percepito ogni grammo della sua tragedia. Avrebbe dovuto ora scoppiare in lacrime, seguendo il copione, manifestare limmensa ferita. In realtà Ginevra non provava che una vaga tensione, unattesa nervosa: sarebbe riuscita ad attivare lempatia degli italiani seduti sul divano?

Il conduttore si accorse benissimo dellassenza di lacrime, ma decise di assecondare il dramma.

Comprendiamo il suo dolore, annuì, chiedendo allassistente di portarle dellacqua. Non corra, si prenda tutto il tempo necessario.

La pausa fu sapientemente lunga, il tempo perfetto per caricare la suspence.

Ora che sa di suo figlio? chiese infine il presentatore, piegandosi in avanti, sincero ma misurato.

Ginevra alzò gli occhi, in un misto costruito di disperazione e tenue speranza.

Poco tempo fa una conoscente lha trovato a Milano, esordì, hanno scambiato poche parole, ma sono bastate: Lorenzo ha persino cambiato cognome! Come posso cercarlo? Io da sola non posso: vi prego, aiutatemi! Magari qualcuno lha visto

Ora fissava la telecamera, espressione di strazio congelata sui lineamenti. Gli occhi parevano scavare verso il cuore di ogni telespettatrice.

Poco fa sono stata ricoverata, aggiunse con un tono finalmente trafitto di ansia sincera, e ho capito che il tempo passa in fretta. Chi sa quanto mi resta? Sogno solo di vederlo, abbracciarlo, dirgli che è tutto perdonato, chiedergli scusa

Comparve sullo schermo la foto di un giovane uomo sui ventanni: capelli biondi, occhi azzurro-grigi, alto, attraente in modo comune. Nulla nei tratti del viso prometteva che lo si notasse per strada. Ginevra si soffermò sulla fotografia, immaginando come Lorenzo fosse mutato in tutti quegli anni: forse con la barba, occhiali, qualche chilo in più. Più pensava a quanto fosse difficile il riconoscimento, più smarriva la sicurezza di potercela fare. Ma respinse via anche quellombra di pensiero.

Se qualcuno ha visto una persona che assomiglia a lui, ci contatti, concluse il presentatore con voce ferma. Il numero è in sovrimpressione.

Finite le riprese, Ginevra salutò tutti con garbo e si diresse con passo lento verso luscita, decisa a continuare la sua recita fino in fondo: solo così avrebbe ottenuto ciò che voleva.

Uscendo dagli studi trovò lamica che laveva convinta a partecipare. Ginevra si girò e sulle sue labbra comparve un sorrisetto compiaciuto e trattenuto.

Allora, come è andata? chiese a voce bassa, ma lorgoglio vibrava in sottofondo. Sono riuscita a muovere le coscienze?

Cecilia aveva osservato attenta le reazioni in platea e non aveva dubbi: molte spettatrici si asciugavano le lacrime di nascosto, altre mormoravano tra loro, tutte visibilmente toccate. Il sorriso beffardo di Cecilia divenne visibile solo a Ginevra.

Le signore quasi piangevano, rispose, abbassando la voce, tra poco conoscerai dove vive tuo figlio. Così finalmente gli chiederai quello che ti spetta per tutti gli anni in cui lhai cresciuto. Guarda come se la gode, lui, e a te nemmeno un centesimo!

Ginevra inarcò appena le labbra. Non apprezzava troppo quel tono diretto, quasi cinico, ma sapeva che fra quelle parole risuonava una verità difficile da ignorare.

Non aveva davvero pensato a Lorenzo per anni. Il figlio era solo un ricordo offuscato, a volte riaffiorava nelle notti di tempesta, ma senza scuoterla mai troppo. Tutto cambiò quando Cecilia incontrò per caso qualcuno che conosceva Lorenzo a Milano e ne raccontò la nuova, sfolgorante vita.

Unauto di lusso, rara come una scultura preziosa. Un abito da stilista, pezzo unico dal valore di molte migliaia di euro, e un orologio artigianale con incisione e complicazioni, difficile da trovare persino a Firenze. Quando Lorenzo era uscito da uno dei ristoranti più in della città, era stato chiaro che aveva imparato a spendere e a godersi la vita. Un pasto in quel tempio del gusto non costava meno di duemila euro a persona.

