Dopo quattro mesi di messaggi, accettai di incontrarmi finalmente con un cavaliere di cinquantadue anni iniziò la conversazione con cinque lamentele.
Si dice che lattesa di una festa spesso sia più dolce della festa stessa. Per Cristina, quellattesa si era allungata fino a quasi quattro mesi e si era trasformata in una sorta di serie online, con episodi quotidiani.
In quel periodo, aveva imparato le preferenze di Marco nei dettagli, memorizzato i nomi dei suoi amici dinfanzia e ormai non si stupiva più della sua abitudine di mettere tre puntini di sospensione dopo ogni Buongiorno.
Cristina aveva quarantacinque anni quelletà in cui si va a un appuntamento non più con la tremarella, ma con curiosità ironica da esploratrice. Vediamo che tipo di personaggio capiterà stavolta, pensava mentre si preparava.
Era una di quelle donne capaci di indossare un semplice maglione di cashmere come fosse una mantella regale, con una dose di autoironia sufficiente a disinnescare ogni situazione imbarazzante.
Marco, appena compiuti cinquantadue, nei messaggi appariva serio, ponderato, con una vena ironica e ciò che la conquistava di più affidabile.
A questa età, Cristina, scriveva, non si cercano più fuochi dartificio, ma calore. Voglio stare con una donna che sappia capire senza bisogno di parole.
Senza parole, va bene, sorrideva Cristina, rifacendosi le ciglia. Purché quelle che verranno dette, non siano così pesanti da voler fuggire.
Lappuntamento fu fissato in una piccola caffetteria di Milano con luce soffusa e aroma di cannella. Cristina arrivò puntuale organizzata, sicura, pronta a godersi la serata. Era impeccabile.
Marco arrivò dopo cinque minuti. Dal vivo era leggermente più basso che nelle foto, con uno sguardo come se avesse appena individuato un errore in un bilancio aziendale.
Si sedette davanti a lei, fece un sorriso rapido e salutò.
Nessun complimento, nessun piacere di vederti.
Marco la osservò come se facesse un controllo di qualità. Poi propose di ordinare caffè e un dolce e così fecero.
Cristina, cominciò con tono da vicepreside prima di una riunione, ho analizzato a lungo la nostra corrispondenza. Quasi quattro mesi. Ora che finalmente ti vedo, devo subito chiarire alcuni aspetti. Ho da farti cinque sottolineature.
Dentro di lei qualcosa si incrinò, come se la serenità si fosse appena rotta. Cristina si appoggiò al mento e annuì.
Cinque? Sembra interessante. Ti ascolto.
Marco non colse lironia e iniziò:
In una delle foto, quella con il vestito blu, la figura appare diversa. Ora vedo che sei più formosa. Può indurre un uomo in confusione. A questa età una donna dovrebbe essere più sincera.
Cristina sorrise tra sé. Formosa già positivo, meglio che monumentale.
Seconda lamentela: tempismo nelle risposte.
A volte rispondi troppo lentamente. Ad esempio, tre settimane fa ti ho scritto alle 14:15 e mi hai risposto solo alle 16:40. Gli uomini non amano aspettare. È una mancanza di rispetto.
Credo fossi in riunione iniziò a spiegare, ma Marco già proseguiva.
Terza lamentela: luogo dellincontro.
Perché siamo qui? Questo posto è troppo chic. Avevo proposto un bar più semplice. Questa scelta rivela una certa voglia di ostentazione.
Cristina guardò il suo latte e si sentì tentata di rovesciarglielo addosso. La curiosità ebbe la meglio.
Perché quel vestito? Siamo qui solo per un caffè. È eccessivo per il pomeriggio. Anche i gioielli sono superflui. Una donna dovrebbe affascinare per profondità, non per brillantezza. A questa età cerco sostanza, non apparenza.
Quinta lamentela: autonomia.
Hai scelto tu il locale, spesso dici ho fatto da sola. Non lasci alluomo il ruolo di uomo. Vorrei una donna che chieda consiglio, non che ostenti indipendenza. Se staremo insieme, dovrai cambiare questo atteggiamento.
Concluse incrociando le braccia, visibilmente convinto di meritare pentimento o gratitudine per la sua sincerità.
Cristina lo fissò e allimprovviso capì: quei quattro mesi di messaggi non erano altro che la maschera di un maniaco del controllo. Cercava non calore, ma qualcuno che alimentasse il suo ego.
Sai, Marco, disse dolcemente, quasi affettuosa anchio ho analizzato qualcosa. E mi sono bastati cinque minuti per capire.
E cosa hai capito? chiese stringendo gli occhi.
Sei davvero speciale. Sei venuto fin qui solo per presentare il conto alla donna che vedi per la prima volta: gusto, aspetto e diritto di essere se stessa. Un livello raro di sicurezza.
Marco si rabbuiò.
Io sono solo schietto.
No, scosse la testa Cristina non sei schietto, sei infelice e misuri il mondo con un metro storto. Le mie foto non ti vanno? Vai al museo: lì le opere non cambiano. Rispondo lentamente? Prendi un Tamagotchi. Non ti piace il vestito? Lho indossato per me, non per te.
Si alzò, sistemò la borsa e lo fissò serenamente:
E infine, se il tuo ego si sgretola al sentire ho fatto da sola, hai bisogno di una terapia, non di una storia damore. A quarantacinque anni il mio tempo vale troppo per sprecarlo con chi inizia conoscendo le mie presunte mancanze.
Dove vai? E il caffè? balbettò Marco.
Il caffè bevilo tu risparmierai energie. E un ultimo consiglio: se vuoi che ti ascoltino con attenzione, vai dal dentista.
Arrivata a casa, Cristina bloccò Marco su ogni app. Alla sua età il comfort non era solo un plaid e il silenzio, ma anche un telefono senza chi cerca di incasellarla secondo modelli contorti.
E voi, cosa ne pensate? Era solo un brutto incontro o un copione ben costruito? Vale davvero la pena continuare a frequentare chi, già da subito, ti presenta il conto per ciò che sei? A volte, la vera serenità si trova quando impariamo a valorizzare il nostro tempo e a difendere il diritto di essere semplicemente noi stessi.




