Due uomini sulle mie spalle
Allora, scegli: o me, o tuo fratello con quella combriccola di ragazze! Ti sei proprio approfittato, sai? Prima mi hai scaricato la tua famiglia, ora anche tutte queste tipe? Ve la passate bene, eh!
Giulia era in piedi al centro della camera da letto, tremava dalla rabbia. Nella mano teneva, con aria disgustata, la prova incriminante: una calza di nylon da donna che di certo non era sua, trovata mezzora prima sotto il letto.
Marco invece, anziché chiedere scusa o almeno fingersi pentito, fece quella faccia come se fosse stata lei, Giulia, a portarsi a casa un altro uomo. Si agitava nervoso, lanciando occhiate verso il corridoio.
Giuli, basta scenate. Fai sempre un dramma per nulla, sbuffò Marco, stizzito. Era una nostra ospite. Mio fratello, Lorenzo, e fra laltro tuo cognato Ha invitato una ragazza una volta, che problema cè?
A Giulia non dispiaceva affatto. Provava qualcosaltro, un disgusto viscoso e freddo, come se avesse pestato del fango con le scarpe nuove.
Osservava gli occhi di Marco che correvano a destra e sinistra, cercando appoggio da chi da sei mesi aveva praticamente occupato il loro appartamento. Lorenzo, suo fratello, manco si era mosso dal divano.
Questa è casa mia, e non voglio qui estranei, sibilò Giulia, sforzandosi di non alzare la voce. E anche tuo fratello, a dire il vero. Comprati la tua casa, così ci può vivere chi vuoi, anche un elefante. Ma la mia, vi chiedo di lasciarla libera.
A quel punto fu Marco a restare stupito. Ma secondo Giulia, di motivi per meravigliarsi non ce nerano: era solo il risultato logico di tutto quanto.
Oh Marcu, andiamo via và, sbadigliò Lorenzo dal soggiorno. Troveremo un buco più economico, almeno senza scassamenti. Sai come si dice: donna fuori dai piedi
Marco prese il gesto come un segnale: spalancò larmadio, tirò fuori la borsa da palestra e iniziò a ficcarci dentro a casaccio magliette, jeans, caricabatterie, biancheria.
Ti pentirai, Giulia, mormorò senza guardarla. Vediamo poi a chi serve una come te, oltre che a me…
Quando se ne andarono, la porta sbatté così forte che il cristallo della vetrinetta sembrò vibrare.
Giulia rimase da sola, nellimprovviso silenzio risonante dellappartamento. Si sedette sul letto, ancora stretta a quella dannata calza di nylon. Come aveva potuto arrivare a questo punto? Quandè che il suo bilocale, ereditato dalla nonna, era diventato un dormitorio?
Giulia aveva conosciuto Marco due anni prima. Erano lopposto. Lei timida, riservata, sempre a disagio tra la gente. Lui rumoroso, espansivo, in continuo movimento. Studiavano entrambi alluniversità, ma lui già lavoricchiava come tassista e faceva il galante con lei, cioccolatini, poesie, qualche volta la portava pure a cena fuori. Per la diligente, onesta Giulia, era il massimo della vita romantica.
La proposta di andare a convivere arrivò sospettosamente in fretta: dopo un paio di mesi appena.
Non riesco a stare senza di te nemmeno un minuto, piccola, le sussurrava stringendola. Voglio addormentarmi e svegliarmi solo con te.
Lei allora si era sciolta di fronte a quelle parole. Solo dopo sei mesi scoprì la verità: Marco era stato cacciato dalla sua stanza in affitto per colpa della confusione, e aveva solo urgenza di trovare un rifugio. Ma Giulia lo prese bene, Capita a tutti qualche difficoltà, è solo una coincidenza, si era detta.
Vissero tranquille giornate per due, nonostante i mezzi scarsi. Ogni mattina Giulia correva a lezione, poi dai suoi studenti per guadagnare e riempire il frigo. Anche Marco contribuiva, almeno allinizio.
Dopo due anni, il loro piccolo mondo fu invaso dal terzo incomodo.
Marco, non avevi detto che tuo fratello veniva a Milano per luniversità? Perché non lo inviti da noi almeno una volta? Siete fratelli…
Allora Giulia ancora non sapeva che a Lorenzo sarebbe piaciuto stare da loro così tanto da restare. Prima veniva una sera sì una no, poi tutte le sere, poi casa sua. E Giulia, cresciuta da mamma ospitale, apparecchiava e puliva per due uomini adulti: piatti, letti, bucato, tutto da sola.
Non sapeva che Lorenzo luniversità manco lavrebbe cominciata.
Lorenzo, sei diventato studente? Non ti spetta il posto nei collegi universitari? domandò Giulia dopo tre mesi.
Non sono entrato, disse lui, come nulla fosse. Non avevo abbastanza punti. Riprovo lanno prossimo.
A Giulia venne un colpo. Capì che Lorenzo non se ne sarebbe mai andato. Aveva a disposizione il salotto, qualcuno che cucinava e faceva tutto per lui, la vita perfetta. Dormire fino a mezzogiorno, telefono in mano, uscite con gli amici fino a tardi.
Le cose si fecero ancora più pesanti quando Marco si licenziò dal supermercato in cui aveva lavorato un anno.
Il capo è un idiota, si giustificò. Tante pretese, paga da schiavo. Tranquilla, faccio qualche ora coi taxi e intanto cerco qualcosa di serio.
