Dopo i settant’anni nessuno aveva più bisogno di lei, nemmeno il figlio e la figlia le hanno fatto g…

Dopo i settantanni, sembrava che nessuno avesse più bisogno di lei. Nemmeno il figlio e la figlia si erano ricordati di farle gli auguri per il compleanno.

Ginevra era seduta su una panchina nel piccolo parco dellospedale, le lacrime le scendevano silenziose sul viso. Oggi compiva settantanni, ma nessuno dei suoi figli si era fatto vivo. Solo la sua compagna di stanza, la signora Rosina, le aveva fatto un piccolo dono e le aveva offerto sinceri auguri. Linfermiera Concetta, che ogni tanto scambiava due parole con lei, le aveva regalato una mela in onore della giornata. In generale, lospedale era accogliente, ma il personale lasciava trasparire una fredda indifferenza.

Tutti sembravano sapere che qui, al ricovero, i vecchi venivano lasciati dai loro figli quando diventavano solo un peso. Ginevra era stata accompagnata qui dal figlio, che le aveva detto che aveva bisogno di riposo e di riprendersi, ma in realtà era solo diventata un fastidio per la nuora.

Era ancora la proprietaria di un piccolo appartamento a Genova, ma il figlio laveva convinta a firmare latto di donazione a suo favore. Prima di quei documenti, lui le aveva promesso che sarebbe rimasta a casa sua come sempre. Ma poi, tutti si trasferirono lì e iniziarono le liti con la nuora.

La nuora aveva sempre qualcosa da ridire: una volta la minestra troppo sciapa, unaltra le macchie dacqua in bagno ogni cosa era un pretesto. Allinizio il figlio difendeva la madre, ma col tempo smise, anzi, cominciò a rimproverarla. Ginevra si accorse presto che i due parlottavano fra loro, di nascosto.

Fu allora che il figlio iniziò a suggerirle quanto le sarebbe giovato un po di riposo, magari in un istituto dove potesse rimettersi in forma. Guardandolo fisso negli occhi, Ginevra gli chiese:
Figlio mio, hai deciso di lasciarmi in una casa di riposo?

Lui si fece rosso, abbassò lo sguardo e rispose:
Mamma, non cominciare. È solo una casa di cura, ci vai per riprenderti. Tra un mese torni a casa.

Quel giorno la accompagnò, firmò qualche foglio e le promise che sarebbe tornato presto. E invece era passato più di due anni, e lei era ancora lì.

Aveva provato a telefonare al figlio, ma rispose un uomo che le disse che suo figlio aveva venduto la casa. Non sapeva più dove trovarlo. Per molte notti pianse: già il giorno in cui lavevano lasciata lì sapeva che non avrebbe più rivisto quella che considerava casa sua. Le doleva il cuore, soprattutto al pensiero di aver ferito la figlia, anni prima, per proteggere la felicità del figlio.

Ginevra veniva dalla campagna intorno a Parma: un tempo avevano una grande casa e lavoravano la terra. Un giorno un vicino raccontò al marito che in città la vita era migliore: buoni stipendi e un appartamento tutto loro.

Al marito piacque lidea di trasferirsi a Genova, convinse anche Ginevra a vendere tutto in paese. Aveva ragione, perché trovarono subito un appartamento, poi, passo dopo passo, comprarono i mobili e perfino una vecchia Fiat 500. Ma il marito ebbe un incidente e morì il giorno dopo, in ospedale.

Ginevra restò sola con due bambini. Per crescerli, non esitò a lavorare anche la sera: puliva le scale del palazzo e accettava ogni lavoretto. Sperava sempre che i figli, crescendo, sarebbero stati la sua forza e il suo aiuto, ma non andò così.

Il figlio ebbe dei guai seri e lei fu costretta a chiedere un prestito consistente in lire per tenerlo fuori dai guai. Tempo dopo la figlia si sposò e le nacque un bambino. Allinizio tutto filava liscio, poi il nipotino iniziò a star male. La figlia lasciò il lavoro per curarlo, ma i medici non trovavano la causa della sua malattia.

Infine, scoprirono una malattia rara che si poteva curare solo in una clinica a Milano, dove però la lista dattesa era lunghissima. Durante i mesi in ospedale, il marito della figlia la lasciò. Così la figlia conobbe un vedovo che aveva una figlia con la stessa malattia del nipote di Ginevra.

Decisero di vivere insieme. Dopo quattro anni, il nuovo compagno della figlia ebbe bisogno di soldi per unoperazione molto costosa. Ginevra aveva messo da parte i risparmi in euro per la caparra di una casa da regalare al figlio.

Quando la figlia le chiese di aiutarla, lei rifiutò, dicendo di non voler dare i suoi soldi a uno sconosciuto. La figlia si offese a morte:
Da oggi non ho più una madre!
E così per undici lunghi anni non ci fu una parola tra loro.

Ginevra si alzò lentamente dalla panchina e si avviò verso il reparto. Improvvisamente sentì una voce che sembrava venirle da dentro il cuore:
Mamma!

Le mancò il respiro, il cuore pareva volerle scappare dal petto. Si voltò e vide la figlia, Francesca. Le gambe le cedettero, fu la figlia a sorreggerla.

Ti ho cercata tanto a lungo. Tuo figlio non voleva darmi il tuo indirizzo, ha parlato solo quando gli ho detto che lavrei denunciato per la vendita illegale della tua casa.
Mamma, perdonami se non sono riuscita a trovarti prima. Allinizio ero troppo ferita, poi ho sempre rimandato, e alla fine mi vergognavo troppo. Qualche settimana fa ho sognato che vagavi sola nel bosco, piangendo.

Mi sono svegliata con un peso al cuore. Lho raccontato a mio marito e lui mi ha detto che dovevo venire a cercarti. Sono arrivata alla tua vecchia casa e ho trovato degli estranei, poi per settimane ho cercato mio fratello. Ora abbiamo una grande casa sul mare. Mio marito vuole che tu venga a vivere da noi.

Ginevra strinse la figlia tra le braccia e pianse. Ma per la prima volta da molti anni, erano lacrime di gioia.

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