A Ginevra poco interessava come vivesse davvero il figlio. Quello che la pungolava era il denaro; DOVEVA ricevere ciò che le spettava! In fondo, gli aveva dato la vita! Ora era ora di riscuotere.

Lo troveranno, disse quasi tra sé, ci vorrà solo qualche giorno ancora e poi avrò tutto ciò che mi spetta

Era certa che Lorenzo non avrebbe osato respingerla: era ormai qualcuno, sicuramente frequentava gente potente, e uno scandalo familiare era lultima cosa che voleva. Sarebbe stato costretto a recitare la parte del figlio modello davanti alle telecamere, così tutti gli avrebbero dato ragione. Sì, la sua trappola era ben congegnata.

Povera illusa Non aveva ancora capito di essere finita nella rete, progettata con astuzia da suo figlio.

***

Dodici anni prima.

Lorenzo era rincasato alle nove di sera. La giornata era stata interminabile: quellultimo esame delluniversità a Torino era stato una montagna. Nella testa ancora ronzavano le formule. Avrebbe voluto solo coricarsi nel suo letto, affondare il viso nel cuscino e sparire per ventiquattro ore. Ma sapeva che non sarebbe stato possibile.

Appena fece per infilare la chiave nella porta, sentì le voci. Una maschile, tagliente, infastidita, e una femminile, bassa, difensiva. Ancora una volta quel tale in casa loro Lorenzo rabbrividì: sembrava che aspettasse il suo rientro per scatenare il solito teatrino.

Entrò cautamente, sperando di scivolare in camera senza essere notato, ma quasi inciampò nelle valigie proprio sulluscio. Erano le sue. Il cuore gli saltò in gola: qualcosa non tornava.

Che succede? Perché qui ci sono le mie cose? domandò, tentando di nascondere il panico.

La voce gli era uscita più forte del previsto. Appoggiò lo zaino pieno di libri a terra, si chiuse le braccia al petto e aspettò. Dopo pochi secondi la madre apparve sulla soglia con espressione infastidita, il naso arricciato come a sentire cattivo odore. Si voltò per andarsene senza una parola. Lorenzo la fissò incredulo, incapace di capire anche solo la logica, ammesso che lì dentro ne esistesse una.

Si tolse le scarpe e raggiunse la cucina, origine dei mormorii. La porta socchiusa gli permise una visione piena: un uomo, seduto come se fosse il padrone di casa, la tazza di tè in mano fissando con gusto oscuramente ironico Ginevra. Era Guido, proprio lui, il compagno di sua madre. Guido rivolse a Lorenzo uno sguardo rapido, per poi ripiegare lo sguardo sulla donna, come se la presenza di Lorenzo non meritasse attenzione.

Lorenzo sentì il sangue ribollirgli dentro.

Che ci fa qui questo signore? chiese rivolto solo alla madre.

Non glielhai ancora detto? sospirò Guido roteando il telefono Cosa aspetti?

Non parlate di me come se non fossi qui! ribatté, la voce incrinata dallindignazione, qui ci vivo anchio! A differenza vostra! Chi siete voi due? E vostro figlio, cosa centra?

Pieno di rabbia, fu la madre a fermarlo con uno sguardo gelido, tagliente.

Da oggi non starai più in questa casa. La tua ex camera adesso è per il figlio di Guido.

Lorenzo restò impietrito, fissando la madre in cerca di una fessura, una breccia di calore o di pietà. Nulla: Ginevra era una statua di ghiaccio, le labbra serrate. Guido annuì appena, sorseggiando con calma il suo tè come se lavvenimento lo riguardasse di striscio.

Ma con quale diritto decidete della mia vita?! la voce di Lorenzo tremò, ma cercò di mascherare la disperazione.

Dopotutto, lui sapeva che disturbava la nuova vita della madre. Ma così, da un giorno allaltro, essere sbattuto fuori era un tradimento atroce.

Papà voleva lasciarmi la casa tentò ancora, aggrappandosi a quellultimo scoglio di sicurezza.

Ginevra incrociò le braccia, lo sguardo alto. Per un attimo tentò una maschera triste che a Lorenzo parve irreale.