La ricerca, prevedibilmente, non portava a nulla. Marco usciva a lavorare a volte una volta a settimana. E così, a casa di Giulia, passavano le giornate stesi sul divano due uomini adulti. Entrambi sulle sue spalle.
Gestire la spesa era sempre più difficile. Il cibo spariva in un lampo. Unintera padella di polpette svaniva in una sera. Le bollette crescevano senza pietà. E né Marco né Lorenzo si sognavano di darsi da fare.
Giulia tornava la sera stanca e trovava mucchi di piatti sporchi, vestiti buttati in bagno, polvere ovunque.
Quando provò a lamentarsi per la prima volta, Marco la guardò sinceramente perplesso.
Giuli, ma che ti prende? Te la vuoi prendere con la cena di mio fratello? Sta vivendo un momento difficile, abituarsi a una città grande Su, sii morbida, sei una donna.
Ogni volta passava per la tirchia che rinfacciava il cibo. Stringeva i denti e tornava ai fornelli, puliva il bagno, taceva, terrorizzata allidea di distruggere la fragile pace. Si era convinta che fosse giusto così, che tutti hanno periodi complicati.
Quando però, tornando a casa, trovò una bottiglia di vino scadente vuota e tre bicchieri sporchi, il sospetto la assalì. E quando scoprì quella calza di nylon Basta, non ne poteva più.
La prima notte nella casa vuota fu inquieta. Stranamente, il silenzio era opprimente: niente russare di Lorenzo, niente TV, niente ciabatte trascinate in cucina.
Ma al mattino la paura della solitudine cedette il passo al sollievo. Giulia aprì il frigorifero: il formaggio era al suo posto, il succo ancora intero, nessuno aveva bevuto il latte dalla bottiglia. Tavolo pulito, niente coltelli sporchi. Si sentiva di nuovo padrona di casa.
Alla sera, però, si sentì sola il doppio. Andò da Veronica, la sua amica fidata, per sfogarsi.
Sciocchina che sei, Giuli, le disse Veronica, senza cattiveria. Loro intanto staranno incastrando unaltra donna, magari proprio quella amica di ieri. E non è nemmeno detto che sia stato Lorenzo a portarla a casa Forse era Marco a divertirsi. Pensi che Marco ti abbia tradita? Ma che importa adesso? Ti hanno prosciugata per bene tutte e due. Anzi, ringrazia la ragazzetta che ti ha fatto aprire gli occhi: altrimenti, avresti continuato a mantenere due uomini.
Tornata a casa, Giulia non si limitò a pulire. Fece un vero rito di addio alla vita di prima e a se stessa. Raccolse da ogni angolo calzini spaiati, cartacce, pacchetti vuoti di sigarette Tutto finì nella spazzatura, regali compresi. Cambiò le lenzuola, igienizzò i pavimenti con la candeggina, finalmente si rilassò.
Alla fine del mese, mise a confronto entrate e uscite e si accorse con stupore di poter perfino mettere da parte qualche risparmio.
Passò un anno e mezzo.
Giulia era cambiata. Lavorava in una scuola privata, aveva imparato a dire no e non voleva più essere comoda per nessuno. E nella sua vita era arrivato Paolo: ingegnere, cinque anni più grande, con la sua casa anche se col mutuo.
Stavolta Giulia non aveva alcuna fretta di trasferirsi. Per sei mesi studiò bene Paolo prima di accettare la convivenza. Scelsero di stare da lei, vicino al centro. Paolo affittò il suo appartamento così da estinguere prima il mutuo.
Andava tutto bene, fino a una sera in cui Paolo, posato il telefono, le disse:
Senti, Giuli, mi ha chiamato mamma Deve fare degli esami medici. Nel nostro paesino non si può, dovrà venire qui per una settimana, forse due. Per te va bene?
A Giulia venne il gelo dentro. Le balenarono davanti ricordi: Lorenzo spaparanzato in salotto, russare, sentirsi ospite in casa propria Il cuore le si strinse.
Guardò Paolo, in attesa. Il loro futuro sembrava dipendere da quella risposta. Cosa doveva fare? Restare zitta? Sopportare per amore? Tornare ad annullarsi?
Giulia prese un bel respiro.
Paolo, esordì pacata. Stimo molto tua mamma, ma ho un principio: niente ospiti che dormano a casa. Né dai tuoi, né dai miei. La nostra casa è la nostra fortezza, tutta e sola nostra. Spero non ti dia fastidio, ma sono fatta così.
Cadde il silenzio. Giulia si preparava già alle accuse di egoismo, al litigio, alle porte sbattute. Si sentiva pronta a difendersi.
Invece Paolo inarcò le sopracciglia, poi annuì con calma.
Nessun problema, rispose tornando al telefono. Ci sono altre soluzioni, non ha senso ammassarci. In caso, le trovo una stanza vicina alla clinica. Così stiamo comodi tutti.
Giulia rimase immobile, incredula.
Non ti sei offeso davvero?
Paolo la guardò, pose da parte il telefono, le andò vicino e la abbracciò.
Ma per cosa dovrei offendermi? Ognuno ha il suo modo di vivere. Troviamo sempre unalternativa, o un compromesso.
Giulia sorrise, strinse la testa sulla sua spalla. Non solo aveva imparato a dire di no. Aveva trovato qualcuno per cui quel no non significava guerra. Dora in poi, la sua casa e la sua anima sarebbero rimaste aperte solo a chi sa pulirsi i piedi prima di entrare.




