Dopo che mio padre è andato in cielo, mio fratello ha deciso che dovevo occuparmi di tutto, senza nemmeno chiedere il mio parere. Dopo il funerale, mio fratello ha lasciato le chiavi dellappartamento sul tavolo davanti a me. Mia madre era seduta sul divano e non diceva nulla. Avevo la cartella con tutti i documenti tra le mani e non capivo come fossi diventata la persona che deve prendere le decisioni.
Papà se nè andato allimprovviso. Non cè stato tempo per parlare, per organizzare, per dividere le responsabilità. Mio fratello vive nello stesso paese, a Bologna, ma ha sempre detto di avere un lavoro stressante. Anche io lavoro in uno studio di contabilità, ho le mie scadenze, ma sembra che questo non conti.
Già al terzo giorno, mio fratello ha detto che sono quella più organizzata e calma, e che a me viene naturale occuparmi delle pratiche. Ho iniziato a girare per uffici e sportelli. Portavo copie, originali, certificati. Aspettavo il mio turno con il numerino in mano.
Mio fratello chiamava solo per chiedere se tutto era a posto. Raramente veniva con me. Mia madre piangeva la sera, quando sistemavo larmadio di papà. Piegavo le sue camicie ad una ad una, e le riponevo negli scatoloni.
Mio fratello diceva che non ce la faceva ad entrare nella camera di papà, che per lui era troppo doloroso. Io, la sera, mi sedevo al buio, ma il giorno dopo mi rialzavo e continuavo.
Arrivò il momento di decidere cosa fare con lappartamento di papà. Mio fratello disse che la cosa migliore era venderlo, così non sarebbe stato un peso per nessuno. Io chiesi dove avrebbe vissuto mamma. Mio fratello rispose che poteva trasferirsi da me, perché ho un appartamento più grande.
Mia madre taceva e guardava il pavimento. In quel momento ho capito che mio fratello aveva già deciso tutto, senza consultare nessuno.
Quando ci siamo riuniti per discutere i dettagli, mio fratello parlava di prezzi, di agenzie, di tempistiche. Io parlavo di come mamma si sveglia di notte, cercando papà. Mio fratello sospirò e disse: Dobbiamo essere concreti.
Quella parola mi è rimasta in testa. Sono concreta. Pago le mie bollette in tempo. Faccio i miei conti. Ma non riesco ad accettare che mamma sia solo una voce nel budget.
Dopo qualche giorno, mio fratello portò il contratto di mediazione. Lo mise sul tavolo della cucina e mi porse una penna. Gli chiesi se aveva parlato con mamma. Lui disse che mamma non ha la forza per queste cose.
Guardai mia madre. Stringeva il bordo della tovaglia.
Spinsi il contratto verso mio fratello.
Dissi che non avrei firmato finché mamma non avesse deciso cosa vuole. Lui si arrabbiò. Disse che complichi sempre tutto.
Non alzai la voce. Ripetei solo che quella è la casa di papà e di mamma.
Dopo quella sera, mio fratello smise di chiamare tutti i giorni. Ora scrive solo messaggi brevi sulla vendita e sui conti.
Mia madre resta da me, almeno per ora. Al mattino preparo il caffè e lo lascio davanti a lei. Si ferma a lungo a guardare fuori dalla finestra.
Lappartamento di papà non è ancora stato venduto. Continuo a pagare luce e acqua, così non li staccano.
A volte mi chiedo se mio fratello mi vede veramente come una sorella o solo come quella che deve prendersi tutto il peso.
Non voglio litigare con mio fratello. Ma nemmeno tradire mamma.
Io resto tra loro, con la cartella di documenti e il timore che, se sto zitta, tutto sarà deciso senza di me.
Mi chiedo spesso se sia giusto impedire la vendita, anche se questo crea tensioni tra me e mio fratello.
Alla fine, la vita ci mette davanti scelte difficili. Ma rispetto e ascolto per chi ci è caro sono più importanti di conti e scadenze. Non è praticità, ma cuore, che tiene unita una famiglia.