Avrebbe voluto, ma è morto allimprovviso. Non ha tempo per riscrivere il testamento, quindi vale quello vecchio, datato prima della tua nascita. Ricordatelo: la proprietaria sono io, qui comando io. Da oggi, qui dentro, sei uno straniero! Sei grande, smettila di aggrapparti alle gonne di mammà. Non ti vergogni?

Ogni parola era come uno schiaffo. Dentro Lorenzo un magma di protesta si faceva strada, ma cercò di non darla vinta. Gli stavano togliendo tutto: la casa in cui era cresciuto, ogni sicurezza.

Comincio a tremargli una palpebra, il tic che gli prendeva quando tutto gli crollava addosso. Di colpo pensò che persino lincidente in cui era morto suo padre potrebbe non essere stato così casuale.

Guardò Guido, silenzioso, e quella indifferenza lo fece ribollire ancora di più.

Sei davvero convinta? domandò per lultima volta alla madre, aggrappandosi alla possibilità di una speranza.

Lei scrollò le spalle, come se si parlasse di cambiare luogo a un vaso di basilico.

Ho anche preparato tutte le tue cose. Da oggi qui entra solo chi dico io, e non ti azzardare a tornare.

Scherzi? Dove dovrei dormire? provò ancora, la voce ridotta a un sussurro dalle emozioni.

Nessuna umanità nello sguardo di Ginevra.

Gli sarebbe venuto da lanciare qualcosa, urlare, afferrare Guido per la camicia e sbatterlo fuori. Ma Lorenzo si limitò a serrare i pugni, respirando a fondo.

Sopravvivrai, replicò la madre fredda Hai tanti amici, ti aiuteranno. Dora in poi, cavartela sarà solo affar tuo.

Le sue parole erano vapore freddo, leggere come piume e taglienti come la carta.

E poi aggiungeva lei, i soldi dellultimo anno alluniversità me li sono presi io. Guàrdati da solo gli studi. Sono serviti per il mio matrimonio.

Lorenzo sentì ogni fibra ribellarsi. Non avrebbe mai più potuto perdonare la madre.

Guardò per lultima volta il luogo dove aveva passato linfanzia, la casa che non si sarebbe mai più chiamata casa.

***

Hai visto? chiese Marco infilando il telefono sotto il naso di Lorenzo, brillante di entusiasmo. Lha mandato quella tua amica siciliana. Pare sia passato ora su RaiTre

Lorenzo alzò lo sguardo dalle pratiche che stava firmando, lasciando cadere la penna. Sapeva che ormai lavorare era inutile; qualcosa dentro di lui si agitava, non era né amarezza né soddisfazione ma una specie di vertigine, come proveniente da un sogno inverso.

Sì, ho visto, rispose secco, con un sorriso obliquo. Il marito di Cecilia non si è tenuto. In fondo, era il mio piano. Che mia madre sappia cosa ha perduto.

Si appoggiò allo schienale della sedia, le dita passavano tra i capelli corti. Nella mente scorrevano le immagini di quellorrida intervista appena andata in onda, con Ginevra che ostentava dolore e perdita. Dodici anni prima, con gran freddezza, lo aveva cacciato via, gli aveva tolto la casa, i fondi per luniversità, ogni appiglio. E ora cercava di giocare la carta struggente della madre infranta.

Ma Lorenzo la sua vendetta laveva ottenuta silenziosa, chirurgica. Aveva costruito tutto dal nulla: stabilità, carriera, relazioni. Ora era cittadino svizzero, saldo, con progetti e un presente luminoso. Senza bisogno di sua madre, senza cercare il suo perdono, la sua benedizione.

Ora lei sapeva che si era rifatto una vita. Avrebbe potuto sperare in un aiuto, se solo non lavesse tradito tanti anni prima. Aveva scelto Guido e il suo rampollo, invece del figlio. Aveva preso tutto quello che poteva, e ora nulla.

Non avrebbe avuto né denaro, né conforto, né contatti. Lorenzo aveva deciso: il passato era chiuso. Il futuro era solo suo senza di lei, senza il suo giudizio, senza le sue mani.

Quella donna non sarebbe mai più riuscita a raggiungerlo: né da vicino, né da lontano, né nei sogni. E forse, dopotutto, era proprio questa la vera libertà.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

three × 1 =

Dodici anni dopo: la disperata ricerca di un figlio scomparso, una madre in lacrime in uno studio te…