Con larrivo della primavera, i miei genitori hanno iniziato a pensare di mettere in vendita la loro casetta di campagna. Ormai sono anziani e non hanno più le forze per occuparsi dellorto e del giardinetto. Io, come figlia maggiore, tra lavoro e figli piccoli, davvero non riuscivo ad aiutarli. Loro ci hanno ragionato su a lungo, poi si sono convinti.
Quando me lhanno detto, quasi mi sono sentita sollevata: non avrei più il peso di dover trovare qualche fine settimana per andare a zappare o sistemare lorto. E poi, la casetta era lontana, ogni volta era una bella trasferta. Più di una volta avevo suggerito loro di venderla: piuttosto, avremmo potuto comprare un pezzetto di terra più vicino a casa, giusto per fare qualche grigliata o leggere un libro allaria aperta. Da parte loro, però, la casetta era sempre stata la fonte delle conserve fatte in casa.
Per me e mio marito i weekend passavano in un attimo, neanche il tempo di respirare. Lui faceva un lavoro bello impegnativo, lo chiamavano anche nei giorni di riposo ogni tanto. Così sapevo bene che quella casa portava più stress che relax: ci voleva quasi una vacanza dopo il weekend passato lì.
Insomma, quando finalmente abbiamo venduto, mi sono sentita più libera. Per qualche anno abbiamo vissuto tranquilli, senza affanni. Ma, si sa, dopo un po la voglia di un piccolo spazio verde tornava a farsi sentire. E allora è stato mio marito a dire: “Perché non cerchiamo qualcosa solo per rilassarci?”
Il lavoro era diventato meno impegnativo, e così avevamo finalmente la possibilità di goderci qualche giorno allaria aperta. Per i bambini sarebbe stato perfetto. Abbiamo deciso subito che non volevamo passare i fine settimana a vangare: magari un paio di alberelli, qualche pianta di more e lamponi, giusto per i bimbi, e per il resto solo relax. Abbiamo avvertito tutti: questa volta niente orto, niente fatiche. Lidea è piaciuta subito a tutti, mancava solo scegliere il posto giusto.
Dopo averne viste tante, ne abbiamo trovata una che ci ispirava: un bel rustico già in ordine con un piccolo frutteto. Il vecchio proprietario era un signore anziano, vedovo, che ormai non riusciva più a star dietro al terreno e aveva deciso di vendere.
Abbiamo sistemato tutte le carte, e io ti giuro ero entusiasta: finalmente il mio piccolo sogno si avverava! La casa era accogliente, non cera nemmeno bisogno di ristrutturare subito. Abbiamo deciso di approfittare delle vacanze estive per dedicarci anima e corpo alla nostra nuova casetta.
I primi giorni sono stati una meraviglia. Ma, dopo una settimana, il vecchio proprietario ha iniziato a farsi vedere spesso. Allinizio ci aveva avvertiti: doveva recuperare le ultime sue cose, e ovviamente non abbiamo avuto nulla in contrario. Ma poi ha iniziato a lamentarsi. Prima perché avevamo tolto un cespuglio secco che non aveva più foglie, poi per la pianta di viburno, che secondo lui era indispensabile.
Ci diceva che non era daccordo: quel cespuglio lo aveva piantato con la moglie tanti anni prima, e il viburno, secondo lui, serviva sempre. Quando ha visto che al posto delle fragole avevamo fatto una piccola aiuola con sassi tipica delle colline, ha iniziato a borbottare ancora di più.
Ha girato tutto il terreno, trovando in ogni angolo qualcosa di cui lamentarsi. Alla fine mio marito, Stefano, ha perso la pazienza. Gli ha detto chiaramente che avevamo pagato (in euro, tra laltro!), la proprietà era nostra, avevamo tutti i documenti in regola e che ora, con tutto il rispetto per la memoria di sua moglie, decidevamo noi cosa tenere e cosa togliere.
Daltronde, mica cera scritto nel contratto che lex proprietario poteva venire a fare quello che voleva. Se fosse stato così, non avremmo acquistato niente. Il signore è andato via, ma il giorno dopo è tornato con una nuova piantina, deciso a metterla dove prima cera il viburno.
Mio marito gli ha chiesto cosa stesse combinando. Alla fine il vecchietto ci ha praticamente proposto di ridarci i soldi e tenersi la casa ma sai, ha rifiutato persino quello! Però la sua piantina lha messa lo stesso. In quel momento è passata la vicina, la signora Rosanna, e appena ha visto la scena si è stupita di trovarlo ancora lì e ha ascoltato i suoi lamenti. Poi, rivolgendosi a noi, ci ha detto chiaramente che avevamo tutto il diritto di fare le nostre scelte. Il problema era che non riuscivamo a farlo capire al signore.
Dopo qualche giorno Rosanna mi ha raccontato che il nonnino aveva litigato con praticamente tutti i vicini della via. Da quando era rimasto solo era diventato molto particolare, diceva, e non era detto che lasciasse stare: avrebbe continuato a farsi vedere ogni tanto. Lei avrebbe voluto avvisarci prima, ma ormai era fatta. Ci ha consigliato di andare dal consiglio del quartiere, così da fargli presente la situazione.
Nel frattempo, lui aveva già piantato la sua piantina ed era tornato a casa senza dire nulla. Ogni tanto ricompariva, andava a prendere qualcosa dentro casa, lavoricchiava un po in giardino e poi spariva.
Una mattina, Stefano è uscito presto per andare in cantiere (lavora per una società che si occupa di ristrutturazioni). Ne ha parlato con i colleghi e loro, ridendo, gli hanno detto che aveva comprato “la casa con la dote!” ma poi si sono offerti di aiutarci. Così abbiamo deciso di tirare su una bella recinzione. Il vecchietto è sparito per qualche giorno e quando è tornato ha trovato il cancello: non poteva più entrare come e quando voleva.
Ci ha un po insultati, ha tentato di entrare lo stesso e poi è andato dal consiglio del quartiere. Lì già sapevano tutto: il poveruomo davvero non permetteva ai nuovi proprietari di vivere tranquilli. Non so cosa gli abbiano detto, ma da allora è tornato solo una volta a prendere le ultime sue cose. E finalmente silenzio e pace!




