Due notti e un giorno
Chiara sbirciava di continuo l’orologio. Il tempo trascorreva con la lentezza di una lumaca, pesante e immobile. Mancava ancora un’ora alla fine della giornata lavorativa.
«Perché controlli sempre l’ora? Hai fretta?» chiese la capoufficio contabile, Marianna De Luca.
«No, ma…»
«Un uomo, eh? Alla tua età, solo un uomo può far desiderare al tempo di correre. Alla mia, invece, le donne sognano di fermare le lancette.» Marianna sospirò. «Va bene, vai. Tanto qui non servi a nulla.»
«Grazie!» Chiara chiuse in fretta il programma sul monitor.
«Lo ami?» chiese Marianna con curiosità malinconica.
«Lo amo.» Chiara la guardò dritta negli occhi.
La scrivania di Marianna era posizionata di traverso rispetto alla sua, e la vedeva benissimo. Lo spazio dell’ufficio non permetteva un’altra disposizione. Chiara si sentiva come sotto esame, sotto quello sguardo vigile.
«E allora perché non ti sposi? Non te lo chiede?» Marianna si tolse gli occhiali e si massaggiò la radice del naso. «Capisco. È sposato. E ha figli? Classico. Prima ti nasconde la verità, poi, quando ormai sei innamorata, non riesci a lasciarlo. Ti ha promesso che si sarebbe lasciato quando i bambini fossero cresciuti. Giusto?»
«Come fa a saperlo?» Chiara la fissò stupita.
«Anch’io sono stata giovane. Credi di essere la prima a cascarci? Piccola, se un uomo non lascia la famiglia subito, non lo farà mai. Accettalo. Allegra e fuggi.»
«Ma… io lo amo.»
«Quando gli sarai venuta a noia o, Dio non voglia, sua moglie lo scoprirà, sarà ancora più doloroso. Così almeno salvi la tua dignità. Fidati. E non rovinarti il karma.» Marianna rimise gli occhiali, tornando seria e severa.
«Pensaci. Lunedì non fare tardi.» Senza alzare lo sguardo dai documenti, sembrò chiudere la conversazione.
«L’ama…» mormorò Marianna scuotendo la testa quando Chiara uscì dall’ufficio.
Intanto, Chiara scese di corsa le scale, salutò il portiere e uscì nell’aria tiepida di maggio, baciata dal sole. Vide subito l’auto di Fabrizio e vi si diresse.
«Finalmente! Credevo non uscissi mai. Sono qui esposto come un albero in piazza,» borbottò lui mentre Chiara prendeva posto accanto a lui.
Accese il motore, si allontanò dall’ufficio e si immerse nel traffico.
«Dove andiamo? Non ho capito niente da quella chiamata,» chiese Chiara.
«Sorpresa.» Fabrizio le lanciò un’occhiata carica di promesse. Bastò quello sguardo per farle battere il cuore e sentire un calore dolce diffondersi nello stomaco.
L’auto lasciò la città e sfrecciò lungo l’autostrada, poi deviò su una stradina di campagna che serpeggiava tra gli alberi. Chiara guardava la strada e sognava di non arrivare mai, di viaggiare all’infinito, solo loro due. Dopo un po’, apparvero le case di un borgo rurale.
«Siamo arrivati,» annunciò Fabrizio allegro.
«Hai una casa qui?»
«No, è di un mio amico. Sua moglie è all’ultimo mese di gravidanza e non verrà. Quindi è tutta nostra per il weekend.»
«E tua moglie? Ti ha lasciato partire così, senza problemi?» Chiara lo guardò con sospetto.
Lui parcheggiò accanto a un alto recinto di legno.
«Abbiamo due notti e un giorno intero.» Si chinò per baciarla.
“Solo due notti e un giorno,” pensò lei con amarezza. “Poi tutto tornerà come prima…”
Fabrizio si staccò dalle sue labbra, uscì dall’auto e iniziò a tirar fuori borse e sacchetti dal bagagliaio. Anche Chiara scese, respirando a pieni polmoni l’aria pulita. Profumava di erba, foglie e qualcosa di familiare, come la casa della nonna…
“Due notti e un giorno! Così tanto? Insieme!” pensò con gioia, quasi incredula.
«Ti piace?» Fabrizio era già accanto a lei, sorridendo soddisfatto dell’effetto della sorpresa. «Prendi questa e andiamo.» Le porse un sacchetto e si diresse verso il cancello con una borsa sportiva a tracolla.
«Sei già stato qui?» chiese Chiara mentre lui apriva il lucchetto.
«Certo. Siamo amici.»
«Ci sei venuto con tua moglie o…»
«Chiara, non iniziare. Non rovinare la festa.» Spalancò il cancello e la fece passare.
Entrarono in una casetta modesta.
«Sistemati. Io metto via la spesa e accendo il frigo. Le toilette sono fuori, scusa.»
Nel silenzio ovattato della casa, la voce di Fabrizio risuonava smorzata. “A cosa serve pensare a ciò che non si può cambiare? Meglio godersi il momento,” rifletté Chiara osservando l’arredamento: fiori secchi in un vaso sulla credenza, tende a fiori alle finestre, tavolo coperto da una tovaglia a quadri, una stufa che divideva la cucina dalla stanza. Sul letto, un tappeto di lana…
Semplice, accogliente, senza pretese, ma così familiare, come se ci fosse già stata.
«Vorrei restare qui per sempre,» sussurrò Chiara quella notte, appoggiata alla spalla di Fabrizio. «Con te. Senza nessun altro tra noi.»
«Mmm,» rispose lui assonnato.
Chiara si svegliò per prima e rimase immobile, ascoltando il silenzio. “Manca solo un vaso di gerani alla finestra,” pensò. “E una tovaglia bianca, lavorata all’uncinetto, con le nappe ai bordi.”
La quiete fu spezzata dal suono ovattato di un cellulare. Fabrizio si scosse, afferrò i jeans e rispose con voce roca.
«Sì… No, che rumore? Sono entrato in casa per bere… Sì, dopo ti chiamo.» Riagganciò e si riadagiò sul cuscino.
Chiara pensò con amarezza che Marianna aveva ragione: un’altra notte e tutto sarebbe tornato come prima, ai fugaci incontri di nascosto…
Il telefono squillò di nuovo. Fabrizio ignorò la chiamata.
«Rispondi,» insisté lei.
Lui la attirò a sé e la baciò. Il telefono tacque, ma poi riprese.
«Rispondi.» Chiara si liberò e si sedette sul letto.
Fabrizio sospirò e rispose. Lei indossò la sua camicia e uscì sulla veranda. Il sole non era ancora sorto, gli uccelli cantavano, un picchio batteva nel bosco. Chiara cercava di imprimere nella memoria quei suoni, quei profumi. Forse non li avrebbe rivissuti mai più.
«Eccoti qui.» Fabrizio la raggiunse e la strinse.
Lei si abbandonò al suo calore, chiudendo gli occhi.
Dentro casa, il cellulare suonò di nuovo. Fabrizio la lasciò e rientrò. Senza di lui, l’aria sembrò raffreddarsi. La magia svanì.
Le parole di Marianna le echeggiarono in testa: «Il ruolo dell’amante stanca. Non puoi accontentarti delle briciole per sempre. Vattene con dignità… Altrimenti soffrirai di più.»E mentre Chiara chiuse la porta del suo appartamento quella sera, decise che il vero amore non doveva nascondersi mai, e che forse, un giorno, avrebbe incontrato qualcuno la cui vita fosse interamente sua, senza segreti né promesse vuote.






