Dopo ventuno anni di matrimonio, una sera mia moglie mi ha detto:

Caro diario,
oggi, dopo ventuno anni di matrimonio, Laura, la mia compagna, mi ha detto una sera:
«Devi invitare unaltra donna a cena e al cinema.»
Sono rimasto sorpreso, ma lei ha sorriso e ha aggiunto sottovoce:
«Ti amo, ma so che cè unaltra donna che ti ama altrettanto e che da tempo aspetta solo un attimo del tuo tempo.»
Era mia madre, Rosa. Da diciannove anni viveva sola da quando il papà era venuto a mancare. Il lavoro e la cura dei tre figli (Luca, Sofia e Matteo) mi consumavano così tanto che a malapena riuscivo a farle visita.

Quella sera lho chiamata e le ho detto:
«Mamma, domani andiamo a cena e al cinema, solo noi due.»
«Che cosa cè, figlio mio? Tutto bene?» mi ha chiesto preoccupata.
Mia madre ha sempre creduto che una chiamata improvvisa fosse segno di brutte notizie.
«Tutto a posto, mamma. Voglio solo passare una serata con te.»
Dopo un attimo di silenzio, ha risposto dolcemente:
«Con piacere.»

Venerdì, dopo il turno, lho presa a casa. Laspettava, vestita con cura, sorridente, nella stessa gonna che indossava lanno del nostro matrimonio.
«Ho detto alle amiche che ho un appuntamento con mio figlio,» ha riso. «Tutte attendono di sapere comè andata.»

Siamo andati in una piccola trattoria di Trastevere, accogliente e intima. Rosa mi ha preso la mano con la tenerezza di un ricordo dinfanzia. Quando è arrivato il menù, lho letto ad alta voce, perché a lei era difficile leggere il carattere piccolo.
«Una volta ti leggevo il menù,» ha sorriso.
«Ora tocca a me, mamma,» ho risposto.

Abbiamo parlato a lungo: della vita, dei ricordi, di tutto quello accumulato in anni di distanza. Il film labbiamo saltato, ma non ci siamo pentiti. Quando lho riportata a casa, mi ha detto:
«Vorrei rifare questincontro, ma la prossima volta invito io.»
Io ho sorriso e ho accettato.

Pochi giorni dopo, Rosa è morta improvvisamente per un infarto. Non ho avuto il tempo di dirle addio. Alcune settimane più tardi ho ricevuto una busta: dentro cera una copia del conto del ristorante e una nota:
«Ho pagato in anticipo. Non sapevo se sarei riuscita ad esserci, ma volevo coprire la cena per due, per te e per tua moglie. Non scoprirai mai quanto per me abbia significato quella serata. Ti voglio bene, figlio mio.»

Ho capito allora che non bisogna rimandare mai le parole «Ti amo». Concedete tempo a chi vi è caro, perché la famiglia non è qualcosa di futuro: è il presente.

Lezione personale: non rimandare mai un gesto damore; il tempo è un dono che non torna più.

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